INDIA: quale sfida? Possibili scenari evolutivi: elefante o tigre???

“BRICS” è un acronimo coniato da Goldman Sachs nel 2001 per identificare le più grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina che insieme rappresentano i due quinti del prodotto interno lordo di tutte le economie emergenti. 

Inizia oggi un focus sull’India, in cui sarà dato un quadro generale, con alcuni valori macroeconomici ed un quadro sugli aspetti fiscali, insomma qualche strumento per l’imprenditore alla ricerca di nuovi mercati ed opportunità. Principale interrogativo per l’imprenditore che investe è ravvisabile nel come portare fuori il denaro dall’India. Normalmente dividendi, capital gain, royalties e commissioni possono essere re- impatriate facilmente con il permesso della Banca Centrale indiana, ed in caso di esito positivo,  naturalmente dopo aver pagato le imposte relative.

 

Perché iniziare con L’India?

L’India può correre ancora dieci o quindici anni grazie ad una popolazione che continua a crescere come anche riportato di recente al World Economic Forum ed alla Confederazione dell’Industria Indiana. Tuttavia, in una recente ricerca sulla facilità di fare business della World Bank su 155 paesi, l’India è stata inserita al 116^ posto. Quali le ragioni? E’ necessario, ancora, un rafforzamento dell’ambiente complessivo degli investimenti, i tempi di attesa sono spesso troppo lunghi  per lanciare un’attività, nella media servono più di settantauno giorni per avviare un progetto di impresa e le  barriere sono  ancora spesse  in alcuni settori.  Punti di forza per le imprese che intendono investire in India sono il basso costo del lavoro, l’alto livello della preparazione universitaria che assicura la presenza di figure tecniche e manageriali di elavato profilo. L’utilizzo della lingua inglese nelle comunicazioni ufficiali e negli affari unito alla posizione geografica rendono l’India una piattaforma ideale per le esportazioni nei mercati asiatici. Ci sono anche le opportunità derivanti dal fatto che l’India ha focalizzato l’attenzione su software e servizi cercando in qualche modo di mutare la sua naturale predisposizione di paese agricolo; l’agricoltura rappresenta quasi il 33% del PIL ed occupa il 62% della popolazione. Le opportunità sembrano nascere proprio dai numeri: alla fine del 2005 l’India conta soltanto 51 milioni di utenti internet e solo 120 milioni di utenti con cellulare.

La storia dell’India, antica e dinamica, inizia con la “nascita” della valle dell’Indo e racchiude un microcosmo di storia umana con influssi che vanno dalla Cina all’Europa con molte connessioni con l’Africa.

 

Che cos’è l’India?

 

Forse conosciuta per quell’esempio di povertà a cui qualcuno vuole dimostrare che la stessa non è iscritta nella sorte naturale. Il fascino emanato dai asharam, dai templi indiani, si confonde con l’emersione di un India fatta da analisti finanziari; è sorprendente affermare che un senior manager in Mumbai è il più pagato tra i colleghi in analoghe posizioni negli Stati Uniti o a Londra; ciò spiega perchè le storie di manager stranieri in posti chiave in India aumentano; un enorme paese composto da 35 stati federati con 1 miliardo di persone ed un PIL che è cresciuto in media del 8,4% tra il  2005 ed il 2006. Se guardiamo il passato recente si può dire che l’economia dell’India è al quarto anno consecutivo con crescita sopra l’8% e la Banca Asiatica per lo sviluppo “ADB” si attende una crescita sostenuta anche per il 2007; a ciò si aggiunga che il deficit fiscale federale sta scendendo al 4,1% del PIL.

Alcuni dati macroeconomici recenti: il PIL cresce del +9,3% nel primo quadrimestre 2006; la produzione industriale aumenta del 10% nel mese di maggio 2006, arriva a +12,4% in Luglio 2006 ed a +9,7% ad Agosto 2006  mentre i prezzi al consumo aumentano del 7,7%  nel mese di giugno 2006, del 6,7% a luglio 2006 e del 6,3% ad Agosto 2006.

La presenza di risorse minerarie e naturali, di uno stabile sistema politico basato sulla democrazia parlamentare, l’India è un paese di common low con una costituzione scritta che garantisce i diritti della proprietà individuale e le riforme partite dal lontano 1999 hanno consentito all’India l’ingresso nel WTO. Si rileva, inoltre, che la rupia, moneta locale, è completamente convertibile; il 100%, infatti, dei profitti derivanti dalle operazioni in valuta estera possono essere convertiti a tassi di mercato: alla data del 11 ottobre 2006 la rupia vale, infatti, 45,7 per $ mentre un anno fa valeva 44,8 per $.

 

Quali gli scenari possibili?

 

Molti, si fa per dire 260 milioni di persone vivono con meno di un dollaro al giorno, ma con un gran sorriso; l’analfabetismo e soprattutto il sistema delle caste impediscono all’India di emergere davvero: la tradizione indù ne identifica quattro di caste: Brahmin, Kshatriya,Vaishya, Shudra ed infine la quinta i Dalit (16% del totale) ovvero gli intoccabili; questi ultimi nonostante una legge del 1955 ne abbia abolito l’intoccabilità continuano a svolgere lavori molto umili con forti accenti di discriminazione.

 L’importanza del miglioramento del pubblico settore, la capacità di sostenere la crescita e di estendere i suoi frutti a sempre maggiori persone per scongiurare il pericolo delle crescenti ineguaglianze sociali sono solo alcuni degli aspetti che consentiranno uno sviluppo sostenibile. Di certo l’integrazione dell’India all’interno dell’economia globale passa attraverso il mercato dei capitali e non attraverso l’esportazione dei beni. “Un collasso nella borsa di Mumbai”: vero??? si è vero, perché dovrebbe essere così sorprendente? Perché per la prima volta il mercato ha funzionato e non ci sono stati complotti per favorire  i prezzi delle azioni; il “MSCI” l’indice di borsa indiano è sceso del 35% a maggio 2006 non per teorie cospirative ma per effetti reali derivanti dai mercati globali: la crescente inflazione negli USA, la presenza di azioni sopravalutate nel mercato indiano e la paura per il restringimento della liquidità globale. In un report di  Morgan Stanley del mese di giugno 2006 emerge che mentre la Cina ha speso $ 200 bn, quasi il 9% del pil sulle infrastrutture nel 2005, l’India ha speso circa $ 28 bn, quasi il 3,6% del pil: cosa significa in termini comparativi? In India le infrastrutture non possono essere finanziate per intero dal settore pubblico ma va introdotto un modello di partnership pubblico-privato che può tramutarsi in eccellenti opportunità di prestiti per le banche.

 

La tassazione: principali aspetti e “tax Holiday”

 

L’India ha una struttura fiscale ben sviluppata con una chiara demarcazione di autorità tra il governo centrale e le entità locali

Negli ultimi 10-15 anni, il sistema della tassazione ha attraversato un sacco di significative riforme: le aliquote fiscali sono state razionalizzate e le leggi relative semplificate per consentire più agevoli pagamenti.

Il Governo Centrale, nella parte della Sezione n.90 della legge sulle “Imposte sui Redditi” ha autorizzato l’applicazione dei trattati contro le doppie imposizioni “Double Tax Avoidance Treaty” con sessantacinque paesi: l’oggetto di tali accordi si configura come una base equa  per evitare la doppia tassazione.

Il trattato con l’Italia è stato stabilito tra il 1997-1998; l’oggetto dell’accordo è di evitare la doppia imposizione, nel caso dell’Italia i dividendi sono tassati al 15% se il beneficiario è una società che possiede almeno il 10% delle azioni della società che eroga i dividendi, al 25% in tutti gli altri casi. I proventi finanziari intesi come interessi su titoli di stato non possono essere tassati oltre il 15%.

Comunque, oggi stabilirsi in India è sempre più conveniente: le aliquote dell’imposta sulle società sono state ridotte dal 55 al 35% per le imprese nazionali e dal 65 al 40% per quelle estere. Parallelamente sono stati introdotti incentivi fiscali per promuovere tra l’altro le esportazioni, lo sviluppo delle infrastrutture, dell’It e della ricerca che arrivano a garantire una totale esenzione di imposta per il 100% degli utili d’impresa.

Insomma le aliquote delle imposte in India possono non essere le più basse nel mondo, ma un attento tax planning che tenga conto delle “tax holiday” e di altri incentivi fiscali  può ridurle considerevolmente.  Il “tax holiday” consiste nella non assoggettabilità ad imposizione per un periodo di cinque anni per alcune tipologie di attività rivolte a progetti che riguardano per esempio la tecnologia elettrica etc.

 

 

 1.      Imposte dirette

 

*      La tassazione del reddito di impresa

 

 Le società che sono incorporate in India anche con il 100% di proprietà straniera sono considerate società locali secondo la legge indiana.

La tassazione del reddito di un’impresa dipende dal suo domicilio. Le società indiane sono tassabili in India sul reddito prodotto in tutto il mondo. La miglior forma per costituire una società in India resta quella della Joint Venture in quanto sotto il profilo della tassazione sono trattate come aziende locali.

 Nella determinazione del reddito imponibile tutti i costi intercorsi per fini produttivi sono deducibili. Questo include gli interessi sui prestiti pagati nell’anno e gli ammortamenti sulle immobilizzazioni. Alcuni costi sono soggetti a parziale indeducibilità, tra i principali  si ravvisano gli interessi corrisposti a non residenti, le imposte sul reddito di impresa, i costi generali indiretti ed i costi amministrativi di un ufficio estero. Le aziende residenti in India sono tassate sulla base del reddito complessivo generato da tutte le forme di reddito secondo quanto stabilito dall’Income Tax Act. Le aziende che non sono residenti sono essenzialmente tassate all’aliquota del 40% con un plus di 2,5% a titolo di sopra-tassa. Le imprese locali sono soggette ad una tassazione di base del 35% e ad un 2,5% di tassazione ulteriore (nuova sopratassa) e al nuovo prelievo sull’istruzione del 2%; tali ultime due imposte dovrebbero avere carattere temporaneo.

Le imprese sono inoltre soggette alla tassa sulla ricchezza che riguarda le attività non produttive (ville, gioielli, beni di lusso) ad un tasso dell’1% se la ricchezza netta supera 1,5 mn rupie  l’equivalente di circa 33.333 dollari.

Le aziende locali devono pagare un’imposta sulla distribuzione dei dividendi del 12,5%; i dividendi ricevuti sono esenti per il percipiente.

 

*      Le imposte sui capital gain

Tale imposta si paga sul capital gain o sulla vendita di attività.  Occorre distinguere tra capital gain di lungo termine tassati al 20% o di breve termine tassati al 35%, normale aliquota dell’impresa locale. Per capital gain di lungo termine si intende la detenzione per più di tre anni di capitali e nel caso di azioni le stesse devono essere quotate al mercato ufficiale ed esserci un periodo di detenzione almeno di un anno. Comunque i capital gain di lungo termine derivanti da vendite di azioni e quote di fondi comuni sono esenti.

 

QUADRO DI SINTESI: INDIA FOCUS

Aliquote

Imposta sulle società nazionali

35%

Imposta sulle plusvalenze
– beni posseduti da meno di tre anni
– beni posseduti da più di tre anni


35%
20%

Imposta sulla distribuzione di utili

12,5%

Imposta sulla branch

40%

Ritenuta su interessi

15%

Ritenuta su royalties

20%

Riporto in avanti di perdite (anni)

8

Credito d’imposta estero

Consolidato fiscale

No

Normativa transfer pricing

 

Da notare che le imposte indiane sopra riportate non tengono conto della nuova sopratassa del 2,5% e del nuovo prelievo sull’istruzione del 2% in quanto hanno carattere temporaneo. Si rileva inoltre che le ritenute su interessi e su royalties tengono conto delle più favorevoli disposizioni contenute nelle convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione.

 

 

 

·        Le imposte delle persone fisiche

Sono richieste dal governo centrale ed amministrate dall’organo centrale sulle imposte dirette sotto l’egida del ministro delle finanze con quanto stabilito dal “Income Tax Act”.

Qui di seguito le aliquote per gli scaglioni di reddito:

 

Range di reddito  in rupie

0-Rs 100.000

Aliquote

0%

Rs.100.000-Rs150.000       

10%

Rs.150.001-Rs250.000       

20%

Rs.250.001 e oltre                                 

30%

 

 

Aumenti superiori del 10% sulle imposte totali se il reddito eccede le 850,000 rupie.

 

 

 

 *      L’imposta sul valore aggiunto

 

 

Già dal 1 aprile 2005 la maggior parte degli stati indiani ha sostituito l’imposta sulle vendite con l’IVA (VAT: value added tax). Si tenga però presente che l’Iva è dovuta solo sui beni e non sui servizi.

L’Iva è applicata a ciascun stadio della vendita con un meccanismo di credito per l’iva pagata. Ci sono 4 principali aliquote: 0% per le materie prime, 1% pietre preziose, 4% beni industriali e beni di consumo di massa, per tutti gli altri beni 12,5%. I prodotti petroliferi, tabacco, liquori sono assoggettati ad aliquote più elevate che variano da stato a stato.

 

 

*      Dazi Doganali

 

Il livello dei dazi doganali in India è governato dal “Custom Act 1962 e dal Custom Tariff Act 1975” per prevenire illegali importazioni ed esportazioni di beni. I beni che sono importati in India attraggono i dazi doganali al tasso del 15% (beni industriali). Il livello dei dazi doganali è stabilito dal “Tariff Act”. Ci sono tuttavia delle agevolazioni per i beni importati da paesi con cui l’India è entrata in accordi di libero mercato come Tailandia, Sri Lanka e i paesi che fanno parte del Mercosur come emerge dal “Customs Tariff Act 2005”.

 

*      Le imposte sulle transazioni finanziarie

 

Le transazioni in azioni, derivati, e quote di fondi comuni che avvengono in mercati regolamentati attraggono le imposte sulle transazioni secondo le seguenti aliquote:

 

Acquisti e Vendite in azioni e fondi

0,075%

Vendita di derivati (future ed opzioni)

0,01%

 

 

 

Aspetti innovativi

 

 L’India ha emanato la legge sull’arbitrato e la conciliazione nel 1996 la cosiddetta “New Low”, basata sulla commissione delle Nazioni Unite e sulla legge degli affari internazionali rappresentando un modello di legge sull’arbitrato del commercio internazionale. L’obiettivo della nuova legge è di armonizzare la legge sull’arbitrato e di stabilire un quadro legale internazionalmente riconosciuto per l’arbitrato, consolidarne le leggi  e la conciliazione domestica.

 

 

Per riassumere:

Gli animali non per caso vengono avvicinati per caratteristiche a paesi similari, spesso l’India è stata avvicinata ad un elefante, animale secondo tradizione molto saggio, lento e ponderato. La sfida dell’India, nonostante il mercato sia stato attraverso da una serie di riforme mirate, passerà attraverso la rottura delle barriere in alcuni mercati ed in una maggiore apertura agli stranieri. Pensiamo al recentissimo accordo “Tata Corus” che ha inaugurato la stagione degli acquisti indiani all’estero. Qui ed ora l’elefante sta marciando e camminando  la tigre sta uscendo fuori ………………..

 

 

                                                                                           

Sabina Marchetti

                                                                                           

Osimo, ottobre 2006

 

 

Fonti di Ricerca

 

 

  1. The Economist:

 August 12-18 2006/ 16-22 September 2006/October 7th-13 th 2006/October 14-20 th 2006

  1. Income Tax India (sito governativo-ministero delle finanze indiano)
  2. Financial Times: Special Report Investing in INDIA June 28 2006 e letture  del quotidiano per i mesi di agosto, settembre,
  3.  ottobre fino al 23.10.06
  4. Convention for avoidance for double taxation
  5. EuroMoney September 2006
  6. The Banker September 2006
  7. India Finance & Investment guide
  8. Taxable Corporate Income-Corporate Sector taxes
  9. Infrastructure India
  10. Capital Gain Tax
  11. Taxes levied by Central Government

 


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