La disciplina giuridica dell’impresa sociale


Con il Decreto Legislativo del 24 marzo 2006 n. 155, si è introdotto nell’ordinamento la nozione e la disciplina dell’impresa sociale.


Con tale termine si indica un particolare tipo di impresa (regolata dal regime giuridico apportato dal citato decreto n. 155/2006) che, in possesso di determinati requisiti (sia soggettivi sia oggettivi), si caratterizza in ragione della finalità di natura ideale perseguita e dei settori di operatività tassativamente indicati.


Vediamo dunque di illustrare i tratti principali di questa nuova figura, sulla scorta delle disposizioni recate dal decreto in esame.


 


Requisiti soggettivi


Con disposizione assolutamente innovativa, il decreto citato stabilisce che gli enti che possono esercitare un’impresa sociale sono non soltanto quelli di cui al libro I del codice civile, ossia le associazioni, fondazioni e comitati, bensì anche le società (le società semplici, le s.n.c., le s.a.s., le s.p.a., le s.a.p.a, le s.r.l., nonché le società cooperative.). L’innovazione è evidente se si pensa che prima di tale normativa le società erano tradizionalmente considerate “enti lucrativi”, mentre invece adesso, appunto, arriva la esplicita deroga al principio dello scopo economico degli enti societari, a favore del principio dello scopo ideale.


Tali soggetti possono acquisire la qualifica di impresa sociale se esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale.


Inoltre, tali enti devono essere costituiti senza fine di lucro soggettivo, e sono tenuti a rispettare, in caso di aggregazione, la disciplina dei gruppi di imprese sociali.


Per quanto riguarda la possibilità di far svolgere impresa sociale anche alle cooperative sociali ed i loro consorzi, di cui alla Legge 8 novembre 1991, n. 381, essa è permessa a condizione che tali soggetti redigano il bilancio sociale, e prevedano nei loro statuti forme di coinvolgimento dei lavoratori.


Non possono infine assumere la qualifica di “impresa sociale”né gli enti pubblici, né le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione di beni e di servizi in favore dei soli soci, né gli imprenditori individuali.


 


Requisiti oggettivi


Per assumere la qualifica di “impresa sociale” è necessario che l’ente interessato:


1) eserciti attività di impresa in uno dei settori specificamente previsti ed elencati dalla norma (che da qui a poco esamineremo);


2) eserciti attività di impresa al fine dell’inserimento lavorativo di lavoratori svantaggiati o disabili.


Si precisa che la norma prevede che i lavoratori svantaggiati siano dei soggetti che soddisfino almeno uno dei seguenti requisiti:


– età inferiore a 25 anni o soggetto che abbia concluso la formazione a tempo pieno da non più di 2 anni e che non abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente;


– qualsiasi persona riconosciuta affetta, al momento attuale o in passato, da una dipendenza ai sensi della normativa nazionale;


– qualsiasi persona che non abbia ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente da quando è stata sottoposta a una pena detentiva o a un’altra sanzione penale.


Si definiscono invece lavoratori disabili i soggetti che soddisfino almeno uno dei seguenti requisiti:


– qualsiasi persona riconosciuta come disabile ai sensi della legislazione nazionale;


– qualsiasi persona riconosciuta come affetta da un grave handicap fisico, mentale o psichico.


I settori di cui al punto 1) precedente sono i seguenti:


• assistenza sociale;


• assistenza sanitaria;


• assistenza socio-sanitaria;


• educazione, istruzione e formazione;


• tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, con esclusione delle attività, esercitate abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi;


• valorizzazione del patrimonio culturale;


• turismo sociale;


• formazione universitaria e post-universitaria;


• ricerca ed erogazione di servizi culturali;


• formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica ed al successo scolastico e formativo;


• servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al 70% da organizzazioni


che esercitano un’impresa sociale.


Non è inibito all’impresa sociale esercitare anche altre attività, ma quelle suelencate devono essere prevalenti rispetto ad altre; al riguardo, si precisa che l’attività’ si intende prevalente se i relativi ricavi sono superiori al 70% dei ricavi complessivi; in alternativa, in  caso di impresa sociale finalizzata all’inserimento lavorativo delle suddette categorie di lavoratori, la prevalenza dell’attività svolta si verifica quando i lavoratori svantaggiati o disabili costituiscono almeno il 30% del totale dei lavoratori impiegati nell’impresa.


 


Vincoli amministrativi


Sono previsti inoltre dei vincoli nella gestione dell’impresa sociale.


In particolare, sarà obbligatorio destinare gli utili e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio, mentre nessuna somma potrà essere distribuita, neanche in forma indiretta, a titolo di utile o avanzo di gestione, comunque denominati, né fondi e riserve, in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori.


Al riguardo, si considera “distribuzione indiretta” di utili:


• la corresponsione agli amministratori di compensi superiori a quelli previsti nelle imprese che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire specifiche competenze ed, in ogni caso, con un incremento massimo del 20%;


• la corresponsione ai lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o compensi superiori a quelli previsti dai contratti o accordi collettivi per le medesime qualifiche, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire specifiche professionalità;


• la remunerazione degli strumenti finanziari diversi dalle azioni o quote, a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, superiori di cinque punti percentuali al tasso ufficiale di riferimento.


È possibile dunque affermare, sulla scorta di quanto affermato appena adesso, che l’impresa sociale non può conseguire uno scopo di lucro “soggettivo”, ma soltanto oggettivo”, ed in questo caso sempreché tali utili siano reinvestiti nell’attività di utilità sociale.


Il decreto legislativo più volte citato non manca poi di disciplinare la fattispecie dei gruppi di imprese sociali, sulla quale tuttavia in questa sede non si ritiene di doversi soffermare.


 


Aspetti civilistici


L’atto costitutivo dell’organizzazione che esercita un’impresa sociale deve essere redatto nella forma dell’atto pubblico. Tale atto, oltre a contenere le peculiari clausole previste dalla normativa applicabile a ciascun tipo di organizzazione, deve anche indicare il carattere sociale dell’impresa, avendo cura di specificare in particolare sia l’oggetto sociale, sia l’assenza dello scopo di lucro.


L’atto costitutivo (così come le sue modifiche e gli altri fatti relativi all’impresa) va depositato


entro 30 giorni a cura del notaio o degli amministratori presso l’Ufficio del Registro delle imprese


nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale, per l’iscrizione in apposita sezione.


Particolare cura va posta anche nella scelta della denominazione dell’organizzazione, che deve contenere la locuzione “impresa sociale”.


La maggioranza dei componenti delle cariche sociali deve essere costituita da soggetti interni all’organizzazione che esercita l’impresa sociale. Restano ferme le diverse disposizioni dettate per ciascun tipo di ente dalle norme legali e statutarie, compatibilmente con la sua natura.


È comunque vietata l’assunzione di cariche sociali negli enti in parola ai soggetti nominati da imprese private con finalità lucrative o dalle amministrazioni pubbliche.


Ove non diversamente stabilito dalla legge, è obbligatoria la nomina di uno o più sindaci, qualora


vengano superati due dei limiti indicati nell’art. 2435-bis del Codice Civile, ridotti della metà.


I sindaci, oltre a vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, nonché sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile, hanno il compito di monitorare l’osservanza delle finalità sociali da parte dell’impresa, e possono, in qualsiasi momento, procedere ad atti di ispezione e controllo.


Nel caso in cui l’impresa sociale superi per due esercizi consecutivi due dei limiti indicati nell’art.


2435-bis del Codice Civile, il controllo contabile deve essere esercitato, alternativamente: da uno o più revisori contabili iscritti nel registro istituito presso il Ministero della giustizia, o dai sindaci, iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero della giustizia.


            Il regime di responsabilità patrimoniale delle imprese sociali è caratterizzato (ma solo, come vedremo, per alcuni soggetti) dal superamento di una determinata soglia di consistenza patrimoniale. Infatti, ferma restando la responsabilità limitata prevista dal codice civile per le società, il decreto istitutivo dispone che nelle organizzazioni che esercitano un’impresa sociale il cui patrimonio è superiore a euro 20.000,00, dal momento della iscrizione nell’apposita sezione del Registro delle imprese, delle obbligazioni assunte risponde soltanto l’organizzazione con il suo patrimonio; quando invece risulta che, in conseguenza di perdite, il patrimonio è diminuito di oltre un terzo rispetto all’importo di 20.000,00 euro, delle obbligazioni assunte rispondono personalmente e solidalmente anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell’impresa sociale.


In particolare, tale peculiare regime risulta applicabile ai seguenti enti che esercitano un’impresa sociale, con


un patrimonio superiore ai 20.000,00 euro: associazioni non riconosciute; comitati non riconosciuti; società semplici; s.n.c.; s.a.s.; s.a.p.a.


Le altre organizzazioni esercenti un’impresa sociale, invece, beneficiano di un regime di responsabilità limitata che prescinde dall’entità del patrimonio posseduto, in base alle norme del codice civile (ex art. 2325 per le s.p.a., art. 2462 per le s.r.l. e art. 2518 per le società cooperative), nonché del D.P.R. n. 361/00 (per quanto riguarda le associazioni, le fondazioni ed i comitati riconosciuti).


 


Aspetti amministrativi


L’organizzazione che esercita un’impresa sociale deve, in ogni caso:


• tenere il libro giornale e il libro degli inventari, con le regole di cui agli artt. 2216 e 2217 del Codice Civile;


• redigere e depositare presso il Registro delle imprese un apposito documento che rappresenti


adeguatamente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa;


• redigere e depositare presso il Registro delle imprese il bilancio sociale, redatto sulla base delle


linee guida che saranno stabilite con apposito D.M.. In quest’ultimo documento, i sindaci danno rilievo della loro attività di monitoraggio sull’osservanza delle finalità sociali.


            Precise norme vengono dettate per preservare la natura dell’impresa sociale in caso di operazioni cosiddette straordinarie.


In particolare, la trasformazione, la fusione e la scissione devono essere realizzate in modo da preservare l’assenza di lucro soggettivo; la cessione d’azienda deve essere realizzata in modo da preservare il perseguimento delle finalità di interesse generale da parte del cessionario.


In caso di cessazione dell’impresa, il patrimonio residuo è devoluto a ONLUS, associazioni, comitati,


fondazioni ed enti ecclesiastici, secondo le norme statutarie, fermo restando quanto previsto dalla disciplina


vigente in tema di cooperative.


In caso di insolvenza, le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale sono soggette a liquidazione coatta amministrativa. Se invece l’organizzazione che esercita un’impresa sociale ha anche per oggetto lo svolgimento di un’attività commerciale, tale ente è assoggettabile al fallimento.


 


Aspetti fiscali


Dal punto di vista fiscale, per le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale non sono previste specifiche agevolazioni o incentivi.


La qualifica di impresa sociale è, peraltro, compatibile con quella di ONLUS o di ente non commerciale.


In altre parole, le ONLUS e gli enti non commerciali che acquisiscono anche la qualifica di impresa sociale, continuano ad applicare le disposizioni tributarie previste dal D.Lgs. 4 dicembre 1997 n. 460, subordinatamente al rispetto dei requisiti soggettivi e delle altre condizioni ivi previsti.


Le imprese sociali costituite nella forma di società cooperativa mantengono le precedenti agevolazioni


fiscali, in relazione alla tipologia di appartenenza.


Ottobre 2006


Danilo Sciuto


dottore commercialista in Catania


danilosciuto@https://www.commercialistatelematico.com


 


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