Il debito verso il Fisco può fa perdere l’appalto pubblico?

di Angelo Buscema

Pubblicato il 21 aprile 2007



Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina, con la sentenza n. 1541 del 6 novembre 2006, ha stabilito che pregiudica l’aggiudicazione provvisoria dei servizi sociali comunali il possesso in capo all’aggiudicatario provvisorio di una dichiarazione di regolarità contributiva e tributaria risultata non veritiera e non l’esistenza a carico del rappresentante legale della società aggiudicataria provvisoria della pendenza di procedimenti penali. In particolare, l’iter logico-giuridico adottato da tale pronuncia denota i seguenti capisaldi:

- ai fini della verifica della regolarità contributiva e tributaria la stazione appaltante non può che utilizzare le formali attestazioni degli enti competenti, cui del resto fa espresso riferimento l’articolo 12 del D.lg. n. 157 (e ora l’articolo 38 del D.lg. 12 maggio 2006, n. 163). Tali attestazioni sono assistite da fede privilegiata e le loro risultanze sono quindi vincolanti per la stazione appaltante, che non può quindi discostarsi da esse (cd. impossibilità per la stazione appaltante di procedere ad accertamenti autonomi in ordine all’adempimento degli obblighi tributari da parte dei concorrenti). Sul punto, in modo persuasivo è stato affermato dal Consiglio di Stato che all’amministrazione appaltante è preclusa l’espressione di giudizi in ordine alla regolarità fiscale della associazione concorrente nella gara, “spettando i controlli sul corretto adempimento degli obblighi fiscali esclusivamente agli organi competenti dell’amministrazione tributaria” e non avendo l’amministrazione appaltante né il potere né i mezzi per procedere alla verifica della regolarità fiscale in relazione alle prestazioni pregresse della aggiudicataria (Consiglio di Stato, sez. V, 3 giugno 2002, n. 3061).

- la revoca dell’aggiudicazione provvisoria della gara alla ricorrente è giustificata dalla circostanza che alla data di tale provvedimento (e, se è per questo, anche alla data dell’aggiudicazione definitiva alla controinteressata) sussistevano varie partite debitorie con l’amministrazione finanziaria che sono state regolarizzate e/o contestate solo in epoca successiva.

Con la sentenza in commento, il Tar ha respinto il ricorso affermando la legittimità della revoca dell’aggiudicazione provvisoria, atteso che il ricorrente, al momento dell'aggiudicazione provvisoria, risultava debitore nei confronti dell'Amministrazione finanziaria. Giova ricordare che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione III-ter, con la sentenza n. 723 del 18 gennaio 2007, ha stabilito che sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento di appalti per l'esecuzione di lavori pubblici, i soggetti che abbiano commesso irregolarità definitivamente accertate rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, anche quando l'importo dovuto all'Erario è esiguo e riguardi il mancato pagamento degli interessi moratori conseguenti al ritardato pagamento di una cartella esattoriale. Alla luce di quanto sopra evidenziato non è privo di pregio ritenere che l’ordinamento vuole evitare alla stazione appaltante una situazione di pericolo, che deriverebbe dall'intrattenere un rapporto contrattuale con un soggetto la cui inaffidabilità sia rivelata dall'accertata inosservanza degli obblighi fiscali.

Angelo Buscema

Aprile 2007