Giuridisdizione delle misure cautelari esattoriali: un breve commento alla luce del decreto legge 223/06 convertito, con modificazioni, in legge 248/06


Il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, è stato convertito con modificazioni in Legge 4 agosto 2006 n. 248. Il suddetto decreto legge è entrato in vigore il 4 luglio 2006, le modificazioni apportate in sede di conversione sono entrate in vigore il 12 agosto 2006, giorno successivo a quello della pubblicazione della Legge di conversione nella Gazzetta Ufficiale (S.O. della G.U. 186/06).


L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 28/E del 4 agosto 2006, ha commentato in modo organico la nuova normativa con lo scopo principale di illustrare il contenuto complessivo del decreto ed agevolarne la lettura.


Tra le novità introdotte in sede di conversione merita di essere menzionato il comma 26-quinquies dell’art 35 del decreto, in vigore dal 12/08/06, che modifica il comma 1 dell’articolo 19 del D.Lgs. n. 546/92 (“Atti impugnabili e oggetto del ricorso”), prevedendo, le seguenti due ulteriori ipotesi per le quali e’ proponibile ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale:                     


l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’articolo 77 del DPR 602/73


il fermo di beni mobili registrati di cui all’articolo 86 del DPR 602/73


Pertanto, stando al tenore letterale della norma, “il fermo amministrativo” ed “l’iscrizione di ipoteca”, sono diventati ex lege “atti autonomamente impugnabili” solo per vizi propri (ai sensi del comma 3 dell’art 19, DLgs 546/92) innanzi alle Commissioni Tributarie.


La citata circolare 28/E/2006, esplicando in estrema sintesi gli istituti del fermo amministrativo e dell’ipoteca, ribadisce che tali misure cautelari sono attivabili da parte del concessionario decorsi sessanta giorni della notifica della cartella di pagamento (ciò peraltro in linea con la risoluzione 24 aprile 2002 n. 128/E emanata dallo stesso organo centrale in commento dell’articolo 50 del DPR 602/73). La prassi inoltre ricorda che ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 19, ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri e che la mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo;


Nonostante tali precisazioni, la norma appare incerta circa la sua concreta applicazione. Ci si chiede quali sono gli atti afferenti le due misure cautelari che risultano impugnabili.


Sembra che, per effetto della norma, il debitore potrà impugnare per vizi propri la comunicazione di iscrizione del fermo (ex art 4, DM 503/98) ovvero il preavviso di fermo (che, ai sensi della nota 57413/E/03, decorsi 20 giorni senza che sia stato estinto il debito, funge da comunicazione di iscrizione del fermo).


Invece, l’applicazione della norma appare problematica per quanto riguarda l’iscrizione ipotecaria in quanto non esiste, come per il fermo amministrativo, un obbligo ex lege di comunicazione (cfr art 86, DPR 602/73), ma la prassi dell’Agenzia delle Entrate (cfr note 2003/63936 e 2004/144041) impone al concessionario un generico onere di notizia al debitore dell’avvenuta iscrizione dell’ipoteca.


Si ricorda in proposito che l’unico atto prodromico all’adozione della misura cautelare risulta la cartella di pagamento, che riporta l’intimazione ad adempiere entro sessanta giorni pena l’eventuale iscrizione ipotecaria.


Alla luce delle considerazioni sopra esposte, sembrano opportuni ulteriori chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e si attendono gli orientamenti giurisprudenziali in relazione alla novella.


 


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