Modello Unico 2007 & Studi di Settore: le imprese in liquidazione sono escluse dagli studi di settore?


I periodi nei quali l’impresa è in liquidazione ordinaria, poiché sono considerati come dei periodi di non normale svolgimento dell’attività, sono ancora esclusi dall’applicazione degli studi di settore ?


Si avvicina sempre più il periodo (di massa) di presentazione delle dichiarazioni dei redditi da parte delle imprese, con tutti gli adempimenti conseguenti, tra cui un ruolo particolare spetta ai modelli da allegare per gli studi di settore.


In tale ambito, lo stesso legislatore ha voluto escludere taluni soggetti da tali problematiche, vediamone di seguito gli aspetti salienti delle cause di esclusione alla luce delle recenti novità.


 


Le cause di esclusione della applicazione degli studi di settore


Le situazioni che possono determinare la non applicazione degli studio di settore possono essere di due tipi: “Cause di esclusione” e “cause di inapplicabilità”.


Le cause di esclusione sono comuni per tutti gli studi giacché stabilite dalla legge e comportano la non applicazione degli stessi.


La Legge Finanziaria 2007 (D.Lgs. n. 296/2006), con i commi 16, 18 e 19 dell’unico articolo, ha previsto una nuova disciplina relativa all’esclusione dagli studi di settore.


In particolare, sono stati ridotti i casi in cui operano le cause di esclusione all’applicazione degli studi di settore, introducendo la variabile della prosecuzione dell’attività.


Ciò si applica a partire dall’UNICO 2007 redditi 2006.


 


Soggetti esclusi


Con l’approvazione della Finanziaria 2007, l’art. 10 della L. n. 146/1998 è stato riscritto al fine di ridurre i casi di esclusione dall’applicazione degli studi di settore.


Pertanto, sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore coloro che:


– Hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.


Tale limite non può, comunque, essere superiore a 7,5 milioni di euro (fino al 31/12/2006 l’esclusione opera nei confronti di tutti i soggetti con ricavi o compensi dichiarati pari o superiori a 5.164.569,00 di Euro);


hanno iniziato o cessato l’attività nel periodo d’imposta. Tale norma viene meno:


• in caso di cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione,


• nonché quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.


– determinano il reddito con criteri “forfetari”;


– sono incaricati alle vendite a domicilio;


– si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell’attività: A esempio, si considerano di non normale svolgimento dell’attività i periodi nei quali l’impresa è in liquidazione ordinaria, o in liquidazione coatta amministrativa o fallimentare.


Ma per effetto delle modifiche apportate dal comma 23, dell’art. 1, della citata legge n. 296 del   27 dicembre 2006 è stato stabilito che non costituisce causa di esclusione avere un periodo d’imposta diverso dai dodici mesi.


La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° gennaio 2007. Ad esempio, una società con un periodo d’imposta dal 01/05/2006 al 30/03/2007 è soggetta agli studi di settore e alla compilazione del relativo modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.


Inoltre, il periodo che precede l’inizio della liquidazione è considerato periodo di cessazione dell’attività.


Altresì, L’art. 10, comma 4, della legge n. 146 del 1998, come modificato dall’art. 1, comma 16, della legge n. 296 del 2006 (Legge Finanziaria 2007) prevede che non costituisce causa di esclusione


la cessazione e l’inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione;


se l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.


A titolo esemplificativo, costituiscono ipotesi di “mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti” le seguenti situazioni di inizio di attività derivante da:


acquisto o affitto d’azienda;


successione o donazione d’azienda;


operazioni di trasformazione;


operazioni di scissione e fusione d’azienda.


Inoltre, le ipotesi di “cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione”, e di “mera prosecuzione dell’attività”, ricorrono nel caso in cui vi sia omogeneità dell’attività rispetto a quella preesistente.


Il requisito della omogeneità sussiste se le attività sono contraddistinte da un medesimo codice attività, o i codici attività sono compresi nel medesimo studio di settore.


Mentre, costituisce causa di esclusione dall’applicazione degli studi di settore la modifica in corso d’anno dell’attività esercitata.


È il caso, ad esempio, di un imprenditore che fino ad aprile ha svolto l’attività “Commercio all’ingrosso di prodotti di salumeria” (codice attività 51.32.2 – compreso nello studio di settore TM21E) e da maggio in poi quella di “Installazione di impianti elettrici e tecnici” (codice attività – 45.31.0 – compreso nello studio di settore TG75U).


Non costituisce, invece, causa di esclusione la modifica in corso d’anno dell’attività esercitata qualora le due attività (quella cessata e quella iniziata) siano contraddistinte da codici attività compresi nel medesimo studio di settore;


Infine si trovano in un periodo di non normale  svolgimento dell’attività, e quindi, esclusi dagli studi di settore, ad esempio:


a) i periodi nei quali l’impresa è in liquidazione ordinaria, ovvero in liquidazione coatta amministrativa o fallimentare;


b) i periodi nei quali l’impresa non ha ancora iniziato l’attività produttiva prevista dall’oggetto sociale, ad esempio, perché:


– la costruzione dell’impianto da utilizzare per lo svolgimento dell’attività si è protratta oltre il primo periodo d’imposta, per cause non dipendenti dalla volontà dell’imprenditore;


– non sono state rilasciate le autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dell’attività, a condizione che le stesse siano state tempestivamente richieste;


– è svolta esclusivamente un’attività di ricerca propedeutica allo svolgimento di altra attività produttiva di beni e servizi, sempreché l’attività di ricerca non consenta di per sé la produzione di beni e servizi e quindi la realizzazione di proventi;


c) il periodo in cui si è verificata l’interruzione dell’attività per tutto l’anno a causa della ristrutturazione dei locali. In questa ipotesi è però necessario che la ristrutturazione riguardi tutti i locali in cui viene esercitata l’attività;


d) il periodo in cui l’imprenditore individuale o la società hanno affittato l’unica azienda;


e) il periodo in cui il contribuente ha sospeso l’attività ai fini amministrativi dandone comunicazione alla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura;


f) relativamente ai professionisti, il periodo in cui si è verificata l’interruzione dell’attività per la maggior parte dell’anno a causa di provvedimenti disciplinari.


 


Annotazione separata


Per i contribuenti tenuti alla compilazione dei modelli per l’annotazione separata, l’apertura


ovvero la chiusura nel corso dell’anno di un punto di produzione o vendita, comporta l’esclusione dall’applicazione dagli studi di settore nel caso in cui l’attività esercitata nelle predette unità locali è compresa in uno studio di settore per il quale sussiste la causa d’inapplicabilità relativa all’esercizio dell’attività in più punti di produzione o vendita.


Qualora la predetta attività venga esercitata in un solo punto di produzione o di vendita, non costituisce comunque causa di esclusione la chiusura e la contemporanea apertura nell’anno del punto di produzione o di vendita, semprechè l’attività svolta rientri nel medesimo studio di settore.


In tale ipotesi, nell’apposito quadro B, occorre indicare i dati dell’unità locale esistente alla data del 31 dicembre 2006.


Non costituisce, in ogni caso, causa di esclusione dagli studi, l’apertura ovvero la chiusura di uno o più punti di produzione o di vendita qualora l’attività esercitata nelle predette unità locali è compresa in uno studio di settore per il quale non sussiste la causa di inapplicabilità relativa all’esercizio dell’attività in più punti di produzione o vendita (c.d. multipunto naturali). In tal caso l’indicazione della data di chiusura e/o di apertura dovrà essere riportata nelle note esplicative contenute nella procedura GE.RI.CO.


 


Cause di inapplicabilità degli studi di settore


I decreti di approvazione degli studi di settore relativi alle attività economiche nei settori del


commercio, delle manifatture e dei servizi, hanno previsto che gli stessi non si applicano:


1) nel settore del commercio se l’esercizio dell’attività di impresa, in assenza di annotazione separata, è svolto attraverso l’utilizzo, di più punti di vendita e di più punti di produzione;


2) nel caso di esercizio di due o più attività d’impresa non rientranti nel medesimo studio di settore ed in assenza di annotazione separata, se l’importo complessivo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non prevalenti (non rientranti tra quelle prese in considerazione dallo studio di settore) supera il 20% dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati.


Ma l’evoluzione degli studi di settore inerenti l’attività del commercio ha permesso per gli studi dove la presenza di più punti vendita o di produzione costituisce una caratteristica fisiologica dell’attività esercitata, di superare la causa di inapplicabilità.


In particolare, per l’anno d’imposta 2006, tale causa di inapplicabilità resta in vigore solo per gli studi contraddistinti dai seguenti codici: SM47U, SM80U, SM85U.


Infine, il decreto dirigenziale del 24 dicembre 1999, con l’introduzione dell’obbligo dell’annotazione separata di tutti gli elementi rilevanti ai fini della applicazione degli studi di settore, per ciascun punto di produzione e/o di vendita, o per ciascuna attività esercitata, ha rimosso le cause di inapplicabilità.


L’obbligo di annotazione separata non sussiste per i contribuenti:


– interessati dagli studi di settore SM87U, SM88U, SG98U, SG99U, per i quali tale obbligo decorre a partire dal 1° maggio 2007;


– che pur esercitando due o più attività d’impresa per le quali risultano applicabili gli studi, ovvero una o più attività in diverse unità di produzione o di vendita, presentano i seguenti requisiti:


a) ammontare complessivo di ricavi non superiore a 51.645,69 euro;


b) ricavi derivanti, in tutto o in parte, da attività svolte in comuni con popolazione residente inferiore a 3.000 abitanti.


I contribuenti che esercitano due o più attività d’impresa ovvero una o più attività d’impresa


in diverse unità di produzione o di vendita e che si avvalgono del regime fiscale delle attività marginali di cui all’articolo 14, comma 1 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, non


sono tenuti agli obblighi di annotazione separata.


Per tali contribuenti l’ammontare complessivo dei ricavi è comunque determinato sulla base dell’applicazione dello studio di settore relativo all’attività prevalente, tenendo conto delle percentuali di riduzione e, pertanto, vengono meno le citate cause di inapplicabilità.


I contribuenti obbligati all’annotazione separata, ovvero che vi hanno provveduto facoltativamente per il periodo d’imposta 2006, devono indicare i dati contabili e strutturali relativi ai singoli punti o alle singole attività per le quali è stato osservato l’obbligo di separata annotazione degli elementi rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore con le modalità indicate nelle istruzioni per la compilazione del modello appositamente predisposto.


 


Conclusioni


Si ritiene che sono ancora esclusi dagli studi di settore, come peraltro precisano le stesse istruzioni ministeriali al modello Studi di settore 2007 per il 2006:


– i periodi nei quali l’impresa è in liquidazione ordinaria, ovvero in liquidazione coatta amministrativa o fallimentare.


Occorre, invece, prestare particolare attenzione al periodo che precede l’inizio della liquidazione, il quale è considerato periodo di cessazione dell’attività.


Tale periodo, si ritiene che vada, comunque, incluso nel modello degli studi di settore allegato al modello Unico 2007.


 


Vincenzo D’Andò


 


Maggio 2007


 


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