Tributo del bollo: contratti per l’acquisizione di beni o servizi. La formula della corrispondenza è esclusa da imposizione


 


Stante la prassi invalsa in ambito aziendale, gli incarichi di lavoro autonomo o per l’acquisizione di beni vengono conferiti:


a)  a mezzo scrittura privata non autenticata, cioè mediante la sottoscrizione da parte di entrambe le parti contraenti del documento (in una o più copie) recante le clausole contrattuali;


b)  mediante lo scambio di corrispondenza, cioè attraverso la reciproca trasmissione di lettere in carta intestata sottoscritte dal solo mittente e riportanti i termini dell’accordo.


 


Sul piano fiscale la formula di cui alla lettera b) è senza dubbio la meno gravosa perché non comporta l’applicazione del tributo di bollo (attualmente fissato nella misura di Euro 14,62 per ogni “foglio” costituito da quattro “facciate”).


E’ dunque necessario – laddove non vi siano altre preclusioni – rendere sistematica la formazione dei contratti di cui trattasi mediante corrispondenza, al fine di rendere meno oneroso il costo “burocratico” della costituzione dei rapporti negoziali.


 


In particolare, va preliminarmente ricordato l’art.2 della parte prima della Tariffa allegata al Decreto ministeriale del 20 agosto 1992, stabilisce l’assoggettamento al tributo del bollo “fin dall’origine” delle “scritture private contenenti convenzioni o dichiarazione anche unilaterali, con le quali si creano, si modificano, si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni specie”.


 


Con la locuzione “fin dall’origine” il legislatore ha inteso evidenziare che il bollo è un tributo “cartolare”, nel senso che già la carta ove viene redatto il documento soggetto ad imposizione deve “contenere” l’assolvimento dell’imposta.


In sostanza, ove l’imposta non venga assolta in maniera ordinaria ai sensi dell’art.9 del DPR 642/72, e cioè il documento non venga redatto sulla carta bollata, le marche da bollo devono essere applicate prima della sottoscrizione della scrittura privata (art.11 DPR 642/72).


 


Le attuali disposizioni del Codice Civile non prevedono particolari requisiti di forma per i contratti aventi ad oggetto le prestazioni di lavoro autonomo o per l’approvvigionamento di beni mobili diversi dagli autoveicoli.


 


E’ quindi meno gravoso perfezionare gli accordi mediante la forma della corrispondenza.


In pratica, l’accordo viene costituito mediante la manifestazione espressa per lettera della volontà delle parti: una parte contraente redige su propria carta intestata le clausole negoziali oggetto dell’accordo e trasmette (per posta o a mano) il documento alla controparte dopo averlo sottoscritto; l’altra parte contraente ritrascrive il contenuto contrattuale, su propria carta intestata, “virgolettando” il testo in segno di accettazione e, dopo aver apposto la firma, trasmette il documento alla controparte.


L’utilizzo della carta intestata non ha carattere sostanziale, nel senso che il committente o il cessionario, per raccogliere il consenso della controparte, può redigere la lettera di incarico in duplice esemplare sottoscrivendone la prima e chiedendo al prestatore o il cedente di firmare la seconda per accettazione.


 


L’accordo così concluso ha piena efficacia tra le parti ma ai fini del tributo del bollo ha rilevanza soltanto nel “caso d’uso”, cioè quando la corrispondenza viene presentata all’Ufficio del registro per la registrazione (art.24 della Tariffa, parte II, allegata al citato DPR 642/72).


gennaio 2007

Giovanni Mocci


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