Enti non commerciali: attivita’ in regime di convenzione – case di riposo per anziani



Per le ONLUS-CASE DI RIPOSO non vengono tassate soltanto le prestazioni:


– rese ad anziani che corrispondono una quota della retta inferiore al 50% della retta stessa;


– assistenziali e socio-sanitarie rese a soggetti anziani in condizione di non autosufficienza riconosciuta e documentata come grave.


Inoltre,  ai fini del giudizio di prevalenza nel raffronto tra attività istituzionali e attività connesse, nell’ambito delle prestazioni riconducibili nell’attività istituzionale vanno ricomprese, oltre a quelle rese nei confronti di assistiti che pagano quote di ammontare inferiore alla metà dell’importo totale della retta, anche quelle rese nei confronti di assistiti in condizione di non autosufficienza riconosciuta e documentata come grave.


E’ questo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate contenuto nella risoluzione n. 146 del 21 dicembre 2006, la quale Agenzia, peraltro ha confermato gli altri chiarimenti già diffusi in precedenza con la circolare n. 48/2004 relativa alla definizione di attività connesse e allo svolgimento dell’attività in regime di convenzione degli enti non commerciali.


Attività istituzionali degli enti non commerciali e regime in convenzione


In particolare, sono pervenuti alla Direzione dell’Agenzia delle Entrate dei chiarimenti sulla


riconducibilità, nell’ambito dell’attività istituzionale delle case di riposo-ONLUS, delle prestazioni di assistenza sociale e socio-sanitaria effettuate nei confronti di anziani non autosufficienti, a prescindere dalle condizioni di svantaggio economico.


Su tale problematica, la risoluzione, ha preliminarmente, ribadito che l’art. 10, comma 1, lettera b), del D.Lgs. n. 460/1997 stabilisce che le ONLUS devono perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale, e che la precedente circolare n. 168/E/1998 ha già chiarito che per le attività c.d. “a solidarietà immanente” (tra le quali rientra l’assistenza sociale e socio-sanitaria) la condizione di svantaggio dei destinatari é presupposto essenziale dell’attività stessa.


L’Agenzia precisa che in base a tale principio di immanenza del fine solidaristico tali attività vanno rivolte nei confronti di categorie particolarmente vulnerabili al fine di assicurarne la protezione sociale.


Inoltre, la precedente risoluzione n. 189/E/2000 ha già chiarito che l’attività svolta dalle case di riposo, poiché é rivolta a soggetti “anziani”, non può di per sé essere ricondotta tra le attività di assistenza sociale e socio-sanitaria tipiche delle ONLUS, essendo a tal fine necessario che le stesse case di riposo “si facciano carico di situazioni personali effettivamente marginali e disagiate anche sotto l’aspetto del bisogno economico”.


Peraltro, ha rilevato l’Agenzia delle Entrate che “La qualità di soggetto anziano non appare di per sé sufficiente a ricondurre lo stesso tra i soggetti in condizioni di bisogno”.


Infine, ha ricordato che la circolare n. 48/2004 ha confermato che l’attività di gestione di una casa di riposo per anziani non é di per sé sufficiente ad identificare l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale tipico delle ONLUS, prescindendo cioé dall’indagine sulle condizioni di svantaggio dei beneficiari dell’attività stessa.


In particolare, tale circolare si è incentrata sulla condizione di disagio economico in cui versano gli ospiti di una casa di riposo-ONLUS, giungendo alla conclusione che tale condizione ricorre nel caso in cui la retta di ricovero praticata dalla ONLUS non venga fatta gravare sull’ospite oppure venga fatta gravare su quest’ultimo in misura inferiore alla metà


del suo ammontare.


Per conseguenza, ha osservato l’Agenzia delle Entrate, la singola prestazione assume rilievo nell’ambito dell’attività istituzionale della casa di riposo – ONLUS quando quest’ultima, autonomamente o in concorso con enti pubblici (che provvedano


all’integrazione della predetta retta di ricovero) si faccia carico della prevalente copertura economica della retta di ricovero; l’eventuale corrispettivo in denaro e/o in natura pagato dall’ospite non esclude la finalità solidaristica della prestazione, purché il relativo ammontare sia inferiore al 50%.


Per corrispettivo a carico dell’assistito si intende anche quello pagato dai familiari o da altri soggetti diversi dagli enti pubblici che intervengono a favore dell’anziano.


Viceversa, ha sottolineato l’Agenzia, l’indennità di accompagnamento eventualmente corrisposta ai sensi della Legge  n. 18/1980 non rientra nel computo del corrispettivo a carico dell’assistito.


Tuttavia, il suddetto criterio di individuazione del disagio economico indicato nella circolare n. 48/2004 può concorrere con altri criteri volti a cogliere ulteriori aspetti di disagio


parimenti tutelati dal D.Lgs. n. 460/1997 giacché riferibili ai soggetti che beneficiano dell’attività istituzionale delle ONLUS.


Infine, ha precisato l’Agenzia che anche se tali ulteriori profili del disagio personale non siano normalmente rinvenibili tra gli ospiti delle case di riposo, nulla esclude che nell’ambito dell’attività istituzionale delle case di riposo-ONLUS possa essere ricondotta, oltre a quella individuata con i criteri individuato dalla circolare n. 48/2004, anche l’attività di assistenza sociale e socio-sanitaria eventualmente svolta anche nei confronti di soggetti anziani non autosufficienti per i quali sussista una situazione di gravità, riconosciuta e documentata dalle A.U.S.L. che abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e in quella di relazione (come quella prevista dall’art. 3, comma 3 della Legge n. 10471992, “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”). Ciò poiché in tali casi si prescinde dall’aspetto  economico dello svantaggio e, conseguentemente, dell’ammontare della retta di ricovero eventualmente corrisposta dall’assistito.


 


 


Gennaio 2007  


 


Vincenzo D’Andò


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