COLLEGATO FINANZIARIA 2007: CHIUSO PER EVASIONE FISCALE


di Francesco Buetto


 


L’art. 1, commi da 8 a 8-ter, della legge n.286/2006, di conversione del D.L. n.262/2006 ha interamente rivisto la chiusura degli esercizi per mancata emissione degli scontrini fiscali.


Facciamo il punto sulle novità, fra le quali spicca, il sigillo – chiuso per evasione fiscale – che gli organi procedenti devono indicare apporre negli esercizi che non battono gli scontrini.


  


Il D.L. n. 262/2006


 


Per effetto di quanto inizialmente previsto dall’art. 1, comma 8, del D.L.n.262/2006, in vigore dal 3 ottobre 2006, che ha inciso sul comma 2 dell’art. 12  del  D.Lgs. n.471/1997 “ qualora sia definitivamente accertata la violazione dell’obbligo  di emettere la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale, anche se non  sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione delle  disposizioni  del decreto  legislativo  recante  i  princìpi   generali   per   le   sanzioni amministrative in materia  tributaria,  è  disposta  la  sospensione  della licenza   o   dell’autorizzazione   all’esercizio   dell’attività    ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da quindici  giorni  a due mesi. Se i corrispettivi non  documentati  nel  corso  del  quinquennio eccedono la somma di lire duecento milioni la sospensione è disposta per un periodo da due a sei mesi”.


Il D.L. n. 262/2006 interviene però sull’art. 12, del D.Lgs.n.471/97 e non sul D.L. n. 269/2003, che aveva modificato il dettato normativo e la funzione, passando dall’accertamento definitivo della violazione alla semplice constatazione.


 


La legge di conversione


 


In sede di conversione, il legislatore ha integralmente sostituito il comma 2 dell’art. 12 del  D.Lgs.n.471/1997, prevedendo adesso – art. 8, comma 1, – che “ qualora siano  state  contestate  ai  sensi  dell’art. 16  del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, nel corso di un  quinquennio, tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta fiscale  o  lo scontrino fiscale, anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie  in applicazione delle disposizioni del citato decreto legislativo n.  472  del 1997,  è  disposta  la  sospensione  della  licenza  o  dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero  dell’esercizio  dell’attività  medesima per un periodo da tre giorni ad un mese. In deroga all’art.19,  comma 7, del medesimo decreto legislativo n. 472 del 1997,  il  provvedimento  di sospensione  è  immediatamente  esecutivo.  Se  l’importo  complessivo  dei corrispettivi oggetto di contestazione eccede la somma di  euro  50.000  la sospensione è disposta per un periodo da un mese a sei mesi”.


Inoltre, dopo il comma 2 dell’art. 12  del  D.Lgs.n.471/97, come sopra sostituito, sono aggiunti i seguenti commi:


·        comma 2-bis. La sospensione di cui al comma 2  è  disposta  dalla  direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente per territorio in relazione al domicilio fiscale del  contribuente.  Gli  atti  di  sospensione  devono essere notificati, a pena di decadenza, entro sei mesi da  quando  è  stata contestata la terza violazione;


·        comma 2-ter. L’esecuzione e  la  verifica  dell’effettivo  adempimento  delle sospensioni di cui al comma 2  è  effettuata  dall’Agenzia  delle  entrate, ovvero dalla Guardia di finanza, ai sensi dell’articolo del decreto  del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;


·        2-quater. L’esecuzione della sospensione di cui al comma 2 è assicurata con il sigillo dell’organo procedente e con le sottoscrizioni del personale incaricato ovvero con altro mezzo idoneo a indicare il  vincolo  imposto  a fini fiscali.


 


Le disposizioni di cui all’art. 12, commi da 2  a  2-quater, del D.Lgs. n.471/1997, si  applicano  alle violazioni constatate a decorrere dalla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto. Per le violazioni già constatate alla medesima data si applicano le disposizioni previdenti.


 


Brevi riflessioni


 


A breve distanza dalla pubblicazione della legge di conversione vediamo di fare le nostre prime riflessioni su un provvedimento che è stato oggetto di critiche trasversali.


Diciamo, innanzitutto, che la contestazione da parte dell’ufficio competente deve avvenire ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs.n.472/97, attraverso un atto di contestazione con indicazione, a pena di nullità, dei  fatti  attribuiti  al  trasgressore,  degli  elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire per la determinazione delle  sanzioni  e  della  loro  entità  nonché  dei  minimi edittali previsti dalla legge per le singole violazioni.


Entro il termine  previsto  per  la  proposizione  del  ricorso,  il trasgressore e gli obbligati ai sensi dell’articolo 11,  comma  1,  possono definire la controversia con il pagamento di un importo pari ad  un  quarto della sanzione indicata e comunque non inferiore ad un  quarto  dei  minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a  ciascun  tributo.


Per espressa previsione normativa la definizione agevolata impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie.


Sulla base di una interpretazione letterale della norma, la definizione agevolata sembrerebbe impedire l’irrogazione della sanzione accessoria relativa alla sospensione dell’attività.


Il provvedimento di sospensione è disposto  dalla  Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate competente per territorio in relazione al domicilio fiscale del  contribuente, e deve essere notificato, a pena di decadenza, entro sei mesi da  quando  è  stata contestata da parte dell’Ufficio locale, in forza dell’art. 16 del D.Lgs.n.472/97, la terza violazione.


In deroga all’art.19,  comma 7, del D.Lgs. n. 472 del 1997 – norma che prevede l’esecuzione delle sanzioni quando il provvedimento di irrogazione è divenuto definitivo -, il  provvedimento  di sospensione  in esame è  immediatamente  esecutivo.


Per effetto di quanto previsto dal maxiemendamento le disposizioni di cui all’art. 12, commi da 2  a  2-quater, del D.Lgs. n.471/1997, si  applicano  alle violazioni constatate a decorrere dalla data di  entrata  in  vigore  della legge di conversione del presente decreto. Per le violazioni già constatate alla medesima data si applicano le disposizioni previdenti.


In pratica avremo quattro diversi regimi temporali, a secondo che la violazione sia stata compiuta sino al 2 ottobre 2006 ( dove vigeva anche il nuovo regime di cui all’art. 33, comma 11, del D.L.  n.  269/2003, convertito, con modificazioni, in legge n. 326/2003), ovvero in vigenza del D.L.n.262/2006, ovvero dopo la conversione in legge del D.L.n.262/2006.


 


Chiuso per evasione fiscale


 


Fino ad oggi, il controllo sull’effettiva chiusura dell’esercizio era demandato alla Guardia di Finanza.


Il nuovo dettato normativo, invece, assegna anche agli uffici civili dell’Agenzia delle Entrate l‘effettiva esecuzione della sospensione, i quali dovranno pubblicizzare il fatto, mediante apposizione di sigilli e con le sottoscrizioni del personale procedente ovvero con altro mezzo idoneo a indicare il  vincolo  di chiusura imposto  a fini fiscali.


Per la prima volta in Italia gli evasori vengono indicati pubblicamente.


 


 


dicembre 2006                                                    Francesco Buetto


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