Le risposte dell’Agenzia delle Entrate sulla disciplina studi di settore





L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile sul proprio sito le risposte date nel corso di incontri con la stampa (cartacea) specializzata (Italia Oggi e Il Sole 24 Ore).

Come capita in tali occasioni vi sono contenuti spunti interessanti ed altri che suscitano perplessità e possono dare adito a polemiche e controversie in sede di contenzioso.


A tal fine il presente articolo intende esaminare le risposte fornite sulle novità, contenute nella Legge Finanziaria 2007, che hanno interessato l’argomento studi di settore.


Vediamole di seguito.


 


Continuità nello svolgimento dell’attività


Nelle risposte fornite nei convegni del 20/01/2007 e del 29/01/2007, è emerso che la norma prevista nell’art. 10, comma 4, lettera b), della L. n. 146/1998, a seguito della  modifica arrecata dall’art. 1, comma 16, della L. n. 296/2006 (Legge finanziaria 2007), ha confermato, tra le cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore, l’inizio o la cessazione dell’attività nel periodo d’imposta.


Ma a seguito della citata modifica l’accertamento sulla base degli studi di settore ora si applica:


– In caso di cessazione e inizio dell’attività, da parte dello stesso soggetto, entro sei mesi dalla data di cessazione. Con tale previsione (cessazione e riapertura entro 6 mesi) il legislatore mira a contrastare determinati fenomeni posti in essere dai contribuenti per “eludere” l’applicazione della disciplina degli studi di settore;


– quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti.


Riguardo tale ultima ipotesi (cioé quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti), l’Agenzia delle Entrate sostiene che ciò si verifica quando l’attività presenta il carattere della novità unicamente sotto l’aspetto formale ma che viene svolta, ancorché da un altro soggetto, in sostanziale continuità.


Altra caratteristica è costituita dalla omogeneità dell’attività rispetto a quella preesistente.


Il requisito della omogeneità sussiste se le attività sono contraddistinte da un medesimo codice di attività o i codici di attività sono compresi nel medesimo studio di settore.


Per tutti gli altri casi la verifica “della prosecuzione dell’attività” deve essere effettuata caso per caso con riguardo al contesto generale in cui la nuova attività viene esercitata.


L’Agenzia riporta quali esempi di “prosecuzione di attività svolte da altri soggetti” le seguenti situazioni di inizio di attività derivante da:


– acquisto d’azienda;


– donazione o successione d’azienda;


– operazioni di trasformazione;


– operazioni di scissione e fusione d’azienda.


 


Indicatori di normalità economica


L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sia gli indicatori, previsti dall’art. 10-bis, comma 2, della L. n. 146/1998, introdotto dall’art. 1, comma 13, della L. n. 296/2006, che gli indicatori di normalità economica previsti al comma 14, della stessa legge n. 296/2006, incideranno direttamente sul risultato derivante dall’applicazione degli studi di settore effettuato da GERICO, nel senso che una eventuale “incoerenza” ad uno o più indicatori comporterà una maggiore stima del ricavo o compenso.


Pertanto, sia il ricavo minimo sia il ricavo puntuale sarà maggiorato in relazione alle ipotesi di incoerenza agli indici di normalità economica. Si avrà comunque un solo livello di adeguamento: il soggetto risulterà “non congruo” alle risultanze degli studi di settore nel caso in cui i ricavi o compensi dichiarati risultino inferiori ai valori stimati dallo studio di settore, tenendo conto anche dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall’applicazione dei predetti indicatori.


Il software GERICO 2007 visualizzerà il maggiore ricavo attribuibile a ciascun indicatore di incoerenza di normalità economica.


 


Le presunzioni


A parere dell’Agenzia delle Entrate (assai opinabile) la modifica relativa all’art. 10, comma 1, della legge n. 146/1998, prevista dall’art. 1, comma 23, lett. b), della legge n. 296 del 2006, è correlata alla abrogazione, effettata ad opera del decreto legge n. 223/2006, del comma 2 del citato articolo 10 e ribadisce, ancora una volta, la valenza probatoria degli studi di settore quale presunzione relativa, dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.


La possibilità di effettuare un accertamento da studi di settore sulla base del semplice scostamento tra i ricavi o compensi dichiarati e quelli stimati dagli studi stessi, sarebbe già stata prevista prima.


Pertanto,  con la modifica non si sarebbe alterata la ratio sulle modalità di accertamento da studi di settore.


Invero, su tale punto la giurisprudenza registrata in questi ultimi anni la pensa diversamente (le presunzioni derivanti dalle risultanze degli studi di settore sono di tipo semplice e non sono dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza).


 


Limiti all’accertamento


Inoltre, nell’altro convegno, l’Agenzia delle Entrate, ha precisato che il nuovo comma 4-bis, dell’arti. 10, della Legge 146/1998, introdotto dal comma 17 della Legge n. 296/2006, prevede una particolare inibizione dell’attività di accertamento di tipo presuntivo nei confronti dei contribuenti che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento in dichiarazione, ricavi o compensi pari o superiori al livello della congruità risultante dall’applicazione degli studi di settore, tenuto conto anche dei valori di coerenza risultanti dagli specifici indicatori.


Per tali contribuenti non è possibile effettuare le rettifiche dei ricavi o dei compensi sulla base di presunzioni semplici, ancorché gravi, precise e concordanti, quando l’ammontare dei maggiori ricavi o compensi accertabili, con un massimo di 50.000 euro, sia pari o inferiore al quaranta per cento dei ricavi e compensi dichiarati.


Il limite di 50.000 euro non costituisce in alcun modo una franchigia, per cui se l’ammontare accertabile sulla base di presunzioni semplici è superiore a tale importo è effettuabile la rettifica dei ricavi o compensi nella misura complessiva risultante.


 


Valenza probatoria


Infine, l’Agenzia delle Entrate, ha di nuovo ribadito nel secondo convegno, che la modifica normativa relativa all’articolo 10, comma 1, della legge n. 146/1998, prevista dalla Legge n. 296/2006, contiene la valenza probatoria degli studi di settore quale presunzione relativa, dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.


Oltre la giurisprudenza, anche la dottrina maggioritaria si è dissociata da tale interpretazione delle novità.


 


Vincenzo D’Andò


 


Febbraio 2007


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