Il “de minimis” nel contratto di inserimento


Si espone la risposta del Ministero del  Lavoro e della  Previdenza Sociale del 18 ottobre 2006, prot. n. 25/I/0004910 all’interpello del Cna di Bologna.


 


Quest’ultima aveva posto tre quesiti in merito al regime “de minimis” applicato ai contratti di inserimento (artt. 54 e ss. del DLGS n. 276/2003).


Il Ministero ha risposto solo al primo ed al terzo quesito, lasciandosi ad una prossima emanazione il secondo. Vediamoli in dettaglio.


 


1.     Con il primo quesito si chiede di sapere se al contratto di inserimento sia applicabile il regime “de minimis” con l’effetto di ritenere legittima l’agevolazione contributiva superiore alla misura generale del 25% pur in assenza delle condizioni previste dal Reg. n. 2204/2002, operanti per il contratto di inserimento a seguito della modifica apportata dall’articolo 59, comma 3, del DLGS n. 276/ 2003 ad opera dell’art. 13, comma 1, del DLGS 251 del 2004.


 


Risposta: si premette che i Regolamenti n. 69/2001 sugli aiuti di importanza minore (de minimis) e n. 2204/2002 sugli aiuti all’occupazione si configurano come regolamenti di esenzione dall’obbligo di  notifica ex art. 88, par. 3, del Trattato Ce, per cui la Commissione ha il potere di adottarli per determinate categorie di aiuti, ritenute a priori compatibili con il Mercato Comune;  il loro effetto deve essere quello di promuovere l’occupazione secondo le linee guida della “Strategia Europea per l’Occupazione” in particolare per i lavoratori delle categoria svantaggiate. Nei casi di esenzione dall’obbligo di notifica il controllo della Commissione Europea viene esercitato in un secondo tempo, dopo la trasmissione da parte degli Stati membri di tutte le informazioni relative agli aiuti concessi alle imprese. Tali regolamenti, quindi, contengono discipline specifiche che, in quanto aventi natura derogatoria di un preciso obbligo contemplato dalla normativa comunitaria di rango superiore non sono tra loro sovrapponibili ed hanno carattere tassativo.


Il contratto di inserimento rispetta questo dettato, laddove l’art. 59 del DLGS n. 276/2003, nella versione risultante dalle modifiche apportare dal DLGS n. 251/2004, vincola l’applicabilità del regime contributivo agevolato già previsto per i contratti di formazione e lavoro al rispetto del Regolamento Ce n. 2204/2002.


Per cui, senza un espresso riferimento al Regolamento Ce sugli aiuti di importanza minore, al contratto di inserimento non può applicarsi la regola “de minimis” non essendoci contiguità tra la predetta tipologia contrattuale ed il contratto di formazione e lavoro. E’, altresì, irrilevante la circostanza che la commissione europea si sia espressa favorevolmente sulla questione dell’applicabilità della regola “de minimis” al contratto di formazione e lavoro, se consideriamo questa posizione basata su un quadro normativo sopranazionale antecedente all’introduzione dei regolamenti di esenzione.


2.     Con il terzo quesito si chiede di sapere se al fine di rispettare il tetto massimo del beneficio e cioè il 50% del costo salariale annuo del lavoratore assunto (60% per i disabili), debba ricomprendersi tutta la massa contributiva, compresi i contributi INPS e INAIL.


 


Risposta: seguendo le indicazioni del Regolamento Ce 2204, che include tra i costi salariali anche i contributi di sicurezza sociale obbligatori, fissando il limite dell’aiuto al 50% degli stessi costi, la formula comunitaria comprende naturalmente qualunque tipo di contribuzione sociale obbligatoria (INPS) ed anche i premi assicurativi INAIL.


Se si fa riferimento ai contratti di formazione e lavoro, l’articolo 8, comma 1, legge n. 407/1990, prevede la riduzione percentuale “sulle correnti aliquote dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti” senza operare alcuna esclusione.


 


Novembre 2006


Partecipa alla discussione sul forum.