Ammissibili, entro certi limiti, i compensi agli amministratori soci di s.r.l. sportive dilettantistiche


Società sportive dilettantistiche, sotto forma di S.r.l. o S.p..A.: è possibile erogare dei compensi al socio-amministratore per lo svolgimento della carica sociale purché entro il limite previsto dal D.P.R. n. 645/1994 per la carica di presidente del collegio sindacale delle S.p.A.., solo in tale ipotesi tali retribuzioni non costituiscono distribuzione indiretta dei proventi.


Lo ha precisato la risoluzione dell’Agenzia n. 9 del 25/01/2007, in risposta ad un interpello posto da un centro Sportivo costituito come società sportiva Dilettantistica S.R.L..


Si tratta del documento che ha chiarito anche altri punti controversi in materia.


Infatti, tale risoluzione ha precisato che i compensi esenti da tassazione, di cui alla lett. m) dell’art. 67, comma 1, del TUIR, percepiti dal socio in qualità di istruttore e allenatore nell’ambito dell’attività sportiva dilettantistica, sono possibili soltanto entro il limite del 20% rispetto ai salari o stipendi previsti per le medesime qualifiche dai contratti collettivi di lavoro (compresi gli importi dei suddetti compensi che, ai sensi dell’art. 69, comma 2, del TUIR non concorrono a formare il reddito), ciò poiché, invece, danno origine alla  indiretta dei proventi societari se superano tale soglia percentuale.


Inoltre, riguardo la configurabilità del canone di locazione percepito dai soci fondatori della società sportiva dilettantistica come forma indiretta di divisione dei proventi dell’attività sociale, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che tale distribuzione, vietata dall’art. 90, comma 18, lett. d), della Legge n. 289/2002, si realizza qualora il canone praticato sia superiore a quello di mercato, determinato in base al valore normale (ai sensi dell’articolo 9 del TUIR).


In definitiva, ha ammonito la risoluzione, deve essere accertato se, in concreto, mediante il cumulo di più incarichi o attività, i limiti quantitativi relativi a ciascun incarico o attività vengano di fatto superati, consentendo indirettamente una distribuzione di utili ai soci, che, invece, come è noto non è ammessa per gli enti non commerciali.


 


Le norme per usufruire dei benefici fiscali


L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che l’art. 90, comma 17, della Legge n. 289/2002 prevede che “le società e associazioni sportive dilettantistiche devono indicare nella denominazione sociale la finalità sportiva e la ragione o la denominazione sociale dilettantistica” e stabilisce che le stesse possono assumere, tra l’altro, la forma di “società sportiva di capitali.


Inoltre, alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro si applicano le norme della Legge n. 398/1991 e le altre disposizioni tributarie, di tipo agevolativo, riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche .


A tal fine anche le società sportive dilettantistiche si devono costituire con atto scritto recante le previste clausole statutarie.


Tra l’altro, detti vincoli statutari sono diretti a garantire l’assenza di fini di lucro, nonché l’organizzazione dell’ente secondo un ordinamento interno a base democratica.


Peraltro, nello statuto delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche deve essere espressamente prevista “l’assenza di fini di lucro e la previsione che i proventi della attività non possono, in nessun caso, essere divisi tra gli associati, anche in forme indirette”.


Sulla nozione di distribuzione indiretta dei proventi dell’attività sociale tra i soci, la circolare n. 124/E/1998 ha chiarito, al paragrafo 5.3, riguardo l’applicabilità del regime fiscale previsto dall’art. 148, comma 3, del TUIR alle tipologie di enti associativi (comprese le associazioni sportive dilettantistiche), che in mancanza di espressa indicazione legislativa soccorrono, in proposito, “i criteri stabiliti all’art. 10, comma 6” del D.Lgs.  n. 460/1997.


Tale disposizione, nell’individuare alcune fattispecie che “costituiscono in ogni caso distribuzione indiretta di utili o avanzi di gestione”, viene considerata come norma di valenza generale.


Pertanto, è ritenuta applicabile anche agli enti di tipo associativo ai fini della determinazione del requisito di non lucratività  previsto per l’applicazione dei regimi fiscali agevolativi.


L’art. 10, comma 6, del citato D. Lgs. n. 460 del 1997 dispone, in particolare, alla lett. b), che costituisce in ogni caso distribuzione indiretta di utili “l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro valore normale”.


La successiva lett. c) del comma 6 del medesimo articolo 10 stabilisce che si considera “in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione (…) la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal D.P.R. 10 ottobre 1994, n. 645, e dal D.L. 21 giugno 1995, n. 239.


febbraio 2007

Vincenzo D’Andò

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