LE NOVITA’ FISCALI DEL 31 MARZO 2007


 

                            






 


INDICE SINTETICO:


 


– INDIVIDUATE LE RISORSE NECESSARIE A LIQUIDARE LE RICHIESTE DI RIMBORSO IVA AUTO (Consiglio dei Ministri n. 44 del 30 marzo 2007);


 


– DAL CALCOLO PER AMMORTAMENTO DI IMMOBILI STRUMENTALI ACQUISTATI O PRESI IN LEASING VA SCORPORATO IL VALORE DEL TERRENO A PARTIRE DALL’ANNO DI IMPOSTA 2006 (Consiglio dei Ministri n. 44 del 30 marzo 2007) ;


 


LIBERALIZZAZIONI: DIVENTA LEGGE LA DISCIPLINA A TUTELA DEI CONSUMATORI E DELLA CONCORRENZA (Approvato Disegno Di Legge);


 


– LIBERTÀ DI STABILIMENTO: INCOMPATIBILI CON IL DIRITTO COMUNITARIO LE LIMITAZIONI ALLA DEDUCIBILITÀ DELLE PERDITE(Corte di Giustizia Sentenza, Sez. II, 29/03/2007, n. C- 347/04);


 


– CONSOLIDATO NAZIONALE E SCISSIONE PARZIALE NON PROPORZIONALE – ART 124 DEL TUIR (Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007, n. 65);


 


– DISAPPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI LIMITATIVE AL RIPORTO DELLE PERDITE FISCALI PREGRESSE DI CUI ALL’ARTICOLO 181 DEL TUIR DA PARTE DI SOCIETA’ OLANDESE CON STABILE ORGANIZZAZIONE IN ITALIA  (Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007 n. 66);


 


– TRASFERIMENTO DELLA RESIDENZA FISCALE DALLA GERMANIA ALL’ITALIA: COSTO FISCALE DI PARTECIPAZIONE (Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007 n. 67);


 


– ADEMPIMENTI FISCALI DEL CURATORE FALLIMENTARE (Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007 n. 68).


 


 


 


– INDIVIDUATE LE RISORSE NECESSARIE A LIQUIDARE LE RICHIESTE DI RIMBORSO IVA AUTO.


 


– DAL CALCOLO PER AMMORTAMENTO DI IMMOBILI STRUMENTALI ACQUISTATI O PRESI IN LEASING VA SCORPORATO IL VALORE DEL TERRENO A PARTIRE DALL’ANNO DI IMPOSTA 2006


 


Il Consiglio dei Ministri si è riunito il 30.03.2007, e ha approvato i seguenti provvedimenti:


– Un disegno di legge che modifica talune norme fiscali, in particolare in materia di rimborsi dell’IVA sulle automobili (vengono individuate le risorse necessarie a liquidare le istanze di rimborso previste dal decreto legge n. 258 del 2006), nonché di ammortamento dei fabbricati strumentali, in relazione ai quali viene previsto che per i beni acquistati prima del periodo d’imposta in corso al 4 luglio 2006 la deduzione del fondo di ammortamento è proporzionale al costo del terreno ed al costo della costruzione che vi insiste (non quindi al solo costo del fabbricato).


(Consiglio dei Ministri n. 44 del 30 marzo 2007)


 


 


 






DISEGNO DI LEGGE


RECANTE NORME IN MATERIA DI AMMORTAMENTO DELL’IVA SUGLI IMMOBILI STRUMENTALI E DI RIMBORSI IVA PER LE AUTOMOBILI


 


Art. 1 (Ammortamento fabbricati)


 


1. All’articolo 36, comma 8, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, il terzo periodo è sostituito dal seguente: “Per ciascun immobile strumentale, le quote di ammortamento dedotte nei periodi di imposta precedenti calcolate sul costo complessivo sono riferite proporzionalmente al costo dell’area e al costo del fabbricato.”.


 


2. La disposizione di cui al comma 1 ha effetto a decorrere dal periodo di imposta in corso al 4 luglio 2006.


 


Art. 2 (Disposizioni in materia di rimborsi IVA auto)


 


1. Al fine di consentire all’Agenzia delle entrate la liquidazione dei rimborsi di cui all’articolo 1 del decreto-legge 15 settembre 2006, n. 258, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2006, n. 278, è autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 5.700 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.


2. Alla copertura delle disposizioni di cui al presente articolo si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007, allo scopo utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


 


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LIBERALIZZAZIONI: DIVENTA LEGGE LA DISCIPLINA A TUTELA DEI CONSUMATORI E DELLA CONCORRENZA


 


E’ stato approvato, con modificazioni, il disegno di legge sul quale era stata posta la fiducia dal Governo, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico- professionale e la rottamazione di autoveicoli.


E’ stato approvato, con modificazioni, il disegno di legge, sul quale era stata posta la fiducia dal Governo, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell’istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli.
Con 161 voti favorevoli e 153 contrari il Senato ha approvato definitivamente il DDL1427 di conversione in legge del D.L. n. 7/2007, già approvato dalla camera il 22 marzo 2007; in particolare le modifiche apportate riguardano:


– L’esercizio della attività di guida turistica, delle imprese di assicurazione, delle autoscuole;


– la normativa in tema di surrogazione e mercato delle telecomunicazioni;


– la disciplina degli istituti scolastici tecnico-professionali;


– la norme in tema di semplificazione della cancellazione dell’ipoteca nei mutui immobiliari;


– la revoca delle concessioni per la progettazione e costruzione della TAV.


 


                                                                      


 


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– LIBERTÀ DI STABILIMENTO: INCOMPATIBILI CON IL DIRITTO COMUNITARIO LE LIMITAZIONI ALLA DEDUCIBILITÀ DELLE PERDITE


Non è giustificata la restrizione alla libertà di stabilimento derivante da una normativa (nel caso di specie tedesca) che applica, in tema di dedicibilità dagli utili imponibili, un trattamento diverso alle società controllanti a seconda che le loro perdite derivino da ammortamenti sul valore di partecipazioni possedute in una società controllata residente o meno.


(Corte di Giustizia Sentenza, Sez. II, 29/03/2007, n. C- 347/04)


           


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CONSOLIDATO NAZIONALE E SCISSIONE PARZIALE NON PROPORZIONALE – ART


124 DEL TUIR


 


L’operazione di scissione della società consolidata fatta a favore della consolidante non costituisce una causa interruttiva della tassazione di gruppo ex articolo 4, comma 11, del D.M. 9.6.2004, ricorrendo ovviamente tutte le altre condizioni richieste dalle norma di cui all’art. 117, comma 1, del Tuir.


L’opzione per il regime di consolidato fiscale nazionale è vincolante per tre periodi d’imposta e tale previsione.


Con D.M. 9.6.2004 – emanato ai sensi dell’articolo 129 del Tuir e contenente “disposizioni applicative del regime di consolidato nazionale, di cui agli artt. da 117 a 128 del Tuir – sono state individuate alcune ipotesi di operazioni straordinarie che non interrompono la tassazione di gruppo (art. 11) e ipotesi che, al contrario, hanno effetto interruttivo su tale tassazione (art. 13).


In particolare, viene disposto che: “La scissione totale o parziale di consolidata che non comporti modifica della compagine sociale non muta gli effetti derivanti dall’opzione alla tassazione di gruppo, fermo restando i requisiti richiesti di cui all’articolo 117, comma 1, del testo unico.”


Per effetto della intervenuta operazione straordinaria di scissione non si é avuta alcuna modifica della “compagine sociale” intesa quest’ultima espressione, non con riferimento alle due società interessate dall’operazione (scissa e beneficiaria), ma riferita all’intera “area” di consolidamento fiscale.


In altre parole, nel caso di specie, si è avuta sia una modifica della compagine sociale della società consolidata (scissa), con la fuoriuscita di due soci persone fisiche dalla medesima, sia una modifica sostanziale in relazione alle condizioni richieste dall’art. 117, comma 1, per l’applicazione della tassazione di gruppo.


In particolare, l’operazione di scissione parziale non proporzionale ha comportato un incremento della percentuale di controllo da parte della società nei confronti della propria controllata.


Per effetto della suddetta operazione di scissione, nessun imponibile è stato sottratto o è stato inserito nell’area di consolidamento fiscale giacché l’operazione stessa ha riguardato società già incluse nel perimetro per il quale é stata già esercitata l’opzione originaria.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007, n. 65)


 


           


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DISAPPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI LIMITATIVE AL RIPORTO DELLE PERDITE


FISCALI PREGRESSE DI CUI ALL’ARTICOLO 181 DEL TUIR DA PARTE DI SOCIETA’ OLANDESE CON STABILE ORGANIZZAZIONE IN ITALIA


Possono crearsi due diverse situazioni:


– Il soggetto incorporante non ha nel territorio dello Stato una stabile organizzazione e, pertanto, le attività  e le passività della società conferente confluiscono in una stabile organizzazione allo scopo costituita;


– il soggetto incorporante dispone già nel territorio dello Stato di una o più stabili organizzazioni e, pertanto, le attività e le passività della società conferente sono attribuite ad una stabile organizzazione già esistente, o ad una nuova stabile organizzazione, con la conseguenza – in ogni caso – che vengono ad integrarsi tra di loro, ai fini fiscali, gli attivi di soggetti diversi: Quelli della società conferente (che in ipotesi di fusione è la società incorporata o fusa) e quelli preesistenti (attribuibili ad altre stabili organizzazioni nel territorio dello Stato) della società beneficiaria (ad esempio la società incorporante nelle operazioni di fusione).


La seconda ipotesi é previste dalla Direttiva comunitaria, ed é pertanto del tutto legittima la scelta di fare confluire il patrimonio della società incorporata nella stabile organizzazione della società olandese già operante in Italia.


In merito alla interpretazione dell’art. 181 del Tuir, la norma introduce un doppio vincolo al riporto delle perdite fiscali pregresse:


1) prevede che le perdite fiscali pregresse siano deducibili in proporzione al patrimonio netto della società “incorporata” che é effettivamente attribuito alla stabile organizzazione sita nel territorio dello Stato;


2) estende alle operazioni di fusione e di scissione transfrontaliere i limiti di cui all’art. 172, comma 7, del Tuir.


Il primo limite é finalizzato a limitare il riporto delle perdite fiscali pregresse in tutte le ipotesi in cui alla stabile organizzazione non siano state attribuite tutte le attività e passività che facevano capo alla società “incorporata” e da cui si erano originate le perdite (ad es. quelle riferibili ad eventuali stabili organizzazioni all’estero o ad altri elementi patrimoniali distolti).


Si tratta di un limite non espressamente indicato nella Direttiva, ma coerente con la finalità  di “evitare un’imposizione all’atto di una fusione…pur tutelando gli interessi finanziari dello stato cui appartiene la società conferente o acquisita”.


Tale disposizione non può essere considerata antielusiva e, pertanto, non può essere disapplicata.


Non si pone ovviamente alcun problema interpretativo in merito a tale disposizione normativa nei casi in cui l’intero patrimonio della società incorporata risulti confluito nella stabile organizzazione italiana.


L’altro limite, invece, risponde all’esigenza imposta dall’art. 6 della Direttiva di estendere alle operazioni di fusione e scissione trasnazionali i medesimi benefici e le medesime  condizioni in materia di riporto delle perdite fiscali pregresse applicabili alle operazioni nazionali.


Detta norma stabilisce che anche alle fusioni tra società residenti in Paesi diversi della UE é consentito, al pari delle operazioni che avvengono tra società residenti all’interno del nostro ordinamento tributario, il riporto delle perdite fiscali pregresse all’operazione di fusione.


L’art. 181, nella parte in cui richiama il disposto di cui all’art 172, comma 7, del Tuir, é norma che si rende applicabile solo quando le operazioni transnazionali in esame comportano (come nel caso delle fusioni e scissioni nazionali) una integrazione di attivi di soggetti diversi, come tali gia’ esistenti nel territorio dello Stato. Situazione che, come detto, si verifica quando il soggetto non residente gia’ dispone di una o piu’ stabili organizzazioni i cui attivi si integreranno – fiscalmente – con quelli della societa’ residente che viene incorporata.


E’ questa una disposizione antielusiva che può essere disapplicata ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del DPR 600/1973.


E’ possibile la disapplicazione di tale norma solo qualora si dimostri che la società con perdite fiscali pregresse (o, nel caso di specie, la stabile organizzazione) non è una c.d. “bara fiscale”.


In generale, l’operazione di fusione non deve inserirsi in un disegno di tipo elusivo né, in particolare, deve essere funzionale alla incorporazione di una società in utile, allo scopo di decurtare il proprio reddito imponibile compensandolo con le perdite fiscali accumulate dalla stabile organizzazione del soggetto non residente negli esercizi precedenti la fusione, la cui attività economica sia ormai inesistente.


Infine, il patrimonio netto a cui va raffrontato l’ammontare di perdite da riportare é dato dal solo patrimonio della stabile organizzazione cui le perdite stesse si riferiscono.


 (Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007 n. 66)


 


 


 


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TRASFERIMENTO DELLA RESIDENZA FISCALE DALLA GERMANIA ALL’ITALIA: COSTO FISCALE DI PARTECIPAZIONE


 


Per l’art. 12 del protocollo allegato alla Convenzione Italia – Germania, se una persona fisica trasferisce la propria residenza fiscale dalla Germania all’Italia, il costo fiscale della partecipazione che egli detiene in una società di capitali fiscalmente residente in Germania, da computare al momento della sua eventuale cessione per determinare la plusvalenza tassabile in Italia, coincide con il valore (cd. “valore teorico”) individuato dal Fisco tedesco all’atto del trasferimento in Italia.


Il citato art. 12 non opera se la società tedesca partecipata viene trasformata in Società Europea e la sua sede viene trasferita in uno Stato membro diverso dall’Italia prima che il titolare abbia trasferito la residenza fiscale in Italia, poiché la disposizione convenzionale si applica soltanto se a tale data la partecipata abbia ancora la residenza fiscale in Germania.


(Agenzia delle Entrate, Risoluzione del 30/03/2007 n. 67)


 


 


 


 


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– ADEMPIMENTI FISCALI DEL CURATORE FALLIMENTARE


 


Sintesi della Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 68 del 30/03/2007:


L’azione revocatoria fallimentare, rivolta a recuperare il bene oggetto dell’atto revocato alla garanzia patrimoniale dei creditori, determina l’assoggettamento del bene all’azione esecutiva concorsuale, senza alcuna incidenza sulla validità della convenzione negoziale revocata, e senza nessuna riacquisizione della proprietà del bene al patrimonio del fallito (Cass. Civ. sez. I, n. 11564/1997).


Il soggetto che, per effetto della revoca, ha restituito quanto aveva ricevuto ha diritto, a sua volta, alla restituzione di quanto pagato al fallito a titolo di corrispettivo, ed é’ ammesso al passivo fallimentare per il suo corrispondente credito, che viene considerato concorsuale e non di massa.


La società acquirente (proprietaria di un immobile), ha cessato la propria attività, con la cancellazione dal Registro delle Imprese, nonostante fosse ancora in corso l’azione revocatoria e senza che sussista alcun atto di vendita o assegnazione degli appartamenti sopradescritti a soci o a terzi.


Ma la cancellazione della società dal suddetto registro non ne determina l’estinzione, fino a quando non sia compiuta l’effettiva liquidazione di tutti i rapporti giuridici pendenti.


Pertanto,  la società che risulta intestataria di uno o più immobili deve essere considerata come ancora esistente.


La circolare n. 6/1974 (contiene i principali adempimenti per le cessioni di beni compresi in


procedure fallimentari) ha chiarito che il curatore fallimentare il quale, nell’adempimento degli obblighi ad esso derivanti dalle proprie funzioni, effettua cessioni di beni il cui possesso è stato trasferito all’ufficio fallimentare a seguito della dichiarazione di fallimento viene, in sostanza, a sostituirsi a tutti gli effetti al soggetto d’imposta e deve osservare gli obblighi IVA (D.P.R. n. 633/1972).


In particolare, per tali cessioni il curatore deve emettere fattura ai sensi dell’art. 21 del suddetto D.P.R..


Inoltre, con la risoluzione 16.5.2006, n. 62, l’Agenzia delle Entrate ha già fornito i chiarimenti sugli adempimenti di fatturazione e versamento IVA del professionista delegato al compimento delle operazioni di vendita ai sensi dell’articolo 591-bis c.p.c., nell’ambito della procedura di espropriazione immobiliare di cui agli articoli 555 e seguenti c.p.c..


Stesso trattamento vale riguardo la posizione del curatore fallimentare nei confronti del terzo che ha subito l’esperimento dell’azione revocatoria fallimentare.


Anche in questo caso, durante la vendita all’incanto del cespite oggetto dell’atto revocato, da effettuarsi secondo l’art. 108 della L. F., la soggettività passiva d’imposta ricade sul terzo che ha subito l’azione revocatoria, ma viene limitata sotto il profilo degli adempimenti che ne derivano sugli obblighi di fatturazione e versamento del tributo, accentrati nell’ambito dell’amministrazione del fallimento.


Pertanto, nel caso di specie, il curatore fallimentare deve emettere fattura in nome e per conto della società acquirente (BETA s.a.s., peraltro, risultante cancellata dal Registro delle Imprese, durante  l’azione di revocatoria fallimentare) e a versare l’IVA incassata all’Amministrazione finanziaria.


Il curatore poi provvede a consegnare o spedire un esemplare della fattura medesima al liquidatore della suddetta società acquirente (BETA s.a.s.) o, in mancanza, ai suoi soci, e con relativa comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate.


Per quanto concerne il trattamento tributario della vendita all’incanto degli immobili e, in particolare, in merito all’assoggettabilità  dell’operazione all’IVA o all’imposta di registro in misura proporzionale, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che:


L’art. 35, commi da 8 a 10 sexies, del D.L. n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248/2006, ha introdotto una nuova disciplina della imposizione indiretta gravante sul settore immobiliare, prevedendo un generalizzato regime di esenzione dall’IVA per i trasferimenti di tutte le tipologie di fabbricati, sia pure con qualche eccezione.


Un’eccezione riguarda i fabbricati ad uso abitativo ceduti dall’impresa costruttrice o dall’impresa che ha eseguito sul fabbricato, anche tramite imprese appaltatrici, interventi di ristrutturazione, a condizione che la cessione avvenga entro 4 anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento di ristrutturazione.


La cessione di un fabbricato effettuata da un soggetto passivo d’imposta in un momento anteriore alla data di ultimazione del medesimo è esclusa dall’ambito applicativo dei richiamati nn. 8-bis) e 8-ter) dell’art. 10 del DPR n. 633/1972, trattandosi di un bene ancora nel circuito produttivo la cui cessione, pertanto, deve essere in ogni caso assoggettata ad IVA.


Nel caso in cui la cessione abbia ad oggetto un fabbricato “non ultimato” per il quale sussistano i requisiti “prima casa” rimane ferma l’applicazione dell’aliquota ridotta di cui al n. 21) della Tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633/1972, o l’applicazione dell’aliquota agevolata di cui al n. 127-undecies) della Tabella A, parte III, allegata al medesimo DPR, ove ne sussistano tutti i presupposti di legge.


Nel caso di specie, poiché la societa’ “BETA s.a.s.” ha compiuto sui fabbricati oggetto di cessione lavori di costruzione interrotti e mai ultimati, l’operazione é esclusa dall’ambito applicativo del richiamato articolo 10, nn. 8-bis) e 8-ter), del DPR n. 633 del 1972 e va, pertanto, assoggettata ad IVA, con conseguente applicazione dell’imposta di registro in misura fissa, ferma restando l’applicazione delle predette agevolazioni al ricorrere dei requisiti di legge.


 


1 aprile 2007  


 


Vincenzo D’Andò


 


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