Mense, self-service, take away: quando sorge il momento impositivo che fa nascere l’obbligo di emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale per le somministrazioni di alimenti da asporto??



Le operazioni di ristorazione ovvero di somministrazione di alimenti e bevande sono disciplinate dalla normativa nazionale quali prestazioni di servizi e contemplate dall’art. 3 2° comma  punto 4) del D.P.R. n. 633/72.


 


Prima di snocciolare il quesito e di affrontare la problematica del caso specifico, è bene ricordare che la regola generale che disciplina il momento impositivo è prevista dall’art. 6 del D.P.R. n. 633/72;  il momento impositivo quindi,  viene determinato con riferimento a specifici fatti che possono avere natura giuridica o materiale e, che variano in funzione della natura dell’operazione.


 


Pertanto per le:


 


ü      prestazioni di servizio, il momento impositivo assume rilevanza al momento del pagamento del corrispettivo;


 


ü      cessioni di beni, si considera: se trattasi di beni immobili assume rilevanza il momento della stipulazione, per i beni mobili invece quello della consegna o spedizione.


 


Altresì, è opportuno ricordare che ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. n. 696/96, per qualsiasi operazione soggetta all’obbligo di certificazione fiscale, il contribuente ha la possibilità di emettere alternativamente la ricevuta o lo scontrino fiscale.


 


Orbene, in relazione a quanto sopra detto, vorrei richiamare l’attenzione circa le modalità procedurali con le quali determinate mense (ad esclusione di quelle rientranti nell’esonero di emissione di scontrino o ricevuta e richiamate nella let. i – dell’art. 2 del D.P.R. n. 696/96)   o self-service, in caso di mancato pagamento da parte del cliente, certificano gli alimenti e le bevande “somministrate”, mediante l’emissione di uno scontrino non fiscale “cd. Scontrino a credito”, il quale viene emesso, utilizzando l’apposito tasto funzione di cui ogni misuratore ne è provvisto, al il fine di far traslare il momento impositivo dell’operazione; tale momento infatti, si manifesterà successivamente (a fine mese, trimestre, ecc. a seconda degli accordi) con l’emissione di fattura od altra certificazione fiscalmente paritetica, nella quale verranno riepilogate tutte le “somministrazioni” effettuate al cliente nei periodi interessati, considerato che per le prestazioni di servizio il momento impositivo come sopra detto nasce al momento del pagamento.


 


Tale procedura trova conferma nell’art. 1 del D.M. 23/03/1983, ove lo stesso recita che lo scontrino fiscale deve essere emesso per le prestazioni di servizio al momento del pagamento del corrispettivo ovvero al momento della ultimazione della  prestazione, se questa è anteriore al pagamento; in tale ultimo caso, sussiste l’obbligo di indicare sullo scontrino che il corrispettivo non è stato pagato ovvero in tutto o in parte.


 


Tale procedura però vale quando l’operazione di somministrazione è caratterizzata da una serie di elementi e di atti, dei quali la cessione di cibi è soltanto una parte e, nel cui ambito predominano ampiamente i servizi. 


 


Cosa succede quindi, se si scopre che tali operazioni non possiedono quelli che sono gli elementi che ne caratterizzano la somministrazione e, quindi la prestazione di servizio?   E’ semplice, le stesse assumono la connotazione di cessioni di beni, con tutte le conseguenze del caso!


 


Traendo  spunto dalla Sentenza della Corte di Giustizia della Comunità europea, sez. VI, 02-05-1996, n. 231/94, appare molto chiara, dalla lettura dei punti 12),13) e 14) della Massima, l’interpretazione dei giudici comunitari nell’individuare i criteri che caratterizzano l’operazione come prestazione di servizio e, invece quando una mera cessione di beni (cd. Take away).


 


In sintesi, i giudici comunitari sono stati chiamati a pronunciarsi  in un caso  di operazioni di ristorazione effettuate a bordo di traghetti; in pratica l’ amministrazione tributaria tedesca ha sollevato, ai sensi dell’art. 177 del Trattato CE, tre questioni pregiudiziali sull’ interpretazione della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, ed in particolare nell’ ambito di una controversia tra la Faaborg-Gelting Linien A/S con sede in Danimarca, e l’amministrazione tributaria tedesca in merito all’ imposizione fiscale di operazioni consistenti nel servire pasti da consumarsi a bordo dei traghetti che svolgono servizio regolare di linea tra il porto di Faaborg (Danimarca) e quello di Gelting (Germania) e, cioè il contendere era se tali consumazioni potevano essere ricondotte a prestazioni di servizi o cessioni di beni.


 


Nell’ambito della sentenza i giudici arrivavano alla conclusione che:


“””…omissis…punto 12. Per accertare se un’ operazione configuri cessione di beni o prestazione di servizi, occorre prendere in considerazione tutte le circostanze in cui essa si svolge, così da rinvenirne gli elementi caratteristici.


Punto 13. Si deve rilevare in proposito che la fornitura di bevande e di pasti preparati pronti al consumo immediato è il risultato di una serie di servizi che va dalla cottura dei cibi alla loro consegna materiale su un sostegno, e che si accompagna alla predisposizione in favore del cliente di un’ infrastruttura comprendente tanto una sala di ristoro con annessi (guardaroba ecc.) quanto gli arredi e le stoviglie. Vi possono essere persone fisiche, la cui attività professionale consiste nell’effettuare tali operazioni di ristorazione, che provvedono ad apparecchiare i tavoli, a consigliare il cliente e a fornirgli spiegazioni sulle vivande o sulle bevande proposte, a servire a tavola tali prodotti e, infine, a sparecchiare dopo il consumo.


14. Emerge pertanto che l’ operazione di ristorazione è caratterizzata da una serie di elementi e di atti, dei quali la cessione di cibi è soltanto una parte e nel cui ambito predominano ampiamente i servizi. Essa dev’essere pertanto considerata come prestazione di servizi ai sensi dell’ art. 6, n. 1, della sesta direttiva. Diverso è il caso di un’ operazione avente ad oggetto alimenti “da asportare” TAKE AWAY, non accompagnata da servizi volti a rendere più piacevole il consumo in loco in un ambiente adeguato….omissis…”””


 


Pertanto, riprendendo il discorso delle somministrazioni di alimenti e bevande, effettuato da mense o self-service, tali esercizi, per poter continuare in caso di mancato pagamento da parte del cliente, a certificare tali operazioni mediante l’emissione di uno scontrino con la dicitura “importo non pagato cd. Scontrino a credito”, devono rispondere ai criteri enunciati nella predetta sentenza della Corte di Giustizia Comunitaria, in quanto, se così non fosse, tali operazioni rientrerebbero in una mera cessione di beni (cd. Take away).


Pertanto, nel caso di “take away” vi sarebbe una anticipazione del momento impositivo dell’operazione, in quanto, come già detto in precedenza ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72, il momento impositivo  per le cessioni di beni mobili si manifesta al momento della consegna o spedizione dello stesso.


 


Tale situazione, non ancora attenzionata dalla guardia di finanza, comporterebbe prima di tutto la mancata emissione dello scontrino e/o ricevuta fiscale e, nel contempo, il mancato versamento dell’Iva nel periodo di liquidazione di competenza.


 


Considerando poi le novità introdotte in sede di conversione del decreto legge n. 262/2006, pare che non sia più richiesto, ai fini della sospensione dell’esercizio dell’attività (da tre giorni ad un mese), che la contestazione di tre mancata emissione dello scontrino avvenga con la contestazione di tre distinte violazioni in “tempi e giorni diversi”, ma è sufficiente anche un solo atto di contestazione che accerti tre distinte violazioni anche commesse in maniera sequenziale  nello stesso giorno”.


Infatti, l’art. 1 – comma 8 – del D.L n. 262/2006, nel modificare  il 2° comma  dell’articolo  12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 471, “rubricato Sanzioni  accessorie   in    materia  di  imposte dirette ed imposta sul valore aggiunto”, ha abrogato le parole “””omisiss….in tempi diversi…omissis…compiute in giorni diversi…omississ…”””.


 


Se agli occhi di qualcuno questo caso potrà pervadere perplessità in merito alla pronuncia della corte di giustizia comunitaria, vorrei invitare lo stesso a riflettere in merito alle conseguenze che ha avuto in Italia la sentenza  “Stradasfalti”, circa l’incompatibilità  della disposizione nazionale che prevedeva l’indetraibilià dell’iva sugli automezzi (Cfr. Sentenza 14 settembre 2006 causa C-228/05).


Paolo Giovannetti


Dicembre 2006  


 


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