Quando sono illegittimi gli avvisi di accertamento basati su studi di settore e parametri


 

Premessa


Nel contesto italiano, contrassegnato da un elevato numero di imprese medio-piccole, lo strumento di accertamento presuntivo, ovvero quello basato sugli studi di settore, e, ove mancanti, sui parametri, è l’unico che può permettere una percentuale di controllo fiscale che si possa dire accettabile. E’ evidente dunque la rilevanza di tali strumenti di accertamento, nonché l’affidamento che su di essi ripone il Fisco italiano per recuperare materia imponibile. Un po’ meno nota forse è la tendenza giurisprudenziale che tende, occorre dire anche in maniera abbastanza netta, a ridimensionarne il tiro, subordinandone la legittimità a specifiche condizioni soggettive ed oggettive; al punto che nel sito abbiamo ritenuto di offrire agli utenti un fac simile di ricorso, valido per contestare per lo meno i parametri (strumento tecnicamente più rozzo degli studi di settore), ovviamente corredato da numerosi richiami alle sentenze favorevoli al contribuente.


Questo numero della rassegna nasce dalla esigenza di fornire altri riferimenti giurisprudenziali a tutti coloro che vogliono ricorrere non solo contro gli accertamenti basati sui parametri, bensì contro quelli basati sugli studi di settore, in riferimento ai quali nel passato recente si è prodotta giurisprudenza altrettanto corposa.




Gli accertamenti sono nulli senza gli allegati


E’ privo di motivazione l’avviso di accertamento, basato sugli studi, al quale non sia stato allegato il prospetto dei calcoli effettuato dal Fisco per pervenire ai maggiori ricavi contestati al contribuente. Quest’avviso era stato impugnato dal contribuente, che lo riteneva immotivato, attesa l’assenza, nel contenuto dello stesso, degli elementi in base ai quali l’Agenzia delle Entrate era giunta al calcolo dei ricavi attribuiti all’azienda, nonché dell’esposizione delle gravi incongruenze a sostegno del ricorso agli studi medesimi.


(Commissione Tributaria Regionale Campania, sentenza n. 189/XII/06)




Quando la congruità agli studi salva il contribuente dai parametri


Qualora l’ammontare di ricavi o compensi risultante dall’applicazione dei parametri sia superiore a quello attribuibile al contribuente in base allo studio di settore approvato per l’attività in esame, l’ufficio deve tener conto in sede di contraddittorio di quest’ultimo risultato ai fini della valutazione della posizione fiscale del contribuente che può motivare e documentare idoneamente le ragioni in base alle quali la dichiarazione dei redditi o compensi di ammontare inferiore a quello presunto in base ai parametri possono ritenersi in tutto o in parte giustificate.


(Commissione Tributaria Regionale Puglia, sentenza n. 70/XIV/06)




Non è possibile prescindere dal reddito reale


In materia di strumenti presuntivi non può essere ammesso che il reddito venga determinato in maniera automatica, a prescindere da quella che è la reale capacità contributiva del soggetto sottoposto a verifica. Va pertanto compiuto ogni sforzo affinché sia individuata la reale capacità contributiva del soggetto, tenendo conto dell’ausilio che può derivare dagli strumenti presuntivi, i quali, però, piuttosto che avere effetti automatici, contrastanti col dettato costituzionale, richiedono un confronto con la situazione concreta.


(Cassazione, Sentenza n. 19163/06)




Anche la Cassazione conferma i limiti nell’applicazione degli studi di settore


Gli studi, in quanto aventi “natura di atti amministrativi generali di organizzazione”, non possono essere considerati sufficienti affinché l’ufficio operi l’accertamento senza che l’attività istruttoria amministrativa sia completata nel rispetto del principio generale del giusto procedimento: in sostanza, affinché al contribuente sia consentito, prima di adire il giudice tributario, vincere quella “mera praesumptio hominis costituita dagli studi di settore”. Diversamente “è vano invocare uno studio di settore, che ha struttura oggettiva e soggettiva categoriale e, quindi, di genere, come strumento idoneo a regolare, di per sé, un caso di specie ultima”.


(Cassazione, Sentenza n. 17229/06)




Gli studi sono solo supporti razionali


Gli studi di settore costituiscono una diretta derivazione dei redditometri o coefficienti previsti dal DL 69/1989: la Corte vede in questi atti una mera fonte di presunzioni assimilabili alle comuni praesumptio hominis, cioè a considerare studi di settore, redditometri, percentuali di ricarico, valori previsti nei regolamenti comunali, come meri supporti razionali offerti dall’amministrazione al giudice, paragonabili ai bollettini di quotazioni di mercato e ai notiziari Istat.


(Cassazione, Sentenza n. 9135/2005)




Non bastano da soli gli studi di settore


Non bastano da soli gli studi di settore a giustificare l’accertamento; nemmeno se adottati al posto dei parametri nel frattempo sostituiti dal più moderno strumento presuntivo. Non solo i parametri da soli sono uno strumento talmente rozzo da non poter giustificare un accertamento; addirittura, anche gli studi di settore, se non corroborati da una analisi della contabilità, non possono certificare e rendere valido l’intervento dell’Agenzia.


(Commissione Tributaria Regionale Piemonte, sentenza n. 27/XXVI/06)




Una ipotesi di nullità a monte


Gli accertamenti basati sui parametri sono nulli in quanto illegittimi: la motivazione risulta giustificata dal fatto che non è mai stato emanato il parere del Consiglio di Stato, sulla cui necessità si era espressa anche la Corte do Cassazione, con la sentenza 22.02.2000, n. 1972.


(Commissione Tributaria Regionale Lazio, sentenza n. 11/IV/06)




La valenza dell’accertamento basato su studi “monitorati”


L’avviso di accertamento non può fondarsi esclusivamente sull’applicazione di uno studio di settore sottoposto a monitoraggio. Pertanto è da giudicare “inaffidabile” lo strumento matematico-statistico di determinazione dei ricavi tutte le volte in cui se ne sia resa necessaria una incisiva revisione a causa di una crisi strutturale che ha investito il settore economico di riferimento.


(Commissione Tributaria Provinciale Bari, sentenza n. 24/VIII/06)




Condizioni di validità dell’accertamento sui professionisti


L’accertamento derivante dall’utilizzo dei parametri, di cui all’art. 3 della legge n. 549/1995, è consentito solo se l’attività, professionale o commerciale, è esercitata a tempo pieno.


(Commissione Tributaria Regionale Lazio, sentenza n. 11/XXXII/06)




L’infortunio del titolare giustifica lo scostamento


Il grave infortunio sul lavoro con conseguente amputazione sub totale del 1° dito della mano sinistra subito il 28 gennaio 2001, ampiamente documentato e comunque riconosciuto dallo stesso ufficio, costituisce una valida giustificazione dello scostamento dei ricavi dichiarati nell’anno 2001 rispetto a quelli presunti determinati dagli studi di settore. Tale dato doveva essere tenuto presente dall’ufficio mediante l’utilizzo di quei fattori interni ed esterni in grado di determinare una limitazione della capacità di produrre ricavi onde pervenire ad una efficace valutazione della effettiva situazione economica del contribuente secondo l’insegnamento del Supremo Collegio.


L’accertamento risulta pertanto viziato nella corretta applicazione degli studi di settore e nella conseguente determinazione dei ricavi al caso concreto, in presenza di fattori incidenti sulla capacità produttiva, e va pertanto annullato.


(Commissione Tributaria Provinciale Bari, sentenza n. 36/XIV/06)




La malattia inibisce la possibilità di utilizzare i parametri


E’ da escludere l’applicazione dei parametri nei confronti di una società in nome collettivo, considerato che uno dei soci aveva certificato le proprie ridotte capacità lavorative a causa di una malattia invalidante. Più precisamente, sono inapplicabili i parametri, per accertare un maggior reddito, nel caso in cui un contribuente provi che una malattia invalidante, certificata dal Ssn, abbia ridotto le proprie prestazioni lavorative e, quindi, la capacità reddituale. In questo caso spetta al Fisco contrastare la dichiarazione del contribuente, “non potendo utilizzare i parametri come sola prova sostanziale della pretesa”.


(Commissione Tributaria Regionale Puglia, sentenza n. 8/XV/06)




Controlli legittimi solo se la contabilità risulta inattendibile


Il fisco può emettere gli accertamenti fondati sugli studi di settore alle imprese in contabilità ordinaria solo se ne disattende le scritture contabili. E questo può avvenire esclusivamente sulla base dei criteri tassativi del dpr n. 570/96.


Il collegio ha accolto la tesi della società ricorrente. Ha infatti rilevato che i rilievi contenuti nella motivazione dell’accertamento, utilizzati dall’ufficio tributario per giustificare l’inattendibilità delle scritture contabili, non consentivano l’applicazione del metodo degli studi di settore. Infatti, avendo verificato che i rilievi contestati riguardassero considerazioni di carattere generale non contemplate nell’elenco delle fattispecie previste dal già accennato dpr n. 570/96, ecco che tale metodologia, vale a dire quella degli studi di settore, non fosse applicabile. Pertanto, è precluso il ricorso a tale strumento di accertamento nei confronti di un’impresa in contabilità ordinaria, quando non sia provata l’inattendibilità delle proprie scritture contabili, che deve derivare esclusivamente dalle ipotesi tassative previste dal regolamento ex dpr 570/96.


(Commissione Tributaria Provinciale Verona, sentenza n. 97/V/05)


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