Affitto di azienda: sentenza della Corte di Cassazione sull’ammortamento dei beni aziendali

Le quote di ammortamento dei beni di aziende date in affitto o in usufrutto non possono essere dedotte da parte del concedente.


Unica deroga a tale principio è prevista solo ove sia stipulato nell’atto di affitto azienda uno specifico accordo che prevede la conservazione del bene a cura del concedente, in luogo dell’affittuario.


E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. n. 675 del 15 gennaio 2007, di cui di recente il notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate ne ha dato notizia.


 


Regola generale dell’ammortamento dei beni nell’affitto di azienda


Pertanto, in generale le quote di ammortamento sui beni ceduti con il contratto di affitto di azienda spettano, e sono deducibili fiscalmente, all’affittuario, cioè su colui che riceve in momentanea gestione tali beni facenti parte dell’azienda.


Infatti, il comma 8 dell’art. 102 del T.U.I.R., relativo al trattamento fiscale da riservare alle quote di ammortamento delle aziende date in affitto o in usufrutto, dispone che “per le aziende date in affitto o in usufrutto le quote di ammortamento sono deducibili nella determinazione del reddito dell’affittuario o dell’usufruttuario”.


In sostanza, tale norma vuole che le quote di ammortamento siano dedotte dall’utilizzatore (affittuario o usufruttuario), e non, invece, dal proprietario dei singoli beni costituenti l’azienda.


In particolare, l’affittuario (o l’usufruttuario) deve annotare i beni nel registro dei cespiti ammortizzabili in base al loro costo originario risultante nella contabilità del concedente, effettuando l’ammortamento per la parte del costo non ancora ammortizzato dal concedente.
Il fondo costituito dall’utilizzatore, come contropartita delle quote di ammortamento dedotte durante il periodo di locazione, è considerato come un fondo anomalo, giacché non ha natura rettificativa di valori patrimoniali iscritti nell’attivo di bilancio, ma rappresenta gli accantonamenti effettuati dall’utilizzatore per reintegrare l’eventuale perdita di valore, subita dai beni aziendali durante il periodo di affitto in conseguenza del loro deperimento e consumo, che deve poi essere reintegrata a vantaggio del proprietario dell’azienda.


 


Deroga alla regola generale


Viceversa, la medesima norma prevede che tale regola non si applica in caso di deroga convenzionale all’art. 2561 del Codice civile, concernenti l’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili.


In particolare, l’eccezione alla regola dell’ammortamento in capo all’utilizzatore si configura solo nell’ipotesi in cui, in base a un espresso accordo contrattuale, in deroga all’art. 2561 del C.c., l’utilizzatore (affittuario o usufruttuario) non sia tenuto all’obbligo di conservazione dell’efficienza dei beni ammortizzabili.


Solo in tale eventualità, le quote di ammortamento dei beni aziendali concessi in affitto possono essere dedotte dal concedente o dal nudo proprietario.


La Suprema Corte ha poi evidenziato che la deduzione delle quote di ammortamento richiede la tenuta del registro dei beni ammortizzabili, da parte del concedente, o di altro libro o registro, secondo le modalità di cui agli artt. 13 del DPR 435/2001, e 2, comma 1, del DPR 695/1996.


In caso contrario, l’utilizzatore (anche se l’ammortamento viene calcolato sul costo originario del bene) può dedurre le quota di ammortamento solo nella misura del 50%.


 


Febbraio 2007


Il rag. Vincenzo D’Andò ha predisposto un interessante e-book sull’affitto d’azienda: clicca qui per approfondimenti…


Partecipa alla discussione sul forum.