Comunicazioni di assunzioni: sanzioni applicabili

di angelo facchini

Pubblicato il 29 marzo 2007



Come già detto in precedenza, a partire dal 1° gennaio 2007 le comunicazioni di assunzioni sono state interessate da novità legislative di contrasto al lavoro nero. L’art. 9bis, c. 2 D.L. n. 510/1996, modificato con legge n. 608/1996, e sostituito, dall’art. 1, c. 1180 della legge n. 296/2006, dispone che in caso d’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato o di lavoro autonomo in forma coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto, o ancora di rapporti riguardanti soci lavoratori di cooperativa e associati in  partecipazione con apporto lavorativo, i datori di lavoro privati, compresi quelli agricoli, gli enti pubblici economici e le pubbliche amministrazioni, devono darne comunicazione al Servizio competente, nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro, entro il giorno antecedente all’evento, mediante documentazione avente data certa di  trasmissione. Stessa procedura è da osservare per i tirocini di formazione e di  orientamento e ad ogni altro tipo di esperienza lavorativa ad essi assimilata.

 

Cosa succede in caso di violazione di detto obbligo?

Naturalmente è soggetta ad applicazione di sanzione amministrativa, con pena pecuniaria da 100 €. a 500 €. per lavoratore (art. 13 DLGS 124/2004, e art. 3 DLGS 276/2003). Questa interpretazione letterale regge nei normali casi, cioè quelli in cui si riscontra un’omissione del fatto netta, nella qualsivoglia fattispecie ipotizzata di lavoro nero, desta, invece, perplessità nei casi particolari, come, per esempio , quando a seguito di una verifica ispettiva, è accertata la non genuinità di un contratto di collaborazione piuttosto che di un rapporto societario o di associazione in partecipazione.

Il disconoscimento di questo tipo di rapporti originariamente non correttamente qualificati come lavoro subordinato, sebbene la responsabilità del trasgressore sia  rilevante anche solo a titolo di colpa, non predispongono ad una vera tipologia di lavoro nero, e la comunicazione al Servizio competente, seppur non corretta, vi è stata. Pertanto, dato che lo scopo perseguito dal legislatore è tanto quello di consentire il completo monitoraggio della forza lavoro occupata quanto quello di contrastare il cd. lavoro nero, entrambe tali esigenze sembrerebbero nella sostanza fatte salve. Quindi ci troveremmo dinanzi ad una violazione meramente formale e, come tale, non soggetta a sanzione, salvo la necessaria comunicazione di rettifica, da effettuare all’esito dell’accertamento ispettivo.

Il caso si può ricollegare a quanto spiegato nella  circolare n. 12/2001 del Ministero del lavoro, che abrogava le sanzioni amministrative previste per le violazioni formali in materia di collocamento, ponendo l’accento sul bene o interesse protetto dalla norma di volta in volta interessata, e giudicava sicuramente sostanziali tutte le violazioni relative all’omessa o tardiva comunicazione di assunzione e cessazione, in quanto realmente incidenti sulla finalità di monitoraggio di flussi di manodopera.

E’ il caso di aggiungere che, invece,  nell’ipotesi di tirocinio o stage formativo che dissimuli un vero e proprio rapporto di lavoro, è indubbio che, trattasi di lavoro sommerso, soggetto pertanto a tutta la sanzione amministrativa citata in testa all’articolo.

 

Per quanto esposto, si ritiene corretto applicare la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art. 19, comma 3, del DLGS n. 276/2003, nel caso in cui l’organo ispettivo disconosca un rapporto di lavoro, regolarmente comunicato al Servizio per l’impiego, ma non rispondente alla tipologia denunciata. Lo stesso dicasi nel caso in cui, fatta salva l’eventuale responsabilità di carattere penale, sia comunicato al Servizio competente un rapporto di lavoro inesistente, a meno che, nel più breve tempo possibile, non sia stata comunicata la mancata ammissione al lavoro.

 

Marzo 2007