Novità fiscali del 4 giugno 2007 con particolare evidenza per: procedura di liquidazione di società di capitali e cessione/acquisto di immobili, per evitare accertamenti fiscali

1) CUMULO PENSIONE – REDDITI DA LAVORO AUTONOMO: DICHIARAZIONE ENTRO IL 2/7/2007


I titolari di pensione soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, devono comunicare all’Inps, entro il 2/7/2007, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nel corso del 2006 e quelli presuntivi del 2007.


(Nota INPS 31/05/2007)


 


2) PENSIONI: PRESTITI ESTINGUIBILI CON LA CESSIONE DEL QUINTO


L’Inps ha diffuso le istruzioni per la definizione delle richieste di cessione del quinto della pensione, ai sensi dell’art. 13-bis, comma 1, lett. a), della Legge n. 80/2005, notificate dopo il 23/2/2007 (data di entrata in vigore del Decreto n. 313/2006).


Oltre alle pensioni o le indennità che tengono luogo di pensione corrisposte dallo Stato o dai singoli enti, gli assegni equivalenti a carico di speciali casse di previdenza, le pensioni e gli assegni di invalidità e vecchiaia corrisposti dall’Inps, gli assegni vitalizi e i capitali a carico di istituti e fondi in dipendenza del rapporto di lavoro, espressamente indicate dalla legge (articolo 1, legge 180/1950), sono da considerarsi cedibili le pensioni di anzianità, le pensioni di inabilità, nonché i trattamenti privilegiati di invalidità e inabilità.


Non possono, invece, essere cedute le  seguenti pensioni integrate al minimo, non avendo quota eccedente e i trattamenti di natura prettamente assistenziale o quelli che l’Inps eroga per conto di soggetti terzi:


– pensioni e assegni sociali;


– trattamenti di invalidità civile;


– assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità di cui all’articolo 5 della legge 222/1984;


– assegni di sostegno al reddito;


– pensioni a carico degli Enti creditizi;


– assegni al nucleo familiare;


– pensioni ai superstiti, quando siano in pagamento delle quote di contitolarità.


(Circolare INPS 31/05/2007, n. 91)


  


3) FUSIONI, EFFETTI RIDOTTI DELLA RETRODATAZIONE


L’Assonime ha chiarito la disciplina della retrodatazione degli effetti fiscali della fusione e riporto delle perdite, alla luce del D.L. n. 223/2006.


L’art. 172, comma 7, del Tuir impone la verifica dei test di vitalità e patrimonio, ordinariamente prevista per il riporto delle perdite prodotte nei periodi d’imposta antecedenti a fusione, anche ai risultati negativi delle società partecipanti a fusioni con effetto fiscale retroattivo per la frazione d’esercizio ante fusione.


La nuova disciplina relativa ai limiti di compensazione delle perdite opera:


1) in caso di società incorporata che abbia conseguito perdite nella frazione d’esercizio antecedente alla fusione, poi confluite nel risultato complessivo dell’esercizio dell’incorporante in corso al momento dell’operazione;


2) in caso di perdite prodotte dall’incorporante nella sua frazione di esercizio antecedente alla fusione.


La verifica dei test di operatività e patrimonio può riguardare incorporata e incorporante e il mancato superamento determina l’inutilizzabilità della perdita.


Partendo dal caso di perdite della società incorporata relative alla frazione d’esercizio ante fusione, secondo l’Assonime, l’unica interpretazione razionale è quella secondo cui il limite all’utilizzo della perdita non cancella tutti gli altri effetti della retrodatazione: La cancellazione della retrodatazione sulle perdite non attribuisce alla frazione di esercizio ante fusione della società incorporata valenza di periodo autonomo, come per fusioni senza retrodatazione.


(Assonime, Circolare n. 31 del 31/5/2007)


 


4) ISTRUZIONI UNICO 2007 E SPECIFICHE TECNICHE: DUE COMUNICATI DI “ERRATA CORRIGE”


Sono in corso di pubblicazione in G.U. due Comunicati stampa con i quali l’Agenzia delle Entrate ha corretto gli errori contenuti nelle istruzioni alla compilazione dei modelli UNICO 2007 e nelle relative specifiche tecniche.


Tra le novità:


– Revisione della tabella contenente gli interessi dovuti in caso di rateazione del versamento;


– correzioni al prospetto di riporto delle perdite;


– sblocco dei controlli del relativo software per la compilazione del quadro IQ (relativo all’IRAP).


(Comunicato dell’Agenzia delle Entrate, in corso di pubblicazione in G.U.)


 


5) NUOVI SERVIZI CATASTALI DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA


L’Agenzia delle Entrate, in sinergia con l’Agenzia del Territorio, fornisce, dal 01/06/2007, al cittadino dati e informazioni in modo completo ed efficiente: In particolare, con il servizio “Ricerca dei dati catastali per codice fiscale”, è ora possibile ottenere direttamente on line i dati catastali degli immobili. Tuttavia, anche l’intermediario (consulente, ecc.), mediante il proprio “cassetto fiscale” di Entratel, può consultare i dati catastali dei propri clienti, inserendo solo il codice fiscale del cliente e la provincia del fabbricato.


Indicando il codice fiscale di un soggetto intestatario catastale, la provincia e il comune catastale dove si vuole eseguire la ricerca, si ottengono informazioni relative ai beni immobili (Terreni e Fabbricati) situati sul territorio nazionale (escluse le province autonome di Trento e Bolzano).


La ricerca, che al momento è limitata alle sole persone fisiche, fornisce:


i dati anagrafici del soggetto intestatario dell’immobile


– gli identificativi catastali degli immobili intestati al soggetto


– i dati relativi alla titolarità ed alla relativa quota di diritto


– la rendita catastale e l’ubicazione per gli immobili censiti nel catasto dei fabbricati


– i redditi dominicale e agrario per gli immobili censiti al catasto terreni


La ricerca può essere effettuata solo su gli atti catastali ad oggi informatizzati e i beni immobili per i quali il codice fiscale utilizzato per la ricerca corrisponda a quello dell’intestatario registrato negli archivi catastali.


Per accedere al servizio è necessario registrarsi ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Effettuata la registrazione sarà possibile effettuare la ricerca indicando il codice PIN fornito dall’Agenzia delle Entrate.


Ciccando, qui di seguito è possibile accedere al suddetto Servizio:  Accedi al servizio


(Agenzia delle Entrate, Comunicato del 01/06/2007)


 



6) COOPERATIVE: ATTRIBUZIONE DELLA PARTITA IVA IN CASO DI RIAPERTURA DELLA PROCEDURA DI LIQUIDAZIONE – TRATTAMENTO FISCALE DELLA LIQUIDAZIONE NELLE SOCIETA’ DI CAPITALI


L’Agenzia delle Entrate ha chiarito gli adempimenti che deve effettuare,  ai fini IVA, IRAP e delle imposte sui redditi, una società cooperativa in caso di riapertura della procedura di liquidazione.


Se dopo la cancellazione di una cooperativa (società di capitali) dal registro delle imprese, spunta fuori un bene non assegnato in sede di liquidazione, poiché risulta intestataria del terreno, la coop  soc. a r. l. va considerata ancora esistente.


Per conseguenza, la cessione del bene strumentale, “emerso” una volta ultimate le operazioni di liquidazione, rileva ai fini Iva e ai fini delle imposte sul reddito.


Il caso deriva dall’istanza di interpello presentata da una società cooperativa a responsabilità limitata che aveva terminato le operazioni relative alla procedura di liquidazione e aveva provveduto alla presentazione del bilancio finale di liquidazione e alla cancellazione della società, sia ai fini civili che ai fini fiscali.


Per potere procedere alla chiusura della liquidazione, la società aveva fatto presente di avere effettuato la vendita di tutti i terreni residuanti di sua proprietà.


Tuttavia, per un errore commesso dal notaio rogante, non era stato incluso un terreno nella procedura di liquidazione.


A seguito di tale irregolarità, è stato chiesto all’Agenzia delle entrate il corretto trattamento fiscale da applicare nel caso in cui si proceda alla vendita successiva del sopra richiamato terreno.


La soluzione


Per rimediare a tale situazione, ai fini Iva si applicano al suddetto caso tutti gli obblighi previsti dal titolo II del D.P.R. n. 633/1972, e, quindi vi é l’obbligo:


– di richiedere l’attribuzione di una nuova partita Iva;


– di procedere alla fatturazione dell’operazione relativa alla vendita del terreno;


– di assolvere all’imposta;


– di presentare la dichiarazione annuale Iva nei termini ordinari;


– di presentare una nuova dichiarazione di cessazione ai fini Iva, ai sensi dell’art. 35, comma 4, D.P.R. n. 633/1972, entro trenta giorni dalla data di ultimazione delle operazioni relative alla liquidazione stessa.


Riguardo l’imposta sul reddito, la società ancora esistente deve presentare, secondo quanto disposto dall’articolo 5, comma 3, del D.P.R. n. 322/1998, in via telematica, le dichiarazioni dei redditi per gli esercizi intermedi, nei termini ordinari, nonché quella relativa all’intero periodo di liquidazione relativa al nuovo risultato finale delle operazioni di liquidazione, entro sette mesi successivi alla chiusura della liquidazione stessa o al deposito del bilancio finale, se prescritto, in via telematica” (articolo 5, comma 1, Dpr n. 322/1998).
Relativamente all’IRAP, occorre individuare la natura del bene.


In particolare, nel caso in cui il terreno oggetto di cessione sia un immobile strumentale, la plusvalenza derivante dall’operazione stessa rileva ai fini della determinazione della base imponibile, in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 11, comma 3, del Dlgs n. 446/1997, il quale prevede che, ai fini della determinazione della base imponibile IRAP, concorrono “in ogni caso, le plusvalenze e le minusvalenze relative a beni strumentali non derivanti da operazioni di trasferimento di azienda“.


Viceversa, se l’immobile non é strumentale (e ovviamente non classificabile tra i beni merce), la relativa plusvalenza viene esclusa dalla formazione del valore della produzione imponibile ai fini IRAP, se trattasi di un provento correttamente classificabile nella voce E20 del conto economico.


Infine, per la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali relative al periodo intercorrente tra la cancellazione dal registro delle imprese fino al momento della regolarizzazione, poiché la società risulta intestataria di un terreno la stessa va considerata esistente, e, quindi,  si applicano le disposizioni in materia di omessa presentazione della dichiarazione.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 01/06/2007, n. 120/E)


  


7) IMPOSTE SUI REDDITI: LA DISTRIBUZIONE DEGLI UTILI SI PRESUME IN PRESENZA DI BASE AZIONARIA È RISTRETTA


Relativamente alle società di capitali a ristretta base azionaria, opera, in caso di  accertamento di utili non contabilizzati, la presunzione di attribuzione pro quota ai soci ex art. 27 e 31 del D.P.R. n. 600/1973, salva la prova contraria che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 14/05/2007, n. 10982)


 



8) MUTUI IMMOBILIARI – CANCELLAZIONE DELLE IPOTECHE: CHIARIMENTI OPERATIVI


L’Agenzia del Territorio ha fornito i primi chiarimenti operativi sulla cancellazione di ipoteche ex art. 13, commi da 8-sexies a 8-quaterdecies, D.L. n. 7/2007 (convertito dalla Legge n. 40/2007).


(Circolare Agenzia Territorio 01/06/2007, n. 5/T)


  


9) IMPOSTA DI SUCCESSIONE – AZIENDA EREDITARIA CON VALORE ZERO: NON SONO COMPUTABILI LE PERDITE DI ESERCIZIO


Nella determinazione dell’attivo ereditario le passività aziendali possono solo comportare il decremento del valore dell’azienda, sino al limite massimo del relativo annullamento, ma non possono mai determinare l’attribuzione all’azienda di un valore negativo ai sensi degli artt. 9 e 15 del D.Lgs. n. 346/1990.


Si consolida, quindi, la tesi della Suprema Corte (favorevole all’Amministrazione), la quale rimarca che in sede di successione, ove all’azienda ereditaria venga attribuito il valore zero, non sono ulteriormente computabili le passività aziendali, perché di queste si è già tenuto conto per azzerare il valore dell’azienda stessa   (Cass. n. 5511/1993).


La perdita di esercizio, pur essendo elemento legato all’azienda da relazione di interdipendenza, non è suscettibile di essere algebricamente sottratto dal valore delle relative componenti positive e negative, giacché (al pari dell’utile di esercizio) si pone, rispetto all’azienda ed alle sue componenti, come fattore non omogeneo.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 14/05/2007, n. 10956)


 



10) CESSIONE IMMOBILI: TRATTAMENTO FISCALE, AI FINI DELL’IMPOSTA DI REGISTRO


Non si applicano i dati catastali (criterio tabellare) per la determinazione della base imponibile, ai fini dell’imposta del registro, se la cessione dell’immobile è effettuate tramite scrittura privata non autenticata.


Tale metodo viene escluso anche per la cessione di terreni agricoli.


Pertanto, l’agevolazione concessa al contribuente spetta solo se intervenga il notaio.


E’ stato chiesto, tra l’altro, all’Agenzia delle Entrate, se (considerata la possibilità per l’acquirente di un immobile ad uso abitativo, in presenza di determinate condizioni, di optare per la determinazione della base imponibile con criterio tabellare) la normativa si applica esclusivamente agli atti di cessione in cui intervenga il notaio (atti pubblici e scritture private autenticate) oppure anche ad altri atti in cui “il suddetto soggetto é estraneo, come per le scritture private non autenticate.


Quadro normativo


In base alla normativa vigente:


– La base imponibile, ai fini dell’imposta di registro, è costituita per i contratti a titolo oneroso, traslativi o costitutivi di diritti reali, dal valore del bene;  


– come valore dei beni o dei diritti, in generale, si assume quello dichiarato dalle parti nell’atto e, in mancanza o se superiore, il corrispettivo pattuito;


– per gli atti che hanno a oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari si intende per valore il valore venale in comune commercio;


– relativamente a questi ultimi, qualora il loro valore venale sia superiore a quello dichiarato o al corrispettivo pattuito, l’ufficio provvede alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta, con gli interessi e le sanzioni.


Di recente tale quadro normativo è stato completato con l’applicazione dell’art. 1, comma 497, della Legge n. 266/2005 (modificato dal Decreto Visco-Bersani).


La norma, introducendo una deroga ai criteri generali prevede che, in presenza di determinati requisiti e condizioni, la base imponibile ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale, è costituita dal “valore catastale”, indipendentemente dal corrispettivo pattuito indicato nell’atto.


A tal fine, i requisiti e le condizioni sono i seguenti:


– la cessione deve essere posta in essere nei confronti di persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali;


– l’atto deve avere a oggetto un immobile ad uso abitativo e relative pertinenze;


– la parte acquirente deve rendere al notaio, all’atto della cessione, un’apposita richiesta concernente la determinazione della base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali con criterio tabellare


– le parti devono indicare nell’atto di cessione il corrispettivo pattuito.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 01/06/2007, n. 121/E)


 


11) NELLA CESSIONE DI IMMOBILI L’IMPORTO DEL  MUTUO FA DA SPIA PER IL FISCO


Nel caso in cui nel contratto di mutuo (stipulato per l’acquisto dell’immobile) sia specificato che parte della somma presa a prestito (superiore al corrispettivo dichiarato nell’atto di compravendita) venga destinata a lavori di ristrutturazione, per vincere la presunzione secondo cui il valore normale dell’immobile è determinato in misura non inferiore all’ammontare del mutuo, occorre fornire la prova documentata dei lavori di ristrutturazione effettuati sul fabbricato acquistato.


I poteri di rettifica dell’Agenzia delle Entrate sono stati ampliati dall’art. 35, commi 2 e 3, del D.L. n. 223/2006 sia ai fini Iva sia ai fini delle imposte sul reddito.


Qualora l’imponibile dichiarato sia inferiore all’ammontare del mutuo concesso all’acquirente in relazione all’acquisto di un immobile, lo stesso può essere rettificato in aumento almeno sino a concorrenza dell’ammontare del mutuo, ferma restando la possibilità del contribuente di fornire prova contraria.


Pertanto, nel momento in cui nel contratto sia specificato che parte della somma mutuata è destinata a coprire i costi dei lavori di ristrutturazione dell’immobile, per superare la presunzione valore normale dell’immobile determinato in misura non inferiore all’ammontare del mutuo occorre fornire la prova documentata dei lavori di ristrutturazione effettuati sull’immobile acquistato.


Per avvalorare la tesi difensiva, possono essere esibite le autorizzazioni di esecuzione dei lavori rilasciate, se previste, dall’ente locale competente, i preventivi relativi ai lavori da svolgere, le fatture di pagamento e ogni altra utile documentazione.


(Risoluzione Agenzia delle Entrate 01/06/2007, n. 122/E)


 


Vincenzo D’Andò


 


Giugno 2007


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