IRAP e professionisti: dalla giurisprudenza un criterio per provare l’assenza della struttura organizzativa

  Non si parla mai abbastanza della querelle relativa alla debenza dell’Irap da parte dei professionisti; e d’altronde, le varie Commissioni giudicanti continuano ad esprimere pareri favorevoli ai contribuenti, sull’onda dell’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale n. 156/01. Su questo filone, abbiamo ritenuto di pubblicare e commentare questa sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Genova […]

 

Non si parla mai abbastanza della querelle relativa alla debenza dell’Irap da parte dei professionisti; e d’altronde, le varie Commissioni giudicanti continuano ad esprimere pareri favorevoli ai contribuenti, sull’onda dell’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale n. 156/01.


Su questo filone, abbiamo ritenuto di pubblicare e commentare questa sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Genova che, riformando la sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale impugnata dal professionista ricorrente, ritiene che la mancanza di idonea struttura organizzativa, necessaria per escludere l’assoggettabilità all’Irap del professionista, si può concretizzare dalla presenza di pochi beni strumentali, nonché dalla assenza di dipendenti, e dalla mancanza della voce “compensi a terzi” di cui al quadro E del modello di dichiarazione dei redditi. E’ bene precisare che la Commissione Provinciale aveva rigettato il ricorso (che era stato proposto avverso il diniego di rimborso) per carenza di prova, non già per altri motivi di merito. Se è vero che l’onere della prova incombe al professionista, ha sentenziato la Commissione Regionale, è altrettanto vero che tale prova si intende adempiuta con la sola allegazione del modello Unico, limitatamente al quadro RE relativo come noto ai redditi da lavoro autonomo.




Prima di lasciarvi alla lettura della sentenza per conoscerne i particolari, concludiamo ricordando che sul tema dell’Irap e i lavoratori autonomi “Il Commercialista Telematico” è intervenuto numerose volte, dapprima offrendo agli utenti i fac simile di istanza di rimborso e conseguente ricorso irap (in questo link ), nonchè, successivamente, fornendo la giurisprudenza a conforto del ricorso: un intero massimario giurisprudenziale (si veda qui), e infine, recentemente, dedicando una puntata della rassegna giurisprudenziale alle più recenti sentenze (leggibili qui).








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Sentenza n. 3 del 9 gennaio 2006 depositata il 3 .04.2006. r.g.r. n.1651/04.


Commissione tributaria regionale di Genova sez. 12.


Presidente: Muraglia Giacomo. Relatore: Germani Pasquale.


Oggetto: appello di V. F. alla sent. n.13.03.2004 della C.T.P. La Spezia per mancato rimborso IRAP su lavoro autonomo.







In fatto


Con ricorso consegnato all’Agenzia delle entrate-Ufficio di La Spezia il 10.9.2002 e depositato l’ 1.9.2002 alla Commissione tributaria provinciale di La Spezia il rag. …….. impugnava il diniego di rimborso di IRAP relativo agli anni 1998,1999 e 2000; sosteneva il ricorrente che, svolgendo l’attività di ragioniere commercialista senza dipendenti e con modesta attrezzatura, non era soggetto all’imposta, secondo i principi affermati dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 2001. Si costituiva l’Agenzia delle entrate contestando la domanda del ricorrente, affermando che, ancorché l’attività professionale del ricorrente fosse esercitata senza ausilio di dipendenti e collaboratori ed avvalendosi solo di pochi beni strumentali, consisteva comunque in un’attività professionale autonomamente organizzata concretante quindi il presupposto per l’applicazione dell’IRAP; concludeva per la reiezione del ricorso.


La Commissione con sentenza n. 13/2004 depositata il 29.9.2004 rigettava il ricorso per non aver prodotto il ricorrente alcuna documentazione atta a comprovare che l’attività di lavoro autonomo fosse stata effettivamente svolta in assenza di organizzazione di capitali e di lavoro altrui. Ha proposto appello il ricorrente con atto dell’11.11.2004 consegnato nella stessa data all’Agenzia delle entrate – Ufficio di La Spezia e depositato presso questa Commissione il 17.11.2004 contestando il contenuto della sentenza, producendo i quadri RE delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 1998, 1999 e 2000 e chiedendo la riforma della sentenza con accoglimento del ricorso introduttivo. Si è costituito l’Ufficio chiedendo il rigetto dell’ appello e la conferma della sentenza impugnata. La Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate ha depositato successivamente memoria illustrativa.


Motivi della decisione


L’appello appare fondato: il Collegio ritiene infatti di seguire in diritto i principi fissati nella sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 2001. Come noto, la citata sentenza della Corte Costituzionale, esaminando numerose questioni di illegittimità costituzionale relative al D.Lgs. n. 446 del 1997, istitutivo dell’imposta regionale sulle attività produttive, sollevate da varie Commissioni tributarie, ha respinto, tra l’altro, quella relativa alla ingiustificata equiparazione, ai fini del trattamento fiscale, tra redditi d’impresa e redditi di lavoro autonomo, con violazione sia del principio di uguaglianza, sia del principio di capacità contributiva sia infine del principio di tutela del lavoro: la Corte infatti ha ritenuto che non vi sia contrasto con i principi costituzionali citati, da parte delle norme del D.Lgs. 446/97, soltanto se si ritenga che un’attività professionale svolta in assenza di struttura organizzativa non sia assoggettabile all’IRAP: in tal caso mancherebbe il presupposto stesso dell’imposta (esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata…); aggiunge la Corte che l’assenza di struttura organizzativa è questione di mero fatto (che evidentemente va accertata di volta in volta dal giudice di merito).


Ciò ritenuto in diritto, per quanto riguarda gli elementi in fatto relativi al presente giudizio, si rileva che con l’atto di appello sono stati depositati i quadri RE delle dichiarazioni dei redditi del ricorrente relative agli anni per i quali si richiede il rimborso dell’IRAP: da tali quadri emerge l’assoluta modestia sia degli investimenti in beni strumentali sia dei ricavi e del reddito così come l’assenza di compensi a terzi e quindi la mancanza di dipendenti e di collaboratori: tali elementi, non contestati in modo specifico dall’Amministrazione, appaiono idonei a dimostrare l’assenza di quella struttura organizzativa che, come si è visto, deve essere alla base dell’imposizione, e che contraddice la decisione assunta dalla sentenza impugnata, la quale peraltro aveva statuito in assenza della documentazione prodotta nel giudizio d’appello: anche in relazione a ciò le spese vanno compensate.


P.Q.M.


la Commissione, in accoglimento dell’appello, riforma la sentenza impugnata e accoglie il ricorso. Spese compensate.


r.simonazzi.


11-.2006.

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