Deducibilita’ delle minusvalenze realizzate in presenza di precedenti svalutazioni riprese a tassazione



Non sono deducibili le minusvalenze su azioni Pex realizzate nel biennio transitorio, se la svalutazione operata nel 2002-2003 era stata ripresa a tassazione solo volontariamente. Resta valido il divieto di deduzione fino a concorrenza di dividendi esteri percepiti in regime madre-figlia.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 128 del 09/11/2006 emanata a seguito di una istanza di interpello.


 






Il quesito


 


La ALFA S.r.l., società con esercizio coincidente l’anno solare ha acquisito nel dicembre del 2000 l‘intera partecipazione in una società francese BETA, classificandola in bilancio tra le immobilizzazioni finanziarie fino alla data della sua successiva cessione.


A seguito di successivi eventi (1) il 1.4.2005, è avvenuta la cessione della partecipazione nella società francese ad un prezzo pari al suo valore contabile ma con la determinazione di una minusvalenza da cessione sotto l’aspetto fiscale.


Tale minusvalenza sarebbe in via di principio indeducibile ai sensi dell’art. 101, comma 1, del TUIR giacché la partecipazione oggetto di cessione possiede i requisiti previsti dall’art. 87 del TUIR per fruire del regime della participation exemption (pex).


Tuttavia, in base alla deroga prevista dalla lettera d) dell’art. 4, comma 1, del D.Lgs. n. 344/2003 (recante la riforma IRES), le minusvalenze realizzate entro il periodo d’imposta 2005 risultano deducibili dal reddito d’impresa fino a concorrenza dell’ammontare delle svalutazioni riprese a tassazione nei periodi d’imposta 2002 e 2003.


Inoltre, poiché sia la quota della svalutazione operata nel bilancio dell’esercizio 2002, indeducibile dal reddito d’impresa di tale esercizio ai sensi dell’art. 1, comma 1, lettera a) del D.L. n. 209/2002, sia l’intero ammontare della svalutazione operata nel bilancio dell’esercizio 2003, indeducibile ai sensi degli artt. 61 e 66 del TUIR, rientrano nell’ambito applicativo di tale disposizione transitoria, la società ha manifestato dei dubbi che tra le predette svalutazioni deducibili sia da comprendere anche la quota della svalutazione operata nel bilancio dell’esercizio 2002 che, pur risultando deducibile in tale esercizio, la società ha deciso di non fare concorrere al reddito.


In particolare, la ALFA s.r.l. ha chiesto di sapere se:


1) Può ritenersi legittimata a dedurre, ai sensi della lettera d) dell’art. 4, comma 1, del D.Lgs. 12.12.2003, n. 344, la minusvalenza realizzata nel corso dell’esercizio 2005 mediante la vendita della partecipazione in BETA s.a.s. tenendo conto anche della quota della svalutazione da essa operata nel bilancio dell’esercizio 2002 che é stata ripresa a tassazione pur essendo deducibile dal reddito d’impresa di tale esercizio;


2) sia obbligata a riprendere a tassazione, ai sensi del previgente comma 5 dell’art. 96 – bis del TUIR, la minusvalenza realizzata mediante la vendita della partecipazione fino a concorrenza dell’importo degli utilivdell’esercizio 2000, soggetti al c.d. regime delle società madri e figlie, percepiti nel corso del periodo d’imposta 2002.


 


 


 


 






La risposta dell’Agenzia delle Entrate


 


La risoluzione ha prima rammentato che l’art. 4 del D.Lgs. n. 344/2003 contiene alcune disposizioni di carattere transitorio sulla riforma fiscale.


In particolare, in tale norma sono stati regolati gli effetti derivanti dall’applicazione del regime di participation exemption (pex) sulla cessione di azioni o quote poste in essere nei primi due periodi d’imposta di vigenza delle nuove disposizioni, qualora le stesse siano state oggetto di svalutazioni nei due periodi d’imposta precedenti a quello di entrata in vigore del predetto regime.


Nel caso di periodi d’imposta coincidenti con l’anno solare, inoltre, si è stabilito che la realizzazione di plusvalenze entro il 31.12.2005, derivanti da cessioni di quote o azioni oggetto di svalutazioni dedotte nei periodi d’imposta 2002 e/o 2003, sono comunque imponibili fino a concorrenza delle svalutazioni dedotte.


Parimenti, è stato previsto che le svalutazioni delle stesse quote o azioni di cui al periodo precedente, riprese a tassazione nel periodo d’imposta in corso al 3.12.2003 e nel precedente sono deducibili se realizzate entro il secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2003.


In pratica, le minusvalenze realizzate a seguito di cessioni di partecipazioni entro il 31.12.2005 (nell’ipotesi di periodo d’imposta coincidente con l’anno solare), si considerano deducibili fino a concorrenza dell’importo ripreso a tassazione delle eventuali svalutazioni effettuate, sulle medesime partecipazioni, nei periodi d’imposta 2002 e/o 2003.


Indi, dopo avere fatto una dovuta premessa (2), l’Agenzia delle Entrate ha osservato che:


1) ai fini del co. 1, lettera d) del D.Lgs. n. 344/2003 rilevano le svalutazioni delle partecipazioni il cui mancato riconoscimento fiscale negli esercizi 2002 e 2003 é da imputare ai limiti di deducibilità imposti dalle disposizioni allora vigenti.


Pertanto, ha rilevato l’Agenzia delle Entrate, nel 2005 la società non ha diritto a dedurre la minusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione che, se pur realizzata entro i termini fissati dalla disposizione transitoria, é da attribuire alla svalutazione volontariamente non dedotta dalla società nel periodo d’imposta in cui é stata operata;


2) in deroga al nuovo regime di participation exemption, per effetto di tale norma risultano deducibili esclusivamente le svalutazioni delle partecipazioni la cui rilevanza fiscale é stata rinviata, in applicazione della disciplina previgente, al momento della cessione di tali partecipazioni.


Altresì, riguardo la svalutazione della partecipazione operata dalla società ALFA nell’esercizio 2002, la risoluzione ha osservato che, contestualmente all’art. 1, co. 1, lettera a) del D.L. n. 209/2002, ha trovato applicazione l’art. 96-bis delL’EX TUIR (introdotto dal D.Lgs. 6.3.1993, n. 136, in base alla delega contenuta nell’art. 35 della L. 19.2.1992, n. 142 per l’attuazione della direttiva n. 90/435/CEE) disciplinante il regime fiscale applicabile alle società madri e figlie di Stati membri della Comunità Europea (3).


A differenza del D.L. n. 209/2002 che ha rinviato la deducibilità delle minusvalenze riprese a tassazione al periodo d’imposta della loro realizzazione, il co. 5 dell’art. 96-bis del TUIR ha sancito l’indeducibilità assoluta delle minusvalenze determinate dalla distribuzione di utili che non hanno concorso (nel medesimo periodo d’imposta o in precedenti periodi d’imposta) a formare il reddito della partecipante residente in Italia.


In sostanza, nell’ipotesi disciplinata dal co. 5 del previgente art. 96 – bis del TUIR, il mancato riconoscimento fiscale delle minusvalenze della società madre ha trovato giustificazione nell’assenza della tassazione dei dividendi distribuiti dalla società figlia.


Pertanto, ha infine rilevato l’Agenzia delle Entrate, l’introduzione del nuovo regime della participation exemption non ha prodotto alcun effetto penalizzante sulle minusvalenze riprese a tassazione ai sensi del co. 5 del previgente art. 96 – bis del TUIR poiché anche prima dell’entrata in vigore della riforma, erano considerate fiscalmente irrilevanti a prescindere dalla loro effettiva realizzazione proprio per evitare la duplicazione del beneficio fiscale in capo alla partecipante residente.


Per tali motivi l’importo della svalutazione che non ha concorso alla formazione del reddito imponibile della ALFA s.r.l. nel periodo d’imposta 2002 (in applicazione del co. 5 del previgente art. 96-bis del TUIR) non è riconosciuto fiscalmente al momento della cessione della partecipazione nella società francese per effetto della disposizione transitoria contenuta nell’art. 4, co. 1, lettera d) del D.Lgs. n. 344/2003.


Inoltre,  l’Agenzia delle Entrate ha confermato la deducibilità della minusvalenza realizzata dalla società ALFA nel periodo d’imposta 2005 per la parte riferita alla svalutazione operata dalla stessa società nel bilancio dell’esercizio 2003 e non dedotta in tale periodo d’imposta per effetto del dell’art. 61, comma 3, del TUIR.


 


 


 


 






Note:


 


(1) La ALFA s.r.l., società con esercizio coincidente l’anno solare ha acquisito nel dicembre del 2000 l‘intera partecipazione in una società francese BETA, classificandola in bilancio tra le immobilizzazioni finanziarie fino alla data della sua successiva cessione.


Il 19 aprile 2002, in sede di approvazione del bilancio della società partecipata (BETA) relativo all’esercizio 1.12.2000 – 30.11.2001, viene deliberata la distribuzione dell’utile di esercizio e delle riserve di utili a favore della società ALFA.


Il 19.4.2002, la ALFA s.r.l. delibera lo spostamento della data di chiusura dell’esercizio sociale della partecipata francese (BETA) dal 30.11 al 31.12. di ciascun anno.


Il 26.3.2003, avviene l’approvazione del bilancio della partecipata (BETA), relativo all’esercizio 1.12.2001 – 31.12.2002, con una perdita di esercizio di € 969.001,51 interamente riportata a nuovo.


Il 14 aprile 2003, avviene l’approvazione del bilancio della società ALFA (interamente controllata da altra società italiana) relativo all’esercizio 2002.


In tale bilancio si procede alla svalutazione della partecipazione detenuta nella società francese per un importo pari a 10 milioni di euro.


Tale svalutazione, anche se soggetta solo parzialmente ai limiti di deducibilità contenuti nella lettera a) dell’art. 1, comma 1, del D.L. 4.9.2002, n. 209, viene integralmente ripresa a tassazione dalla società ALFA  in sede di dichiarazione dei redditi.


Il 30.6.2004, avviene l’approvazione del bilancio della partecipata francese, relativo all’esercizio 1.1.2003 – 31.12.2003 con una nuova perdita di 2.124.649,00 euro riportata interamente a nuovo.


Il 22.4.2004, avviene l’azzeramento della suddetta partecipazione nel Bilancio relativo all’esercizio 2003, per effetto di una ulteriore svalutazione anch’essa ripresa a tassazione. Tale svalutazione non risulta fiscalmente deducibile ai sensi del previgente art. 66 del TUIR giacché operata prima che l’ultimo bilancio in perdita della società partecipata risulti “regolarmente approvato”;


Il 28.4.2005, nel bilancio relativo all’esercizio 2004, avviene l’iscrizione di una ripresa di valore della suddetta partecipazione pari a 3,3 milioni di euro non assoggettata a tassazione;


Il 1.4.2005, avviene la cessione della partecipazione nella società francese ad un prezzo pari al suo valore contabile ma con la determinazione di una minusvalenza da cessione sotto l’aspetto fiscale.


 


 


(2)  La circolare del 4.8.2004, n. 36/E, ha già chiarito che il presupposto di deducibilità della minusvalenza realizzata é la svalutazione della partecipazione, oggetto di cessione, operata nel bilancio dell’esercizio 2002 e/o 2003 che sia stata ripresa a tassazione nei medesimi periodi d’imposta in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 1, co. 1, lettera a) del D.L. n. 209/2002 (diminuzioni patrimoniali della partecipata derivanti da distribuzioni di riserve di utili ovvero da perdite per la parte imputabile ad ammortamenti e accantonamenti fiscalmente indeducibili) o, più in generale, delle disposizioni degli artt. 61 e 66 della precedente versione del TUIR.


La norma rinviava la deducibilità delle minusvalenze riprese a tassazione al periodo d’imposta in cui le stesse sarebbero state realizzate per effetto di eventuali cessioni della partecipazione.


Inoltre, le minusvalenze riprese a tassazione perché eccedenti i limiti di rilevanza fiscale fissati dagli artt. 61 e 66 del TUIR avrebbero avuto riconoscimento, ai fini della determinazione del reddito imponibile, al momento della cessione della partecipazione.


Con la disposizione transitoria il legislatore della riforma ha confermato la rilevanza fiscale delle minusvalenze derivanti dalle cessioni di partecipazioni con i requisiti per l’esenzione che, per effetto dell’entrata in vigore del regime di participation exemption, sarebbero risultate altrimenti indeducibili anche al momento della loro effettiva realizzazione.


 


 


(3) La circolare del 5.2.2003 n. 7/E ha evidenziato che, ai fini della determinazione del valore minimo fiscalmente riconosciuto delle partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, le disposizioni di cui al D.L. n. 209/2002 hanno integrato quelle contenute nell’art. 96 e 96-bis del TUIR.


la lettera a) dell’art. 1, comma 1, del suddetto D.L. ha reso indeducibile l’intero ammontare della svalutazione generata dalla distribuzione di riserve di utili pregressi indipendentemente


dalla quota di detti utili che ha concorso al reddito della partecipante residente.


La circostanza che i limiti di deducibilità siano risultati più ampi rispetto a quelli fissati dal co. 5


dell’art. 96-bis del TUIR non ha comportato, in ogni caso, l’abrogazione implicita della disposizione contenuta nel D.L. n. 209/2002.


Al contrario, questa ha continuato a trovare applicazione in tutte le ipotesi di svalutazioni di partecipazioni, anche quelle non iscritte in bilancio tra le immobilizzazioni finanziarie, determinate da distribuzioni di utili soggetti al c.d. regime delle società madri e figlie. In particolare, per effetto della disposizione contenuta nel co. 5 del previgente art. 96-bis del TUIR, tanto le svalutazioni quanto le minusvalenze realizzate a seguito delle cessioni di partecipazioni non sono state ammesse in deduzione nella determinazione del reddito imponibile della società madre residente, fino a concorrenza del 95% dell’ammontare dei dividendi ricevuti dalla società figlia esclusi da imposizione.


 


 


 


A cura Vincenzo D’Andò


Novembre 2006  


 


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