Novità fiscali del 14 giugno 2007. In evidenza: studi di settore: chiarite le principali cause che possono giustificare i contribuenti per il mancato allineamento alle risultanze derivanti da Gerico 2007; enti non profit: il bar del circolo culturale svolge sempre attività commerciale


1) STUDI DI SETTORE: CHIARITE LE PRINCIPALI CAUSE CHE POSSONO GIUSTIFICARE I CONTRIBUENTI PER IL MANCATO ALLINEAMENTO ALLE RISULTANZE DERIVANTI DA GERICO 2007


Sono contenute nell’apposito allegato, alla circolare n. 38/2007, le principali cause che possono giustificare eventuali situazioni di non congruità, cioè quelle motivazione a difesa del contribuente che il fisco accetta, comunque, come buone.


L’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, in tali casi, ai fini della corretta applicazione dello studio di settore, “dovrà valutare con attenzione la posizione del contribuente e tenere conto delle circostanze segnalate dalla circolare”.


Mentre,  sarà un software che dovrà individuare le attività marginali alle quali non si applicano i nuovi studi di settore, a tal fine i verificatori dovranno valutare con “attenzione” e “ragionevolezza” nel contraddittorio la posizione del contribuente.


Criteri applicazione studi


In sede di accertamento l’applicazione degli studi di settore si deve basare, quindi, su criteri di “ragionevolezza” tali da evitare la penalizzazione ai contribuenti per i quali il meccanismo presuntivo potrebbe non riuscire a cogliere le effettive condizione economiche dell’attività esercitata.


Per tale scopo, il contribuente può evidenziare nel campo “annotazioni” dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi tutte le idonee circostanze che possono giustificare il mancato adeguamento ai ricavi o compensi determinati sulla base degli studi.


Attività marginali


L’Agenzia delle Entrate, ribadisce che la condizione di marginalità economica può essere riferita a tutti gli operatori i quali non gestiscono l’attività imprenditoriale secondo le logiche di mercato su cui si basa l’intero impianto metodologico degli studi di settore.


In particolare, la marginalità economica può essere caratterizzata da una serie di fattori quali limiti dimensionali e organizzativi, arretratezza delle infrastrutture strumentali e assenza di investimenti, assenza di spese per servizi esterni, modalità organizzative di vendita tradizionali e assolutamente estranee a sistemi di rete.


Infatti, è il caso di molti piccoli negozi al dettaglio che, tradizionalmente nel tempo, ad oggi esercitano l’attività in minuscoli locali fatiscenti, dotati di scarse attrezzature manuali, ove la presenza di un personal computer costituisce un “miraggio”.


Per non parlare poi della liberalizzazione delle licenze che hanno fatto moltiplicare a dismisura taluni settori di attività, facendo pesantemente indebolire i piccoli negozi dello stesso settore già esistenti.


Inoltre, altre cause che possono giustificare le risultanze degli studi di settore, possono arrivare da:


– Ridotta articolazione del processo produttivo;


– bassa capacità di penetrazione sul mercato;


– limiti del mercato di riferimento;


– scarsa competitività dei prodotti;


– debolezza rispetto ai canali di approvvigionamento;


– età avanzata del titolare e localizzazione territoriale.


Proprio per aiutare gli uffici dell’Agenzia delle Entrate ad individuare le condizioni di marginalità economica sta per essere predisposto lo specifico software, che partendo dagli elementi indicati nel modello dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi fornisce un’analisi di massima circa la ricorrenza delle condizioni di marginalità.


Studi definitivi in precedenza sperimentali o monitorati


Per gli studi approvati in via definitiva il 20/3/2007, tra cui quelli relativi alle attività professionali, che in precedenza erano applicati in regime monitorato o sperimentale, le attività di controllo per i periodi di imposta 2004 e precedenti dovranno tenere conto delle specifiche disposizioni normative vigenti per tali annualità.


In particolare, l’attività di accertamento può avvenire solo previa verifica della “non congruità”, rispetto alle risultanze degli studi “sperimentali” o “monitorati”, per almeno due periodi di imposta su tre consecutivi considerati.


Tale requisito di “non congruità” va poi confermato, in relazione allo stesso triennio, anche a seguito dell’applicazione di Ge.Ri.Co. 2007, sulla base dei dati e delle informazioni riferibili ai periodi d’imposta oggetto di controllo.


Inoltre, per le annualità per le quali lo studio é stato approvato in via sperimentale o monitorata, non vengono considerati, ai fini degli eventuali maggiori importi da accertare sulla base degli studi definitivi, i maggiori componenti positivi derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica (di cui al comma 14 del’art. 1 della Legge Finanziaria per il 2007).


Indicatori di normalità economica:


Vengono fornite le istruzioni agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, riguardo la corretta applicazione degli indicatori di normalità in sede di accertamento.


Tali uffici, in sede di controllo dell’annualità 2006, devono utilizzare i risultati più favorevoli al contribuente derivanti dall’applicazione degli studi revisionati (che tengono conto dei nuovi indicatori previsti dalla Legge 146/1998) rispetto a quelli ottenibili con l’applicazione degli studi che tengono, invece, conto degli indicatori introdotti, di recente, con la Legge finanziaria 2007.


Ciò per assicurare un più corretto ed efficace utilizzo degli studi di settore in sede di accertamento, considerato che le revisioni rappresentano un aggiornamento ed un affinamento degli studi approvati per il 2006, anche con riguardo agli indicatori di normalità economica.


Correttivi


Infine, viene confermato anche per il periodo d’imposta 2006 il cosiddetto “correttivo congiunturale” per i settori del tessile, abbigliamento e calzaturiero, per i comparti del mobile, dell’occhialeria, dell’oreficeria e gioielleria.


E questo a causa del perenne stato di difficoltà in cui versa il sistema delle Pmi di alcuni settori del comparto manifatturiero.


Inoltre, sempre per il periodo d’imposta 2006 viene confermata l’applicazione dei cosiddetti correttivi “non automatici” per gli studi relativi a lavorazione della ceramica, meccanica leggera e pesante, editoria e stampa e farmacie.


Studio di settore TG83U – Gestione di impianti sportivi


Le attività interessate sono quelle relative ai seguenti codici attività:


– 92.61.2 Gestione di piscine


– 92.61.3 Gestione di campi da tennis


– 92.61.4 Gestione di impianti polivalenti


– 92.61.5 Gestione di palestre sportive


– 92.61.6 Gestione di altri impianti sportivi n.c.a.


Durante l’elaborazione dello studio è emerso che le società che operano nel settore si dividono in:


1) società commerciali;


2) società senza fini di lucro (società di capitali dilettantistiche, associazioni sportive


dilettantistiche, cooperative).


Le prime seguono il regime delle società commerciali ordinarie, le seconde, invece, sono organismi senza scopo di lucro, i cui utili devono, per legge, essere reinvestiti nell’attività.


Gli organismi senza scopo di lucro comprendono la maggioranza delle strutture sportive. Per quanto riguarda il diverso regime fiscale riconosciuto ai soggetti giuridici che esercitano le attività ricomprese nello studio, le associazioni sportive dilettantistiche godono di una posizione di favore rispetto alle imprese commerciali.


Viene, quindi, richiamata l’attenzione degli Uffici sulla possibilità che, all’interno dello studio di settore TG83U, possano coesistere soggetti di diversa natura (società commerciali, società di capitali dilettantistiche e associazioni sportive dilettantistiche) che operano con differenti finalità economiche.


Gli Uffici dovranno verificare se eventuali scostamenti dalle risultanze dell’applicazione degli studi di settore, sia in termini di coerenza che di congruità, siano riconducibili alle particolari modalità di gestione dell’attività connesse alla natura giuridica del soggetto.


Compensi per soci amministratori di società di capitali


Il calcolo del “Valore aggiunto” viene effettuato sottraendo dall’ammontare dei ricavi una serie di costi tra i quali non rientrano le “Spese per lavoro dipendente e per altre prestazioni diverse da lavoro dipendente afferenti l’attività dell’impresa”.


Per le società di persone i compensi corrisposti ai soci amministratori sono compresi nelle dette “Spese per lavoro dipendente e per altre prestazioni diverse da lavoro dipendente afferenti l’attività dell’impresa” e perciò non concorrono all’applicazione dell’indicatore, mentre lo stesso non accade nel caso di compensi corrisposti agli:


– amministratori non soci delle società di persone medesime;


– amministratori delle società ed enti soggetti all’Ires;


giacché tali spese sono incluse tra le “Spese per acquisti di servizi” che incidono, in diminuzione sull’indicatore “Valore aggiunto per addetto”.


Le evoluzioni degli Studi di Settore relativi alle attività professionali


Come già ricordato nel paragrafo 1.5.1 della circolare 23/E del 22 giugno 2006, le precedenti funzioni di compenso erano state criticate dagli Ordini Professionali soprattutto con riferimento ai seguenti aspetti:


– l’eccessiva influenza del valore dei beni strumentali;


– un peso distorto dell’età professionale non commisurato all’effettivo svolgimento dell’attività.


Gli Ordini Professionali hanno proposto, inoltre, l’utilizzo di territorialità specifiche per tener conto della concorrenza nel settore e, di conseguenza, del livello di tariffe applicate.


Per migliorare la stima dei compensi, nelle funzioni di regressione sono state introdotte a partire dal periodo d’imposta 2005, alcune importanti novità di seguito elencate:


-utilizzo delle tipologie di prestazioni effettuate;


– esclusione del valore dei beni strumentali;


 esclusione dell’età professionale.


Le innovazioni introdotte con gli studi relativi al periodo d’imposta 2005 non hanno comunque reso esenti da critiche i risultati ottenuti dall’applicazione degli studi di settore in presenza di situazioni di sfasamento temporale tra i costi sostenuti dal professionista, legate all’applicazione del c.d. “principio di cassa”.


Tali critiche riguardavano in definitiva il peso delle variabili di costo nella determinazione dei compensi congrui.


Le funzioni di compenso degli studi di settore relativi alle attività professionali, approvati per il periodo d’imposta 2006, sono state, pertanto, riviste per quelle attività che più delle altre risentono del problema legato alla durata pluriennale degli incarichi professionali.


Gli studi di settore peri i quali è stato sviluppato il nuovo modello di stima sono:


– TK23U – Servizi di ingegneria integrata;


– TK24U – Consulenze fornite da agrotecnici e periti agrari;


– TK25U – Consulenze fornite da agronomi;


– UK03U – Attività tecniche svolte da geometri;


– UK04U – Attività degli studi legali;


– UK05U – Servizi forniti da dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro;


– UK18U – Studi di architettura.


Per questi studi la congruità dei compensi dichiarati è calcolata, per ognuno dei gruppi omogenei individuati, esclusivamente in base al numero e alla tipologia degli incarichi svolti, ponderati sulla base del valore medio dichiarato, con la individuazione di valori minimi a livello provinciale.


Gli incarichi che dovranno essere indicati sono quelli svolti nel periodo di imposta o in anni


precedenti, anche se non ultimati nel corso dell’anno, per i quali sono stati percepiti compensi, anche parziali, nell’anno.


Gli elementi contabili non sono quindi più utilizzati per l’analisi della congruità del contribuente, mentre lo sono per quelle della coerenza, tramite un nuovo indicatore che rapporta i costi ai compensi dichiarati.


Pertanto, diviene irrilevante, ai fini della congruità, il disallineamento temporale tra costi sostenuti e compensi percepiti nell’anno.


Il contribuente potrà invece risultare “non congruo” nel caso in cui dichiari di avere svolto incarichi per i quali ha percepito compensi di valore medio inferiore ai valori minimi definiti (per ogni tipologia di attività sono stati individuati valori minimi a livello provinciale).


Occorre, tuttavia, evidenziare che la “non congruità”, nel nuovo modello proposto, derivando in via prevalente dalla dichiarazione di incarichi con compenso medio inferiore ad un minimo definito, potrebbe riscontrarsi anche in situazioni perfettamente normali, quali ad esempio la presenza di tipologie di attività per le quali gli incarichi dichiarati sono stati retribuiti prevalentemente con pagamenti parziali (acconti o saldi).


Nell’individuazione dei minimi provinciali si è tenuto conto anche della presenza di compensi parziali, ma è ovvio che il valore di tali compensi potrebbe risultare talmente basso da non soddisfare il livello minimo richiesto, come nel caso in cui il professionista richieda al cliente la sola copertura delle spese sostenute.


Si potrà, pertanto, utilizzare la sezione “note aggiuntive” del software GE.RI.CO. 2007, per specificare la situazione personale che ha dato luogo alla “non congruità” o che, comunque, diverge dalle modalità di svolgimento dell’attività prese in considerazione dallo studio di settore.


Ma è opportuno accompagnare la congruità calcolata sul singolo anno con una valutazione che possa tutelare quei contribuenti che risultano “non congrui” perché hanno riscosso prevalentemente compensi parziali.


Per questi studi di settore è quindi particolarmente importante analizzare anche la loro posizione in un arco temporale più lungo.


Al fine di analizzare la posizione dei contribuenti esercenti attività professionali con l’obiettivo di distinguere le prestazioni ”completate” da quelle “in corso di espletamento” è stato, altresì, inserito un quadro Z nel modello di comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione dello studio di settore, per fornire ulteriori informazioni necessarie allo scopo.


Tale processo di analisi della congruità dei compensi non è, tuttavia, applicabile in assoluto nei confronti di tutti i professionisti. Si pensi, ad es., agli studi dentistici, che sono caratterizzati da costi di esercizio particolarmente rilevanti.


Per questa categoria di contribuenti il modello di stima non può prescindere dalle variabili di costo, oltre che da altre variabili strutturali, quali il numero e la tipologia delle prestazioni svolte oppure il valore dei beni strumentali.


(Agenzia delle Entrate, Circolare n. 38 del 12/06/2007) 


 


2) SOSTITUTO D’IMPOSTA: RITENUTE IRPEF EFFETTUATE DAL DATORE DI LAVORO FALLITO IN MANCANZA DEL CUD – SENTENZA C.T.P. DI MILANO CHE CONTRASTA QUELLA DELLA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


Possono essere correttamente detratte dalla dichiarazione dei redditi, le ritenute IRPEF anche se non formalmente dichiarate dal sostituto d’imposta (datore di lavoro fallito) nel CUD; non sussiste infatti vincolo di solidarietà tra l’obbligato principale (dipendente) e il sostituto d’imposta (datore di lavoro).


Di parere, opposto, invece, la Corte di Cassazione con la recente Sentenza Con la sentenza n. 14033, depositata il 16.06.2006, ha affermato che, in caso di mancato versamento all’Erario della ritenuta d’acconto sui compensi da parte del sostituto d’imposta, il sostituito non può detrarre il relativo importo in dichiarazione.


Secondo la Cassazione, infatti, il sostituito (prestatore d’opera o lavoratore dipendente) è fin dall’inizio obbligato solidale al pagamento delle imposte. Ciò implica l’ammissibilità di un autonomo accertamento nei suoi confronti.


(Commissione tributaria provinciale Milano, Sentenza, Sez. XXII, 02/05/2007, n. 99)


 


3) T.F.R.: INDICI DI MAGGIO 2007


A seguito del comunicato Istat del 13/12/2007, che ha stabilito in 129,6 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) (senza tabacchi) con una variazione del + 0,3 rispetto al mese di aprile 2007, sono stati rielaborati i coefficienti validi per il mese di maggio 2007 del trattamento di fine rapporto e dei crediti di lavoro.


(Comunicato ISTAT 13/06/2007)


  


4) IN SCADENZA I CONTRIBUTI INPS 2007 PER ARTIGIANI, COMMERCIANTI E LIBERI PROFESSIONISTI


L’Inps ha spiegato le modalità per il versamento, per l’anno 2007, dei contributi dovuti dagli iscritti alle gestioni artigiani e commercianti sulla quota di reddito eccedente il minimale e dai liberi professionisti iscritti alla gestione separata.


Gli artigiani e gli esercenti attività commerciali e i liberi professionisti iscritti alla gestione separata possono versare i contributi previdenziali relativi alla quota di reddito eccedente il minimale entro gli stessi termini previsti per il versamento delle imposte sui redditi.


Termini e modalità di versamento


I contributi, senza maggiorazione, scadono il 18/6/2007 (saldo 2006 e primo acconto 2007), mentre andrà pagato entro il 30/11/2007 il secondo acconto dovuto per il 2007.


Inoltre, anche il saldo 2006 e il primo acconto 2007 dei contributi INPS può essere versato entro il 16/7/2007 pagando, però, la maggiorazione dello 0,40%, che va indicata separatamente utilizzando la causale API (artigiani) o CPI (commercianti) e la stessa codeline Inps utilizzata per il relativo contributo.


I contribuenti possono optare per la rateizzazione dei contributi dovuti eccedenti il reddito minimale.


In questo caso, dovranno versare la prima rata entro la data di scadenza del saldo e/o dell’acconto, le altre rate entro la fine di ciascun mese (i titolari di partita Iva entro il 16 del mese).
Il pagamento delle rate va in tutti i casi completato entro novembre 2007.


All’importo da pagare per ciascuna rata va sommata la maggiorazione dello 0,40% divisa per il numero delle rate e gli interessi relativi alla quota, stabiliti al tasso dello 0,50% mensile.


(Circolare INPS 12/06/2007, n. 92)



 


5) ENTI NON PROFIT: IL BAR DEL CIRCOLO CULTURALE SVOLGE SEMPRE ATTIVITA’ COMMERCIALE


L’organizzazione di serate danzanti e l’attività di bar/caffè, con somministrazione di bevande ai propri associati, effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, non rientra mai tra le finalità istituzionali di un circolo culturale.


Tali attività hanno sempre natura commerciale, con conseguente assoggettamento dei proventi a imposizione fiscale, sia ai fini Iva, che delle imposte dirette.


La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate, affermando, sostanzialmente, che l’attività di bar, con mescita di bevande ai propri associati e l’organizzazione di serate danzanti non costituiscono adempimento di “finalità istituzionali” di un circolo culturale e, quindi, hanno natura commerciale, con conseguente assoggettamento dei proventi a imposizione fiscale, sia ai fini Iva che delle imposte dirette (in tal senso anche: Cassazione, Sentenze n. 20073/2005, 6340/2002, 6338/2002, 3850/2000).
Peraltro, l’Amministrazione finanziaria, come precisato dalla circolare ministeriale n. 124/E del 12/05/1998, riconosce come non commerciale soltanto l’attività di somministrazione di alimenti e bevande esclusivamente a favore delle associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’articolo 3, comma 6, lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287 (cioè gli enti a carattere nazionale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal ministero dell’Interno), e sempreché ricorrano le seguenti condizioni:


– L’attività deve essere effettuata da bar ed esercizi similari presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale;


– l’attività deve essere svolta nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti anche di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali.


Si deve trattare di attività strettamente complementare a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali (artt. 4, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972, e 148, comma 5, del Tuir).


Enti di tipo associativo


Per gli enti di tipo associativo la regola generale, contenuta nel comma 2 dell’art. 148, dispone che sono sempre considerate commerciali le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese agli associati e partecipanti verso corrispettivi specifici, ancorché si tratti di attività conformi alle finalità istituzionali.


Viene, però, prevista una deroga per le prestazioni di servizio non rientranti nell’articolo 2195 del Codice civile, che nel realizzare le finalità istituzionali dell’ente di tipo associativo, siano effettuate senza specifica organizzazione di tipo imprenditoriale e verso pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione (cioé, non deve derivare per l’ente alcun guadagno).


In particolare, il comma 3, del suddetto articolo, contiene un regime agevolativo e, quindi, “non considera commerciali” le attività poste in essere da determinate associazioni, tassativamente indicate (definite “enti associativi agevolati”, quali, ad esempio, le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali e culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra – scolastica della persona), verso pagamento di corrispettivi specifici, a condizione che siano eseguite “in diretta attuazione degli scopi istituzionali” ed effettuate nei confronti degli associati.


Tale regime agevolativo, dunque, si rende applicabile qualora sussistano congiuntamente i seguenti presupposti:


– Le attività agevolative devono essere effettuate da particolari tipologie di associazioni;


– le cessioni di beni e le prestazioni di servizi devono essere rese nei confronti dei propri iscritti, associati o partecipanti anche di altre analoghe associazioni, che svolgono la medesima attività, riconducibili a un unica organizzazione nazionale e dei rispettivi iscritti associati o partecipanti;


– le stesse attività devono essere effettuate “in diretta attuazione degli scopi istituzionali”.


A tal fine, per inquadrare un ente nell’ambito della suddetta tipologia associativa, occorre che l’associazione stessa sia preventivamente qualificata come ente non commerciale sulla base dell’oggetto principale dell’attività, intesa come attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell’ente.


Su tale versante, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 467 del 19/11/1992, ha precisato che, poiché la riconducibilità di un ente in una delle tipologie associative indicate nel comma 3 dell’art. 148 del Tuir comporta la possibilità di fruire di un trattamento tributario di favore, al fine di evitare che sia l’associazione “arbitra della propria tassabilità, va verificata la natura e la caratteristica della stessa, in mancanza di specifici e manifesti riconoscimenti, sulla base di criteri obiettivi che qualificano nell’ordinamento le finalità, culturali, politiche, sindacali, di categorie, religiose, ecc..


In sostanza, per la Consulta, è insufficiente una autoqualificazione dell’ente sulla base della sola definizione statuaria, essendo, invece, necessaria una valutazione della reale natura dell’ente e dell’attività in concreto esercitata, alla stregua di obiettivi criteri desumibili dall’insieme delle norme dell’ordinamento.


Infine, il comma 4 dell’art. 148, del T.U.I.R., individua, comunque, talune attività di cui si presume, in ogni caso, la commercialità.


Queste attività (quali somministrazione di pasti erogazione di acqua, gas, energia elettrica e vapore, prestazione alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito, prestazioni di servizi portuali e aeroportuali, pubblicità commerciale, telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari, gestione di fiere ed esportazioni a carattere commerciale, ecc.) non possono godere della disciplina prevista per gli enti associativi agevolati, applicandosi, invece, quella insita nei primi due commi dell’art. 148 del Tuir.


Peraltro, anche in materia Iva valgono le stesse suddette disposizioni, e che sono contenute nel 4° e 5° comma dell’art. 4 del Dpr 633/1972.


(Corte di Cassazione, Sentenza n. 7953 del 30/3/2007)


 


Vincenzo D’Andò


 


Giugno 2007


Partecipa alla discussione sul forum.