I risultati che derivano dall’applicazione dei parametri non possono essere considerati presunzioni qualificate, ma costituiscono soltanto l’ultimo atto (e non l’unico e il principale) del procedimento di accertamento


E’ quanto ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Bari con la Sentenza n. 46/14/06 del 26.05.2006, depositata il 12.07.2006


 


Fatto


L’Agenzia delle Entrate, avendo effettuato un accertamento sulla base dei parametri, determinando presuntivamente i compensi ed un maggior volume di affari, ha notificato ad un professionista l’invito al contraddittorio, per la definizione delle imposte relative.


Nel corso del contraddittorio con una memoria illustrativa era emersa una gravissima crisi economica del contribuente, il quale ha lamentato il difetto dì motivazione degli avvisi di accertamenti in rettifica, poiché l’Ufficio aveva applicato i parametri in maniera acritica ed astratta senza tener conto della effettiva realtà, del caso concreto. Tanto che la Commissione tributaria Provinciale (organo subalterno) aveva accolto la tesi del professionista e quindi il ricorso sottostante.


L’ufficio fiscale, dal canto suo, ha presentato appello alla C.T.R. di Bari, evidenziando che le presunzioni utilizzate erano dotate dei requisiti della gravità, precisione e concordanza, per la circostanza che la Cassazione, sez. Tributaria con la sentenza n. 2891 del 21/02/2002, aveva riconosciuto la legittimità degli accertamenti basati sui parametri, e che gli avvisi di accertamento esponevano in maniera analitica e dettagliata tutto l’iter logico-giuridico circa l’applicazione dei parametri.


 


La Sentenza


La Commissione Regionale pugliese ha osservato che è legittimo che l’Ufficio basi la determinazione del reddito anche su presunzioni semplici purché le stesse siano (secondo l’art. 2729 C.C. e l’art. 39, comma 1, lett. d, del DPR 600/73) gravi, precise e concordanti, al fine di risalire da un fatto noto ad un fatto ignorato.


Ma nel caso specifico è emerso che l’ufficio fiscale non è riuscito a dimostrare l’esistenza di un nesso di causa effetto tra l’enunciazione dei suddetti rilevi e i maggiori compensi e redditi parametrici rispetto a quelli dichiarati.


Inoltre, il contribuente ha dimostrato di non avere evaso compensi relativi alla sua attività svolta, e di avere regolarmente dichiarato al fisco solo quelli incassati (in base al principio di cassa che regola l’attività professionale), riservandosi di denunciare i rimanenti al loro effettivo incasso.


Pertanto secondo la C.T.R. di Bari i parametri non possono costituire da soli elementi sufficienti a motivare l’accertamento ma sono unicamente semplici indizi che, unitamente ed a completamento di altri elementi acquisiti dall’Ufficio, possono generare presunzioni semplici aventi i caratteri della gravita,precisione e concordanza.


Viceversa, l’accertamento nel caso specifico è stato fondato esclusivamente sulle risultanze di elaborazioni statistico-matematiche che, prescindono totalmente dalla effettiva capacità contributiva del contribuente, e non possono costituire di per sé sole presunzioni gravi, gravi precise e concordanti.


Anche la C.T.R. Puglia sez. III del 04/10/2005 n. 97 aveva stabilito che non può essere ammessa la circostanza che il reddito venga determinato in modo automatico, prescindendo, dalla effettiva capacità contributiva del contribuente.


 


AGOSTO 2006


 


Vincenzo D’Andò


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