Incentivo all’esodo: per i benefici fiscali (abrogati dal D.L. n. 223/2006) non si applica la parità di trattamento tra uomini e donne stabilità dalla corte di giustizia U.E.


La sentenza della Corte di Giustizia ha solamente affermato l’illegittimità della previsione di limiti differenti, tra uomini e donne, per l’accesso al beneficio.


Non ha invece affermato che il legislatore italiano avrebbe dovuto estendere anche agli uomini il limite di età, più vantaggioso, previsto per le donne.


Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate nella propria risoluzione n. 112 di oggi (13.10.2006) relativa al Trattamento fiscale delle somme erogate a titolo di incentivo all’esodo


I benefici fiscali


Al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, per le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto, l’articolo 19, comma 4-bis, del T.U.I.R., introdotto dall’art. 5, co. 1, lett. d), n. 2), del D.Lgs n. 314 del 2.9.1997, con effetto dal 1.1.1998, prevedeva l’applicazione dell’imposta con l’aliquota pari alla metà di quella applicata per la tassazione del trattamento di fine rapporto e delle altre indennità.


Beneficiavano della tassazione ridotta il trattamento di fine rapporto e le indennità equipollenti, comunque denominate, commisurate alla durata dei rapporti di lavoro dipendente, e le altre indennità e somme percepite una tantum, in dipendenza della cessazione dei predetti rapporti, comprese l’indennità di preavviso.


Detta agevolazione trovava applicazione nei confronti dei lavoratori che avessero superato l’età di 50 anni, se donne, e 55, se uomini.


Il decreto Visco-Bersani


In sede di conversione del Dl n. 223/2006, dopo avere disposto la soppressione del comma 4-bis, dell’art. 19, del T.U.I.R., per salvaguardare i diritti di coloro che hanno già contrattato un piano incentivato di esodo, il legislatore ha previsto un regime transitorio (si veda la circolare n. 28/E del 4 agosto 2006) applicabile ai piani d’incentivo all’esodo concordati prima dell’entrata in vigore del citato decreto legge, cioè prima del 4.7.2006.
In particolare, il beneficio fiscale continua ad applicarsi con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati prima della data di entrata in vigore del decreto, nonché con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati in attuazione di accordi o atti, aventi data certa, anteriori alla data di entrata in vigore dello stesso.


La sentenza della Corte CEE


Nella sentenza C-207/04 del 21 luglio 2005, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che la Direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, “deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una norma” quale quella di cui all’art. 19, comma 4-bis del Tuir “che consente, a titolo di incentivo all’esodo, il beneficio della tassazione con aliquota ridotta alla metà delle somme erogate in occasione dell’interruzione del rapporto di lavoro ai lavoratori che hanno superato i cinquanta anni, se


donne, e i cinquantacinque anni, se uomini”.


Di tale differenza, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha dichiarato la differenza di trattamento prevista dall’art. 19, comma 4-bis, del Tuir, una discriminazione fondata sul sesso.


La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 112/2006


Secondo l’Agenzia delle Entrate la sentenza della Corte di Giustizia ha solamente affermato l’illegittimità della previsione di limiti differenti, tra uomini e donne, per l’accesso al beneficio.


Non ha invece affermato  che il legislatore italiano avrebbe dovuto estendere anche agli uomini il limite di età, più vantaggioso, previsto per le donne.


L’adeguamento alla statuizione della Corte potrebbe anche consistere, in linea teorica, nell’applicazione alla donna del limite di età, più sfavorevole (cinquantacinque anni) per l’accesso al beneficio.


Infine, ha concluso, per tali motivi i sostituti d’imposta, per tutto il periodo residuo di vigenza dell’art. 19, comma 4-bis, del Tuir, dovranno rispettarne le previsioni, operando la ritenuta alla fonte sulle somme corrisposte, a titolo di incentivo all’esodo, ai soggetti di sesso maschile che al momento della cessazione del rapporto di lavoro avevano un’età compresa tra i 50 e i 55 anni.


 


Ottobre 2006 


 


Vincenzo D’Andò


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