Le novità fiscali del 28 marzo 2007: sequestro giudiziario di azienda: adempimenti tributari a carico del custode giudiziario; CATASTO: variazione di rendita; IRAP: medici, avvocati, commercialisti, studi associati…

di Vincenzo D'Andò

Pubblicato il 28 marzo 2007

Il custode giudiziario deve presentare nei termini ordinari le dichiarazioni dei redditi dei periodi d'imposta interessati da tale custodia, con il conseguente obbligo di effettuare i versamenti dei tributi liquidati in via provvisoria.

Con la risoluzione n. 62/E del 27.03.2007, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito gli obblighi gravanti sul custode giudiziario e le regole che disciplinano l’imputazione del reddito prodotto da un’azienda oggetto del provvedimento cautelare di sequestro giudiziario, ai sensi dell’art. 670 del Codice di procedura civile.

 

Contenuto in sintesi di tale risoluzione

Il sequestro giudiziario (che risponde all'esigenza di garantire la custodia temporanea e la gestione di beni mobili, immobili, aziende o altre universalità di mobili, quando ne sia controversa la proprietà o il possesso) è assimilabile al sequestro dei beni di soggetti indiziati di appartenere ad associazioni di stampo mafioso (c.d. sequestro anti-mafia), con riguardo al quale è stato chiarito (circolare n. 156/E/2000) che i beni sequestrati configurano un patrimonio separato, assimilabile per analogia all'eredità giacente disciplinata dall’art. 187 del T.U.I.R. e dall’art. 5-ter, D.P.R. n. 322/1998.

In entrambi i casi l'amministratore esercita in via provvisoria l'amministrazione di un patrimonio, nell'attesa che lo stesso sia devoluto ad un soggetto che attualmente non è individuato a titolo definitivo e che pertanto non ne ha la disponibilità.

L'incertezza nell'individuazione del soggetto proprietario e la conseguente indisponibilità dei beni si verificano anche nei casi di sequestro giudiziario.

Pertanto, simile deve essere la soluzione da adottare ai fini degli obblighi gravanti sul custode e dell'imputazione del reddito prodotto dall'azienda oggetto del provvedimento cautelare.
Nei casi di sequestro giudiziario di azienda, dunque, il custode opera in veste di rappresentante in incertam personam, curando la gestione del complesso aziendale per conto di un soggetto non ancora individuato.

Poiché trovano applicazione le regole dettate in materia di eredità giacente dall'art. 187, D.P.R. n. 917/1986, il custode giudiziario deve presentare nei termini ordinari le dichiarazioni dei redditi dei periodi d'imposta interessati dalla custodia giudiziaria, con il conseguente obbligo di effettuare i versamenti dei tributi liquidati in via provvisoria.
Quando poi viene definitivamente meno il sequestro dell'azienda, il soggetto che ne diviene proprietario deve presentare la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel corso del quale è venuta meno la misura cautelare, provvedendo direttamente nei termini ordinari a dichiarare il reddito derivante dall'azienda dissequestrata, unitamente agli altri redditi da lui prodotti.

In tale dichiarazione può esercitare, per ciascuno degli anni in cui i redditi sono stati determinati in via provvisoria, la facoltà di eventuale tassazione separata di tali redditi, ai sensi dell'art. 5-ter, comma 3, D.P.R. n. 322/1998.

Relativamente a ciascuno dei periodi d'imposta precedenti, l'Amministrazione Finanziaria provvederà alla liquidazione definitiva e alla conseguente iscrizione a ruolo delle maggiori imposte dovute.

Dalla data di presentazione, da parte del proprietario, della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel corso del quale è venuta meno la misura cautelare decorre poi il termine per la liquidazione definitiva delle imposte.

 

Termini di presentazione delle dichiarazioni

La ratio della norma che dispone - nei confronti del curatore o dell'amministratore - la proroga di 6 mesi dei termini pendenti alla data di apertura della   successione e di quelli aventi inizio prima della data di assunzione delle funzioni, è di consentire a chi subentra nell'amministrazione di un complesso di beni di reperire e predisporre la documentazione necessaria all'adempimento degli obblighi di natura contabile e tributaria (il legislatore, data la necessità di intervenire in un'attività in precedenza esercitata da altri, riconosce in favore del soggetto che assume ex novo i compiti del curatore o dell'amministratore un differimento dei termini).

Non può però esserci proroga per le ipotesi in cui ad un custode giudiziario subentri un nuovo custode: le esigenze di reperire e predisporre la documentazione sussistono solo in capo al primo soggetto chiamato a collaborare con il giudice.

 

Ulteriori adempimenti

In base all’art. 5-ter, D.P.R. n. 322/1998, il custode deve:

- adempiere agli obblighi contabili e a quelli a carico dei sostituti d'imposta, per il periodo d'imposta nel quale ha assunto le funzioni e per quelli successivi, fino al periodo d'imposta anteriore alla cessazione della custodia;

- comunicare all'Agenzia delle Entrate - entro 60 giorni - l'assunzione e la cessazione delle funzioni (la comunicazione di cessazione deve contenere l'indicazione dei dati identificativi del soggetto o dei soggetti definitivamente dichiarati proprietari o possessori).

Per quanto riguarda l'IVA, il custode prosegue regolarmente l'attività in precedenza svolta dal sequestratario, senza necessità di aprire una nuova partita IVA, curando tuttavia di comunicare l'avvenuta variazione ai sensi dell'art. 35, D.P.R. n. 633/1972.

 

CATASTO: LA VARIAZIONE DELLA RENDITA, ANCHE A SEGUITO DI SENTENZA DEL GIUDICE TRIBUTARIO, HA EFFETTO RETROATTIVO

 

Riguardo l'efficacia temporale delle rettifiche catastali, l'Agenzia del Territorio, tenendo conto dei recenti orientamenti giurisprudenziali, ha chiarito, con la risoluzione n. 1 del 27 marzo 2007, che anche per le modifiche della rendita catastale derivanti da sentenze emesse in sede tributaria può essere riconosciuta efficacia retroattiva, analogamente alle variazioni derivanti dall'esercizio della potestà di autotutela (i cui effetti retroagiscono al momento della domanda).

 

IRAP: ATTIVITÀ PROFESSIONALE SVOLTA IN ASSENZA DI ORGANIZZAZIONE DI CAPITALE E DI LAVORO ALTRUI

Gli esercenti arti e professioni non sono soggetti ad IRAP in difetto del requisito dell'autonoma organizzazione: lo ribadisce ulteriormente la Corte di Cassazione che, muovendo dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 156/2001, conferma una sentenza del giudice di secondo grado basata sul rilievo che, dall'esame del quadro RE del modello UNICO presentato dal contribuente, emerge "l'assenza di una struttura organizzativa di rilievo sia per l'irrilevanza dei cespiti ammortizzabili che per l'assenza di spese e costi di gestione significativi negli anni cui è riferita la richiesta di rimborso".

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6505)

 

IRAP: AVVOCATO: VALUTAZIONE DEL QUID PLURIS CHE LO ASSOGGETTA ALL'IMPOSTA

Non è soggetta all'imposta solo l'attività di lavoro autonomo - di cui all'art. 49, comma 1 e all'art. 53, comma 1 del D.P.R. n. 917/1986 nella loro versione ante e post riforma - che non sia autonomamente organizzata.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6503)

  

IRAP: ATTIVITÀ LIBERO PROFESSIONALE DI MEDICO: VIA LIBERA AL RIMBORSO

Nel caso in cui un'attività professionale (si tratta, nella specie, dell'attività libero professionale di medico) viene svolta in assenza di elementi di organizzazione - il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto - risulterà mancante il presupposto stesso dell'IRAP, rappresentato dall'esercizio abituale di un'attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6502)

 

IRAP: ASSENZA DI LAVORATORI DIPENDENTI E DI APPREZZABILI CAPITALI: IL COMMERCIALISTA NON PAGA

L'autonoma organizzazione, quale elemento individuante una distinta capacità produttiva e contributiva, non sussiste - e viene conseguentemente a mancare il presupposto imprescindibile dell'imposizione IRAP - in relazione al commercialista che esercita l'attività libero professionale in assenza di lavoratori dipendenti e di risorse finanziarie apprezzabili.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6501)

 

IRAP: SOGGEZIONE ALL'IMPOSTA DEL PROFESSIONISTA ISCRITTO ALL'ALBO: PRESUPPOSTI

L'attività del libero professionista per il cui esercizio è previsto uno specifico esame di abilitazione e l'iscrizione ad apposito albo (nel caso di specie geometra) è soggetta all'IRAP quando rilevi una capacità contributiva qualificata, autonoma, ulteriore e diversa rispetto alla remunerazione dell'attività personalmente svolta.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6500)

 

IRAP: LO STUDIO ASSOCIATO CON CAPACITÀ CONTRIBUTIVA QUALIFICATA PAGA L'IMPOSTA

È assoggettabile all'IRAP lo studio associato dotato di un'autonoma organizzazione - intesa come capacità contributiva qualificata, autonoma, ulteriore e diversa rispetto alla remunerazione dell'attività lavorativa - data dai capitali, dai beni strumentali impiegati e dalle collaborazioni interne ed esterne che hanno contribuito al conseguimento dei risultati reddituali.

(Cassazione civile Sentenza, Sez. trib., 19/03/2007, n. 6499)

 

Vincenzo D'Andò

 

Marzo 2007