Condomino sostituto d’imposta per i contratti di appalto


(clicca QUI per il testo della circolare n. 7/E del 7/2/2007 dell’Agenzia Entrate)

si veda alìnche il FORUM: ci sono diverse “discussioni” su questo argomento…

Ritenuta del 4 per cento solo sui corrispettivi erogati dal condominio verso soggetti che svolgono attività imprenditoriale. Con risoluzione 19/E del 5 febbraio 2006, l’agenzia delle entrate ha istituito due nuovi codici tributo che consentiranno il versamento delle ritenute. Qualche settimana fa Confedilizia nella circolare 12 gennaio 2007, ha esaminato alcuni dei profili applicativi contenuti nell’art. 1. co. 43 della legge Finanziaria per l’anno 2007; restano, tuttavia, alcune perplessità sulle modalità di concreta applicazione della disciplina.



Modifiche normative in materia di sostituzione d’imposta


Come noto, l’articolo 1, comma 43, della Finanziaria 2007 (legge 24 dicembre 2006, n. 296) ha attribuito nuovi compiti al condominio come sostituto di imposta.


Già a partire dall’annualità 1998 il condominio è sostituto di imposta, essendo stato inserito fra i soggetti tassativamente qualificati dalla legge come tali (art. 23, co.1, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (1).


Esso è pertanto tenuto agli adempimenti che la legge prevede per questa figura dell’ordinamento tributario – la cui peculiarità è quella di essere obbligato al pagamento delle imposte in luogo di altri – e cioè deve:


– effettuare le ritenute d’acconto e versarle all’Erario;


– esercitare la rivalsa sul sostituito (per far cadere il carico fiscale sullo stesso);


– osservare gli obblighi di dichiarazione e certificazione.



Ritenuta a titolo d’acconto e contratti di appalto


In epoca antecedente all’introduzione della legge finanziaria per l’anno 2007 – ricorda la circolare diramata dall’associazione di categoria –  il condominio operava quale sostituto di imposta solo quando erogava somme a titolo di redditi di lavoro dipendente e assimilati (ad esempio, al portiere dello stabile, al lavoratore addetto alle pulizie dello stesso ecc.) ovvero di redditi di lavoro autonomo (a professionisti che svolgono attività nei confronti del condominio o all’amministratore dello stesso).


Ora viene sancito, in aggiunta alle fattispecie citate, che il condominio deve svolgere la funzione di sostituto di imposta anche in relazione “ …ai corrispettivi dovuti per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi, anche se rese a terzi o nell’interesse di terzi, effettuate nell’esercizio di impresa”, operando – all’atto del pagamento – una ritenuta alla fonte del 4% a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dal soggetto a cui il condominio eroga una somma in cambio di opere o servizi, con obbligo di rivalsa …”(addebitando, cioè, la relativa imposta al soggetto in questione).


La legge prevede essenzialmente due parametri:


a) deve trattarsi di somme erogate in dipendenza di contratti di appalto di opere o servizi;


b) tali opere e servizi devono essere forniti nell’esercizio di impresa.


E’ quindi opportuna una definizione del contratto di appalto. Esso è definito come l’accordo mediante il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, l’obbligazione di compiere per l’altra parte (il condominio, in questo caso) un’opera o un servizio, verso un corrispettivo di denaro.


Il contratto di appalto si differenzia dal contratto d’opera perché nel primo è previsto l’impiego dell’organizzazione imprenditoriale dell’appaltatore, mentre nel secondo il risultato viene conseguito prevalentemente attraverso il lavoro personale del prestatore d’opera.


La circolare in esame richiama la definizione di contratto d’appalto e la sua distinzione con il contratto d’opera perché la formulazione letterale della norma della Finanziaria indurrebbe a ritenere – in assenza di chiarimenti ufficiali – che siano escluse dai nuovi obblighi tutte le attività inquadrabili nel contratto d’opera, quali ad esempio i lavori svolti da piccoli artigiani, definiti tali .


Pertanto, ai sensi dell’articolo 2083 del codice civile, è piccolo imprenditore la persona fisica che svolge le attività di produzione di beni e servizi, di intermediazione nella circolazione dei beni, di trasporto di cose e di persone per terra, per acqua e per aria, bancaria e assicurativa, ausiliaria delle precedenti, ed agricola, con carattere di continuità, con l´apporto del proprio lavoro e di quello dei familiari (eventualmente anche con l´utilizzo di dipendenti, ma in ogni modo con prevalenza del proprio lavoro e di quello dei familiari sia rispetto al lavoro dei dipendenti sia al capitale investito nell´impresa).


Tuttavia, occorre considerare, da un punto di vista dell’oggetto della prestazione, come entrambi i contratti (d’appalto e d’opera) abbiano  in comune l’assunzione, nei confronti di un committente, di un’obbligazione avente ad oggetto la realizzazione, dietro corrispettivo, di un’opera o di un servizio e d’altronde elementi comuni ai due contratti sono anche l’assenza del vincolo di subordinazione e l’assunzione di rischio da parte di chi esegue la prestazione.


Quindi, nonostante tra le due tipologie contrattuali esista una sostanziale differenza già ricordata – nell’appalto l’esecutore si avvale di una struttura organizzativa tendenzialmente articolata mentre, nella prestazione d’opera prevale l’attività lavorativa del prestatore secondo il modulo organizzativo della piccola impresa – non è sempre agevole distinguere l’appalto dal contratto d’opera.


Va infatti osservato, a nostro parere ed in conformità ad altri indirizzi ufficiali diramati di recente in materia di applicazione del meccanismo Iva del “reverse charge” (circolare ministeriale 29 dicembre 2006, n. 37/E) come il riferimento alle cd. <prestazioni di manodopera> abbraccia sia l’ipotesi in cui l’attività dell’appaltatore consiste nel fornire la manodopera dei dipendenti, sia la diversa ipotesi in cui detta attività consista nel rendere direttamente la propria opera.


Devono ritenersi, in ogni caso, escluse dall’obbligo di ritenuta e forniture di beni con posa in opera nelle quali la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene, ai fini. 


Anche qui, non sempre agevole appare l’esatta individuazione dei contratti di fornitura di posa in opera, rispetto ai contratti di manodopera in cui è prevalente l’attività eseguita dalla forza lavoro, ed ancora rispetto agli appalti di lavoro. Si pensi, ad esempio, a come dovranno essere inquadrate le forniture di mattonelle da parte della ditta venditrice che assicura anche la posa in opera nell’androne condominiale, ovvero l’installazione di impianti elettrici da parte della ditta che si occupa della manutenzione dei punti luce condominiali. Su tutti questi aspetti appare quanto mai opportuna una presa di posizione da parte dell’agenzia delle entrate.



Attività occasionali


Secondo la circolare diramata da Confedilizia la ritenuta deve essere operata anche se i corrispettivi sono qualificabili come “redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente” (art. 67, c. 1, lett. i, Tuir).


Al proposito il documento predisposto dall’associazione tra i proprietari di abitazioni precisa  che, ai sensi dell’art. 55, comma 3 (2), dello stesso Tuir, le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento alle attività commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate nello stesso art. 55, vale a dire – in sostanza – a tutte le attività dirette alla fornitura di beni e servizi. La norma della Finanziaria sancisce dunque che la ritenuta deve essere effettuata anche nei confronti di soggetti che svolgano tali attività in maniera occasionale.



Esempi di fattispecie


La parte centrale dell’interpretazione resa nota da Confedilizia a beneficio degli operatori, individua la casistica che potrebbe interessare l’applicazione della nuova normativa introdotta dalla legge finanziaria per l’anno 2007.


In linea generale, e considerate le premesse di fondo con riferimento ai soggetti dai quali il condominio riceve le prestazioni, i nuovi obblighi (di ritenuta, versamento, dichiarazione e certificazione) troveranno, presumibilmente, applicazione, ad esempio, nei seguenti casi:


– appalti con imprese edili per interventi di manutenzione o ristrutturazione;


– appalti con imprese di pulizie;


– appalti con imprese addette alla manutenzione di giardini, piscine e altre parti comuni;


Deve ritenersi applicabile la nuova disciplina anche in relazione alle somme versate alla società che effettui l’amministrazione del condominio. Ad avviso di chi scrive anche le prestazioni dell’impresa di spurgo dovrebbe essere soggetta ad anticipazione d’imposta con applicazione dell’aliquota del 4 per cento, come dovrebbe essere soggetta ad imposizione anche la prestazione resa In presenza di un contratto di appalto di servizi formalizzato per il taglio dell’erba delle aree verdi condominiali oppure il contratto di manutenzione dell`ascensore.


Devono senz’altro ritenersi invece escluse altre tipologie di contratti frequenti nella vita condominiale, quali:


– contratti di somministrazione, vale a dire quelli per le forniture di energia elettrica, acqua, gas ecc;


– contratti di assicurazione.


Pertanto, il condominio non applicherà alcuna ritenuta di acconto nei confronti, ad esempio, del fornitore di gasolio per il riscaldamento centralizzato, in quanto questa operazione, a giudizio di chi scrive, non configura un “appalto di opere o servizi” ma una semplice fornitura di beni.



Fatture anni precedenti


Chiarimenti ufficiali, osserva Confedilizia, appaiono  necessari anche per stabilire se la norma – in vigore dall’1.1.’07 – debba trovare applicazione anche con riferimento ai pagamenti effettuati nel 2007 ma relativi a fatture emesse nel 2006 o in anni precedenti.


Tuttavia, è stato ritenuto, – in applicazione di principi generali  ed in via meramente interpretativa – che in tali casi le ritenute debbano essere effettuate (con la conseguente necessità di adempiere ai successivi obblighi).


Ed infatti, anche a nostro parere, l’obbligo scatta dal 1° gennaio 2007 anche se il condomino esegue dei pagamenti relativi a fatture emesse nel 2006 o in anni precedenti, per prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi.



Prima scadenza


La prima scadenza di interesse con riferimento ai nuovi adempimenti è quella del 16 febbraio 2007, data entro la quale dovevano essere versate le ritenute effettuate nel mese di gennaio. Con risoluzione n. 19/E diffusa il 5 febbraio scorso,l’agenzia delle entrate ha istituito due nuovi codici tributo. Si tratta del:


codice tributo “1019” per le ritenute operate dal condominio quale sostituto d’imposta a titolo di acconto Irpef;


codice tributo “1020” per le ritenute operate dal condominio quale sostituto d’imposta a titolo di acconto Ires.



Versamenti minimi


Come osservato dalla stampa specializzata (T. MORINA, “Il condominio esattore al 4 per cento” Il Sole 24 Ore” 6.1.07) nel caso in cui il condominio deve operare la ritenuta non esiste alcun minimo di versamento, sono quindi dovuti anche i piccoli importi.


È però auspicabile che una previsione di una soglia minima venga introdotta, anche perché, diversamente, in alcuni casi, l’Erario rischia di pagare più di quanto incassa, in aggiunta alla complicazione che ne deriva nel controllare i tanti versamenti di pochi euro fatti dai condomini nel corso dell’anno.


Poiché si tratta di ritenute da operare alle imprese, non è nemmeno applicabile la norma sul versamento cumulativo annuale, che riguarda i sostituti d’imposta che nell’anno erogano soltanto compensi di lavoro autonomo a non più di tre percipienti ed effettuano ritenute d’acconto per un importo complessivo non superiore a 1.032,91 euro.



NOTE


 


1) Gli enti commerciali e le società di capitali ed equiparate, le società personali e le associazioni equiparate, le persone fisiche che esercitano imprese commerciali, o imprese agricole, le persone fisiche che esercitano arti e professioni, nonché il condominio.


 


2) Articolo 55, D.P.R. 22 dicembre 1986,n. 917 (Redditi d’impresa)


1. Sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell’art. 2195 c.c., e delle attività indicate alle lettere b) e c) del comma 2 dell’art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se non organizzate in forma d’impresa.


2. Sono inoltre considerati redditi d’impresa:


a) i redditi derivanti dall’esercizio di attività organizzate in forma d’impresa dirette alla prestazione di servizi che non rientrano nell’art. 2195 c.c.;


b) i redditi derivanti dall’attività di sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi, stagni e altre acque interne;


c) i redditi dei terreni, per la parte derivante dall’esercizio delle attività agricole di cui all’articolo 32142, pur se nei limiti ivi stabiliti, ove spettino alle società in nome collettivo e in accomandita semplice nonché alle stabili organizzazioni di persone fisiche non residenti esercenti attività di impresa.


3. Le disposizioni in materia di imposte sui redditi che fanno riferimento alle attività commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate nel presente articolo.


 



 


Antonino & Attilio Romano


 


Febbraio 2007


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