Riscossione di compensi di lavoro autonomo per attività svolte in strutture sanitarie private

Pubblicato il 24 marzo 2007

La legge finanziaria 2007, al fine di contrastare più efficacemente l’evasione fiscale, ha previsto nuovi adempimenti a carico di quelle strutture sanitarie private che mettono a disposizione la propria organizzazione a lavoratori autonomi in campo sanitario per lo svolgimento della loro libera attività professionale.  L’art. 1, commi da 38 a  42 della Finanziaria, dal 1° marzo 2007, pone a carico di tali strutture l’obbligo di riscuotere, in nome e per conto del professionista, i compensi pagati dai clienti.

La circolare n. 13/E del 15 maggio 2007, chiarisce le problematiche inerenti alla applicazione della nuova disposizione normativa.

In particolare, il documento di prassi precisa che per strutture sanitarie private, si intendono i centri medici e diagnostici, le società, gli istituti, le associazioni ed ogni altro ente o soggetto privato, organizzati in qualsiasi forma, che operino nei settori dei servizi sanitari e veterinari.

Per attività sanitaria svolta dal professionista si intende l’attività di lavoro autonomo, medica e paramedica di diagnosi, cura e riabilitazione resa nell’esercizio delle professioni sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell’articolo 99 del Testo unico delle leggi sanitarie approvate con regio decreto n.1265/1934, oppure quelle individuate con decreto del Ministero della salute.

L’applicazione delle nuove disposizioni è circoscritta soltanto all’attività sanitaria svolta nell’ambito di un rapporto intrattenuto direttamente dal professionista con il cliente, pertanto sono escluse dai nuovi obblighi:

·        le prestazioni rese dalla struttura sanitaria privata tramite il professionista, in quanto i dati relativi ai compensi di quest’ultimo devono essere dichiarati nel modello 770; 

·        le prestazioni sanitarie cosiddette “intramoenia”, in quanto tale attività è assimilata a quella di lavoro dipendente e, di conseguenza, i compensi che ne derivano sono formalmente imputabili alla struttura sanitaria da cui dipende il medico.

 

Si riassumono di seguito i nuovi obblighi che derivano ai soggetti coinvolti nella fattispecie prevista dalla norma:

·        il professionista deve rilasciare la fattura direttamente al cliente, ai sensi degli articoli 6 e 21 del Dpr 633/72;

·        il cliente deve pagare la fattura, in nome e per conto del professionista, alla struttura sanitaria. La circolare in argomento, al punto 4, precisa che previo consenso del professionista, il pagamento della prestazione può avvenire anche tramite carta di credito e bancomat appoggiati al conto corrente della stessa struttura;

·        gli incassi, relativi a ciascuna prestazione di lavoro autonomo, devono essere registrati nelle scritture contabili delle strutture sanitarie o in un apposito registro. In tali scritture devono essere indicati, separatamente per ciascun importo riscosso:

1.     la data del pagamento e gli estremi della fattura emessa dal professionista;

2.     le generalità e il codice fiscale dello stesso professionista destinatario del compenso;

3.     l’ammontare del corrispettivo riscosso;

4.     le modalità di pagamento, con l’indicazione degli estremi identificativi del documento emesso o ricevuto per pagamenti alternativi al contante.

 

La struttura sanitaria, inoltre, deve, contestualmente alla registrazione,

1.     riversare al professionista gli importi riscossi;

2.     rilasciare, nel rispetto delle norme sulla privacy dei dati trattati, una apposita quietanza dell’avvenuto pagamento in nome e per conto del professionista, che specifichi, per i pagamenti diversi dal contante, gli estremi identificati del mezzo di pagamento;

3.     applicare, in nome e per conto del professionista, per quietanze d’importo superiore a € 77,47, l’imposta di bollo di € 1, 81.

 

Rimangono invariate le disposizioni in merito agli adempimenti formali e sostanziali da tenere da parte del professionista, in materia di imposte dirette ed Iva, per lo svolgimento del lavoro autonomo né, tanto meno, la nuova norma comporta variazioni in merito al trattamento fiscale delle somme riscosse.

Analogamente, i nuovi obblighi non interferiscono con i limiti ai pagamenti in contanti posti dall’articolo 35, commi 12 e 12-bis del decreto-legge n. 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248/2006.

 

Le strutture sanitarie provvedono a comunicare telematicamente all’Agenzia delle entrate la somma dei compensi complessivamente riscossi per ciascun professionista.

Le modalità ed i termini di invio di tali comunicazioni, nonché ogni altra disposizione utile ai fini dell’applicazione della presente normativa, saranno stabilite con successivo provvedimento del Direttore dell’agenzia delle entrate.

La circolare, al punto 6, precisa che fino all’approvazione di tale provvedimento, i soggetti interessati sono esonerati dall’invio telematico della comunicazione ma non dagli altri adempimenti introdotti dalla Finanziaria con decorrenza 1° marzo 2007. 

 

La mancata osservanza delle disposizioni sopra enunciate sono sanzionate ai sensi degli articoli 9, 10 e 11 del decreto legislativo del 18 dicembre 1997, n. 471, che trattano della “Riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, a norma dell’articolo 3, comma 133, lettera q), della legge 23 dicembre 1996, n. 662.”, e precisamente:

·        sanzione amministrativa da  € 1.033,00 a € 7.747,00 per la violazione dell’obbligo della struttura sanitaria privata di incassare il compenso in nome e per conto del professionista;

·        sanzione amministrativa da € 258,00 a € 2.066,00 per la omessa trasmissione telematica, a cura della stessa struttura, dei compensi incassati.

 

Ercole Bellante

 

Marzo 2007