L’intervento del giudice di legittimità sulla determinazione del reddito del socio



E’ illegittima quella prassi operativa del giudice tributario (C.T. Provinciale di Frosinone sentenza n. 250 dep. il 21/07/1999), chiamato a decidere il ricorso proposto avverso l’accertamento emesso nei confronti del socio di società di persone a rettifica del reddito di partecipazione, che si limita a determinare il reddito del socio stesso in proporzione al reddito societario in corso di definizione (cosiddetta determinazione consequenziale).


Tale assunto è stato statuito dalla recente sentenza n. 12997 del 4 giugno 2007 della Corte di Cassazione sez. v.


In particolare, l’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia denota i seguenti capisaldi:


È evidente che tale tipo di sentenza, definitiva giacché chiude il processo promosso dal socio, non dispone l’accoglimento totale o parziale del ricorso del socio. Essa è priva di concreto comando essendo l’effettiva statuizione del giudice rimesso a quanto sarà deciso in un distinto processo con altro soggetto ed altra imposta; anche se la sentenza parla di determinazione essa in realtà non determina nulla: l’an e il quantum dipende dal definitivo esito del processo sul ricorso della società.


La cd. determinazione consequenziale statuisce un’anomala determinazione del reddito del contribuente per relationem ad un accertamento futuro ed ipotetico, così da stabilire una sorte di condanna in futuro che il nostro ordinamento non conosce né consente.


In definitiva, l’accertamento dell’obbligazione tributaria del socio di una società, per il possesso del reddito di partecipazione nella stessa, deve essere determinato in via attuale e non futura attraverso la cognizione puntuale dell’imponibile risultante dall’accertata percepizione del reddito da parte del socio.


Giova precisare che la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione con ordinanza n. 10327 del 7 maggio 2007, ha rimesso al Primo Presidente l’opportunità di devolvere alle Sezioni Unite il contrasto giurisprudenziale relativo alla possibilità (o meno) che la sentenza relativa all’accertamento del reddito societario del socio di una società di persone sia motivata con un mero rinvio alla sentenza relativa alla società; e se non sia (invece) necessario che la sentenza relativa al singolo socio contenga una specifica motivazione. Spetterà, quindi, al primo presidente della Cassazione valutare l’opportunità di devolvere alle Sezioni Unite tale contrasto.


L’ordinanza citata precisa come in alcuni casi la Cassazione abbia ritenuto che, quando il medesimo organo giudicante si trovi a pronunciare contestualmente più decisioni in cui siano affrontate questioni legate tra loro con un vincolo di consequenzialità necessaria, è consentito che la motivazione di una decisione consista nel rinvio alle argomentazioni svolte nell’altra (nn. 10410/98 e 20095/05); mentre in altre, i giudici hanno affermato che l’indipendenza dei due processi rende necessario che la sentenza nel giudizio sul reddito del socio, pur se legata da un nesso di consequenzialità a quella inerente al ricorso proposto dalla società, contenga tutti gli elementi essenziali in ordine allo svolgimento del processo e ai motivi in fatto e in diritto della decisione, senza che il giudice possa limitare a un mero rinvio alla motivazione della sentenza relativa alla società (nn. 11677/2002 e 19606/2006).



dott. Angelo Buscema



Giugno 2007


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