CONVERSIONE IN LEGGE DEL D.L. N. 223/2006 – DECRETO BERSANI – LE NOVITA’ FISCALI CHIARITE DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE


La circolare dell’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti in merito alle disposizioni di carattere fiscale contenute nel D.L. 4.7.2006, n. 223 (di seguito decreto), definitivamente approvato in parlamento il 3 agosto 2006 (la legge di conversione é in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale).


Somministrazione di alimenti e bevande nei locali da ballo – aliquota iva (art. 35, comma 1)


In virtù del comma 6-bis dell’art. 74-quater del DPR n. 633/1972, le consumazioni obbligatoriamente imposte nelle sale da ballo e nelle discoteche da imprese che svolgono quale attività principale l’intrattenimento o lo spettacolo sono soggette all’aliquota ordinaria pari al 20% propria delle prestazioni di intrattenimento e spettacolo.


La disposizione si applica sia nel caso in cui venga adottata la formula “ingresso libero e consumazione obbligatoria”, sia nell’ipotesi di ingresso a pagamento e consumazione obbligatoria.


I corrispettivi derivanti dalle somministrazioni di alimenti e bevande obbligatoriamente imposte devono essere certificati attraverso i titoli di accesso emessi mediante gli appositi misuratori fiscali o le biglietterie automatizzate.


Resta fermo che le consumazioni facoltative continueranno ad essere certificate ai sensi del D.P.R.  n. 696/1996.


Accertamento valore nelle cessioni di immobili (art. 35, commi 2, 3, 4 e 23-bis)


L’art. 35, comma 2, del D.L. n. 223/2006, con una modifica dell’art. 54 del DPR n. 633/1972 ha ampliato i poteri di rettifica dell’Agenzia delle Entrate in relazione alle dichiarazioni presentate ai fini dell’IVA.


In particolare, l’ufficio finanziario ha il potere di rettificare direttamente la dichiarazione annuale IVA quando il corrispettivo della cessione sia dichiarato in misura inferiore al “valore normale” del bene.


Il comma 23-bis dell’art. 35, inserito dalla legge di conversione, ha introdotto una presunzione nella determinazione del valore normale ai fini del citato art. 54, terzo comma, prevedendo che per i trasferimenti immobiliari soggetti ad IVA, finanziati mediante mutui fondiari o finanziamenti bancari, il “valore normale” (da assumere quale  parametro di riferimento ai fini della eventuale rettifica della dichiarazione) non può comunque essere inferiore all’ammontare del mutuo o finanziamento erogato.


In coerenza, viene abrogato l’art. 15 del D.L. n. 41/1995, che escludeva la rettifica ai fini IVA del corrispettivo delle cessioni di fabbricati classificati o classificabili nei gruppi A, B e C, qualora lo stesso fosse stato indicato nell’atto in misura non inferiore al valore catastale (cioè al valore determinato in base all’art. 52, commi 4 e 5, del DPR n. 131/1986).  


Parimenti, il Legislatore ha integrato l’art. 39, comma 1, del DPR n. 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi.


Pertanto, gli uffici finanziari possono rettificare direttamente il reddito d’impresa tenendo conto del “valore normale” dei beni immobili ceduti quando questo risulti superiore al corrispettivo dichiarato, senza dovere preventivamente dimostrare l’incompletezza, falsità o inesattezza degli elementi indicati in dichiarazione o l’irregolare tenuta delle scritture contabili.


Disciplina IVA nel subappalto (art. 35, commi 5, 6, 6-bis e 6-ter)


La nuova disposizione ha esteso alle prestazioni di servizi rese nel settore edile dai subappaltatori il meccanismo dell’inversione contabile, rendendo l’appaltatore debitore dell’imposta e obbligandolo al relativo versamento, se soggetto passivo nel territorio dello Stato.


Le prestazioni rese dal subappaltatore sono, quindi, fatturate senza addebito d’imposta e integrate con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta da parte dell’appaltatore, che é tenuto ad annotare le stesse sia nel registro delle fatture (di cui all’art. 23, sia nel registro degli acquisti di cui all’art. 25 del DPR n. 633/1972).


Tale meccanismo di inversione contabile si applica anche agli eventuali rapporti di subappalto posti in essere dal subappaltatore.


La norma ha lo scopo di contrastare alcuni fenomeni evasivi che si manifestano in edilizia, che si concretizza con il mancato versamento dell’IVA da parte del subappaltatore.


Per essere efficace tale disposizione si attende l’autorizzazione degli organismi comunitari.


E’ stata estesa la facoltà sia di richiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante dalla dichiarazione annuale IVA anche alle ipotesi in cui, nel settore edile, siano rese le prestazioni di servizi disciplinate dal comma 6  dell’art. 17 del DPR 633/1972, sia di effettuare la compensazione infrannuale. Ciò poiché il subappaltatore, non potendo fatturare con IVA le prestazioni rese all’appaltatore, di norma sarà con posizione IVA di credito.


A tal fine, è stato elevato il limite di 516.456,90 euro, di cui all’art. 34, comma 1, della L.  n. 388/2000, ad un milione di euro a favore dei subappaltatori il cui volume d’affari registrato nell’anno precedente riguardi per almeno l’80% prestazioni rese “in esecuzione di contratti di subappalto”.


Anche per dette disposizioni i attende l’autorizzazione dell’Unione europea.


Nuove fattispecie penali: Omesso versamento iva dovuta in base alla dichiarazione ed indebita compensazione (art. 35, comma 7)


L’art. 35, comma 7, del D.L. n. 223/2006, nel sistema delle sanzioni tributarie penali (neo artt. 10-ter e 10-quater nel D.Lgs. 10.3.2000, n. 74), ha introdotto due reati relativi all’omesso versamento dell’IVA e all’utilizzazione in compensazione di crediti non spettanti o inesistenti, ove l’ammontare ecceda € 50.000,00 per ciascun periodo d’imposta.


A tal fine, necessita che l’omesso versamento IVA superi l’importo di € 50.000,00 per ciascun periodo d’imposta.


Il reato viene consumato nell’omesso versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo. Dal momento che l’acconto IVA va versato entro il giorno 27 del mese di dicembre, non influisce ai fini del reato un qualsiasi ritardo nel versamento rispetto alle scadenze previste, ma occorre che l’omissione del versamento  dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento.


Per conseguenza, il reato si perfeziona quando il contribuente non versa entro il 27.12. debito IVA risultante dalla dichiarazione relativa all’anno d’imposta.


In particolare, la novità già si applica a partire dai reati di omesso versamento consumati entro il 27.12.2006 riguardanti l’IVA risultante dalla dichiarazione relativa all’anno 2005.


Inoltre, in base all’articolo 10-quater (indebita compensazione) del D.L.gs. n. 74/2000, il reato relativo si compie nel momento in cui viene operata la compensazione per un importo superiore alla soglia di punibilità pari a € 50.000,00 con riferimento al singolo periodo d’imposta.


Pertanto, nel caso in cui, nel corso di uno stesso periodo d’imposta, siano state effettuate compensazioni con crediti non spettanti o inesistenti per importi inferiori alla soglia, il delitto si perfeziona alla data in cui si procede, nel medesimo periodo d’imposta, alla compensazione di un ulteriore importo di crediti non spettanti o inesistenti che, sommato agli importi già utilizzati in compensazione, sia superiore a € 50,000,00. Quindi, i reati nell’anno fanno cumulo, le aziende in crisi nei versamenti devono prestare attenzione anche a tale eventualità.


Trattamento fiscale dell’acquisto di veicoli a motore e delle relative spese (art. 35, comma 11)


Vengono colpiti determinati veicoli che prima potevano sfuggire ai divieti di deduzione integrale, grazie al tipo di immatricolazione effettuato (ad. es. acquisto di una semplice autovettura immatricolata, invece, come autocarro).


Ai fini del reddito devono scontare i limiti previsti nell’art. 164 del TUIR, mentre ai fini IVA quelli previsti dall’art. 19-bis1 del DPR 633/72.


In sostanza, i veicoli effettuati con una immatricolazione di “comodo” ricevono lo stesso regime fiscale degli autoveicoli destinati al trasporto privato di persone.


Parimenti, non é ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di ciclomotori, motocicli, di autovetture e di autoveicoli dei relativi componenti e ricambi e delle prestazioni di servizio, di impiego, custodia, manutenzione e riparazione relative ai beni stessi.


Obblighi contabili esercenti arti e professioni (art. 35, comma 12 e 12-bis): Interpretazioni favorevoli ai contribuenti


Con la modifica nell’art. 19 del DPR n. 600/1973, riguardante le scritture contabili degli esercenti arti e professioni, vengono introdotti i seguenti obblighi contabili:


– I contribuenti esercenti arti e professioni devono tenere uno o più conti correnti bancari o postali utilizzati per la gestione dell’attività professionale.


Tali conti devono essere utilizzati per compiere prelevamenti per il pagamento delle spese sostenute e per far affluire obbligatoriamente i compensi riscossi nell’esercizio


della funzione professionale;


– i compensi devono essere riscossi solo mediante strumenti finanziari tracciabili e non in contanti, fatta eccezione per somme unitarie inferiori a 100 euro.


Ma la conversione del provvedimento da parte del Senato ha fatto si che detto limite va applicato solo a partire dal 1.7.2008.


Dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino al 30.6.2007 il limite al di sotto del quale i compensi possono essere incassati in contanti è fissato in 1000,00.


Infine, per il periodo compreso tra il 1.7.2007 e il 30.6.2008, il limite é stabilito in 500 euro.


L’Agenzia delle Entrate ha rilevato (circolare n. 28 del 4.8.2006) che, comunque, l’obbligo di riscuotere i compensi mediante strumenti finanziari “tracciabili”, nei citati limiti, decorre solo dalla data di entrata in vigore della predetta legge di conversione, e non, quindi, dal 4.7.2006 (data di entrata in vigore del D.L. n. 223/2006).


Gli strumenti finanziari utilizzabili per la riscossione dei compensi conseguiti nell’esercizio dell’attività professionale sono:


– gli assegni non trasferibili;


– i bonifici;


– le altre modalità di pagamento bancario o postale;


– i sistemi di pagamento elettronico.


I soggetti obbligati a tenere uno o più conti bancari o postali sono:


– Le persone fisiche che esercitano arti e professioni e le società o associazioni tra artisti e professionisti.


L’Agenzia delle Entrate, in maniera rassicurante, ha chiarito che i conti correnti bancari o postali, che devono essere tenuti sia per il prelievo di somme finalizzate al pagamento delle spese sostenute sia per il versamento dei compensi riscossi, non devono obbligatoriamente essere “dedicati” esclusivamente all’attività professionale, ma possono eventualmente essere utilizzati anche per operazioni non afferenti l’esercizio dell’arte o della professione.


Neppure la eventuale annotazione nei conti di operazioni riconducibili nella sfera personale (familiare o extra – professionale) può essere di ostacolo alla norma che considera i “prelevamenti” dai predetti come una sorta di “compensi” qualora il contribuente non riesca a dimostrare che gli stessi non hanno rilevanza ai fini della determinazione del reddito.


Secondo la circolare, i contribuenti interessati non hanno l’onere di fornire la predetta dimostrazione per i prelievi che, per l’entità del relativo importo ed alle normali esigenze personali o familiari, possono essere ragionevolmente ricondotte nella gestione extra – professionale.


Tale interpretazione dell’Agenzia delle Entrate lascia ritenere che gli importi non elevati prelevati in maniera logica dal proprio conto per fare fronte alle spese personali non siano sottoposti a presunzioni di evasione, ma andranno poi visti i casi in concreto durante le verifiche dei funzionari preposti. E, comunque, preferibile tentare di documentare, nei limiti del possibile, tutte le spese effettuate anche a titolo personale e di conservarle fino a quando non si prescrive l’accertamento (di norma entro 5 anni).


Società ed enti esterovestiti (art. 35, commi 13 e 14)


L’articolo 35, commi 13 e 14, del D.L. n. 223/2006 (con l’inserimento, dopo il comma 5 dell’art. 73 del TUIR, dei commi 5-bis e 5-ter)  ha introdotto una presunzione legale relativa di localizzazione in Italia della sede della amministrazione, e quindi della residenza, di società ed enti, invertendo a loro carico l’onere della prova.


In virtù dell’art. 73, comma 3, del TUIR, la residenza fiscale delle società e degli enti viene individuata sulla base di tre criteri:


– La sede legale;


  la sede dell’amministrazione;


– il luogo in cui é localizzato l’oggetto principale.


Tali criteri sono alternativi ed è sufficiente che venga soddisfatto anche uno solo di essi perché il soggetto possa considerarsi residente ai fini fiscali nel territorio dello Stato.


In particolare, la sede legale si identifica con la sede sociale indicata nell’atto costitutivo o nello statuto.


Diversamente, la localizzazione dell’oggetto principale o l’esistenza della sede dell’amministrazione devono essere valutati in base ad elementi di sostanza e richiedono complessi accertamenti di fatto del reale rapporto della società o dell’ente con un determinato territorio, che può non corrispondere con quanto indicato nell’atto costitutivo o nello statuto.


Con tale novità è ora consentito all’Amministrazione finanziaria di presumere (“salvo prova contraria”) l’esistenza nel territorio dello Stato della sede dell’amministrazione di società ed enti che detengono direttamente partecipazioni di controllo in società di capitali ed enti commerciali residenti, quando, alternativamente:


a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’art. 2359, primo comma del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;


b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione o altro organo di gestione equivalente, formato in prevalenza da consiglieri residenti nel territorio dello Stato.


In definitiva, si è previsto l’inversione, a carico del contribuente, dell’onere della prova, dotando l’ordinamento di uno strumento che solleva l’amministrazione finanziaria dalla necessità di provare l’effettiva sede della amministrazione di entità che presentano elementi di collegamento con il territorio dello Stato molteplici e significativi.


La norma si applica anche nelle ipotesi in cui tra i soggetti residenti controllanti e controllati si interpongano più sub-holding estere.


La presunzione di residenza in Italia della società estera che direttamente controlla una società italiana, rende operativa la presunzione anche per la società estera inserita nell’anello immediatamente superiore della catena societaria; quest’ultima si troverà a controllare direttamente la sub-holding estera, considerata residente in Italia.


Nel suo complesso la norma circoscrivere l’inversione dell’onere della prova alle ipotesi in cui il collegamento con il territorio dello Stato é particolarmente evidente e continuativo.


Effetti


il soggetto estero si considera, ad ogni effetto, residente nel territorio dello Stato e sarà soggetto a tutti gli obblighi strumentali e sostanziali che l’ordinamento prevede per le società e gli enti residenti.


Ad esempio, ha rilevato l’Agenzia delle Entrate, gli effetti di più immediato impatto per le sub-holding esterovestite riguardano:


– I capital gain realizzati dalla cessione di partecipazioni da assoggettare al regime di imponibilità o di esenzione previsti dagli artt. 86 e 87 del TUIR;


– le ritenute da operare sui pagamenti di interessi dividendi e royalty corrisposti a non residenti o sui pagamenti di interessi e royalty corrisposti a soggetti residenti fuori del regime di impresa;


– il concorso al reddito in misura pari al 100% del loro ammontare degli utili di partecipazione provenienti da società  residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiata.


Prova contraria


Il contribuente, per vincere la presunzione, dovrà dimostrare, in maniera adeguata e convincente, che la sede di direzione effettiva della società non é in Italia, ma all’estero.


Necessitano, pertanto, elementi di fatto, situazioni od atti, idonei a dimostrare un concreto radicamento della direzione effettiva nello Stato estero.


Infine, la presunzione di residenza nel territorio dello Stato dell’entità estera rende inoperante la disposizione dell’art. 167 del TUIR. Non è, pertanto, imputabile al soggetto controllante il reddito che la controllata stessa, in quanto residente, é tenuta a dichiarare in Italia.


Società non operative (art. 35, commi 15 e 16)


L’articolo 35, comma 15, del D.L. n. 223/2006 ha modificato il regime delle c.d. “società di comodo”, previsto dall’art. 30, della L.  n. 724/1994.


Sono stati effettuati i seguenti interventi:


– Innalzamento delle percentuali utilizzate per stabilire se una società possa rientrare nel novero delle società non operative;


– innalzamento delle percentuali utilizzate per stabilire l’entità del reddito minimo che deve essere obbligatoriamente dichiarato dalle società non operative;


  impossibilità di chiedere a rimborso, di cedere o di utilizzare in compensazione l’IVA a credito risultante dalla dichiarazione presentata ai fini dell’IVA. Lo stesso credito, inoltre, in assenza, per tre periodi di imposta consecutivi, di operazioni attive rilevanti ai fini dll’IVA, non può più essere “riportato in avanti”, dalla società o ente non operativo, a scomputo dell’IVA a debito, relativa ai periodi d’imposta successivi;


– possibilità di chiedere, al direttore regionale dell’Agenzia delle entrate (ai sensi dell’art. 37-bis, comma 8, del DPR  n. 600/1973), la disapplicazione delle norme antielusive qualora il contribuente evidenzi situazioni straordinarie che di fatto hanno reso impossibile il conseguimento dei parametri e degli obiettivi previsti dalle medesime disposizioni.


Retrodatazione degli effetti fiscali delle fusioni e delle scissioni (art. 35, commi 17 e 18)


L’articolo 35, comma 17, del D.L. n. 22372006 ha modificato la disciplina dei limiti al riporto delle perdite nell’ipotesi di retrodatazione degli effetti fiscali delle operazioni di fusione e scissione.


In caso di retrodatazione degli effetti fiscali, tutte le società partecipanti alla fusione, compresa la società incorporante, dovranno determinare un proprio “risultato di periodo”, relativo all’intervallo temporale che intercorre tra l’inizio del periodo d’imposta e la data antecedente a quella di efficacia giuridica della fusione.


L’eventuale perdita é assoggettata, insieme alle perdite fiscali pregresse del soggetto partecipante alla fusione, alle disposizioni di cui all’art. 172, comma 7 del TUIR.


Agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie (art. 35, commi 19, 20, 35-ter e 35-quater)


L’articolo 35, commi 19, 20, 35-ter e 35-quater, del D.L. n. 223/2006 ha modificato la disciplina delle agevolazioni in materia di ristrutturazioni edilizie.


In particolare si è stabilito che:


Le agevolazioni spettano a condizione che il costo della relativa mano d’opera sia evidenziato in fattura. Tale norma si applica in relazione alla spese sostenute dal 4.7.2006;


– le disposizioni si applicano in relazione alle spese sostenute a decorrere dalla data di entrata in vigore del D.L.;


– é prorogata per l’anno 2006, nella misura e alle condizioni ivi previste, l’agevolazione tributaria in materia di recupero del patrimonio edilizio relativa alle prestazioni di cui all’art. 7, comma 1, lettera b), della L. n. 488/1999, fatturate dal da 1.10.2006;


– a decorrere dal 1.10.2006 la quota é pari al 36% nei limiti € 48.000,00 per abitazione.”


Le agevolazioni per lli interventi di ristrutturazione edilizia consistono:


– nella detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’IRPEF per un importo percentuale delle spese sostenute fino ad un massimo di spese di 48.000,00 euro, per interventi di recupero di immobili abitativi da parte delle persone fisiche;


– nell’analoga detrazione prevista per i soggetti che acquistano unità abitative comprese in fabbricati, sui quali le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare o le cooperative edilizie hanno eseguito interventi di recupero edilizio.


In questo caso, i lavori di ristrutturazione devono essere eseguiti entro il 31.12.2006 e la alienazione o assegnazione dell’immobile deve avvenire entro il 30.6.2007.


Con la modifica apportata, inoltre, è stata ripristinata, per le prestazioni fatturate dal 1.10.2006 e fino al 31.12.2006, l’applicazione dell’aliquota IVA in misura del 10%, si tratta dell’aliquota agevolata per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 7, comma 1, lettera b), della legge n. 488/1999. In precedenza era stata portata al 20%.


In coerenza con l’abbassamento dell’IVA, sempre a decorrere dal 1.10.2006 e fino al 31.12.2006 la quota di detrazione dall’IRPEF è stata ridotta dal 41% al 36%.


Inoltre,  il limite di spesa viene fissato in 48.000 euro per ogni singola abitazione, a decorrere dal 1.10.2006.


Con la modifica introdotta, il limite sul quale calcolare la detrazione IRPEF é ora fissato espressamente nella sua misura massima e complessiva in relazione all’immobile e va suddiviso tra i soggetti che hanno diritto alla detrazione.


Per quanto riguarda la decorrenza della nuova disposizione, per espressa previsione normativa la stessa trova applicazione a decorrere dal 1.10.2006. Al riguardo deve farsi riferimento alla spese sostenute a decorrere da tale data.


Trasferimenti immobiliari – disciplina ai fini dell’imposta di registro (art. 35, commi 21, 22 e 23)


Anche se per effetto della Legge 23.12. 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), in deroga all’articolo 43 del DPR 26.4.1986, n. 131, il corrispettivo pattuito dalle parti nell’atto diviene irrilevante ai fini della tassazione indiretta in quanto la base imponibile viene sempre determinata tenendo conto del dato catastale, adesso (a seguito del comma 21 dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006) le parti hanno l’obbligo di indicare nell’atto l’effettivo corrispettivo pattuito per la cessione, pur rimanendo che la tassazione ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale avviene sulla base del valore catastale. In tal modo, il criterio “agevolato” di determinazione della base imponibile viene meno nell’ipotesi in cui le parti occultino, anche in parte, il corrispettivo effettivamente pattuito e lo dichiarino nell’atto in misura inferiore e le parti devono pagare le imposte calcolate sull’intero corrispettivo effettivamente pattuito, con applicazione della sanzione amministrativa dal 50% al 100% della differenza tra l’imposta dovuta e quella già applicata in base al corrispettivo dichiarato, detratto l’importo della sanzione eventualmente irrogata ai sensi dell’art. 71 DPR n. 131/1986.


Inoltre, è stato disposto una ulteriore riduzione degli onorari notarili dal 20% (previsto originariamente dalla Legge finanziaria 2006) al 30%.


Altresì, al momento della cessione dell’immobile, anche nei casi di operazioni soggette ad IVA, le parti devono rendere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che indichi:


– le modalità di pagamento;


– eventuale ricorso ad attività di mediazione;


 eventuali spese per le suddette attività di mediazione, con le modalità di pagamento e l’indicazione della partita IVA o del codice fiscale dell’agente immobiliare.


Se tale dichiarazione viene omessa, o è resa in modo mendace o è incompleta, i beni trasferiti vengono assoggettati ad accertamento di valore ai sensi dell’art. 52 del DPR n. 131/1986, oltre all’applicazione di una sanzione amministrativa da € 500,00 a € 10.000,00.


Infine, riguardo la decorrenza, le novità si applicano per gli atti pubblici formati e le scritture private autenticate a decorrere dal secondo giorno successivo alla pubblicazione nella G. U. del D.L. n. 223/2006, cioè dal 6.7.2006.


Detrazione per oneri di intermediazione immobiliare (art. 35, comma 22-bis)


Dal 1.1.2007 é possibile detrarre dall’imposta lorda il 19% degli oneri sostenuti per i compensi corrisposti ai soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per un importo, comunque, non superiore a € 1.000,00 per ciascuna annualità.


Si tratta, di una norma collegata a quella che prevede l’obbligo di indicare negli atti di cessione degli immobili l’eventuale importo relativo alle spese di intermediazione.


Inoltre, se l’acquisto é effettuato da più proprietari, la detrazione, nel limite complessivo di 1000 euro, deve essere ripartita tra i comproprietari in ragione della percentuale di proprietà.


Rettifica di valore e di corrispettivo ai fini dell’imposta di registro (art. 35, comma 23-ter)


E’ stato introdotto pure il comma 5-bis all’art. 52 del DPR n. 131/1986, recante disposizioni in tema di rettifica del valore degli immobili.


In tal modo si stabilisce che, per gli immobili iscritti in catasto con attribuzione di rendita, l’esclusione del potere dell’ufficio di rettificare il valore dell’immobile (se dichiarato in misura non inferiore all’importo risultante dalla moltiplicazione della rendita per determinati  coefficienti, in conformità al valore catastale) non si applica per le cessioni di immobili che riguardano  immobili ad uso abitativo e relative pertinenze (si tratta di cessioni che intervengono tra persone fisiche che non siano imprenditori, artisti o professionisti)


In tal modo tornano ad essere applicate le disposizioni generali di cui all’art. 52, comma 1, del citato DPR n. 131/1986, che consentono all’ufficio di rettificare il valore dichiarato sulla base del valore venale dell’immobile.


Attribuzioni e poteri degli uffici dell’agenzia delle entrate ai fini dell’imposta di registro (art. 35, comma 24)


Il comma 24 dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006 ha inserito nel DPR n. 131/1986 l’art. 53-bis recante “Attribuzioni e poteri degli uffici”.


Per effetto di tale disposizione sono stati estesi (ai fini dell’esercizio dei poteri di controllo nell’ambito dell’imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale) i poteri degli uffici disciplinati dal DPR n. 600/1973 riguardo l’accertamento delle imposte sui redditi.


Altresì con introduzione del comma 1-bis nell’art. 74 del DPR n. 131/1986, viene estesa l’applicazione delle sanzioni di cui al D.Lgs. n. 471/1997 alle violazioni conseguenti alle richieste di cui all’articolo 53-bis del suddetto DPR 131/1986.


Poteri degli agenti della riscossione (art. 35, commi 25, 26 e 26-bis)


Si riconosce ai dipendenti di Riscossione S.p.A. e delle società dalla stessa partecipate, denominate “agenti della riscossione“, la possibilità di utilizzare i dati di cui dispone l’Agenzia delle Entrate (ai sensi dell’art. 7, comma 6, del D.P.R. n. 605/1973).


Si tratta dei dati che le banche, le poste e gli altri intermediari finanziari, sono tenuti a rilevare e a tenere in evidenza relativamente a qualsiasi soggetto che intrattenga con loro rapporti o effettui, per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi, qualsiasi operazione di natura finanziaria.


L’accesso a tali dati é consentito ai soli fini della riscossione mediante ruolo e previa autorizzazione rilasciata dai direttori generali degli agenti della riscossione.


Si consente, ai soli fini della riscossione tramite ruolo, agli agenti della riscossione di accedere a tutti i restanti dati rilevanti, presentando un’apposita richiesta, anche in via telematica, ai soggetti pubblici e privati, che li detengono, con l’ulteriore facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti riguardanti i predetti dati, nonché di ottenere le relative certificazioni in carta libera.


L’Agenzia delle entrate individua in modo selettivo i dipendenti degli agenti della riscossione che possono accedere ai dati ed utilizzarli.


Sanatoria concessionari della riscossione (art. 35, commi 26-ter e 26-quater)


Si tratta di una sanatoria che interessa i concessionari della riscossione.


Per l’efficacia della sanatoria era richiesto il versamento di 3 euro per ciascun abitante residente negli ambiti territoriali ad essi affidati in concessione alla data del 1.1.2004, da effettuarsi in unica soluzione o in tre rate di cui


 la prima, pari al 40% del totale, da versare il 29.12.2005;


– la seconda, pari al 30% del totale, da versare entro il 30.6.2006;


– la terza, pari al 30% del totale, da versare entro il 27.12.2006.


Su tale versante, il comma 26-ter dell’art. 35 del D.L. n. 223/2006 dispone che sono considerati efficaci i versamenti della prima e seconda rata, se eseguiti tardivamente rispetto alle date sopra indicate, ma entro il termine del 10.7.2006, purché pagati gli interessi legali, calcolati dalla data di scadenza della rata a quella del pagamento della stessa.


La sanatoria non produce effetti sulla responsabilità amministrativa delle società concessionarie della riscossione o dei commissari governativi, relativamente a:


 provvedimenti sanzionatori e di diniego del diritto al rimborso o al discarico per inesigibilità per i quali non era pendente ricorso amministrativo o giurisdizionale alla data del 30.6.2005;


– irregolarità  consistenti in falsità di atti redatti dai dipendenti, se queste sono state accertate in sede penale, con sentenza definitiva, prima della data di entrata in vigore della L. n. 311/2004.


Impugnabilità delle iscrizioni ipotecarie su immobili e dei provvedimenti di fermo amministrativo (art. 35, comma 26-quinquies)


Modificato il comma 1 dell’art. 19 del D.Lgs. n . 546/1992, rubricato “Atti impugnabili e oggetto del ricorso”, prevedendo, che è possibile presentare ricorso presso la Commissione tributaria provinciale anche per:


– l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’art. 77 del DPR n. 602/1973;


– il fermo di beni mobili registrati di cui all’art. 86 del DPR n. 602/1973.


La novità entra in vigore con la legge di conversione del D.L. n. 223/2006.


Riguardo l’ipotesi dell’iscrizione di ipoteca sugli immobili, il citato art. 77 prevede che decorso inutilmente il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sui beni immobili del debitore e dei coobbligati.


In tal modo al concessionario viene riconosciuta una garanzia di tipo reale mediante l’iscrizione di ipoteca legale sugli immobili del debitore e dei coobbligati.


Mentre relativamente al ricorso contro il fermo di beni mobili registrati, il concessionario, decorso il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, può disporre il fermo dei beni mobili iscritti in pubblici registri appartenenti al debitore o ai coobbligati.


L’iscrizione del provvedimento di fermo nei registri mobiliari va comunicata ad opera del concessionario al soggetto nei confronti del quale é disposto il fermo stesso.


Comunicazioni all’anagrafe tributaria (art. 35, comma 27)


Nell’art. 7 del DPR n. 605/1973 é stato introdotto l’obbligo per le imprese, gli intermediari assicurativi e tutti gli altri operatori del settore delle assicurazioni, di effettuare comunicazioni al sistema informativo dell’anagrafe tributaria.


Sono tenuti ad effettuare la comunicazione all’anagrafe tributaria le imprese, gli intermediari assicurativi e tutti gli altri operatori del settore delle assicurazioni.


Si tratta delle categorie di soggetti che possono essere autorizzati all’esercizio dell’attività assicurativa.


L’obbligo di comunicazione sorge per effetto dell’erogazione di somme di denaro, a qualsiasi titolo, nei confronti dei danneggiati in ragione dei contratti di assicurazione di qualsiasi ramo, stipulati con i loro clienti dalle imprese di assicurazione, dagli intermediari assicurativi e dagli altri soggetti operanti nel settore assicurativo.


Devono essere comunicati al sistema informativo dell’anagrafe tributaria:


– l’ammontare delle somme liquidate;


– il codice fiscale o la partita Iva del beneficiario;


– il codice fiscale e la partita Iva dei soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della quantificazione della somma liquidata.


– ammontare delle somme liquidate e codice fiscale o partita Iva del danneggiato;


– gli stessi dati riferiti ai soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai fini della quantificazione della somma liquidata (ad esempio, il professionista che ha fornito assistenza al danneggiato).


Non si deve comunicare solo l’importo della somma liquidata al beneficiario, m


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