Le verifiche fiscali – XVI parte


Illegittimo fornire le motivazioni durante il processo


La motivazione dell’avviso di rettifica che richiami altri atti non conosciuti dal destinatario senza che gli stessi siano allegati a quello notificato è carente e integra la fattispecie della nullità.


I giudici respingono la pretesa dell’ufficio di fornire gli elementi giustificativi della rettifica in sede contenziosa. Ciò era possibile prima dello Statuto secondo cui il contribuente deve essere messo in grado di avere piena conoscenza dei presupposti delle pretese avanzate con l’atto fin dal momento del ricevimento del medesimo.


(Commissione Tributaria Provinciale di Pisa, Sentenza n. 45/VI/06)


 


Inutilizzabili per l’Ici i parametri usati per altre imposte


Ici, l’avviso di accertamento è valido solo se congruamente motivato.


Infatti non può fondarsi su una transazione avvenuta fra contribuente e fisco in relazione ad altra imposta.


La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società cui era stata notificata la maggiore Ici  con un avviso fondato su parametri già usati dal fisco per un’altra imposta.


L’obbligo motivazionale dell’accertamento deve ritenersi adempiuto tutte le volte che il contribuente sia stato messo in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e quindi di contestare efficacemente la misura dell’imposta.


(Cassazione, Sentenza n. 15165/06)


 


I requisiti per la sentenza motivata per relationem


La decisione della controversia relativa al reddito conseguito dai soci può dipendere (laddove i soci non abbiano contestato l’avvenuta distribuzione degli utili, la qualità di soci, l’ammontare della quota di partecipazione, o altre eccezioni di carattere personale), pregiudizialmente, dalla decisione della controversia promossa dalla società. Pertanto il giudice della controversia relativa la socio può motivare mediante il richiamo alla sentenza relativa al reddito prodotto dalla società; deve però indicare gli estremi della sentenza cui rinvia nonché dare atto se essa è passata in giudicato (e, in caso contrario, sospendere il processo). Qualora manchino queste indicazioni la sentenza motivata per relationem è nulla.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 19110/05)


 


Impossibile la rettifica dopo ulteriori indagini


La rettifica non può essere fatta per il solo motivo che, in un secondo momento, la Guardia di finanza ha svolto nuove indagini e fatto controlli incrociati con l’ufficio delle imposte. È necessario che emergano nuove prove in grado di rovesciare la situazione.


La Corte di Cassazione ha precisato altresì che i nuovi elementi devono essere ben motivati presso il contribuente, affinché sia messo in grado di difendersi.


In proposito, con l’emissione dell’avviso di rettifica, l’ufficio consuma il proprio potere di accertamento in relazione al materiale probatorio a sua disposizione. I nuovi elementi, venuti a conoscenza dell’ufficio successivamente alla notifica dell’accertamento, devono essere adeguatamente portati a conoscenza del destinatario attraverso la motivazione di un nuovo atto. È del tutto evidente che il richiamo di tali elementi non può essere generico, ma deve contenere una descrizione, sia pure sintetica, degli elementi stessi al fine di consentire al contribuente un’adeguata difesa.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 10526/06)


 


I requisiti dell’atto impositivo tributario


L’atto impositivo tributario è il risultato di un processo cognitivo e determinativo, disciplinato dalla legge, imputabile nel suo insieme alla Pubblica Amministrazione; l’organo che emana l’atto finale può quindi far proprie le valutazioni di coloro che hanno proceduto alle attività cognitive, senza procedere ad ulteriori acquisizioni di dati o provvedere a nuove valutazioni.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 1236/06)


 


La valenza delle dichiarazioni di terzi nell’ambito di indagini penali


L’utilizzo da parte dell’Ufficio di elementi acquisiti nell’ambito di indagini della Polizia giudiziaria riguardanti altri soggetti, non viola le disposizioni dell’art. 63, DPR 26.10.1972, n. 633, il quale dispone infatti che, nell’ambito dei suoi doveri di cooperazione con gli Uffici, la Guardia di finanza trasmette loro tutte le notizie acquisite, anche indirettamente, nell’esercizio dei poteri della Polizia giudiziaria.


Inoltre, l’art. 54, co. 2, DPR 633/1972 attribuisce agli Uffici il potere di rettificare in base a presunzioni gravi, precise e concordanti, derivanti da atti e documenti in loro possesso, anche laddove questi ultimi consistano in verbali relativi ad ispezioni svolte nei confronti di altri contribuenti.


Peraltro, è ammesso il recepimento da parte dell’Ufficio del processo verbale di constatazione redatto in seguito ad indagini svolte nei confronti di terzi, senza che l’Ufficio stesso debba valutare gli elementi del procedimento e svolgere un’istruttoria o fornire un’adeguata motivazione, in quanto tale recepimento configura una motivazione per relationem di un atto per mezzo del rinvio ad un altro atto o documento, la quale è pacificamente ammessa.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 24967/05)


 


Avvisi dettagliati per grosse contestazioni


Gli avvisi di accertamento devono essere debitamente motivati, tanto più se il recupero di imponibile è di rilevante entità. Quando la pretesa tributaria è rappresentata da somme ingenti, infatti, l’amministrazione finanziaria non può esimersi dal vagliare accuratamente gli elementi probatori posti a sostegno delle proprie tesi.


La procedura attuata dall’ufficio finanziario è inidonea in quanto si è basata unicamente sul verbale redatto dalla guardia di finanza, e così facendo ha rinunciato a quella fase critica di valutazione impostagli da ricorrenti circolari ministeriali, senza effettuare proprie autonome valutazioni, non verificando le risultanze del processo verbale di constatazione, abbandonando quella potestà unica riservatagli dalla legge e togliendo un vaglio critico che rende nullo l’atto.


(Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, Sentenza n. 54/04)


 


Sanabile l’omessa allegazione dell’atto richiamato nell’avviso


In tema di avvisi di accertamento, la Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha affermato che il deposito in giudizio dell’atto richiamato nell’avviso sana la mancata allegazione dello stesso.


(Commissione Tributaria Provinciale di Roma, Sentenza n. 54/XXXII/04)


 


 


 


È tassativo allegare i documenti a base della motivazione


Se la motivazione dell’atto fa riferimento a un altro documento, questo deve comunque essere allegato. Anche se conosciuto o ricevuto dal contribuente perché è l’art. 7 dello Statuto dei diritti del contribuente a prevederlo, al di là delle disposizioni attuative successivamente emanate. La superiorità dello Statuto rispetto alle altre leggi tributarie e la sua efficacia anche nei confronti di disposizioni previgenti accentua l’importanza della motivazione degli atti, così come voluta dall’originaria legge del 2000. Ne discende l’inconsistenza del decreto attuativo volto a limitare la forza delle previsioni normative affievolendone la portata.


(Cassazione, Sentenza n. 7080/04)


 


La motivazione dell’avviso ICIAP


L’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento d’imposta deve ritenersi soddisfatto sempre che il contribuente sia posto in condizione di conoscere la pretesa fiscale in tutti i suoi elementi essenziali, ai fini di un’efficace contestazione sull’an e sul quantum debeatur. Anche laddove la norma tributaria non richieda espressamente l’analiticità della motivazione dell’avviso di accertamento, questa deve comunque essere tale da consentire al contribuente un efficace esercizio del proprio diritto di difesa.


In materia di ICIAP, se si analizza l’art. 1 del D.L. n. 66/1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 144/1989, gli elementi essenziali, idonei a costituire il contenuto minimo necessario per una sufficiente motivazione dell’accertamento, possono essere identificati nell’insediamento produttivo causa dell’imposizione, nella relativa superficie ritenuta imponibile, nel settore nel quale si considera collocabile l’attività svolta dal contribuente e nella classe di reddito a quest’ultimo attribuita. La sola indicazione dell’imposta nell’avviso di accertamento, pur necessaria, non è sufficiente a sorreggerne la motivazione, tanto più che, ex art. 7, comma 1, dello Statuto del contribuente, anche con riferimento ad altri tributi, l’avviso di accertamento, per essere sufficientemente motivato, deve indicare non solo le ragioni giuridiche, ma anche i presupposti di fatto che sono alla base della pretesa impositiva.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 17240/03)


 


L’ufficio può omettere di valutare le conclusioni della Guardia di finanza


In tema di avviso di accertamento, la motivazione per relationem non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi acquisiti dalla Guardia di finanza, ma è idonea (se i documenti richiamati siano allegati o conosciuti dal contribuente) ad indicare le ragioni di fatto e di diritto della pretesa impositiva: condividendo le argomentazioni e conclusioni della Guardia di finanza, l’Ufficio realizza semplicemente un’economia di scrittura, tale da non arrecare alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio con il contribuente e ai diritti di difesa di quest’ultimo.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 11994/03)


 


La motivazione non può essere modificata nel corso del giudizio


L’avviso di accertamento emesso dal comune deve essere motivato e l’ente impositore, nel corso del giudizio tributario, non può cambiare le ragioni della decisione, sostenendo la pretesa tributaria in forza di motivazioni di fatto e giuridiche completamente diverse da quelle esposte nell’atto notificato. Le conseguenze di tale comportamento da parte dell’ente impositore sono:


a)      la nullità della motivazione originaria indicata nell’atto;


b)     la violazione del diritto di difesa del contribuente che, ricorrendo contro l’atto notificato, si troverebbe a dover instaurare un contraddittorio completamente diverso a seguito della modificazione delle prospettazioni delle pretese tributarie iniziali;


c)     attribuire al giudice tributario un potere cognitivo pieno sul rapporto tributario a prescindere dalla legittimità dell’atto impositivo.


(Commissione Tributaria Provinciale di Pisa, Sentenza n. 96/IV/03)


 


Differenza tra motivazione e onere della prova


In tema di imposta di registro e di Invim, l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento di maggior valore mira a delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’ufficio nell’eventuale successiva fase contenziosa e a consentire al contribuente l’esercizio del diritto di difesa. Al conseguimento di tali finalità è necessario e sufficiente, pertanto, che l’avviso enunci il criterio astratto in base al quale è stato rilevato il maggior valore, con le specificazioni che si rendano in concreto necessarie per il raggiungimento di detti obiettivi, essendo riservato alla eventuale sede contenziosa l’onere dell’ufficio di provare nel contraddittorio con il contribuente gli elementi di fatto giustificativi della propria pretesa nel quadro del parametro prescelto e la facoltà del contribuente di dimostrare l’infondatezza della stessa anche in base a criteri non utilizzati per l’accertamento.

(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 7231/03)


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