Novità fiscali del 25 giugno 2007. In evidenza: sanzioni tributarie: quando non si applicano per obiettiva incertezza; denunzia al tribunale nelle S.r.l. dotate di collegio sindacale


1) E’ INCOMPATIBILE L’ATTIVITA’ DI IMPRESA CON QUELLA DI COMMERCIALISTA


 


Se il Ragioniere commercialista svolge anche l’attività di imprenditore per proprio conto, o altrui, si deve iscrivere nella sezione speciale (dei non esercenti la libera professione).


Ciò poiché ai sensi dell’art. 4 del DLGS 139/2005 vi è incompatibilità con l’esercizio della libera professione se, contemporaneamente, si svolge anche l’attività d’impresa, in nome proprio o altrui, e per proprio conto, di produzione di beni o di servizi, di intermediazione, di trasporto, spedizione, bancarie, assicurative, agricole, o attività ausiliari delle precedenti.


(Consiglio Nazionale dei ragionieri commercialisti, Parere protocollo 896/07 del 27/2/2007)



 


2) PLUSVALENZA DA CESSIONE DI IMMOBILE SITO ALL’ESTERO: AMMISSIBILITA’ DELL’OPZIONE PER L’APPLICAZIONE DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA DEL 20 % SU ATTO DI CESSIONE STIPULATO PER MEZZO DI UN NOTAIO ITALIANO


Non si può applicare il regime fiscale agevolato per la cessione di un immobile situato all’estero se non c’è l’intervento di un notaio italiano.


Il contribuente, per applicare sulla plusvalenza realizzata la più favorevole tassazione con imposta sostitutiva, deve necessariamente esprimere la relativa opzione all’atto della cessione e contestualmente versare al notaio la provvista necessaria per il pagamento dell’imposta.


La tassazione sostitutiva viene esclusa anche nel caso in cui il notaio italiano legalizzi successivamente l’atto formato all’estero per il suo riconoscimento in Italia.


Pertanto, qualora intervenga il notaio, il modello di comunicazione telematico, approvato con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12/1/2007, va compilato indicando nel quadro FT, sezione I, n. 3 “Codice comune”, il codice dello Stato estero dove è situato l’immobile. I


Non devono essere compilati i campi 4, 5, 6, 7, 8 del quadro FT, sezione I, relativi ai dati catastali identificativi dell’immobile.


Il notaio rogante nella compilazione del modello unico informatico utilizzato per la registrazione telematica dell’atto, deve indicare i seguenti dati:


Comune: il codice dello Stato estero dove è ubicato l’immobile


Provincia: EE


Foglio: 9999


ParticellaUno: 99999


l’elemento “ConsistenzaU” va compilato indicando “ImmobileNonClassato” con la relativa natura.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 143 del 21/06/2007)


  


3) PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI: GUIDA DEL GARANTE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE


E’ stata pubblicata in G. U. la Guida pratica del Garante per la protezione dei dati personali per facilitare le piccole e medie imprese nell’assolvimento degli obblighi che la normativa sulla privacy (D.Lgs n. 196/2003)  impone a chi raccoglie, utilizza, conserva dati personali.


La Guida risolve alcuni dubbi, infatti, chiarisce, ad esempio, quali sono le figure che in una impresa hanno la responsabilità sul corretto trattamento dei dati personali, cosa si intende per notifica al Garante, quando occorre farla, quando si deve richiedere il consenso di dipendenti e clienti, quali misure vanno adottate per mettere in sicurezza i dati, soprattutto quelli sensibili, e cosi via.


Alcuni chiarimenti:


Tra le semplificazioni precisate dal Garante nella guida alla Legge sulla privacy, emerge che è possibile fornire l’informativa anche oralmente, in modo sintetico e colloquiale, senza includere elementi già noti all’interessato (art. 13, comma 2, del Codice).


Si può utilizzare anche uno spazio all’interno dell’ordinario materiale cartaceo e della corrispondenza.


Talora il soggetto privato che effettua operazioni di trattamento è tenuto a raccogliere il consenso dell’interessato per effettuare un trattamento di dati lecito (art. 25 del Codice). Più spesso, però, nello svolgimento dell’ordinaria attività d’impresa, il consenso dell’interessato non è necessario (art. 24 del Codice).


Nello svolgimento dell’attività di impresa può risultare necessario trasferire dati personali fuori dell’Unione europea (ad esempio relativi alla clientela o ai dipendenti).


Il Codice prevede specifiche regole al riguardo.


Quando si applica la disciplina del Codice in materia di trasferimento di dati fuori dall’unione europea?


La disciplina in materia di trasferimento di dati fuori dall’Unione europea (Ue) riguarda principalmente i flussi di dati personali verso i c.d. Paesi terzi, considerato che i Paesi situati all’interno dell’Ue hanno attuato, nei rispettivi ambiti, la direttiva 95/46/Ce, adottando specifiche normative in materia di protezione dei dati personali.


Il loro rispetto è considerato idoneo per trasferire dati nell’Ue (art. 42 del Codice).


(Delibera Garante per la protezione dei dati personali n. 21 del 24/05/2007, pubblicata in G.U. 21/06/2007, n. 142)


 



4) SANZIONI TRIBUTARIE: INAPPLICABILITÀ DELLE SANZIONI PER OBIETTIVA INCERTEZZA


Il contribuente che intende chiedere la non applicabilità delle sanzioni tributarie, per obiettiva incertezza sulla portata e sull’ambito delle norme alle quali si riferisce la violazione, ha l’onere di allegare gli elementi che dimostrino l’equivocità del loro contenuto.


Deve, quindi, dimostrare con fatti e prove certe le motivazioni per cui non sono dovute le sanzioni


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 28/05/2007, n. 12442)


  


5) PROFESSIONISTI – AGROTECNICI: NON SONO PIÙ ABILITATI ALLA PRESENTAZIONE DEGLI ATTI TECNICI DI AGGIORNAMENTO CATASTALE


Con decisione n. 2204/2007, il Consiglio di Stato ha annullato la circolare n. 1/T/2002, che consentiva agli agrotecnici la redazione degli atti di aggiornamento di cui all’art. 8, Legge n. 679/1969 (tipi mappali) e agli artt. 5 e 7, D.P.R. n. 650/1972 (tipi frazionamento e particellari).


Pertanto, i professionisti iscritti all’albo degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati non possono più sottoscrivere a titolo professionale tali atti di aggiornamento di catasto terreni.


(Circolare Agenzia Territorio 22/06/2007, n. 10/T)


 



6) LA DENUNZIA AL TRIBUNALE NELLE S.R.L. DOTATE DI COLLEGIO SINDACALE


E’ possibile il controllo giudiziario nella società a responsabilità limitata sportiva.


L’art. 2476 c.c. riconosce ai soci notevoli poteri in punto di controllo sull’attività degli amministratori e legittimazione attiva nell’azione di responsabilità promossa nei confronti di questi ultimi.


E, quindi i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.
Il diritto riconosciuto ai soci non può essere equiparato al potere di controllo del collegio sindacale rispetto alla gestione societaria.


Infatti, nell’espletamento della propria funzione i componenti del collegio, in virtù di quanto previsto nel primo comma dell’art. 2403 bis c.c. possono procedere anche individualmente ad atti di ispezione e controllo e che l’organo nella sua collegialità può chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate.


Poteri che, invece, non riconosciuti ai soci di s.r.l.


Ma l’istituto del ricorso al tribunale é disciplinato in maniera autonoma e distinta rispetto a quelli che sono i poteri (ed anche i doveri) del collegio sindacale.


Inoltre, il rimando alle disposizioni dettate in tema di S.p.A. effettuato dal quarto comma dell’art. 2476 c. c., va inteso solo ed esclusivamente alle disposizioni dettate in punto di tipica disciplina del collegio sindacale.


Peraltro, il collegio sindacale è un organo preposto a vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto nonché a vigilare sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, vale a dire un organo che esercita il controllo in base ad un espresso dovere previsto dalla legge a tutela dell’ente e dei creditori.


Il socio di S.r.l., invece, vanta un diritto garantitogli dalla legge nel suo interesse e il cui esercizio è rimesso alla sua discrezionale valutazione e che esiste a prescindere dalla presenza del collegio sindacale.


Parte della dottrina ritiene possibile l’inserimento nell’atto costitutivo di clausole in base alle quali, oltre a privilegiare una struttura tipicamente capitalistica della S.r.l. si limitino i poteri di controllo dei soci.


L’azione può essere esercitata da ciascun socio che può chiedere altresì, in caso di gravi irregolarità nella gestione, il provvedimento cautelare di revoca degli amministratori.


Il presupposto per l’esercizio dell’azione ex art. 2476 c.c. è la presenza di un danno compiuto dagli amministratori della società per inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge. Pertanto, necessita il verificarsi di un evento dannoso per la società compiuto dagli amministratori con colpa.


Il collegio sindacale con la riforma ha perso il più incisivo degli strumenti di reazione, e, nel contempo, resta esposto alle eventuali azioni di responsabilità ex art. 2407 c.c. esercitabili non solo (o non tanto) dai soci, ai quali comunque sono riconosciuti ampi poteri di controllo dall’art. 2476 c.c., quanto dai creditori sociali.


Resta dunque ai sindaci di s.r.l. la possibilità di deliberare l’azione di responsabilità ex art. 2393, comma terzo, c.c..


Ma anche questo rimedio si può rivelare “deteriore” rispetto alla denuncia al tribunale,  per i seguenti motivi.


Da prassi emerge che un’azione di responsabilità si rivela più costosa di un ricorso ex art. 2409 c.c., giacché comporta un notevole allungamento dei tempi necessari alla preparazione della citazione (attività istruttoria piuttosto complessa) per un verso, e alla trattazione della causa in sé per altro verso.


Il ricorso al tribunale, al contrario, può concludersi anche con un solo atto introduttivo e un’unica udienza.


In caso di ricorso presentato dal collegio, poi, le spese per l’ispezione (importantissimo ed efficace strumento istruttorio), sono a carico della società come dispone il settimo comma dell’art. 2409 c.c.


Infine va considerata la circostanza che in ogni caso la società che promuova un’azione di responsabilità può rinunciare all’azione o transigere la controversia purché non vi sia il voto contrario delle minoranze menzionate nell’art. 2393, comma sesto, c.c.


La denuncia al tribunale, al contrario, una volta proposta, procede.


Alla luce di ciò, presumibilmente i collegi sindacali di s.r.l. ricorreranno ai cc.d.d. rimedi endosocietari laddove ravvisino fatti censurabili di rilevante gravità.


E, dunque, (a parte i casi in cui il collegio debba tener in conto delle denunzie presentate dai soci e adottare i provvedimenti conseguenti ex art. 2408 c.c.) i sindaci — rectius il collegio sindacale — potrà convocare l’assemblea dei soci ai sensi del secondo comma dell’art. 2406 c.c.


In merito, però, come opportunamente messo in luce dalla dottrina, l’assemblea potrebbe non tenere in considerazione le conclusioni del collegio sindacale, non condividerne le proposte e pertanto restare inerte.


In presenza di gravi irregolarità nella gestione perpetrate all’interno di una S.p.A. l’organo di controllo deve denunciare immediatamente i fatti al tribunale ex art. 2409 c.c., e ciò mostra la lacunosità del sistema relativamente alla disciplina della S.r.l. dove il collegio sindacale ha perso tale potere.


(Fondazione Aristeia, Circolare n. 77 del 20/06/2007)


 


Vincenzo D’Andò


 


Giugno 2007


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