Le agevolazioni fiscali sulle aggregazioni aziendali realizzate con la fusione, la scissione e il conferimento di azienda


Premessa


La L. n. 296/2006 (Legge Finanziaria 2007), ha introdotto, nel nostro sistema, una agevolazione fiscale, temporanea, per le aggregazioni aziendali realizzate mediante operazioni di fusione, scissione e conferimento di azienda (art. 1, commi da 242 a 249).


Con tale nuova disciplina (ricorrendo talune condizioni), i maggiori valori iscritti in bilancio, per effetto della imputazione del disavanzo di concambio derivante da fusioni e scissioni effettuate nel biennio 2007-2008, sono fiscalmente riconosciuti.


Il medesimo riconoscimento fiscale è stato previsto per i maggiori valori iscritti dal conferitario a seguito di conferimenti neutrali di aziende, nel medesimo periodo.


Ciò costituisce una deroga alla normale neutralità fiscale delle operazioni straordinarie.


A seguito della abrogazione delle disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 358/1997 (avvenuta con il D.Lgs. n. 344/2003), le fusioni e le scissioni sono, infatti, fiscalmente neutre: Le stesse, quindi, non possono dare luogo alla emersione di maggiori valori fiscalmente riconosciuti.


Di contro, per i conferimenti di aziende, l’ordinario regime di neutralità, previsto dall’art. 176 del TUIR, comporta, per il conferitario, la continuità dei valori fiscali dei beni conferiti e, per il conferente, il “trasferimento” del valore stesso sulla partecipazione acquisita.


Tale regime, pur potendo essere disapplicato, con la opzione per l’applicazione delle disposizioni che qualificano fiscalmente il conferimento come un atto di realizzo, ha assunto rilevante importanza operativa.


Difatti, il conferimento in neutralità fiscale consente di realizzare la successiva cessione delle partecipazioni acquisite nella società conferitaria usufruendo, al ricorrere delle condizioni stabilite, della esenzione parziale delle plusvalenze prevista dall’art. 87 del TUIR. Né l’amministrazione finanziaria può contestare la elusività dell’operazione, per espressa previsione di legge.


Pertanto, la Legge Finanziaria 2007 ha fatto si che ai contribuenti, per le fusioni, le scissioni e i conferimenti “neutrali”, siano riconosciuti fiscalmente i maggiori valori iscritti per l’avviamento o per i beni strumentali materiali e immateriali, fino ad un importo massimo di 5 milioni di euro.


Non sono previsti oneri tributari ma è solo necessario proporre apposita istanza preventiva di interpello (è una condizione inderogabile) in modo che l’Agenzia delle Entrate possa controllare il rispetto delle condizioni stabilite.


I beni fiscalmente rivalutati debbono essere conservati almeno per quattro periodi d’imposta.


In sostanza:


– Si tratta di una rivalutazione fiscale gratuita dei cespiti esistenti presso le società partecipanti all’operazione o della iscrizione di una posta a titolo di avviamento che ha rilevanza fiscale;


– la rivalutazione dei cespiti o l’iscrizione dell’avviamento hanno rilevanza fiscale entro il limite massimo complessivo di 5 milioni di euro e sempre che l’operazione di aggregazione (mediante fusione, scissione o conferimento neutrale di azienda) sia effettuata tra il 1.1.2007 ed il 31.12.2008;


– non sono previsti criteri vincolanti di attribuzione del valore fiscalmente riconosciuto ai diversi beni.


Il soggetto risultante dalla operazione è quindi libero di scegliere come attribuire i plusvalori, nel rispetto delle norme civilistiche e nei limiti consentiti dal presumibile valore effettivo dei singoli beni, in modo da massimizzare il beneficio fiscale.


La finalità della norma è quella di incentivare le aggregazioni aziendali tra soggetti indipendenti, non legati da vincoli partecipativi (e non quindi le mere riorganizzazioni operate nell’ambito dei gruppi societari).


Non è prevista nessuna limitazione dimensionale: pertanto, l’agevolazione non è limitata alle piccole e medie imprese ma estesa a tutte le imprese in possesso dei requisiti richiesti.


L’Agenzia delle Entrate in merito ha dato chiarimenti in occasione del Telefisco 2007 del 30.1.2007.


 


Ambito soggettivo dell’agevolazione fiscale (soggetti destinatari del beneficio)


L’agevolazione fiscale viene riconosciuta alle sole società di capitali residenti, al verificarsi di una serie di condizioni riferite alla situazione soggettiva delle imprese interessate alle operazioni di aggregazione.


I destinatari dell’agevolazione sono i soggetti indicati nell’articolo 73, comma 1, lett. a), del TUIR “che risultano da operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso fusione o scissione, effettuate negli anni 2007 e 2008.”


Si tratta, quindi, delle S.p.A, S.A.P.A., S.R.L., delle società cooperative e delle società di mutua assicurazione, residenti nel territorio dello Stato.


Poiché i soggetti considerati dalla norma sono quelli “che risultano” dalle operazioni di fusione o scissione, ciò che rileva è la natura giuridica del soggetto che risulta dall’aggregazione, indipendentemente dalla tipologia dei soggetti che partecipano all’operazione stessa (ad esempio, le società di persone e gli enti commerciali).


Il beneficio spetta anche qualora a partecipare all’operazione siano soggetti non residenti (ad esempio, in qualità di soggetti incorporati, fusi o scissi).


La norma non si limita a stabilire che, nel casi di operazioni di conferimento di azienda effettuate ai sensi dell’art. 176 del TUIR, il beneficio è riconosciuto al soggetto conferitario, ma precisa che si deve trattare di uno dei soggetti indicati nell’art. 73, comma 1, lett. a), del TUIR (S.P.A. e S..P.A., S.R.L., società cooperative e società di mutua assicurazione, residenti nel territorio dello Stato).


Poiché i conferimenti di aziende in neutralità fiscale sono consentiti anche quando il conferitario sia un soggetto di cui all’art. 73, comma 1, lett. b), del TUIR (ente pubblico o privato, diverso dalle società, residente nel territorio dello Stato, che abbia per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali), sono state escluse dal beneficio le operazioni di conferimento che vedano come conferitario un ente commerciale residente.


 


I soggetti partecipanti alle operazioni: condizioni per il beneficio


Per il riconoscimento del beneficio le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione devono rispettare le seguenti condizioni:


– Devono tutte essere operative da almeno due anni;


– non devono fare parte dello stesso gruppo societario;


– non devono essere legate tra loro da un rapporto di partecipazione;


– non devono essere controllate anche indirettamente dallo stesso soggetto, ai sensi dell’art. 2359 del codice civile.


Ma non basta il rispetto di queste condizioni alla data di effettuazione dell’operazione straordinaria (fusione, scissione o conferimento), poiché il beneficio viene riconosciuto soltanto se le imprese interessate all’operazione di aggregazione “si trovino o si siano trovate ininterrottamente, nei due anni precedenti all’operazione, nelle condizioni che consentono il riconoscimento” del beneficio fiscale.


In sostanza, le condizioni devono essere state rispettate anche nei due anni precedenti l’operazione.


 


Operatività da almeno due anni


Le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione devono avere iniziato una attività commerciale o industriale effettiva da almeno due anni.


A parere dell’Agenzia delle Entrate, la condizione non è ritenuta soddisfatta:


– Se le imprese che partecipano all’operazione sono state costituite da meno di due anni;


– se le imprese che partecipano all’operazione non esercitano un’effettiva attività d’impresa.


Secondo il parere dell’Agenzia delle Entrate, non è sufficiente che all’operazione partecipino esclusivamente imprese per realizzare un’aggregazione aziendale e che l’operazione abbia dato luogo ad un complesso aziendale di dimensioni più grandi ma occorre anche che le imprese interessate esercitino un’effettiva attività commerciale o industriale (rivolta al mercato).


E’ stato rilevato che gli uffici possono riferirsi al concetto di operatività utilizzato per le cosiddette “società di comodo”, ma la circostanza che la società venga qualificata “non operativa”, ai sensi dell’art. 30 della L. n. 724/1994, non dovrebbe comportare la automatica esclusione del beneficio fiscale.


Pure tali società “non operative” possano usufruire del beneficio, quando sia possibile dimostrare che la società svolge una effettiva attività commerciale o industriale nei confronti del mercato.


 


Non appartenenza ad un gruppo societario


Le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione non devono fare parte dello stesso gruppo societario.


Non viene precisato cosa si deve intendere per “gruppo societario”.


E’ stato ritenuto che si possono considerare parte dello stesso gruppo societario la società controllante e le società controllate, ai sensi dell’art. 2359 del C.c..


 


Mancanza di un rapporto partecipativo


Le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione non devono essere legate tra loro da un rapporto di partecipazione.


E’ quindi sufficiente un qualsiasi rapporto di partecipazione per escludere l’applicazione del beneficio.


 


Esclusione per le imprese controllate anche indirettamente da uno stesso soggetto


Le imprese che partecipano all’operazione di aggregazione non debbono essere controllate anche indirettamente dallo stesso soggetto ai sensi dell’art. 2359 del C.c..


Ad es. A controlla B, mentre B controlla C. L’eventuale aggregazione di B con C non darebbe diritto all’agevolazione, perché B e C sono controllate dallo stesso soggetto A (B, controllo diretto; C, controllo indiretto).


 


Rispetto delle condizioni nei due anni precedenti all’operazione


Il beneficio viene riconosciuto soltanto se le imprese interessate all’operazione di aggregazione “si trovino o si siano trovate ininterrottamente, nei due anni precedenti all’operazione, nelle condizioni che consentono il riconoscimento” del beneficio fiscale.


Secondo l’Agenzia delle Entrate, le imprese interessate all’operazione di aggregazione aziendale non solo devono rispettare le previste condizioni alla data di effettuazione dell’operazione ma devono averlo fatto anche nei due anni precedenti l’operazione.


Si tratta di una disposizione cha ha natura antielusiva.


 


Ambito oggettivo dell’agevolazione fiscale


Danno diritto al beneficio (del riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti) le operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso fusione, scissione o conferimento d’azienda effettuate negli anni 2007 e 2008.


Il beneficio non è quindi riconosciuto a qualsiasi fusione, scissione o conferimento ma solo alle operazioni che hanno i previsti requisiti (il soggetto risultante deve essere una società di capitali; i soggetti partecipanti all’operazione devono svolgere un’effettiva attività commerciale o industriale e devono essere tra loro indipendenti) e che permettano di realizzare una “aggregazione aziendale”.


L’operazione realizzata deve prima di tutto dare origine ad una “aggregazione aziendale”. Non è sufficiente la formazione di un’azienda di dimensione più grande, ma occorre che l’azienda realizzata con l’operazione straordinaria derivi dall’unione di due aziende preesistenti.


A tal fine, è stato ritenuto (Fondazione Luca Pacioli, circolare n. 4 del 14.2.3007) che:


– Il conferimento di un’azienda ad una società di nuova costituzione non sia un’operazione che possa ottenere il beneficio fiscale perché, al momento dell’operazione, la società conferitaria non ha un’azienda preesistente che possa essere aggregata a quella conferita. Lo stesso vale per un’operazione di scissione con attribuzione di un’azienda ad una beneficiaria di nuova costituzione;


– non possa usufruire del beneficio un’operazione di conferimento che avesse ad oggetto un insieme di beni non qualificabili come “azienda” o una scissione che attribuisse alla beneficiaria lo stesso compendio di beni (non qualificabili come “azienda”).


In merito al chiarimento di quando le operazioni straordinarie si devono intendere “effettuate”, a parere dell’Agenzia delle Entrate:


– Con riferimento alle operazioni di fusione e di scissione, tale momento coincide con la data di efficacia giuridica della fusione o della scissione, ai sensi, rispettivamente, dell’art. 2504-bis e dell’art. 2506-quater del C.c.;


– riguardo i conferimenti d’azienda, tale momento coincide con la data di iscrizione della delibera di aumento del capitale sociale presso il registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2436, comma 511, del C.c..


 


Beneficio fiscale


Per le operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso fusioni e scissioni si considera riconosciuto, ai fini fiscali, il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto della imputazione in bilancio del disavanzo da concambio, per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro.


Lo stesso vale per i maggiori valori iscritti dal soggetto conferitario, nel caso di operazioni di conferimento di azienda “fiscalmente neutrali”, ai sensi dell’art. 176 del TUIR.


Si tratta di incentivi che hanno una esclusiva valenza fiscale e non incidono sui criteri civilistici e contabili di iscrizione in bilancio delle operazioni straordinarie.


Il riconoscimento fiscale non comporta alcun onere tributario: Non occorre pagare alcuna imposta, anche sostitutiva, come, invece, previsto in passato quando altre normative speciali hanno consentito il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti.


E’ necessario solo proporre apposita istanza preventiva di interpello in modo da permettere all’Agenzia delle Entrate di controllare il rispetto delle condizioni stabilite.


In mancanza della istanza preventiva di interpello, il beneficio fiscale non può essere riconosciuto.


 


Operazioni di fusione e di scissione


Per le operazioni di fusione e di scissione, l’agevolazione è rappresentata dal riconoscimento fiscale del valore di avviamento e di quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto della imputazione in bilancio del disavanzo da concambio, per un importo complessivo non superiore a 5 milioni di euro.


In ambito delle operazioni di fusione o scissione, il concambio viene calcolato in base al rapporto tra il valore economico del patrimonio netto “trasferito” e quello complessivo risultante dalla aggregazione. Poiché il valore economico dei patrimoni può divergere rispetto al loro valore contabile, è possibile che l’aumento del capitale sociale (o, più in generale, del patrimonio netto) della società incorporante, risultante dalla fusione o beneficiaria della scissione, conseguente alla fusione o scissione, sia superiore al patrimonio netto contabile “acquisito”. E’ proprio tale differenza positiva che rappresenta un disavanzo da concambio, ossia una posta di equilibrio contabile iscritta nell’attivo della società incorporante, risultante dalla fusione o beneficiaria della scissione.


Se tale differenza fosse negativa, ossia se il patrimonio netto contabile trasferito fosse superiore all’aumento del patrimonio necessario per assegnare le partecipazioni in cambio, si avrebbe un avanzo da concambio, da allocare nel passivo patrimoniale tra le poste del patrimonio netto.


Secondo l’Amministrazione finanziaria, “il disavanzo da concambio è una posta di equilibrio contabile che misura la eccedenza dell’aumento del patrimonio netto deliberato dalla società incorporante o beneficiaria rispetto a quello della società incorporata o scissa indicato nelle scritture contabili:


Dal punto di vista economico può rappresentare le plusvalenze latenti presenti nella società incorporata, fusa o scissa, quindi, se il disavanzo da concambio viene iscritto nell’attivo di bilancio, potrebbe essere utilizzato per rivalutare, con rilevanza esclusivamente civilistica, i beni ricevuti a seguito della fusione o della scissione, nonché per iscrivere una voce a titolo di avviamento” (C.M. n. 320/1997, paragrafo 4.2.2.).


In deroga alla ordinaria irrilevanza fiscale dei maggiori valori iscritti con imputazione del disavanzo da concambio, l’art. 1, commi 242 e seguenti, della legge finanziaria per il 2007, ha riconosciuto valenza fiscale a tali maggiori valori iscritti.


Tale rilevanza fiscale può dare diritto alla deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e si ripercuote nella quantificazione delle plusvalenze o minusvalenze in caso di realizzo (sempre che il realizzo si verifichi dopo quattro periodi d’imposta dalla effettuazione dell’operazione).


Peraltro, il diritto al beneficio non è condizionato dai successivi comportamenti degli azionisti. Questi possono cedere la partecipazione ricevuta a seguito della fusione, senza per questo incidere sul riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti dalla società risultante dalla fusione (o beneficiaria).


Viceversa,  il beneficio riconosciuto alla società risultante dalla fusione (o beneficiaria) è soggetto a decadenza, in caso di successive ulteriori operazioni straordinarie o in caso di cessione dei beni fiscalmente rivalutati secondo la speciale disciplina.


Il richiamo al solo disavanzo da concambio esclude la possibilità di ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti per effetto dell’imputazione del disavanzo da annullamento, ossia di quella posta contabile che può generarsi nell’ambito di operazioni di fusione o scissione tra società legate tra loro da vincoli partecipativi.


La esclusione è una diretta conseguenza della disciplina di attribuzione del beneficio. Se è vero che il beneficio è negato qualora le imprese partecipanti facciano parte dello stesso gruppo societario o siano legate tra loro da un rapporto di partecipazione o siano controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del C.c., non esiste alcuno spazio per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti con imputazione del disavanzo da annullamento, che restano fiscalmente non riconosciuti (art. 172, comma 2, del TUIR).


La disciplina di favore introdotta con la legge finanziaria per il 2007 mira ad agevolare e promuovere le concentrazioni tra soggetti indipendenti e si occupa, quindi, inevitabilmente, del solo riconoscimento fiscale del disavanzo da concambio, ossia di quella differenza che non è generata dall’annullamento di partecipazioni già possedute ma dall’aumento del patrimonio netto della società incorporante o risultante dalla fusione (o della beneficiaria nel caso di scissioni) necessario per assegnare le partecipazioni ai soci della società incorporata, fusa o scissa.


Il valore di avviamento e quello attribuito ai beni strumentali materiali e immateriali, per effetto dell’imputazione in bilancio del disavanzo da concambio, sono fiscalmente riconosciuti entro il limite massimo complessivo di 5 milioni di euro.


Non sono previsti criteri vincolanti di attribuzione del disavanzo ai diversi beni. Pertanto, il soggetto risultante dall’operazione è libero di attribuire i plusvalori ai singoli beni, nel rispetto delle norme civilistiche e nei limiti consentiti dal loro presumibile valore effettivo, in modo da massimizzare il beneficio fiscale.


Il richiamo al disavanzo da concambio pone in dubbio il riconoscimento del beneficio alle società che applichino i principi contabili internazionali. Detti principi internazionali configurano le operazioni di aggregazione, anche mediante fusione, come operazioni di acquisto di aziende (IFRS 3 Aggregazioni aziendali). Ne deriva che le operazioni stesse non fanno emergere quel disavanzo di concambio che la norma considera ai fini dell’attribuzione del beneficio. Né pare facile prospettare un’interpretazione analogica, considerato che le disposizioni di cui trattasi sono agevolative e quindi speciali e di stretta interpretazione.


 


Operazioni di conferimento


Il beneficio del riconoscimento fiscale dei maggiori valori viene attribuito anche ai conferimenti neutrali di azienda, eseguiti ai sensi dell’articolo 176 del TUIR.


In questo caso, “si considerano riconosciuti, ai fini fiscali, i maggiori valori iscritti dal soggetto conferitario”“a titolo di avviamento o beni strumentali materiali e immateriali, per un ammontare complessivo non eccedente l’importo di 5 milioni di euro”.


Per i conferimenti considerati dall’art. 176 del TUIR (“conferimenti fiscalmente neutrali”):


– “il soggetto conferente deve assumere, quale valore delle partecipazioni ricevute, l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda conferita”


– “e il soggetto conferitario subentra nella posizione di quello conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda stessa, facendo risultare da apposito prospetto di riconciliazione della dichiarazione dei redditi i dati esposti in bilancio e i valori fiscalmente riconosciuti”. In deroga a tale principio di neutralità fiscale dei conferimenti di aziende, l’art. 1, commi 242 e seguenti, della legge finanziaria per il 2007, riconoscono valenza fiscale ai valori iscritti in commercialistatelematico.com/corso-di-contabilita” title=”corsi di contabilità”>contabilità dal conferitario a seguito del conferimento ricevuto. Sarà possibile, per il conferitario, assumere maggiori valori fiscali dei beni strumentali (materiali ed immateriali) e / o dell’avviamento, rispetto a quelli “ereditati” dal soggetto conferente, sempre entro il limite massimo di 5 milioni di euro.


La rilevanza fiscale potrà dare quindi diritto alla deduzione fiscale di maggiori ammortamenti e si rifletterà inoltre, sempre per il conferitario, nella quantificazione delle plusvalenze o minusvalenze in caso di realizzo (sempre che il realizzo si verifichi dopo quattro periodi d’imposta dalla effettuazione dell’operazione).


E’ stato evidenziato che:


– l’attribuzione del beneficio al soggetto conferitario non esplica alcun effetto sulla posizione fiscale del soggetto conferente, per il quale resta fermo che “deve assumere, quale valore delle partecipazioni ricevute, l’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell‘azienda conferita”;


– la spettanza del beneficio al soggetto conferitario non è condizionata dai successivi comportamenti del soggetto conferente. Questi infatti potrebbe cedere la partecipazione ricevuta a seguito del conferimento, senza per questo incidere sul riconoscimento fiscale dei valori iscritti dal soggetto conferitario;


– il beneficio al soggetto conferitario è invece soggetto a decadenza, nel caso in cui lo stesso conferitario proceda a successive ulteriori operazioni straordinarie o ceda i beni ricevuti per conferimento e fiscalmente rivalutati secondo la speciale disciplina.


 


Decorrenza del beneficio


E’ stato ritenuto che il beneficio del riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti possa essere fatto valere con riferimento allo stesso esercizio nel corso del quale sia stata effettuata l’operazione di fusione, scissione o conferimento.


Sia nel caso delle fusioni e delle scissioni, sia nel caso del conferimento, la iscrizione del valore di avviamento e quello dei valori attribuiti ai beni strumentali è eseguita in commercialistatelematico.com/corso-di-contabilita” title=”corsi di contabilità”>contabilità con riferimento alla data in cui l’operazione è effettuata. Tali valori sono poi riconsiderati in sede di bilancio di fine esercizio, per le valutazioni proprie del bilancio stesso.


Ad esempio, per un’operazione di fusione realizzata nel mese di giugno 2007, il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti si verifichi nello stesso mese di giugno e il beneficio dei maggiori ammortamenti fiscalmente deducibili possa essere usufruito fin dall’esercizio 2007.


 


Istanza di interpello


L’agevolazione fiscale è subordinata alla presentazione all’Agenzia delle Entrate di un’istanza preventiva, ai sensi dell’art. 11 della legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), al fine di dimostrare la sussistenza dei requisiti previsti.


Secondo l’art. 11 della legge n. 212/2000, “Ciascun contribuente può inoltrare per iscritto all’amministrazione finanziaria, che risponde entro centoventi giorni, circostanziate e specifiche istanze di interpello concernenti l’applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni stesse.


Qualora la risposta dell’amministrazione finanziaria non pervenga al contribuente entro il termine di centoventi giorni, “si intende che l’amministrazione concordi con l’interpretazione o il comportamento prospettato dal richiedente”.


In sostanza, il contribuente ha l’onere di presentare in via preventiva l’istanza di interpello e di dimostrare che ha diritto al beneficio, sussistendo tutti i requisiti richiesti dalla norma. L’amministrazione finanziaria può fornire risposta entro 120 giorni. In mancanza di risposta entro questo termine, il beneficio fiscale si intende riconosciuto.


L’istanza deve essere preventiva.


 


Decadenza dall’agevolazione


L’agevolazione concessa viene meno se la società risultante dall’aggregazione:


– pone in essere ulteriori operazioni di trasformazione, fusione, scissione, conferimento o scambio di partecipazioni;


– cede i beni per i quali vi sia stato il riconoscimento del maggior valore fiscale secondo le disposizioni della legge finanziaria per il 2007.


La decadenza si verifica solo se le ulteriori operazioni straordinarie o la cessione dei beni fiscalmente rivalutati si verifichi “nei primi quattro periodi d’imposta dalla effettuazione dell’operazione”. E’ stato ritenuto che con tale espressione si sia voluto fare riferimento al termine del terzo esercizio successivo a quello nel corso del quale è stata effettuata l’operazione straordinaria (da considerare quindi come il primo periodo d’imposta dalla effettuazione dell’operazione).


Ad esempio: operazione di conferimento realizzata nel mese di ottobre 2007. La decadenza si dovrebbe verificare solo se la società conferitaria abbia ceduto i beni fiscalmente rivalutati entro la data del 31 dicembre 2010.


 


Effetti della decadenza


La società che sia decaduta dall’agevolazione, nella dichiarazione dei redditi dell’esercizio nel corso del quale si sia verificata la decadenza, deve liquidare e versare l’IRES e l’IRAP dovute sul maggiore reddito, relativo anche ai periodi d’imposta precedenti, determinato senza tenere conto dei maggiori valori riconosciuti fiscalmente.


Si tratta, quindi, di operare una rettifica in aumento del reddito imponibile (ai fini IRES) e del valore della produzione netta (ai fini IRAP) corrispondente alle maggiori componenti negative di reddito dedotte (ovvero alle minori componenti positive di reddito assoggettate a tassazione) negli esercizi precedenti.


Infine, sulle maggiori imposte liquidate non sono dovute né sanzioni né interessi.


Vincenzo D’Andò


Febbraio 2007


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