L’IRAP è stata “salvata” dalla Corte Europea


Oggi, 03.10.2006, i giudici comunitari hanno giudicato legittima l’imposta.


Pertanto, l’IRAP è compatibile con il diritto comunitario, poiché ha caratteristiche che la differenziano dall’Iva e non può essere ritenuta un’imposta sulla cifra d’affari.


La decisione, è favorevole, quindi, per le casse erariale, molto meno per i contribuenti che non si aspettavano (e forse anche il governo) una bocciatura così drastica.


I giudici comunitari hanno rilevato che l’IRAP si distingue dall’Iva giacché non è proporzionale al prezzo dei beni o dei servizi forniti e non è strutturata in modo da essere posta a carico del consumatore finale nel modo tipico dell’Iva.


A parere della Corte di Lussemburgo, l’IRAP non può essere considerata un’imposta sulla cifra d’affari ai sensi della sesta direttiva.


Per conseguenza il prelievo fiscale derivante dall’IRAP è compatibile con la sesta direttiva.


Il giudizio ha capovolto le conclusioni degli avvocati generali Francis Jacobs e Christine Stix-Hackl, che avevano affermato nelle loro conclusioni che l’Irap non era compatibile con la sesta direttiva Iva. L’avvocato generale Stix-Hackl, dopo la riapertura della fase orale del procedimento, nelle conclusioni del marzo scorso aveva confermato che l’Irap presentava i tratti essenziali dell’Iva, ma aveva indicato nuovi test per stabilire l’equivalenza e aveva riconosciuto la necessità di limitare nel tempo gli effetti della condanna, indicando la possibilità di considerare valide solo le azioni di rimborso iniziate prima del 17 marzo 2005.


Rimane comunque aperta la questione dell’assoggettamento o meno al tributo dei professionisti e degli autonomi senza una vera e propria organizzazione.


 


Vincenzo D’Andò


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