Novità fiscali del 31 maggio 2007


1) PARERE FAVOREVOLE DEL COMITATO CONSULTIVO SULLA SEPARAZIONE DI ATTIVITÀ SE MEDIANTE LA FUSIONE I BENI IMMOBILI NON FUORIESCONO DAL REDDITO D’IMPRESA


Una scissione parziale proporzionale che determini il trasferimento del patrimonio immobiliare della società scissa a una neo costituita società, in modo da consentire una specializzazione e una razionalizzazione nella gestione degli immobili, connessa a una riorganizzazione delle modalità operative dell’attività commerciale della scissa, senza il compimento di altri atti o negozi che possano concretizzare, complessivamente, un disegno elusivo, appare sorretta da valide ragioni economiche e non rivolta all’aggiramento di norme tributarie.


(Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive Parere n. 11 del 22/3/2007)


 



2) LA CONTABILITÀ E’ SEMPRE VALIDA, ANCHE SE É TENUTA A MATITA


La Cassazione ha stabilito che: “Non può essere impedito al contribuente che scrive a matita la contabilità, di fornire la prova della conformità delle scritturazioni alla realtà delle poste ivi annotate in termini di certezza ed inerenza.”


La Suprema Corte di Cassazione ha, quindi, fornito un’interessante precisazione in merito alla possibilità di utilizzo di documenti contabili redatti a matita in caso di accertamento.


Secondo la Corte è possibile riportare, quale prova dell’esistenza di costi deducibili, i dati rilevati in contabilità anche se trascritti a matita.


Tale irregolarità, infatti, non può ritenersi così grave da consentire all’Amministrazione finanziaria di procedere ad un accertamento induttivo disattendendo le prove fornite dal contribuente.


(Corte di Cassazione, Sentenza 25/5/2007, n. 12279)


  


3) CESSIONE AZIENDA: TASSABILE IL VALORE DI AVVIAMENTO ANCHE CON LA COSTITUZIONE DI UNA RENDITA VITALIZIA


In caso di cessione di azienda il presupposto per il realizzo di una plusvalenza, comprendente anche il valore di avviamento, è il trasferimento della azienda stessa dietro corrispettivo che deve conseguito o imputato, potendo la percezione dello stesso essere invece assoggettata a modalità diverse scandite nel tempo, anche attraverso la clausola di costituzione di una rendita vitalizia a favore del cedente.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 11/05/2007, n. 10801)



 


4) IMPOSTA DI REGISTRO SULL’ESPROPRIAZIONE: LA SENTENZA CHE RIDETERMINA L’INDENNITA’ E’ SOGGETTA ALL’IMPOSTA PROPORZIONALE


Riguardo l’imposta di registro, la sentenza che ridetermina l’indennità è soggetta, a differenza del decreto di esproprio, ad imposta proporzionale ex art. 8, lettera c), della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 trattandosi di decisione contenente l’accertamento di diritti.


(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 07/05/2007, n. 10346)


  


5) SANZIONI AMMINISTRATIVE PER L’USO DI LAVORATORI IRREGOLARI: I CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE CONTENUTI NELLA CIRCOLARE


Premessa


L’art. 36-bis, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito dalla L. 4/8/2006, n. 248, comma 7, lettere a) e b), ha apportato rilevanti modifiche alla disciplina delle sanzioni in materia di utilizzazione di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria.


Criteri di commisurazione della sanzione


E’ stato modificato il DL n. 12/2002, pertanto, la sanzione per l’uso di lavoro irregolare non viene più determinata in relazione al costo del lavoro calcolato “per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno e la data di constatazione della violazione”, ma viene quantificata in una somma che varia “da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro effettivo”.


Organo competente all’irrogazione delle sanzioni


Prima della modifica, il potere di irrogare la sanzione relativa all’utilizzo del lavoro irregolare era attribuito all’Agenzia delle entrate, mentre adesso con la nuova normativa, l’organo deputato all’irrogazione delle sanzioni é la Direzione provinciale del lavoro.


Per le violazioni constatate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione n. 248/2006 – ossia prima del 12 agosto 2006 – la competenza ad irrogare la sanzione spetta comunque alla Direzione provinciale del lavoro, non rilevando al riguardo la provenienza né la data della constatazione.


Contestazione e notificazione della violazione


La violazione, quando é possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa. Se non é avvenuta la contestazione immediata, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati entro il termine di novanta giorni e a quelli residenti all’estero entro il termine di 360 giorni dall’accertamento.


Tale termine inizia a decorrere soltanto allorché l’ufficio ora addetto all’irrogazione della sanzione abbia a disposizione i risultati delle verifiche svolte.


Adempimenti operativi degli Uffici


Gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate devono trasmettere gli esiti dell’attività di constatazione delle violazioni alle competenti Direzioni provinciali del lavoro.


Riscossione delle sanzioni irrogate prima del 12 agosto 2006


La riscossione coattiva delle sanzioni viene effettuata mediante ruoli.


Riguardo l’individuazione dell’organo competente alla formazione dei ruoli conseguenti ai provvedimenti di irrogazione delle sanzioni emessi prima del 12 agosto 2006 dagli Uffici dell’Agenzia delle entrate, viene osservato che:


Per le sanzioni irrogate dagli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, tali uffici restano competenti ad effettuare l’iscrizione a ruolo anche successivamente alle modifiche normative.


Individuazione della giurisdizione: Organo a cui presentare il ricorso


La Direzione provinciale del lavoro provvede all’irrogazione delle sanzioni mediante ordinanza-ingiunzione.


Tali modifiche normative comportano rilevanti conseguenze in merito alla giurisdizione cui é attribuita la cognizione delle relative controversie, tenuto conto che avverso l’ordinanza-ingiunzione é proponibile l’opposizione di cui all’art. 22 della legge n. 689/1981, da esperire innanzi al giudice ordinario.


Mentre prima il ricorso di giurisdizione in materia spettava alle commissioni tributarie ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. n. 546/1992.


Comunque, continua a rientrare nella giurisdizione delle commissioni tributarie l’impugnazione, solo per vizi propri, delle cartelle di pagamento relative a sanzioni irrogate dagli Uffici dell’Agenzia delle entrate in data antecedente al 12 agosto 2006.


Gestione delle controversie pendenti a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 144 del 2005


Con la sentenza n. 144/2005, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 3 del DL n. 12/2002, introdotto dalla legge di conversione n. 73/2002, “nella parte in cui non ammette la possibilità di provare che il rapporto di lavoro irregolare ha avuto inizio successivamente al primo gennaio dell’anno in cui é’ stata constatata la violazione”.


In particolare, la pronuncia della Consulta afferma che, secondo la normativa vigente fino all’11/8/2006:


– “la base su cui viene quantificata la sanzione prescinde dalla durata effettiva del rapporto di lavoro per essere ancorata ad un meccanismo di tipo presuntivo”;


– “Tale presunzione assoluta determina la lesione del diritto di  difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione, dal momento che preclude all’interessato ogni possibilità di provare circostanze che attengono alla propria effettiva condotta e che pertanto sono in grado di incidere sulla entità della sanzione che dovrà essergli irrogata”;


– la normativa produce, inoltre, “la irragionevole equiparazione … di situazioni tra loro diseguali, quali quelle che fanno capo a soggetti che utilizzano lavoratori irregolari da momenti diversi e per i quali la constatazione della violazione sia in ipotesi avvenuta nella medesima data”.


La sentenza rientra nella categoria delle sentenze cosiddette additive, caratterizzate dalla circostanza che, attraverso di esse, il Giudice delle leggi non si limita a riconoscere la non conformità alla Costituzione della norma sottoposta al suo sindacato, ma provvede di fatto anche a riscriverne il contenuto, rendendolo aderente ai dettami costituzionali.


Gli effetti della sentenza di accoglimento, che decorrono dal giorno successivo alla sua pubblicazione nella G. U., si producono ex tunc, vale a dire anche relativamente ai rapporti sorti in data anteriore alla declaratoria di illegittimità.


Unico limite alla retroattività degli effetti della pronuncia é quello inerente ai rapporti esauriti.


Per rapporti esauriti si intendono quelle situazioni che sul piano processuale hanno trovato definitiva conclusione mediante sentenza passata in giudicato, i cui effetti non sono intaccati dalla successiva pronuncia di incostituzionalità, ovvero i rapporti rispetto ai quali sia già decorso il termine di prescrizione o di decadenza stabilito dalla legge per l’esercizio dei diritti ad essi relativi (risoluzione n. 2 del 3/1/2005).


Riguardo la gestione del contenzioso pendente in materia, occorre effettuare una sistematica ricognizione delle controversie, al fine di verificare che i soggetti interessati abbiano eccepito o comunque dedotto concrete circostanze di fatto, idonee a dimostrare l’effettivo periodo di utilizzazione dei lavoratori irregolari.


In conformità all’indicato orientamento della Suprema Corte, la deduzione secondo cui il periodo nel quale é stato utilizzato il lavoro irregolare sia iniziato successivamente al primo gennaio dell’anno di constatazione della violazione deve essere contenuta nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e non può essere introdotta mediante una memoria successiva.


Per cui vi è l’impossibilità per il ricorrente di modificare la domanda mediante la proposizione di motivi integrativi di quelli già esposti nel ricorso introduttivo del giudizio.


Inoltre, la deduzione costituisce domanda nuova, improponibile nel giudizio d’appello ai sensi dell’articolo 57 del D.lgs. n. 546/1992.


In presenza di specifiche eccezioni sollevate nel ricorso di primo grado, va verificato che la controparte abbia adeguatamente assolto all’onere della prova, escludendo la validità di mere dichiarazioni di parte che, qualora non supportate da elementi oggettivi, non possono costituire di per sé sufficienti mezzi di prova.


Pertanto, vista la sentenza della Corte costituzionale n. 144/2005, il puntuale ed esaustivo assolvimento dell’onere della prova costituisce elemento fondamentale ai fini dell’esito della controversia.


(Agenzia delle Entrate, Circolare n. 35 del 30/05/2007)


 


Vincenzo D’Andò


 


Maggio 2007


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