Il contrasto di giurisprudenza in tema di sospensione



Per autorevole dottrina (1) l’istituto della sospensione cautelare, della sentenza pronunciata dal giudice di secondo grado, è senza dubbio una grande conquista del rito tributario; tuttavia, l’applicabilità al processo tributario della sospensione, ex articolo 373 del cpc, della sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale divide la giurisprudenza di merito tributaria.  


L’ordinanza n. 15 del 28 0ttobre 2006 della Commissione tributaria Regionale di Roma sez. 4 tributario ha ritenuto non applicabile nel processo tributario la sospensione ex articolo 373 del cpc della sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale; in particolare, tale pronuncia ha statuito che la sospensione in parola non è prevista dall’ordinamento tributario ai sensi dell’articolo 49 del D. Lgs. 546/92 e che occorre, comunque, precisare e provare il danno grave ed irreparabile derivante dalla riscossione effettuata tramite cartella di pagamento. Il requisito dell’irreparabile danno è la possibilità di distruzione o disintegrazione del bene che rende impossibile la reintegrazione in forma specifica del diritto dell’esecutando; la gravità del danno è l’eccezionale sproporzione tra il vantaggio per il fisco e il pregiudizio per il contribuente.


Giova osservare che, viceversa, secondo l’ordinanza n. 45 del 22novembre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 1: ”Rilevato che, a differenza di quanto previsto per la fase cautelare, il dlgs 546/92 nulla prevede con riguardo alla eventuale sospensione della sentenza di merito. Rilevato, altresì, che il citato decreto rinvia, per quanto non diversamente disposto alle norme del cpc. Ritenuto che la disposizione dell’articolo 49 del richiamato decreto è finalizzata solo a sancire l’inapplicabilità al processo tributario della regola che attribuisce immediata e diretta efficacia alle sentenze civili, non già ad escludere l’operatività delle norme sulla sospensione che quella efficacia esecutiva presuppongono e che per il caso di ricorso per cassazione debbono ritenersi applicabili i poteri inibitori di cui all’articolo 373 del cpc, con conseguente possibilità di sospendere l’esecuzione della sentenza della commissione tributaria impugnata innanzi alla Corte di Cassazione, qualora sussistano i requisiti dello stesso articolo 373, ossia la gravità che l’esecuzione della sentenza medesima potrebbe arrecare alla parte istante. Ritenuti che nel caso di specie l’esecuzione determinerebbe un danno grave ed irreparabile alla società ricorrente. La Commissione accoglie l’istanza e ordina la sospensione dell’esecutività della sentenza ….ordinando alla parte più diligente di comunicare l’esito del ricorso per Cassazione entro sei mesi dal deposito dello stesso.


Anche (2) l’ordinanza n. 5 del 29 marzo 2006 della Commissione tributaria Regionale di Roma sez. 28 e la successiva sentenza n. 12 del 21 luglio 2006 dello stesso giudice di merito tributario hanno ritenuto applicabile nel processo tributario la sospensione ex articolo 373 del cpc della sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale; in particolare, l’ordinanza del 29 marzo 2006 , valutate le condizioni per la concessione della sospensione(esigenza di non arrecare pregiudizio al mantenimento dei livelli occupazionali e necessità di garantire l’Amministrazione Finanziaria con adeguate garanzie), ha accolto la richiesta della sospensione della esecuzione della sentenza di secondo grado, subordinandone l’efficacia alla presentazione di cauzione a favore dell’Amministrazione finanziaria , per un importo pari a quello indicato nella cartella di pagamento ; detta cauzione doveva essere resa entro 45 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di sospensione. La sentenza n. 12 del 21 luglio 2006 ha ulteriormente differito il termine per la presentazione della fideiussione di cui all’ordinanza del 29 marzo 2006. In buona sostanza, secondo tale orientamento l’articolo 373 del C.P.C. permette la sospensione nel processo tributario dell’esecuzione della sentenza contestata con ricorso per cassazione da parte del giudice che l’ha pronunciata poiché:


 


Il dettato costituzionale vincola l’interprete a rigettare qualsiasi posizione di supremazia dell’ufficio all’interno del processo ed a superare l’ambiguo dato letterale degli articoli 49 e 62 del D.lg. 546/92 a favore di un’interpretazione logica-sistematica configurante lo strumento dinamico dell’inibitoria. L’inibitoria, in secondo grado, costituisce un fattore processuale di equilibrio tra le parti in causa; essa assurge a strumento di compensazione dello squilibrio esistente tra contribuente ed ufficio sul piano sostanziale.


Il nuovo art. 111(3) della nostra Costituzione si applica anche alle norme regolatrici del processo tributario. Da siffatto postulato deriva come corollario che il dato normativo processuale vigente va interpretato conformemente al principio costituzionale del giusto processo.


Il legislatore può regolare in modo non rigorosamente uniforme i modi della tutela giurisdizionale a condizione che non siano vulnerati i principi fondamentali di garanzia ed effettività della tutela medesima (in tal senso vd. Corte Costituzionale sent. n. 251/89, sent. n. 38/88 e n. 49/79). La giurisprudenza costituzionale ha costantemente escluso l’esistenza di un principio costituzionale di necessaria uniformità tra i vari tipi di processo, ma le diversità devono avere una ragion d’essere , che con riguardo al processo tributario è difficile ravvisare; non vi è motivo di avallare in tema di tutela cautelare nelle fasi di gravame la disparità di trattamento tra processo tributario e altri processi.  


Il principio costituzionale secondo cui la durata del processo non si deve risolvere in un sacrificio sostanziale del contribuente vittorioso richiede che il processo tributario appresti degli strumenti, di tutela interinale, anche in sede di gravame.


Secondo la Circolare n. 73 del 31/07/2001 dell’Agenzia delle Entrate: la Consulta con sentenza del 31/5/05/2000 n. 165, nel confermare che la disponibilità di misure cautelari costituisce componente essenziale della tutela giurisdizionale garantita dall’articolo 24 della Costituzione, ha statuito che, nel processo tributario “la tutela cautelare debba ritenersi imposta solo fino al momento in cui intervenga una pronuncia di merito che accolga, con efficacia esecutiva la domanda rendendo superflua l’adozione d’ulteriori misura cautelari ovvero la respinga negando in tal modo con cognizione piena la sussistenza del diritto e dunque il presupposto stesso dell’invocata tutela Pertanto, nel caso di controversie pendenti per le quali, a seguito della sentenza emessa dalle CT Regionali, sia stato proposto dalla controparte ricorso per cassazione gli uffici locali in ipotesi di presentazione ai sensi dell’articolo 373 cpc d’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza predisporranno in tempo utile rispetto alla data dell’udienza di comparazione di cui al secondo comma dell’articolo 373 citato, apposite memorie illustrative da depositarsi presso la segreteria della commissione adita e avranno cura di partecipare all’udienza.


Gli uffici argomenteranno sull’inammissibilità del procedimento e in via del tutto subordinata nel merito in ordine al fumus boni iuris ed al periculum in mora.


 


Note


 


1) Massimo Conigliaro, Processo tributario: la tutela cautelare in fase di impugnazione In “il fisco” n. 12 del 22 marzo 2004, pag. 1821, ritiene applicabili gli artt.  283 e 373 del codice di procedura civile ed inapplicabile l ‘art. 700 del codice di procedura civile per un procedimento d’urgenza a difesa delle ragioni del contribuente. .vd. M. Conigliaro-F. Petrucci, Applicabile in appello la sospensione cautelare per le imposte e le sanzioni, in “Corr. Trib.” n. 40/2002, pagg. 3620


 


2) Carmela Lucariello sospensione ex art. 373 del codice di procedura civile della sentenza pronunciata dal giudice tributario di secondo grado trova cittadinanza nel processo tributario in “il fisco” n. 35 del 25 settembre 2006, 5498. L’ordinanza emessa  ex art. 373 cod. proc. civ. nel procedimento instaurato con l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza di merito è pronuncia provvisoria, condizionata all’esito del giudizio di legittimità. Spetta pertanto alla Corte di cassazione dinanzi alla quale la sentenza sia impugnata liquidare le spese di tale procedimento (Cass. n. 3738/05).


 


3) La Corte Costituzionale con la sentenza n. 1/2007 rifacendosi ai principi del giusto processo ha dichiarato l’illegittimità costituzionali delle norme del processo contabile nella parte in cui prevedono una diversità di trattamento delle parti . La Corte costituzionale già in passato, con la sentenza n. 65 del 1992, ha giudicato inammissibile analoga questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all’art. 24 della Costituzione, tenuto conto della discrezionalità del legislatore nello stabilire le norme di procedura da seguire in siffatto giudizio; tuttavia, per la sentenza n. 1/2007  la modifica, ad opera della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, dell’art. 111 della Costituzione, il quale prevede che ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità (secondo comma), ha radicalmente modificato il parametro di riferimento costituzionale ed  ha    sottratto alla  discrezionalità del legislatore la scelta delle norme da seguire per la corretta instaurazione del contenzioso, con riferimento alla necessaria effettiva evocazione in giudizio di tutte le parti sostanziali del rapporto sottoposto all’esame del giudice.


VD. Enrico De Mita, processo contabile parità delle parti a passo di lumaca in il sole 24 –ore del 28 gennaio 2007 pag. 21.


Debora Alberici, contraddittorio anche per il fisco in italia-oggi del 20 gennaio 2007 pag. 52.


 


Angelo Buscema


 


Gennaio 2007


   


Partecipa alla discussione sul forum.