Modello Unico 2007 ENC (Enti Non Commerciali)


Premessa


Nella Gazzetta Ufficiale 12 marzo 2007, n. 59 è stato pubblicato il modello di dichiarazione UNICO 2007-ENC con le relative istruzioni, che gli enti non commerciali residenti nel territorio dello Stato e i soggetti non residenti ed equiparati devono presentare quest’anno, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA. Vediamone di seguito gli aspetti principali e le novità normative


 


Il Modello “UNICO 2007 ENC – Enti non commerciali ed equiparati”


Il Modello “UNICO 2007 ENC – Enti non commerciali ed equiparati” si compone dei seguenti tre modelli:


– Modello per la dichiarazione dei redditi, i cui quadri sono contrassegnati dalla lettera R;


– modello per la dichiarazione annuale IVA, i cui quadri sono contrassegnati dalla lettera V;


– modello per la dichiarazione IRAP, il cui quadro è contrassegnato dalla lettera I.


Si devono utilizzare solo i modelli necessari, compilando esclusivamente i quadri occorrenti per la presentazione della dichiarazione.


Il modello Unico 2007 ENC deve essere utilizzato per dichiarare i redditi relativi al periodo di imposta in corso alla data del 31 dicembre 2006, sia nel caso in cui la dichiarazione venga presentata in forma unificata sia quando non ricorra tale obbligo.


L’obbligo di presentazione della dichiarazione unificata è previsto per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare.


A tale fine viene considerato periodo di imposta coincidente con l’anno solare anche quello avente durata inferiore a 365 giorni, a condizione che lo stesso termini il 31 dicembre (ad esempio, società costituita in data 1° luglio 2006 ed il cui primo esercizio abbia termine il 31 dicembre 2006).


I contribuenti che ai fini dell’IRES hanno un periodo di imposta non coincidente con l’anno solare non possono presentare la dichiarazione in forma unificata; tuttavia, per motivi di semplificazione, la dichiarazione IRAP va in ogni caso presentata congiuntamente alla dichiarazione dei redditi.


È considerato periodo di imposta non coincidente con l’anno solare, non solo quello cosiddetto “a cavallo”, a prescindere dalla durata inferiore o superiore a 365 giorni (ad es. un periodo di imposta con durata dal mese di marzo 2006 al mese di febbraio 2007 ovvero dal 1° ottobre 2005 al 31 dicembre 2006), ma anche quello infrannuale chiuso in data anteriore al 31 dicembre 2006 (ad es. il periodo 1° gennaio-30 settembre 2006, nel caso di trasformazione da ente non commerciale in società di persone intervenuta in data 30 settembre 2006).


Per i periodi di imposta chiusi, ai fini dell’IRES, anteriormente al 31 dicembre 2006, anche se iniziati nel corso del 2005 (ad esempio: periodo dal 1° luglio 2005 al 30 giugno 2006), si applicano le seguenti regole:


– La dichiarazione dei redditi va presentata in forma non unificata, utilizzando il Modello UNICO 2006 approvato nel corso del 2006.


In questo caso, qualora il Modello UNICO 2006 non consenta l’indicazione di taluni dati necessari per la dichiarazione, richiesti, invece, nei modelli approvati nel 2007, tali vanno poi forniti, solo a richiesta dell’Agenzia delle Entrate;


– la dichiarazione IVA va presentata utilizzando il modello IVA 2007, relativamente all’anno d’imposta 2006;


– la dichiarazione dei sostituti di imposta e degli intermediari va presentata utilizzando il modello 770/2007 ORDINARIO, relativo all’anno d’imposta 2006;


– la dichiarazione IRAP va presentata sempre congiuntamente a quella dei redditi, utilizzando il modello approvato nel corso del 2007.


I curatori fallimentari sono tenuti alla presentazione in forma non unificata delle dichiarazioni relative al soggetto fallito, nei termini previsti per ciascuna di esse.


nero, purché sia garantita la leggibilità del modello stesso nel tempo.


Gli importi devono essere indicati in unità di euro, arrotondando l’importo per eccesso se la frazione decimale è uguale o superiore a 50 centesimi di euro o per difetto se inferiore a detto limite.


 


Termini di presentazione della dichiarazione


In base al D.P.R. n. 322/1998, come modificato dal D.L. 4 luglio 2006 n. 223, il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, compresa quella unificata (redditi, IVA ed IRAP) scade l’ultimo giorno del settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.


Ai fini dell’adempimento della presentazione, non assume quindi rilevanza la data di approvazione del bilancio o del rendiconto, ma solo la data di chiusura del periodo d’imposta.


Ad esempio, un ente non commerciale, con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, deve presentare la dichiarazione in via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato o società del gruppo, entro il 31 luglio 2007.


Un ente non commerciale, invece, con periodo d’imposta 1° luglio 2006 – 30 giugno 2007, deve presentare la dichiarazione dei redditi ed IRAP (Modello UNICO 2007) in via telematica entro il 31 gennaio 2008.


I termini di presentazione, invece, delle dichiarazioni da presentare autonomamente (IVA, 770 SEMPLIFICATO e 770 ORDINARIO) nei casi in cui non è consentito includere tali dichiarazioni nella dichiarazione unificata, sono indicati nelle istruzioni relative alle specifiche dichiarazioni e disponibili sul sito Internet www.agenziaentrate.gov.it.


La dichiarazione trasmessa telematicamente si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate.


Inoltre,ai sensi degli articoli 2 e 8 del D.P.R. n. 322/1998, le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza dei suddetti termini sono valide, salva l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge.


Quelle presentate, invece, con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.


 


Versamenti e acconti


I versamenti a saldo risultanti dalla dichiarazione, compresi quelli relativi al primo acconto IRES, devono essere eseguiti entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta, ai sensi dell’art. 17 del D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435,. come modificato, dall’art. 37, comma 11, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.


Pertanto, nella generalità dei casi, i versamenti devono essere effettuati entro il 16 giugno 2007.


Inoltre, gli enti che in base a disposizioni di legge approvano il bilancio o il rendiconto oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, versano il saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’IRES e all’IRAP, compresa quella unificata, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio o rendiconto.


Se il bilancio o il rendiconto non è approvato entro il sesto mese dalla chiusura dell’esercizio, il versamento deve, comunque, essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello sopra indicato (ad esempio: in caso di approvazione, o di mancata approvazione, del bilancio in data 30 giugno 2007, l’ente deve effettuare i versamenti entro il 16 luglio 2007).


In base all’art. 17 del citato D.P.R. n. 435 del 2001, i predetti versamenti possono, altresì, essere effettuati entro i 30 giorni successivi ai termini suddetti, maggiorando le somme da versare (saldo e prima rata di acconto) dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.


Gli enti, poiché tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA all’interno di quella unificata, che si avvalgono della possibilità di versare l’importo del saldo dell’Iva entro il termine previsto per l’effettuazione dei versamenti risultanti dalla dichiarazione unificata, per il periodo successivo al 16 marzo, devono maggiorare tale importo dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese.


Gli importi delle imposte che scaturiscono dalla dichiarazione devono essere versati arrotondati all’unità di euro, così come determinati nella dichiarazione stessa.


Dal 1° gennaio 2006, i versamenti non vanno effettuati, se gli importi a debito delle singole imposte o addizionali, risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, non superano ciascuno il limite di 12 euro.


Occorre fare i versamenti delle imposte risultanti dalla dichiarazione (IRES, IRAP, imposte sostitutive, IVA) utilizzando la delega unica Mod. F24 on line.


Per i soggetti non titolari di partita IVA, il versamento può essere effettuato presso gli uffici postali, gli sportelli di qualsiasi concessionario e presso le banche convenzionate.


Nella compilazione della delega F24 occorre tenere presente che:


– gli interessi relativi agli importi a debito rateizzati di ciascuna sezione vanno esposti cumulativamente in un unico rigo all’interno della stessa sezione utilizzando l’apposito codice tributo;


– in corrispondenza di ciascun rigo, è possibile compilare soltanto una delle due colonne relativa agli importi a debito e agli importi a credito. Sullo stesso rigo del modello, infatti, può comparire un solo importo;


– l’importo minimo da indicare nel modello, relativamente ad ogni singolo codice tributo, è pari ad euro 1,03, fatte salve le particolari previsioni relative a specifici tributi.


 


Acconti


I versamenti di acconto dell’IRES, nonché quelli relativi all’acconto dell’IRAP, sono effettuati in due rate salvo che il versamento da effettuare alla scadenza della prima rata non superi euro 103.


La percentuale dell’acconto dell’IRES, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2006, è del 100%.


Il 40% della prima rata di acconto dovuto va versato nel termine previsto per il versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione (entro il 16 giugno 2007) e il residuo importo (60%) alla scadenza sotto indicata.


In particolare, la prima rata può essere versata entro il trentesimo giorno successivo ai termini ordinari di scadenza, maggiorando le somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. Mentre la seconda rata (60%) dell’acconto va versata entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta cui si riferisce la presente dichiarazione ( nella generalità dei casi entro il 30 novembre 20007) .


Ai sensi dell’art. 2, comma 72, del D.L. n. 262/2006, per il versamento dell’acconto dovuto ai fini delle imposte sui redditi con riferimento al periodo d’imposta in corso alla data del 3 ottobre 2006 ed a quelli successivi, il contribuente può continuare ad applicare le disposizioni previgenti (si veda in  seguito nel paragrafo sulle novità della disciplina del reddito d’impresa e di lavoro autonomo).


Ai fini del versamento dell’acconto dovuto ai fini dell’IRES per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006, tale acconto deve essere calcolato assumendo, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata tenendo conto delle disposizioni contenute nell’art. 1, commi 401 e 402, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007) in materia di deducibilità delle spese relative agli impianti di telefonia (deducibilità al 80%).


Ai sensi dell’art. 1, commi 30 e 31, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria), i titolari di partita IVA, entro il quinto giorno precedente quello in cui intendono effettuare l’operazione di compensazione per importi superiori a 10.000 euro, comunicano all’Agenzia delle Entrate, in via telematica, l’importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione. La mancata comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate al contribuente, entro il terzo giorno successivo a quello di comunicazione, vale come silenzio assenso.


Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate saranno stabilite le relative modalità di attuazione.


 


Soggetti obbligati alla compilazione del modello unico – enti non commerciali ed equiparati


Il Modello “UNICO – Enti non commerciali ed equiparati” deve essere utilizzato da tutti gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, soggetti all’IRES, ad esclusione degli organi e delle amministrazioni dello Stato, dei comuni, dei consorzi fra enti locali, delle associazioni e degli enti gestori di demanio collettivo, delle comunità montane, delle province e delle regioni.


L’art. 35, comma 13, del D.L. n. 223/2006, integrando l’art. 73 del TUIR, ha introdotto una presunzione legale relativa di localizzazione in Italia della sede dell’amministrazione, e quindi della residenza, di società ed enti. E’, infatti, previsto, che, salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73 del TUIR, se, in alternativa:


a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;


b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel territorio dello Stato.


Tale modifica ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 4 luglio 2006.


L’elemento distintivo degli enti non commerciali è costituito dal fatto di non avere quale oggetto esclusivo o principale lo svolgimento di un’attività di natura commerciale, intendendo per tale l’attività che determina reddito d’impresa ai sensi dell’art. 55 del TUIR.


Nessun rilievo assume, invece, ai fini della qualificazione dell’ente non commerciale la natura (pubblica o privata) del soggetto, la rilevanza sociale delle finalità perseguite, l’assenza del fine di lucro o la destinazione dei risultati di gestione.


Per gli enti residenti, l’oggetto esclusivo o principale dell’attività è determinato in base alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto, se esistenti in forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata o registrata.


In mancanza delle predette forme (atto pubblico o scrittura privata autenticata o registrata) l’oggetto principale dell’ente è determinato in base all’attività effettivamente esercitata nel territorio dello Stato; tale disposizione si applica in ogni caso agli enti non residenti.


Per oggetto principale si intende l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari dell’ente indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.


Pertanto, ai fini della qualificazione dell’ente come commerciale o non commerciale, occorre anzitutto avere riguardo alle previsioni contenute nello statuto, nell’atto costitutivo o nella legge.


Nell’ipotesi in cui i menzionati atti prevedano lo svolgimento di più attività, di cui alcune di natura commerciale ed altre di natura non commerciale, per la qualificazione dell’ente occorre fare riferimento all’attività che per lo stesso risulta essere essenziale, vale a dire quella che gli consente il raggiungimento degli scopi primari e che tipicizza l’ente medesimo.


La qualifica di ente non commerciale, risultante dall’atto costitutivo o dallo statuto, va verificata sulla base dell’attività effettivamente svolta ai sensi dell’art. 149 del TUIR.


 


Perdita della qualifica di ente non commerciale


In particolare, l’art. 149 del TUIR contiene una presunzione legale di perdita della qualifica di ente non commerciale, qualora, indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente eserciti quale attività principale un’attività commerciale (in base all’art. 55 del TUIR) per un intero periodo d’imposta.


Il comma 2 del suddetto art. 149 indica i seguenti parametri di commercialità:


a) prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività;


b) prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti le attività istituzionali;


c) prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative;


d) prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese.


Il verificarsi di uno o più degli anzidetti parametri non comporta automaticamente il mutamento di qualifica, ma sarà necessario, in ogni caso, un giudizio complesso, finalizzato a verificare che l’ente abbia effettivamente svolto per l’intero periodo d’imposta prevalentemente attività commerciale.


Per quanto riguarda il significato dell’espressione “intero periodo d’imposta”, contenuta nel comma 1 dell’art. 149 del TUIR, le istruzioni ministeriali precisano che tale lasso di tempo costituisce soltanto una proiezione temporale di osservazione dell’attività dell’ente, essendo poi sufficiente, per valutare la prevalenza dell’attività commerciale, che tale prevalenza sussista per la maggiore parte del periodo d’imposta.


Quindi, in presenza di attività commerciale prevalente per la maggiore parte del periodo d’imposta, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale a decorrere dall’inizio del medesimo periodo.


Il mutamento di qualifica ha effetti fin dal l’inizio del periodo d’imposta in cui lo stesso si verifica.


Le norme sulla perdita della qualifica di ente non commerciale non si applicano agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili e alle associazioni sportive dilettantistiche. Per tali enti valgono, comunque, i criteri contenuti dall’art. 73 del TUIR.


 


Reddito complessivo


Il reddito complessivo degli enti non commerciali residenti in Italia è formato dai redditi fondiari (da dichiarare nel quadro RA e/o RB), di capitale e diversi (da dichiarare nel quadro RL), di impresa (da dichiarare nel quadro RF o RC o RG o RD) ovunque prodotti e quale ne sia la destinazione, con esclusione dei redditi esenti e di quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. I redditi (o le perdite) da partecipazione in società di persone di cui l’ente sia socio, devono essere dichiarati nel quadro RH.


Per i redditi di fonte estera percepiti direttamente e soggetti ad imposta sostitutiva, deve essere compilato il quadro RM. Per le plusvalenze soggette ad imposta sostitutiva, ai sensi del D.Lgs. n. 461/1997, deve essere compilato il quadro RT.


Gli enti che hanno esercitato attività commerciali, escluse quelle di carattere meramente occasionale, devono presentare la dichiarazione anche in mancanza di reddito.


Ai sensi dell’art. 143, comma 1, del TUIR non si considerano attività commerciali, le prestazioni di servizi non rientranti nell’art. 2195 del codice civile rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione (pertanto, tali redditi non vanno dichiarati e non vanno, quindi tassati).


Il comma 3, lett. a), dell’art. 143 del TUIR prevede che i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche occasionali, anche con scambio/offerta di beni di modico valore (es. cessioni di piante o frutti) o di servizi a coloro che fanno le offerte, non concorrono alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lett. c) del comma 1 dell’art. 73 del TUIR alle seguenti condizioni:


– deve trattarsi di iniziative occasionali;


– la raccolta dei fondi deve avvenire in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione;


– i beni ceduti per la raccolta dei fondi devono essere di modico valore.


La lettera b) del comma 3 dello stesso art. 143 del TUIR stabilisce che i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento di attività in regime di convenzione o di accreditamento (D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e D.Lgs. 7 dicembre 1993, n. 517) non concorrono alla formazione del reddito degli enti non commerciali di cui alla lett. c) del comma 1 dell’art. 73 del TUIR, sempre che si tratti di attività aventi finalità sociali, svolte in conformità alle finalità istituzionali dell’ente.


Rientrano nella sfera applicativa dell’agevolazione anche i contributi che assumono la natura di corrispettivi.


L’agevolazione di cui all’art. 143, comma 3, lett. b), del TUIR, per espressa previsione dell’art. 18 della L. 30 marzo 2001, n. 152, si applica anche ai contributi ricevuti dagli Istituti di patronato e di assistenza sociale, derivanti da convenzioni stipulate con la pubblica amministrazione.


Per gli enti non commerciali di tipo associativo non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti sempre che la stessa sia esercitata in conformità alle finalità istituzionali e in assenza di una specifica corrispettività.


Per conseguenza le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo (pertanto, tali redditi non vanno dichiarati e non vanno, quindi tassati).


Non si considerano commerciali, inoltre, ai sensi dell’art. 74, comma 2, lett a) e b) del TUIR, l’esercizio di funzioni statali da parte di Enti pubblici nonché le attività assistenziali, previdenziali e sanitarie, poste in essere da enti pubblici istituiti esclusivamente a tal fine, comprese le aziende sanitarie locali.


Per gli enti di tipo associativo individuati dall’art. 148, commi 3, 5, 6 e 7, del TUIR non si considerano attività commerciali quelle svolte nel rispetto delle condizioni stabilite dal comma 8 di tale articolo (in presenza di particolari vincoli statutari per gli enti di tipo associativo elencati in detto articolo).


Ai sensi della L. n. 152/2001, gli Istituti di patronato possono svolgere attività istituzionali proprie delle associazioni promotrici, a fronte del pagamento di corrispettivi specifici.


Per tali attività trova applicazione il regime fiscale dell’art. 148, comma 3, del TUIR nei confronti delle associazioni sindacali, a condizione che dette attività siano svolte dagli Istituti di patronato in luogo dell’associazione promotrice.


 


NOVITÀ DELLA DISCIPLINA DEL REDDITO D’IMPRESA E DI LAVORO AUTONOMO


I provvedimenti legislativi intervenuti nel 2005 che hanno interessato la disciplina del reddito d’impresa e di lavoro autonomo e che possono riguardare la presente dichiarazione sono i seguenti:


– D.L. 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248 recante “Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria”;


– Decreto legislativo 18 novembre 2005, n. 247, recante “Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, in materia di imposta sul reddito delle società, nonché altre disposizioni tributarie”;


– Legge 23 dicembre 2005, n. 266 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Finanziaria 2006);


D.L. 1° febbraio 2006, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 marzo 2006, n. 86;


– D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;


– D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286;


– Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria 2007).


Il D.L. 30 settembre 2005, n. 203 convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, ha introdotto una serie di modifiche al TUIR.


In particolare, l’art. 5 ha disposto:


– che le minusvalenze realizzate relative a partecipazioni con i requisiti di cui all’art. 87, comma 1, lettere b), c) e d) del TUIR ed i costi specificamente inerenti al realizzo di tali partecipazioni, sono indeducibili, in misura corrispondente alla percentuale di cui all’articolo 58, comma 2, del TUIR, se possedute ininterrottamente dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente, (comma 1, art. 64 del TUIR);


– che, ai fini del calcolo del pro rata patrimoniale, il requisito dell’ininterrotto possesso delle partecipazioni che generano plusvalenze esenti deve sussistere dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello della fine del periodo d’imposta (art. 97, comma 1-bis, del TUIR);


– che l’ininterrotto possesso dal primo giorno del dodicesimo mese precedente quello dell’avvenuta cessione comporta la indeducibilità delle minusvalenze per i beni in regime di partecipazioni esenti di cui all’art. 87, considerando cedute per prime le azioni o quote acquisite in data più recente.


Con la modifica dell’art. 102, del TUIR viene previsto che, per i beni immobili concessi in locazione finanziaria, la deduzione dei canoni da parte dell’impresa utilizzatrice è ammessa a condizione che la durata del contratto non sia inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, e, comunque con un minimo di otto anni ed un massimo di quindici anni. Tale disposizione si applica relativamente ai contratti di locazione finanziaria stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (3 dicembre 2005).


Nel neo art. 109 del TUIR viene previsto che le minusvalenze realizzate ai sensi dell’art. 101 del TUIR sulle azioni, quote e strumenti finanziari similari alle azioni che non possiedono i requisiti di esenzione di cui all’art. 87 del TUIR non rilevano fino a concorrenza dell’importo non imponibile dei dividendi, ovvero dei loro acconti, percepiti nei 36 mesi precedenti il realizzo. Tale disposizione si applica anche sulle differenze negative.


Le predette disposizioni sono efficaci relativamente alle minusvalenze e alle differenze negative realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2006.


Inoltre, il medesimo articolo ha previsto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati e le notizie relative alle minusvalenze e alle differenze negative di ammontare superiore a 50.000 euro, derivanti da operazioni su azioni o altri titoli negoziati, che non possiedono i requisiti di esenzione di cui all’art. 87 del TUIR.


Termini e modalità della comunicazione saranno stabiliti con apposito provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.


In caso di locazione, per gli immobili di cui all’art. 90 del TUIR, qualora il canone risultante dal contratto ridotto, fino ad un massimo del 15% del canone medesimo, dell’importo delle spese documentate sostenute ed effettivamente rimaste a carico per la realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria risulti superiore al reddito medio ordinario dell’unità immobiliare, il reddito è determinato in misura pari a quella del canone di locazione al netto di tale riduzione. Tale disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto (4 ottobre 2005).


 


Decreto legislativo 18 novembre 2005, n. 247 (c.d. “Correttivo IRES”)


Il “Correttivo Ires” contiene disposizioni di carattere interpretativo, di coordinamento e di natura innovativa al TUIR.


Di seguito sono indicate le principali novità normative.


L’art. 6, tra l’altro, integra l’articolo 87 del TUIR, disponendo che per le partecipazioni esenti, le cessioni delle azioni o quote appartenenti alla categoria delle immobilizzazioni finanziarie e di quelle appartenenti alla categoria dell’attivo circolante vanno considerate separatamente con riferimento a ciascuna categoria (art. 87, comma 1-bis del TUIR).


È stato, inoltre, modificato l’articolo 89 del TUIR, nel quale è stabilito per la concorrenza degli utili distribuiti alla formazione del reddito della società o dell’ente ricevente, relativamente agli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.


L’art. 6, comma 10 ha modificato l’articolo 109, comma 4, lettera b), prevedendo che, ai fini della determinazione del vincolo nei casi di distribuzione di riserve e di utili, rileva, nell’ammontare delle restanti riserve, anche la riserva legale; che la parte delle riserve e degli utili di esercizio distribuiti che concorre a formare il reddito ai sensi del precedente periodo è aumentata delle imposte differite ad essa corrispondenti.


In tema di trasparenza fiscale, in base all’art. 7, con effetto per i periodi d’imposta che decorrono dal 1° gennaio 2005 è prevista la preclusione all’accesso al regime di trasparenza nei casi in cui i soci fruiscano di riduzioni dell’aliquota IRES.


 


Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Finanziaria 2006)


E’ stato previsto l’integrale deducibilità dal reddito del soggetto erogante dei fondi trasferiti per il finanziamento della ricerca, a titolo di contributo e/o liberalità, in favore di università, fondazioni universitarie ed altri soggetti.


Con le modifiche all’art. 103 del TUIR le quote di ammortamento del valore di avviamento iscritto nell’attivo del bilancio sono deducibili in misura non superiore a un diciottesimo del valore stesso, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 3 dicembre 2005, anche con riferimento alle residue quote di ammortamento del valore di avviamento iscritto in periodi di imposta precedenti.


L’art. 1, comma 466, ha istituito una addizionale alle imposte sul reddito dovuta dai soggetti titolari di reddito d’impresa e dagli esercenti arti e professioni, nella misura del 25% da applicare alla quota di reddito complessivo netto proporzionalmente corrispondente all’ammontare dei ricavi o dei compensi derivanti dalla produzione, distribuzione, vendita e rappresentazione di materiale pornografico e di incitamento alla violenza, come determinato con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.


Per il periodo d’imposta in corso al 1 gennaio 2006 è dovuto un acconto pari al 120% dell’addizionale che si sarebbe determinata applicando le suddette disposizioni nel periodo d’imposta precedente.


E’ stata prevista la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni risultanti dal bilancio chiuso al 31 dicembre 2004 nel bilancio o rendiconto dell’esercizio successivo per il quale il termine di approvazione scade successivamente alla data del 1 gennaio 2006.


Il riconoscimento fiscale del maggiore valore attribuito si ha a decorrere dal terzo esercizio  successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita.


Il saldo di rivalutazione può essere assoggettato, in tutto o in parte, ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap.


E’ stata prevista, infine, la facoltà di rivalutare le aree fabbricabili non ancora edificate o risultanti tali a seguito della demolizione degli edifici esistenti, comprese le aree alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa. I beni devono risultare dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2004. La rivalutazione deve riguardare tutte le aree fabbricabili appartenenti alla stessa categoria omogenea.


 


Decreto-legge 1° febbraio 2006, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 marzo 2006, n. 86 (non tassabile canone per sfratto esecutivo)


Riguardo l’anno 2006, viene previsto, per i proprietari degli immobili locati ai conduttori individuati nell’art. 1 del citato decreto, che il relativo reddito dei fabbricati di cui all’art. 90 del TUIR non concorre alla formazione del reddito imponibile per la durata della sospensione legale delll’esecuzione con un massimo di sei mesi ai sensi del precedente articolo 1.


 


Decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 (società di comodo)


E’ stato modificato anche il regime delle c.d. “società di comodo”, previsto dall’articolo 30, della legge del 23 dicembre 1994, n. 724, incrementando, in particolare, le percentuali utilizzate per stabilire se una società rientra nel novero delle società non operative e le percentuali previste per determinare l’entità del reddito minimo che deve essere obbligatoriamente dichiarato dalle stesse. Le novità si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 4 luglio 2006.


Sono, inoltre, state estese le limitazioni in merito all’utilizzo delle perdite maturate dai soggetti che partecipano alla fusione (o alla scissione) anche al caso della retrodatazione degli effetti fiscali. ciò si applica alle operazioni deliberate dalle assemblee delle società partecipanti dalla data del 4 luglio 2006.


E’ stato modificato il regime di tassazione integrale degli utili e proventi equiparati di cui all’art. 89, comma 3, del TUIR, provenienti da soggetti residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato; concorrono per il loro intero ammontare alla formazione del reddito del percettore anche gli utili erogati indirettamente in Italia attraverso altra società non residente in un Paese “black list”, fermo restando l’esercizio dell’interpello di cui all’art. 167, comma 5, lett. b), del TUIR.


Con la modifica dell’art. 102, comma 3, del TUIR, è stato escluso – a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 4 luglio 2006 – la possibilità di dedurre quote di ammortamento anticipato per taluni mezzi di trasporto a motore utilizzati “promiscuamente”nell’esercizio d’impresa, anche se acquistati nel corso di precedenti periodi di imposta.


Per l’individuazione di tali beni si veda l’art. 164, comma 1, lett. b), del TUIR.


Riguardo la deducibilità dei canoni di leasing riferibili a tali beni, viene subordinata la deduzione fiscale alla condizione che la durata del contratto di leasing non sia inferiore al periodo di ammortamento corrispondente all’applicazione delle aliquote previste dal D.M. 31 dicembre 1988 al costo del bene.


Tale modifica si applica ai canoni relativi ai contratti di locazione finanziaria stipulati a decorrere dal 12 agosto 2006.


In materia di fabbricati strumentali, viene stabilito che, ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili, il costo degli stessi deve essere assunto al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza; è previsto altresì che il costo da attribuire alle predette aree, ove non autonomamente acquistate in precedenza, è quantificato in misura pari al maggiore valore tra quello esposto in bilancio nell’anno di acquisto e quello corrispondente al 20% e, per i fabbricati industriali, al 30% del costo complessivo stesso.


Per fabbricati industriali si intendono quelli destinati alla produzione o tras


Partecipa alla discussione sul forum.