Novità fiscali del 5 giugno 2007. In evidenza, tra l’altro: la disciplina fiscale del contratto di associazione in partecipazione


Essenziali le clausole contrattuale per decidere l’inquadramento fiscale. 


Se dal contratto risulta che gli obblighi assunti dalla società associata consistono in parte in una prestazione di opere e servizi ed in parte in una prestazione in denaro, allora in tale evenienza, l’assunzione di detti obblighi da parte dell’associato conferisce al contratto stesso la natura di contratto di associazione in partecipazione con apporto di servizi e capitale (apporto misto), la cui remunerazione non può essere dedotta dalla società associante.


La disciplina fiscale del contratto di associazione in partecipazione


Il contratto di associazione in partecipazione é un contratto tipico con il quale un soggetto, (associante) attribuisce ad un altro soggetto (associato), il diritto a partecipare agli utili della sua impresa o di uno o più affari, contro il corrispettivo di un determinato apporto (art. 2549 del codice civile).


L’apporto fornito dall’associato può consistere in una somma di denaro, nella cessione o nel godimento di un bene o nella prestazione di un’opera o di un servizio.


Tale apporto può avere ad oggetto tanto dei beni mobili, sia materiali che immateriali, quanto dei beni immobili.


La natura dell’apporto effettuato dall’associato assume primaria rilevanza sotto il profilo fiscale giacché la valutazione di tale elemento determina un diverso regime di tassazione dei proventi corrisposti in dipendenza del contratto stipulato.


In particolare, nel caso di apporto costituito da opere e servizi, le remunerazioni corrisposte all’associato sono deducibili dal reddito prodotto dalla società associante in base al criterio di competenza e indipendentemente dall’imputazione a conto economico.


I medesimi redditi sono, invece, assoggettati integralmente a tassazione in capo alla società associata.


Diversamente, per i contratti di associazione in partecipazione con apporto di capitale, o di capitale e lavoro (cosiddetti contratti misti), l’art. 109, comma 9, lettera b), del Tuir, stabilisce l’indeducibilità, in capo all’associante, di ogni tipo di remunerazione dovuta all’associato in relazione ai medesimi contratti.


Coerentemente in capo al soggetto percettore, tali compensi sono assoggettati a tassazione con le stesse modalità disposte per gli utili spettanti in relazione alla partecipazione in società.


Per stabilire la corretta disciplina fiscale applicabile al caso specifico occorre esaminare in via preliminare la natura dell’apporto reso dall’associato.


Se dal contratto risulta che gli obblighi assunti dalla società associata consistono in parte in una prestazione di opere e servizi (consistente nella messa a disposizione di almeno un dipendente della società associata che presta la propria consulenza professionale in materia di strumenti finanziari nonchè nella messa a disposizione del proprio marchio affinché la società associante possa utilizzarlo nell’ambito dell’iniziativa economica posta in essere) ed in parte in una prestazione in denaro, allora in tale evenienza, l’assunzione di tali obblighi da parte dell’associato conferisce al contratto stesso la natura di contratto di associazione in partecipazione con apporto di servizi e capitale (apporto misto), la cui remunerazione non può essere portata in deduzione dalla società associante.


La circostanza che, con riferimento alle prestazioni in denaro venga espressamente precisato che le stesse non costituiscono un apporto ai sensi dell’art. 2549 del codice civile, non muta la qualifica ai fini fiscali del contratto.


Difatti, l’impegno assunto dall’associato al sostenimento dei costi assume una rilevanza preminente per la conclusione del contratto e per la successiva realizzazione dell’iniziativa economica, ed appare senz’altro un elemento determinante ai fini della quantificazione della remunerazione spettante all’associato.


La rilevanza contrattuale delle prestazioni in denaro assunte dall’associato appare confermata anche dalle affermazioni contenute nella bozza di contratto trasmessa; con riferimento alle prestazioni in denaro assunte dall’associato viene infatti precisato che le stesse hanno “costituito uno dei motivi fondamentali per cui l’associante ha concluso il presente contratto con l’associato”.


Ne consegue che, a prescindere delle qualificazioni testuali stabilite dalle parti, il suddetto contratto sia qualificabile quale contratto di associazione in partecipazione con apporto misto.


Le remunerazioni spettanti all’associato non possono, pertanto essere portate in deduzione ai fini della determinazione del reddito imponibile della società, in applicazione della disposizione recata dall’art. 109, comma 9, lettera b), del Tuir.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 123 del 04/06/2007)



 


2) DETRAZIONE FISCALE PER LE RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE: IL NUOVO LIMITE DI SPESA PER ABITAZIONE VA RIPARTITO TRA GLI AVENTI DIRITTO ALLA DATA DEL 30/9/2006


Per le spese di ristrutturazione sostenute dopo il 1/10/2006, il limite massimo di € 48.000 va suddiviso tra i contitolari dell’immobile che, individualmente, non lo hanno già raggiunto prima di tale data. Lo stesso limite va riferito all’abitazione e alle sue pertinenze unitariamente considerate. Per i lavori condominiali, l’amministratore deve specificare l’importo delle spese agevolabili al 36% e quelle al 41%.


L’indicazione del costo della manodopera in fattura è obbligatoria solo per quelle emesse dopo il 4/7/2007.


Lavori condominiali


Cambia la composizione del documento che l’amministratore del condominio deve rilasciare al condomino per attestare l’avvenuto pagamento delle spese relative ai lavori di ristrutturazione riguardanti parti comuni dell’edificio.


Poiché la nuove norme ricollegano il limite massimo di spesa detraibile all’abitazione e non più al proprietario, nel caso in cui questo possieda più immobili nello stesso condominio, il nuovo certificato deve specificare la quota della spesa imputabile a ciascuna abitazione posseduta. In questo caso, il limite massimo di € 48.000 relativo ai lavori sulle parti comuni va considerato per ciascuna abitazione.


Lo stesso documento deve specificare l’importo delle spese per le quali è possibile usufruire della detrazione del 36% e quelle per cui la detrazione è del 41%, basandosi sulla data di fatturazione dei lavori eseguiti.


In pratica, la detrazione del 41% spetta per i lavori fatturati con aliquota Iva del 20%, mentre quella del 36% spetta sui lavori fatturati con Iva al 10%.


Pertinenze dell’abitazione


Il limite massimo di spesa di 48mila euro va riferito all’unità abitativa e alle sue eventuali pertinenze unitariamente considerate.


Indicazione della mano d’opera nella fattura


Il D.L. n. 223/2006 ha stabilito che l’agevolazione Irpef per le ristrutturazioni edilizie sostenute dal 4/7/2006 spettano a condizione che il costo della manodopera utilizzata per i lavori sia evidenziato in fattura in maniera distinta.


Tale condizione è valida solo per le fatture emesse dopo il 4/7/2006, inoltre, la detrazione spetta anche quando le spese sono documentate da fatture emesse prima di quella data senza l’indicazione del costo della manodopera.


In questo caso, non occorre richiedere un’ integrazione del documento fiscale.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 124 del 04/06/2007) 


 


3) STUDI SETTORE: L’AGENZIA DELLE ENTRATE HA INVIATO 110 MILA LETTERE A CONTRIBUENTI ANOMALI AL FINE DEL DIALOGO CON IL CONTRIBUENTE


Al via la campagna dell’Agenzia delle Entrate per segnalare ai contribuenti soggetti agli studi di settore alcune anomalie riscontrate nelle dichiarazioni degli scorsi anni. Circa 110.000 lettere stanno per partire e nei prossimi giorni raggiungeranno i destinatari invitandoli a fare maggiore attenzione nella dichiarazione che si apprestano a compilare per i redditi 2006. L’Agenzia delle Entrate, dunque, inaugura una nuova stagione con l’obiettivo di migliorare il rapporto con il contribuente. Anziché aspettare passivamente che il contribuente metta in atto comportamenti evasivi o elusivi lo invita a “valutare con attenzione” i dati che si appresta ad indicare in dichiarazione.


“Il nostro obiettivo – spiega il direttore accertamento dell’Agenzia Villiam Rossi – è quello di stabilire con i contribuenti un rapporto attivo che li spinga verso una maggiore compliance.


Anziché attendere la loro dichiarazione e poi colpirli con l’accertamento li avvertiamo delle anomalie riscontrate nelle precedenti dichiarazioni e li invitiamo a non ripeterli per la prossima dichiarazione. In pratica diciamo loro di non persistere in comportamenti che potrebbero comportare l’inserimento in apposite liste dalle quali saranno selezionati i contribuenti da sottoporre a controllo fiscale. Naturalmente i contribuenti che hanno buone ragioni per presentare dati ‘anomali’ non devono minimamente preoccuparsi perché anche in sede di contraddittorio potranno spiegare tutte le loro ragioni”.


Nelle lettere, che sono di 7 diverse tipologie vengono rilevate incoerenze relative alla gestione del magazzino, ai beni strumentali, alla mancata indicazione di elementi rilevanti ai fini degli studi di settore. In particolare relativamente ai beni strumentali si segnala, ad esempio, che non è stato indicato il valore dei beni mobili. Una mancata indicazione che qualora non dipenda da cause particolari, come la dismissione durante il periodo di riferimento di tutti i beni mobili strumentali, rappresenta certamente una anomalia. Altra anomalia segnalata è quella relativa alla gestione del magazzino. In alcuni casi si registra una rotazione del magazzino molto bassa e comunque inferiore a quella che si registra mediamente per le imprese del settore, accompagnata spesso da un notevole incremento delle rimanenze finali. Sempre relativamente alla gestione del magazzino altra incoerenza registrata è quella di una durata delle scorte molto alta accompagnata da un notevole incremento delle rimanenze finali.


“Si tratta – spiega Rossi – di anomalie che l’Agenzia delle Entrate è in grado di verificare e monitorare. La scelta di avviare un dialogo con i contribuenti rientra nella nostra nuova strategia di privilegiare il confronto per arrivare a definire in maniera sempre più puntuale la giusta imposta che i soggetti sottoposti agli studi dovranno pagare. Siamo certi che sarà possibile per questa via aumentare l’adesione spontanea e una maggiore correttezza dei contribuenti”.


(Agenzia delle Entrate, Comunicato Stampa del 2/6/2007)


 



4) PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI – IFRIC 10 E IFRIC 11: MODIFICATO IL REGOLAMENTO CE N. 1725/2003


Sono stati pubblicati nella G.U.U.E. due regolamenti modificativi del regolamento CE n. 1725/2003, che ha adottato alcuni principi contabili internazionali, riguardo l’interpretazione dell’IFRIC 10 (bilanci intermedi e riduzione durevole di valore) e dell’IFRIC 11 (operazioni con azioni proprie e del gruppo).


L’interpretazione IFRIC 10 (pubblicata il 20/7/2006) ha chiarito che le perdite per riduzione durevole di valore rilevate per l’avviamento e talune attività finanziarie (investimenti in strumenti rappresentativi di capitale classificati come «disponibili per la vendita» e strumenti rappresentativi di capitale non quotati iscritti al costo) in un bilancio intermedio non devono essere stornate in bilanci successivi intermedi o annuali.


L’interpretazione IFRIC 11 (pubblicato il 2/11/2006) ha evidenziato come applicare l’IFRS 2, in merito ai pagamenti basati su azioni, agli accordi di pagamento basato su azioni aventi per oggetto strumenti rappresentativi del capitale proprio di un’entità o strumenti rappresentativi del capitale di un’altra entità dello stesso gruppo (ad esempio strumenti rappresentativi del capitale della controllante)


Gli IFRIC 10 e 11 soddisfano i criteri tecnici di adozione previsti dall’art. 3, paragrafo 2, regolamento CE n. 1606/2002, pertanto è stato modificato il regolamento CE n. 1725/2003. Per conseguenza, le imprese applicano:


– l’IFRIC 10 al più tardi a partire dalla data di inizio del loro esercizio finanziario 2007, salvo se il loro esercizio comincia in novembre o dicembre (nel qual caso applicano l’IFRIC 10 al più tardi a partire dalla data di inizio del loro esercizio finanziario 2006);


– l’IFRIC 11 al più tardi a partire dalla data di inizio del loro esercizio finanziario 2008, salvo se il loro esercizio comincia in gennaio o febbraio (nel qual caso applicano l’IFRIC 11 al più tardi a partire dalla data di inizio del loro esercizio finanziario 2009).


(Regolamento CE Commissione 01/06/2007, n. 610/2007, G.U.U.E. 02/06/2007, n. L141)


 


Vincenzo D’Andò


 


Giugno 2007


Partecipa alla discussione sul forum.