NORMATIVA CIVILISTICA E FISCALE (CENNI) RELATIVI ALLA PROCEDURA DI FUSIONE


Di seguito si riepilogano i principali aspetti previsti dalla normativa civilistica e da quella fiscale in materia di adempimenti da rispettare nell’ambito del procedimento di fusione.

Le Principali fasi del procedimento di fusione, il cui istituto giuridico riferito alle società è disciplinato artt. 2501-2505 quater del Codice Civile, sono di seguito riepilogate.

A)    Redazione da parte degli organi amministrativi delle società partecipanti alla fusione dei seguenti documenti:

a)Progetto di fusione (art. 2501 ter del Codice Civile) – ha l’obiettivo di definire le condizioni e le caratteristiche dell’operazione da sottoporre all’approvazione dell’assemblea e costituisce un documento unico, nonostante sia formalmente presentato dall’organo amministrativo di ciascuna società. Il contenuto minimo è dettato dall’art. 2501 ter primo comma del Codice Civile ed include, ove applicabile, l’indicazione del rapporto di cambio delle azioni o quote in base al quale la partecipazione in una società partecipante alla fusione viene trasformata in partecipazione nella società risultante dalla fusione, nonché l’eventuale conguaglio in denaro.

b)      Situazioni patrimoniali delle società partecipanti alla fusione (art. 2501 quater del Codice Civile) – devono essere predisposte ad una data non anteriore di oltre centoventi giorni dal giorno del deposito del progetto di fusione nella sede della società. Nei casi in cui la data di chiusura dell’ultimo esercizio non sia anteriore di oltre sei mesi a quella del deposito sopra indicato le situazioni patrimoniali possono essere sostituite dal bilancio dell’ultimo esercizio.

c)Relazione dell’organo amministrativo (art. 2501 quinquies del Codice Civile) – deve illustrare e giustificare, sotto il profilo giuridico ed economico, il progetto di fusione ed in particolare, ove applicabile, il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, indicando i criteri di determinazione di detto rapporto e segnalando le eventuali difficoltà di valutazione.

B)     Redazione da parte di uno o più esperti indipendenti di una relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote (art. 2501 sexies del Codice Civile). Uno o più esperti devono redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio, esprimendo inoltre un parere sull’adeguatezza del metodo o dei metodi adottati dall’organo amministrativo. L’art. 2501 sexies del Codice Civile definisce inoltre le modalità di scelta dell’esperto e la sua responsabilità.

C)    Deposito dei documenti (art. 2501 septies del Codice Civile) descritti nei precedenti punti A) e B) e dei bilanci degli ultimi tre esercizi delle società partecipanti alla fusione con le relazioni dei soggetti cui compete l’amministrazione e il controllo contabile nella sede delle società partecipanti alla fusione durante i trenta giorni che precedono la decisione in ordine alla stessa.

Il progetto di fusione è inoltre depositato, secondo quanto previsto dall’art. 2501 ter del Codice Civile, per l’iscrizione nel Registro delle imprese del luogo ove hanno sede le società partecipanti alla fusione; l’iscrizione deve avvenire almeno trenta giorni prima dalla data fissata per la decisione in ordine alla fusione.

D)    Decisione in ordine alla fusione (art. 2502 del Codice Civile) – Ciascuna società partecipante alla fusione procede all’approvazione del progetto di fusione, decidendo pertanto in ordine alla fusione. L’Art. 2502 del Codice Civile definisce le formalità e le maggioranze necessarie per la decisione in ordine alla fusione; per le società di capitali si applicano le norme previste per la modificazione dello statuto o dell’atto costitutivo. La delibera di fusione deve essere depositata per l’iscrizione nel Registro delle imprese entro trenta giorni dalla data della decisione.

E)     Attuazione della fusione; stipula e sottoscrizione dell’atto di fusione (artt. 2503 e 2504 del Codice Civile) – Dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese della delibera di fusione devono decorrere sessanta giorni perché la fusione possa avere attuazione.L’art. 2503, infatti, indica in tale periodo il lasso temporale nel quale i creditori delle società partecipanti alla fusione possono opporsi alla fusione. Peraltro lo stesso articolo prevede alcune eccezioni alla regola indicata con possibilità quindi di attuazione anticipata della fusione (ad esempio se è stato ottenuto il consenso di tutti i creditori anteriormente alla data di deposito del progetto di fusione nel Registro delle imprese, oppure se la società ha soddisfatto tutti i creditori che non hanno prestato il consenso alla fusione o se sono state depositate presso una banca le somme corrispondenti al valore dei crediti cui si riferisce il mancato consenso).

Trascorsi i sessanta giorni (o il minor periodo nei casi eccezionali previsti) viene stipulato dalle società partecipanti alla fusione l’atto di fusione.

L’art. 2504 del Codice civile prevede che l’atto di fusione:

– risulti da atto pubblico;

– sia depositato per l’iscrizione entro trenta giorni presso il Registro delle imprese nei luoghi ove hanno sede le società partecipanti alla fusione e nel luogo ove ha sede la società risultante dalla fusione, se diverso.

Si tenga presente che l’art. 2505-quater riduce a metà alcuni termini (come quello di sessanta giorni sopra indicato), quando alla fusione partecipano società non azionarie, ad esempio società a responsabilità limitata.

Effetti della fusione (art. 2504 bis del Codice Civile)

A seguito della fusione, i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione vengono assunti dalla società incorporante o risultante dalla fusione, subentrando pertanto in tutti i rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione.

Come principio generale, la fusione ha effetto quando è stata eseguita l’ultima delle iscrizioni dell’atto di fusione descritte nel precedente punto E (efficacia “reale”).

Tuttavia la norma consente, in alcuni casi e per specifici aspetti, di postdatare o di retrodatare gli effetti della fusione rispetto alla data dell’ultima iscrizione dell’atto.

La postdatazione degli effetti della fusione, e quindi dell’assunzione degli obblighi e diritti, è possibile solo nel caso di fusione per incorporazione.

La retrodatazione degli effetti ad una data anteriore a quella della predetta iscrizione può essere stabilita con riferimento non agli effetti di tipo reale ma esclusivamente ai seguenti aspetti:

         la determinazione della data a decorrere dalla quale le azioni o quote della società che risulta dalla fusione o della incorporante partecipano agli utili;

         la determinazione della data a decorrere dalla quale le operazioni delle società partecipanti alla fusione sono imputate al bilancio della società che risulta dalla fusione o della incorporante.

Principali aspetti fiscali (cenni) ed implicazioni contabili

L’art. 172 del Testo Unico delle imposte sui redditi (T.U.I.R.) regolamenta l’operazione di fusione nei suoi aspetti fiscali.

Ai fini delle imposte dirette le operazioni di fusione sono neutrali, così come disposto dai commi 1, 2 e 3 di tale articolo.

Dalla data di efficacia reale la società risultante dalla fusione o incorporante subentra a tutti gli obblighi e diritti delle società fuse o incorporate, inclusi quelli relativi alle imposte sui redditi (comma 4), fatte salve le specifiche disposizioni relative alle riserve in sospensione di imposta (comma 5) e all’utilizzo delle perdite (comma 7).

Inoltre, il comma 9 illustra il concetto di retrodatazione degli effetti della fusione mentre il comma 10 del medesimo articolo regolamenta gli obblighi di versamento, inclusi quelli relativi ad acconti di imposta e ritenute delle società che partecipano alla fusione.

In particolare l’art. 172 disciplina i seguenti aspetti:

         neutralità in capo alle società partecipanti e ai soci (commi 1 e 3);

         modalità di ricostituzione delle riserve in sospensione di imposta (comma 5);

         modalità di riporto delle perdite fiscali in capo alla società risultante dalla fusione o incorporante (comma 7);

         modalità di determinazione del reddito dei periodi infrannuali (comma 8).

Si rammenta che, in base a quanto previsto nell’articolo 37-bis del Dpr n. 600/73, le operazioni di fusione sono comprese tra le operazioni potenzialmente elusive per le quali è possibile presentare interpello all’Amministrazione finanziaria (articolo 21, Legge n. 413/91).

Infatti, a parere dell’Amministrazione finanziaria, tali operazioni proprio perché fiscalmente neutrali, potrebbero essere utilizzate in sostituzione di altre operazioni fiscalmente rilevanti e dalle quali potrebbe emergere materia imponibile (per esempio, conferimenti, cessioni, ecc.).

NORMATIVA CIVILISTICA E FISCALE (CENNI) RELATIVI ALLA PROCEDURA DI SCISSIONE

Di seguito si riepilogano i principali aspetti previsti dalla normativa civilistica e da quella fiscale in materia di adempimenti da rispettare nell’ambito del procedimento di scissione.

Le Principali fasi del procedimento di scissione, disciplinato dagli artt. 2506—2506-quater del Codice Civile, è modellato su quello della fusione. Le sue fasi principali sono di seguito riepilogate.

A)    Redazione da parte degli organi amministrativi delle società partecipanti alla scissione (e quindi dei soli amministratori della società scindenda se le società beneficiarie sono di nuova costituzione) dei seguenti documenti:

a)      Progetto di scissione (art. 2506-bis che richiama l’art. 2501-ter del Codice Civile) – ha l’obiettivo di definire le condizioni e le caratteristiche dell’operazione da sottoporre all’approvazione dell’assemblea dei soci della scissa e delle beneficiarie preesistenti e costituisce un documento unico, nonostante sia formalmente presentato dall’organo amministrativo sia della scissa che delle beneficiarie.

Il contenuto minimo è dettato, anche per le scissioni, dall’art. 2501-ter del Codice Civile ed include, nei casi in cui sia applicabile (nella normalità dei casi: nelle scissioni con beneficiarie preesistenti e nelle scissioni non proporzionali, anche con beneficiarie neo-costituite) l’indicazione del rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l’eventuale conguaglio in denaro.

Vi è poi una parte obbligatoria che non è prevista per le fusioni; il progetto di scissione deve contenere:

               l’“esatta” descrizione degli elementi patrimoniali da assegnare a ciascuna delle società beneficiarie;

               le modalità di assegnazione delle azioni o quote delle società beneficiarie ai soci della società scindenda. Se il criterio di assegnazione non è quello “proporzionale” occorre espressamente prevedere che i soci dissenzienti hanno il diritto di far acquistare le proprie partecipazioni per un corrispettivo pari a quello previsto in ipotesi di recesso, indicando coloro a cui carico è posto l’obbligo di acquisto (art. 2506-bis del Codice Civile);

               Situazioni patrimoniali delle società partecipanti alla scissione (art. 2506-ter che richiama l’art. 2501-quater del Codice Civile)

b)      Le situazioni patrimoniali devono essere predisposte ad una data non anteriore di oltre centoventi giorni dal giorno del deposito del progetto di scissione nella sede della società. Nei casi in cui la data di chiusura dell’ultimo esercizio non sia anteriore di oltre sei mesi a quella del deposito sopra indicato le situazioni patrimoniali possono essere sostituite dal bilancio dell’ultimo esercizio.

c)      Relazione dell’organo amministrativo (art. 2506-ter che richiama l’art. 2501- quinquies del Codice Civile) – deve illustrare e giustificare, sotto il profilo giuridico ed economico, il progetto di scissione ed in particolare il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, indicando i criteri di determinazione di detto rapporto e segnalando le eventuali difficoltà di valutazione dei patrimoni delle società che partecipano alla scissione.

Inoltre, secondo quanto previsto dall’art. 2506-ter del Codice Civile, la relazione deve:

         illustrare i criteri di distribuzione delle azioni o quote;

         indicare il valore effettivo del patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie e di quello che eventualmente rimanga alla società scissa (in caso di scissione parziale).

B)     Redazione da parte di uno o più esperti indipendenti di una relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote (art. 2506-ter che richiama l’art. 2501- sexies del Codice Civile).

Uno o più esperti devono redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio, esprimendo inoltre un parere sull’adeguatezza del metodo o dei metodi adottati dall’organo amministrativo. L’art. 2501-sexies del Codice Civile definisce inoltre le modalità di scelta dell’esperto e la sua responsabilità. L’art. 2506-ter, comma 3 del Codice Civile prevede che la relazione in oggetto non sia richiesta quando la scissione avviene mediante la costituzione di una o più nuove società e non siano previsti criteri di attribuzione delle azioni o quote diversi da quello proporzionale. Non è neppure richiesta nelle ipotesi di scissa interamente posseduta dalla beneficiaria o posseduta per una quota non inferiore al 90%.

C)    Deposito dei documenti (art. 2506-bis che richiama l’art. 2501-septies del Codice Civile) – I documenti descritti nei precedenti punti A e B ed i bilanci degli ultimi tre esercizi delle società partecipanti alla scissione (scindenda e beneficiarie già esistenti) con le relazioni dei soggetti cui compete l’amministrazione e il controllo contabile, devono restare depositati in copia nella sede delle società partecipanti alla scissione durante i trenta giorni che precedono la data dell’assemblea che deve deliberare la scissione.

Il progetto di scissione deve essere inoltre depositato, secondo quanto previsto dall’art. 2506-bis che richiama l’art. 2501-ter del Codice Civile, per l’iscrizione nel Registro delle imprese del luogo ove hanno sede le società partecipanti alla scissione; l’iscrizione deve avvenire almeno trenta giorni prima dalla data fissata per la decisione in ordine alla scissione.

D)    Decisione in ordine alla scissione (art. 2506-ter che richiama l’art. 2502 del Codice Civile)

Ciascuna società partecipante alla scissione procede all’approvazione del progetto di scissione, decidendo pertanto in ordine alla scissione.

L’art. 2502 del Codice Civile definisce le formalità e le maggioranze necessarie per la decisione in ordine alla scissione; per le società di capitali si applicano le norme previste per la modificazione dello statuto o dell’atto costitutivo.

La delibera di scissione deve essere depositata per l’iscrizione nel Registro delle imprese entro trenta giorni dalla data della decisione.

E)     Attuazione della scissione; stipula e sottoscrizione dell’atto di scissione (art. 2506-ter che richiama gli artt. 2503 e 2504 del Codice Civile).

Dalla data di iscrizione nel Registro delle imprese della delibera di scissione devono decorrere sessanta giorni perchè la scissione possa avere attuazione.

L’art. 2503, infatti, indica in tale periodo il lasso temporale nel quale i creditori delle società partecipanti alla scissione possono opporsi alla scissione.

Trascorsi i sessanta giorni viene stipulato dalle società partecipanti alla scissione l’atto di scissione, che va depositato entro trenta giorni presso l’ufficio del registro delle imprese ove è posta la sede di tutte le società partecipanti alla scissione.

Effetti della scissione (art. 2506-quater del Codice Civile)

L’effetto legale della scissione si verifica alla data dell’ultima delle iscrizioni dell’atto di scissione relative alle società beneficiarie. Tale effetto può essere postdatato per le sole scissioni per incorporazione, con società beneficiarie già esistenti. È ammessa, come per le fusioni, la retrodatazione della data di inizio della partecipazione agli utili delle nuove azioni o quote e la retrodatazione dei soli effetti contabili e fiscali, ma occorre tener conto delle disposizioni in materia dell’art. 173 del T.U.I.R.

Eseguite le iscrizioni dell’atto di scissione, l’invalidità della scissione non può più essere pronunciata ed i soci ed i terzi danneggiati dalla scissione possono solo far ricorso all’azione per il risarcimento del danno (art. 2506-ter che richiama l’art. 2504-quater del Codice Civile).

Anche per la scissione, viene disposta l’applicabilità delle disposizioni dell’art. 2504-ter sul divieto di assegnazione di azioni o quote.

Pertanto:

         le società beneficiarie di nuova costituzione non possono assegnare azioni o quote ai soci della società scissa in sostituzione delle azioni proprie di quest’ultima ed anche se possedute attraverso società fiduciarie o persone interposte, nè in sostituzione delle azioni o quote della scissa possedute da altre beneficiarie già esistenti, o di azioni proprie di queste ultime. Pertanto, anche nella scissione le azioni proprie possedute dalla società scissa devono essere annullate, con l’annullamento della corrispondente “riserva per azioni proprie in portafoglio” e non rilevano ai fini della determinazione del rapporto di cambio e della valutazione del patrimonio dellesocietà interessate;

         le società beneficiarie già costituite non possono assegnare azioni o quote ai soci della scissa in sostituzione delle azioni di quest’ultima possedute ed anche tramite società fiduciarie o persone interposte dalle stesse società beneficiarie o dalla medesima società scissa. Ciò significa che le partecipazioni nella società scissa possedute dalle società beneficiarie devono essere annullate, anche se totalitarie, a fronte della corrispondente quota di patrimonio ricevuta dalla scissa. Tale annullamento genera nella normalità dei casi un avanzo o disavanzo di scissione, che è analogo, come si vedrà, all’avanzo o disavanzo di fusione “da annullamento”.

Principali aspetti fiscali (cenni) ed implicazioni contabili

L’articolo 173 del T.U.I.R. disciplina il trattamento fiscale delle operazioni di scissione.

In particolare, i commi 1, 2 e 3 prevedono la neutralità fiscale delle scissioni nei confronti delle società partecipanti e dei soci della società scissa (comma 3). Pertanto, non si determina realizzo e neppure distribuzione di plusvalenze e minusvalenze dei beni della società scissa, anche con riferimento a rimanenze e avviamento (comma 1).

Il comma 2 ribadisce l’irrilevanza fiscale dell’avanzo e del disavanzo da concambio e da annullamento: i maggiori valori iscritti ad incremento degli elementi patrimoniali della società scissa, per effetto dell’eventuale imputazione del disavanzo, non sono tassabili nei confronti della società beneficiaria. Di conseguenza, i beni ricevuti sono valutati, fiscalmente, in base all’ultimo valore riconosciuto ai fini delle imposte dirette, facendo risultare da un apposito prospetto di riconciliazione della dichiarazione dei redditi i dati esposti in bilancio e i valori fiscalmente riconosciuti.

In sostanza, si determinano doppi valori, civilistici e fiscali, in quanto a seguito dell’abolizione dell’imposta sostitutiva prevista in precedenza dall’articolo 6 del D.Lgs n. 358/97, i maggiori valori non hanno alcun riconoscimento fiscale.

Il comma 4 dell’articolo 173 fissa il criterio di ripartizione delle posizioni soggettive della società scissa. In particolare, le posizioni soggettive connesse, specificamente o per insiemi, ad elementi del patrimonio scisso, seguono l’elemento a cui si riferiscono; quelle non connesse ad elementi del patrimonio scisso sono attribuite in proporzione alle rispettive quote del patrimonio netto contabile attribuite e rimaste, rispettivamente, alla beneficiaria e alla scissa.

La connessione riguarda le voci presenti nello stato patrimoniale.

L’articolo 172, poi, regolamenta gli obblighi di versamento degli acconti relativi alle imposte e delle ritenute (comma 5), la retrodatazione degli effetti della scissione (comma 7) e la scissione senza effetto retroattivo (comma 8), nella quale l’ammortamento dei beni materiali deve essere ragguagliato alla durata dell’utilizzo dei beni da parte della società scissa e delle società beneficiarie.

Con riferimento alle riserve in sospensione di imposta, il comma 9 ne prevede la ricostituzione da parte delle beneficiarie in proporzione all’ammontare del patrimonio netto contabile trasferito o rimasto: tuttavia, se la sospensione di imposta dipende da eventi che riguardano specifici elementi patrimoniali della società scissa, le riserve devono essere ricostituite dalle beneficiarie che acquisiscono tali elementi.

Il comma 9 si occupa anche dell’eventuale tassazione delle riserve in sospensione di imposta, iscritte nel bilancio della società scissa, nell’ipotesi di mancata ricostituzione delle stesse e richiama espressamente le disposizioni dettate per le fusioni dall’articolo 172, commi 5 e 6: i riferimenti ivi previsti alla società incorporante o risultante dalla fusione si devono intendere effettuati alle società beneficiarie.

Il comma 10, con riferimento alle perdite fiscali delle società che partecipano alla scissione, prevede l’applicazione delle disposizioni dettate per le fusioni dall’articolo 172, comma 7: la società scissa è equiparata alla società fusa o incorporata, mentre la società beneficiaria è equiparata all’incorporante o alla società risultante dalla fusione. Pertanto, si applica anche l’articolo 35 del decreto legge n. 223/06 che ha esteso le regole relative alla limitazione del riporto delle perdite alle fusioni (scissioni) con effetto retroattivo.

Gli obblighi, i controlli e le responsabilità delle società che partecipano alla scissione sono dettati dai commi 12, 13 e 14.

Infine, si deve tenere conto che le scissioni sono interessate, più di altre operazioni, alla norma antielusione, contenuta nell’articolo 37-bis del Dpr. n. 600/73: infatti, il fisco, data la neutralità di tali operazioni, è interessato a verificare le “valide ragioni economiche” poste a base delle stesse.

Tali operazioni, di per sé non elusive, possono diventarlo se collegate ad altre operazioni, prive di valide ragioni economiche e poste in essere al fine di aggirare obblighi o divieti tributari o al fine di ottenere indebite riduzioni di imposte. Se il fisco ravvisa l’intento elusivo, disconosce, ai soli fini fiscali, la validità dell’operazione.

 

Settembre 2006  
Dott. Emilio Iorio


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