Nuovi approdi della responsabilità aggravata ex articolo 96 del c.p.c. per illecito processuale nel processo tributario?


Nella prassi giudiziaria è possibile riscontrare, talvolta, il cd. “abuso” del processo da parte del ricorrente o del resistente .Ciò rende interessante l’assunto secondo cui l’istituto della responsabilità aggravata per lite temeraria(cd. abuso nel diritto nell’esercizio dell’attività giudiziale o nell’esercizio di resistenza processuale ), di cui al primo comma dell’articolo 96 del c.p.c., è applicabile nel processo tributario in virtù del principio d’integrazione di cui all’articolo 1, secondo comma, del D.Lgs. 546/92(1). Sotto il profilo sistematico , in virtù di un’interpretazione logica sistematica dell’articolo 15 del D.Lgs. 546/92 e  per ragione di coerenza dell’ordinamento processuale  tributario(vd il nuovo(2) comma 4 dell’articolo 385 del cpc , aggiunto per effetto dell’articolo 13, comma primo , del dlgs n. 40/2006, che consente al giudice di legittimità  , anche d’ufficio di condannare la parte soccombente al pagamento , in favore della controparte , di una somma in via equitativa determinata , non superiore al doppio dei massimi tariffari qualora ritenga che essa  ha proposto ricorso o ha resistito anche solo colpa grave  )va affermata  nel giudizio di merito tributario la competenza funzionale della Commissione Tributaria   in tema di responsabilità aggravata per illecito processuale. Va rigettata la tesi della necessità di instaurare un altro specifico processo davanti al GO per ottenere il risarcimento del danno processuale. Non è possibile la pronuncia della CT limitata all’AN con rimessione della liquidazione, anche equitativa, del quantum in un separato processo innanzi al GO;pertanto, la CT, ove accerti che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave,d’ufficio o  su istanza della controparte ha il potere di condannare la parte soccombente al risarcimento del danno: la condanna per lite temeraria attiene al rapporto processuale poiché deriva dall’atteggiamento pretestuoso o illecito della parte soccombente.La CT, che condanna una parte per responsabilità aggravata, ma non liquida il danno incorre nel vizio d’omessa pronuncia su una domanda di parte.Trattasi di una competenza funzionale e ,pertanto, non è consentita la rimessione della  liquidazione dei danni ad altro giudice in un separato processo.In definitiva, il potere della CT di provvedere in tema di responsabilità aggravata per lite temeraria sussiste solo nell’ambito delle attribuzioni o vicende giurisdizionali spettanti alla stessa; detto potere deve essere negato in relazione a controversie devolute ad altro giudice.Giova sottolineare che è inammissibile proporre l’istanza de qua in sede di discussione orale del ricorso.  La liquidazione dell’ammontare dei danni, provati nell’AN, può essere effettuata d’ufficio dalla CT in base a criteri equitativi(es. nozioni di comune esperienza).La liquidazione del danno da responsabilità processuale aggravata, ex art. 96 cpc, ancorché possa effettuarsi anche d’ufficio, postula pur sempre la prova gravante sulla parte che chiede il risarcimento sia dell’an che del quantum debeatur, o almeno la concreta desumibilità di detti elementi dagli atti di causa. (Cassazione civile, sez. I, 9 settembre 2004, n. 18169).La temerarietà della lite implica una valutazione di fatto riservata al giudice del merito ossia insindacabile in sede di legittimità.La declaratoria di responsabilità ex articolo 96 del c.p.c.(cd. illecito processuale) che è norma speciale rispetto alla norma generale di cui all’articolo 2043 del c.p.c. (cd. illecito aquilano)richiede i seguenti presupposti soggettivi ed oggettivi:


Ø    La soccombenza totale, non necessariamente nel merito, della parte responsabile(agente o resistente) ovvero l’infondatezza o l’ingiustizia della propria pretesa;


Ø    l’utilizzazione del processo per fini non consentiti ovvero l’uso di strumenti fraudolenti a fini dilatori, defatigatori o emulativi ;trattasi di un abuso riconducibile all’azione e alla resistenza in giudizio;


Ø    l’esistenza di un danno o pregiudizio effettivo (danno emergente o lucro cessante) e concreto imputabile al comportamento scorretto della parte soccombente;


Ø    gravi negligenze o colpe processuali comportanti irregolarità processuali:il comportamento dell’agente o resistente si deve contraddistinguere o come doloso o come qualificato da colpa grave.


La malafede processuale consiste nella consapevolezza del proprio torto , ossia nella coscienza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione ovvero nella consapevolezza di agire slealmente , abusando del diritto di azione o di resistenza in giudizio ovvero nella coscienza e volontà di utilizzare lo strumento processuale per il conseguimento di scopi estranei ai suoi fini istituzionali .La colpa grave ricorre quando il soccombente abbia omesso di osservare quel minimo di diligenza che gli avrebbe consentito di avvedersi dell’infondatezza della propria pretesa e quindi di valutare le conseguenze dei propri atti .E’ irrilevante la mera colpa live .Sussiste una differenza ontologica tra la responsabilità ex articolo 96 del cpc e la violazione del dovere di lealtà e di probità di cui all’articolo 88 del cpc ; le due fattispecie sono diverse , ancorché con qualche margine di coincidenza ,poiché l’articolo 96 riguarda l’introduzione della causa , mentre l’articolo 88 concerne il comportamento delle parti nella causa . Questa figura eccezionale di illecito trova nel richiamato articolo 96 del cpc una sua completa disciplina , che preclude sia l’applicazione diretta del citato articolo 2043 del cc(3) sia un eventuale concorso anche alternativo della due disposizioni normative e quindi dei due tipi di responsabilità in relazione ad un medesimo fatto processuale (Cassazione n. 13455/04). Si tratta, com’è noto, di una norma speciale rispetto a quella generale rappresentata dall’art. 2043 c.c..E’ ius recptum che detta norma inibisce l’invocazione dell’art. 2043 del cc ma non pone chi agisce per il risarcimento di danni di origine processuale in una posizione deteriore e differente rispetto a chi agisce per danni extracontrattuali di diversa origine. Da tempo infatti la giurisprudenza civilistica insegna che peculiare è la causa, non l’effetto: la responsabilità ex art. 96 cpc. ha natura processuale, ma “i danni da risarcire sono di qualsiasi tipo … purché causati da uno dei comportamenti tipizzati nella norma” (Cass. 1987/8872; conformi, più di recente, Cass. 1998/4624, 1999/253,2001/4947, 2002/3573).  È evidente che in astratto(4), oltre che la lesione della sfera patrimoniale (si pensi al cd. danno emergente per le spese sostenute o al cd. lucro cessante per la rinuncia a guadagni ex articolo 1223 del cpc) può essere configurata :a)La lesione del puro diritto immateriale a regolare con piena consapevolezza le proprie scelte, la sfera di libera autodeterminazione dell’individuo ossia la sfera d’esplicazione personale (cd. danno esistenziale). Allo stato del diritto vivente, il danno esistenziale può ritenersi  una delle categorie risarcibili del danno non patrimoniale previsto in generale dall’art. 2059, e precisamente quella sofferenza che scaturisce dalla menomazione della qualità della vita derivata dall’illecito.   È identificabile nell’art. 2 Cost. il riscontro a livello costituzionale di questo valore, intendendosi la qualità della vita come estrinsecazione concreta del diritto alla realizzazione personale, sia per quanto attiene la propria condizione “interiore” rispetto alla vita stessa – vale a dire il diritto a realizzarsi senza dover fronteggiare psicologicamente situazioni di disagio e di stress -, sia per quanto attiene alle relazioni interpersonali e sociali  ;b)la  lesione della sfera biologica (danno alla salute ovvero menomazione della integrità psicofisica).


Il danno esistenziale, che è liquidabile in via equitativa, è qualsiasi danno che l’individuo subisce alle attività realizzatrici della propria persona (vd. Corte di Cassazione sentenza n.7713 del 7 giugno 2000); esso non è altro che la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante per la persona e risarcibile.Il danno patrimoniale costituisce una deminuitio patrimonii laddove il danno esistenziale è un pregiudizio di carattere non reddituale, che non ha riflessi negativi sul patrimonio. 


 


Alla luce di quanto sopra esposto  si ribadisce la necessità che la parte , nel corso del processo tributario, si attenga a un comportamento corretto e leale, atteso che attore e convenuto sono, anche nel processo tributario, sullo stesso piano processuale e soggetti agli stessi obblighi di lealtà e correttezza . Il riconoscimento del processo come causa di ansia, di stress e di dispendio di tempo ed energie suscettibile di dar luogo a risarcimento delle parti che lo abbiano irragionevolmente subito è da ritenere principio d’ordine costituzionale immediatamente precettivo (v. Cass. Sez. unite, sentenza n. 28507 del 23/12/2005) Sussiste  il diritto a realizzarsi senza dover fronteggiare psicologicamente situazioni di disagio e di stress, per quanto attiene alle relazioni interpersonali e sociali.


 


 


                                            Note


 


1) Non è compatibile col processo tributario la norma ex art. 96 c.p.c. di richiesta di risarcimento del danno per responsabilità aggravata, in quanto la legge delega fa esclusivamente riferimento al “regime delle spese processuali in base alla soccombenza”, senza menzionare tale istituto. Inoltre, il  d.lgs. 546/92 richiama unicamente gli artt. 91 e 92 c.p.c. e la circolare ministeriale n. 98/E, nel commentare l’art. 15 del citato d.lgs 546792 esclude esplicitamente  e certo non casualmente l’interpretazione dell’art.96(Commissione Tributaria Provinciale di Parma, Sez. n. 7 sentenza n. 74 del 24/11/2003). Contra, la Commissione provinciale di Cosenza con sentenza n. 179/1998 depositata il 26 agosto 1999 che ha condannato l’Amministrazione finanziaria al risarcimento del danno processuale causato alla controparte.


Bisignano, La responsabilità processuale aggravata: l’art. 96 del codice di procedura civile è applicabile nel processo tributario?, in Il Fisco, n. 32/2003 .


 


2) E’ opportuno che l’avvocato tributarista informi il cliente che è stato inserito nell’art. 385 c.p.c. un nuovo (ultimo) comma, ai sensi del quale la Corte di Cassazione, decidendo sulle spese, anche d’ufficio, “condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave”.Si può dunque evocare il principio della responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.),anche se l’art. 385 cit. non presuppone necessariamente un danno da risarcire (in tal senso Maurizio Villani, il nuovo processo tributario in www.https://www.commercialistatelematico.com (vd.Angelo Buscema, la riforma del processo di cassazione in www.https://www.commercialistatelematico.com )


 


3) L’esecuzione coattiva  a  mezzo  concessionario  puo’  essere  fonte  di danno aquiliano. La  competenza  a  conoscere  della  domanda  risarcitoria  e’  del  giudice ordinario.  Sono  applicabili  i criteri di liquidazione ex artt. 1223  e ss.  c.c.  per  cui e’ risarcibile anche il c.d. lucro cessante ricorrendone i presupposti di legge L’azione per  il  risarcimento  del danno causato da attivita’ illegittima del  concessionario della  riscossione  e’  soggetta  al  termine  di  prescrizione  quinquennale decorrente  dal  giorno  in  cui  e’  stata ultimata la procedura  esattiva.                                                                      (Cassazione sentenza n. 16589 del 5 agosto 2005 )      E’ ammissibile  il  risarcimento  in via equitativa del danno morale patito da   un contribuente  cui  venga  erroneamente richiesta con avviso di liquidazione   una imposta  gia’  pagata.  Se il giudice di pace individua l’illecito colposo fonte del  danno  ed  indica  il  turbamento morale in cui questo danno  si sia concretato(Corte di Cassazione sez. 3 sentenza n. 10483 del 1 giugno 2004)    Nella sentenza del giudice di pace di Patti, Mariano Munafò, decisa il 9 marzo 2005( Rg 111/ C/ 04), è stata riscontrata la colpa grave della locale agenzia delle Entrate per non aver adottato la necessaria attenzione, sufficiente « a evitare l’errore » di iscrizione a ruolo in cui è incorsa. L’Agenzia è stata condannata a pagare mille euro ai contribuenti, più 1.500 euro di spese legali


 vd. Giudice di Pace di Mestre sentenza n. 653 del 14 dicembre 2000 in finanza & fisco n. 11/2001 pag. 1507


Giudice di Pace di Patti – Sentenza n. 157 del 13 aprile 2005 in finanza & fisco n.28/2005


Carmela Lucariello, il Giudice di pace acclara la responsabilità aquiliana del Fisco. Il risarcimento del danno patrimoniale ex art. 2043 del c.c. in finanza & fisco n. 11/2001 .  La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che hanno diritto a chiedere il risarcimento dei danni subiti i contribuenti che sono stati oggetto di ingiuste pretese da parte del Fisco.


 Infatti, ha sottolineato la Suprema Corte, fermi i principi di legalità, imparzialità e buona amministrazione che la Costituzione espressamente prevede, la Pubblica amministrazione deve anche risarcire i danni ingiusti che ha provocato con il suo comportamento, sia esso doloso o colposo. (Cassazione sentenza 1191/2003)


vd.Salvatore Albanese , se il Fisco sbaglia deve risarcire i danni ai cittadini-contribuenti in il fisco n. 26/2005


Angelo Buscema , sul risarcimento del danno non patrimoniale in materia tributaria: ultimi sviluppi della giurisprudenza in finanza & fisco n. 35/2004


 


 


4) Il Tribunale di Bologna con sentenza del  27 gennaio 2005, g.u. Graziosi ha ritenuto risarcibile il danno esistenziale quale conseguenza della responsabilità aggravata processuale ex art. 96 cpc. Il  tribunale dopo avere rilevato che la responsabilità aggravata ex art. 96 cpc è ipotesi speciale rispetto a quella prevista dall’art. 2043 c.c, ha affermato che chi agisce per il risarcimento danni di origine processuale non si trova in posizione deteriore e differente rispetto a chi agisce per la richiesta di danni extracontrattuali.  Conseguentemente, la sfera dei danni risarcibili, secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., comprende anche il danno non patrimoniale lesivo di interessi di rango costituzionale relativi alla persona, pur se non tipizzati e presidiati da fattispecie penali. Altre sentenze (Trib. Genova, 12 settembre 2006,  Trib. Roma, 18 ottobre 2006;Trib. Bologna, 27.1.2005, Trib. Reggio Emilia 31.5.2005)hanno confermato l’espansione della nuova interpretazione dell’art. 96 cpc, interpretazione in chiave esistenzialista, ed ancor prima costituzionalmente orientata secondo il parametro dell’art. 111 Cost.


 


Angelo Buscema


gennaio 2007


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