La Legge Finanziaria 2007 e gli Studi di Settore

Con la Legge Finanziaria 2007, il legislatore (art. 5, comma 10, lett. b) modifica soltanto l’art. 10, comma 1, della Legge n. 146 dell’ 08/05/1998, in tal senso:


 “Gli accertamenti basati sugli studi di settore, di cui all’articolo 62-sexies del Decreto-Legge 30 agosto 1993 n. 331, convertito, con modificazioni, dalla Legge 29 ottobre 1993 n. 427, sono effettuati nei confronti dei contribuenti con le modalità di cui al presente articolo, qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all’ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi”.


Secondo me, contrariamente a quanto scritto da Dario Deotto in “Il Sole 24 ore” del 04/10/2006, dal punto di vista legislativo non ci sarà alcuna modifica pratica circa l’impostazione che gli uffici fiscali dovranno tenere in sede di accertamento con gli studi di settore, in quanto, ed è questo il punto importante, non è stata assolutamente modificata la norma principale, cioè l’art. 62-sexies, terzo comma, cit., che, anzi, continua ad essere specificamente richiamato dall’art. 10, comma 1, cit..


In sostanza, le disposizioni contenute nell’art.62-sexies cit. rappresentano l’unica norma di riferimento in tema di accertamento da studi di settore e ne condizionano l’impiego al preventivo riscontro di una “grave incongruenza tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli fondatamente desumibili…dagli studi di settore”.


L’art. 10 cit., in quanto semplice norma di attuazione, non incide in alcun modo sull’operatività di tale requisito indefettibile, cioè la grave incongruenza, che deve sempre sussistere ancor prima di procedere all’accertamento e che l’ufficio è, comunque, tenuto a dimostrare e ad indicare nel proprio accertamento, con valida motivazione.


Quindi, dal punto di vista legislativo, le gravi incongruenze continuano a sussistere perché non è stato assolutamente modificato l’art.62-sexies, terzo comma, cit.


In sostanza, l’aggiunta normativa con la Finanziaria 2007 è di chiarimento, nel senso che conferma che presupposto necessario per l’accertamento è sempre la preventiva e motivata “grave incongruenza”, logicamente “qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all’ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi”.


Nel senso, cioè, che una volta che l’ufficio accerta tale scostamento, l’ufficio stesso non può e non deve procedere all’accertamento sic et simpliciter ma deve preoccuparsi di dimostrare, preventivamente e con valide motivazioni, che esiste una “grave incongruenza” ed una volta accertato ciò procedere al normale accertamento fondato su altre presunzioni, come, peraltro, chiarito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 2891/2002) e dalle Commissioni tributarie di merito di Milano, Macerata e Bari.


In definitiva, l’art. 10 cit. è norma di semplice attuazione, chiarimento e supporto dell’art.62-sexies, terzo comma, cit., che, ripeto, rimane sempre la norma base fondamentale, che determina il necessario presupposto per l’accertamento e che non è stata minimamente modificata.


Infine, è da criticare l’atteggiamento del legislatore fiscale che, sul tema, nonostante una chiara normativa ed una prevalente giurisprudenza di merito favorevole al contribuente, tenta, pur senza riuscirci con la tecnica legislativa, di cambiare le carte in tavola per aggravare la posizione reddituale delle imprese e dei professionisti, per far cassa a tutti i costi.


Lecce, 06 ottobre 2006


 


              AVV. MAURIZIO VILLANI


                  Avvocato Tributarista in Lecce

                          componente del Consiglio dell’Unione Nazionale


                            delle Camere degli Avvocati Tributaristi


                   www.studiotributariovillani.it – e-mail avvocato@studiotributariovillani.it

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