L’adesione al condono blocca il rimborso IRAP


Con sentenza n. 3682 dell’8 febbraio 2007 (dep. il 16 febbraio 2007), la Corte di Cassazione, Sez. tributaria, pone termine ad una querelle che aveva interessato le commissioni tributarie di merito (vedi nota 1, in fondo), dando definitivamente ragione al Fisco. Ogni condono pone il contribuente  di  fronte  ad  una  libera scelta fra trattamenti distinti  e  che  non  si  intersecano  fra  loro: o coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo, ove  del  caso,  i rimborsi di somme indebitamente pagate, oppure corrispondere  quanto  dovuto per la definizione agevolata ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto  eventualmente  già  corrisposto  sulla  linea  del  procedimento fiscale ordinario.  Pertanto  L’adesione  del  contribuente  alle  sanatorie fiscali previste dall’art.9 della L. 27 dicembre 2002, n.  289  è  ostativa della prosecuzione del giudizio  di  rimborso  per  l’Irap  che  si  assume indebitamente versata.


 


Svolgimento del processo


 


La controversia concerne  l’impugnazione  del diniego del rimborso chiesto dal contribuente relativamente all’Irap 1998  e 1999 asseritamente non dovuta per mancanza del  presupposto  previsto  dalla legge, svolgendo egli la propria attività professionale in assenza  assoluta di autonoma organizzazione.


La Commissione adita accoglieva il ricorso. La decisione era  confermata in appello.


Avverso tale sentenza l’Agenzia delle Entrate proponeva  ricorso  per  cassazione, deducendo, fra l’altro, la violazione e falsa applicazione dell’art.9 della L. n.  289 del 2002, nonché l’insufficiente motivazione circa  un  punto  decisivo  della controversia: avrebbe errato il  giudice  di  merito  nel  ritenere  che  la presentazione da parte del contribuente di una istanza di condono  ai  sensi dell’art.9 della L.  n.  289  del  2002  non  precludesse  al  contribuente medesimo ogni possibilità di rimborso per le annualità di  imposta  definite mediante la richiamata agevolazione.


 


La sentenza


 


La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fisco, aderendo ad un orientamento – pur se riferito ad altre normative di definizione agevolata dei carichi  fiscali (ma la situazione non è diversa per il caso disciplinato dalla  disposizione in esame) – che il Collegio intende seguire: il condono “pone il contribuente di  fronte  ad  una  libera scelta fra trattamenti distinti  e  che  non  si  intersecano  fra  loro:  o coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo, ove  del  caso,  i rimborsi di somme indebitamente pagate, oppure corrispondere  quanto  dovuto per la definizione agevolata ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto  eventualmente  già  corrisposto  sulla  linea  del  procedimento ordinario (Cass. nn.195 e 15635 del 2004; n. 3163 del 1997;  n.  3273  del 1996)”.


Per la Suprema Corte, la motivazione della  sentenza  impugnata  sul  punto  è  incongrua,  in quanto:


a)  è  manifestamente  irrilevante  che  la  domanda  di   definizione automatica  sia  stata  presentata   successivamente   all’instaurarsi   del contenzioso (peraltro, non avrebbe potuto essere diversamente  dato  che  il ricorso originario è stato proposto in data anteriore all’entrata in  vigore della legge sul condono, poi utilizzata);


b)  è  errata  l’affermazione  che  l’utilizzo  della  sanatoria  non preclude ex lege istanze di rimborso di imposte inapplicabili per assenza di presupposto impositivo“, poiché il condono ha, tra l’altro, proprio lo scopo di definire “transattivamente” la  controversia  sulla  esistenza  (ritenuta dall’Agenzia e negata dal contribuente) di tale presupposto.


 


Né rileva, per la evidente diversità della  questione,  la  disposizione dell’ultimo periodo del comma 9 dell’art. della L. n. 289/2002,  il  quale esclude che il condono abbia di per sé un effetto modificativo  soltanto  in ordine all’importo di eventuali rimborsi e crediti  derivanti  dalle  (ossia indicati nelle) dichiarazioni presentate dal contribuente, nel senso che  il condono non impone al contribuente la rinuncia al credito  ivi  esposto,  né preclude all’Amministrazione di rimborsarlo, se lo  ritiene  fondato,  o  di accertarne la non rimborsabilità (vd. Corte cost. ord. N.34072005).


 


Augusta, 17 febbraio 2006                              Gianfranco Antico


 


 


 


 


 


[1] Sent. n. 240 del 29 settembre 2006 (dep. il 3 ottobre 2006) della Comm. trib. reg. di Roma, Sez. XXXIV, secondo cui l‘adesione del contribuente alle  sanatorie  fiscali  previste dagli artt. 7 e 9 della L. 27 dicembre 2002, n. 289  non  è  ostativa  della prosecuzione del giudizio di rimborso per l’Irap  indebitamente  versata  in quanto la controversia riguarda  la  ripetizione  di  un  indebito,  la  cui rinuncia non è implicita nella domanda di condono; Sent. n. 60 del 14 giugno 2006 (dep. il 30 giugno 2006) della Comm. trib. prov. di Brescia, Sez. VIII, sulla stessa linea di pensiero: l’adesione del contribuente alle  sanatorie  fiscali  previste dagli artt. 7 e 9 della L. 27 dicembre 2002, n. 289  non  è  ostativa  della prosecuzione del giudizio di rimborso per l’Irap  indebitamente  versata  in quanto la controversia riguarda  la  ripetizione  di  un  indebito,  la  cui rinuncia non è implicita nella domanda di condono; Sent. n. 220 del 6 giugno 2006 (dep. il 23 giugno 2006) della Comm. trib. reg. di Roma, Sez.  V, secondo cui la presentazione dell’istanza di definizione automatica degli anni pregressi (cosiddetto condono  tombale)  non  comporta  l’infondatezza dell’istanza di rimborso dell’Irap versata  anteriormente  alla  sanatoria, bensì solo l’irripetibilità delle somme pagate dal contribuente a titolo di condono fiscale. Le somme versate  a  titolo  di  Irap  precedentemente  al condono, se non dovute, possono invece essere richieste dal contribuente in quanto il condono, di per sé, cristallizza solo l’entità  del  reddito,  ma non impedisce la restituzione di quanto in radice non dovuto.


 


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