NOVITA’ IN TEMA DI AGRITURISMO



Premessa


La legge n. 96 del 20 febbraio 2006 reca una nuova disciplina dell’attività di agriturismo. Approfittiamo dunque di questa occasione per fare una panoramica della intera normativa.


La legge in esame abroga espressamente la previgente Legge 5 dicembre 1985, n. 730, e contiene una nuova nozione di attività agrituristica; inoltre, delega Regioni e Comuni ad adottare specifiche norme per completare la disciplina, definendone aspetti specifici, più legati alla conoscenza delle peculiari realtà territoriali.


L’articolo 2, comma 1, della Legge n. 96/2006, considera attività agrituristiche le attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali.


La nozione di attività agrituristica si contraddistingue dunque per un aspetto attinente al profilo e alla qualifica dell’esercente l’attività (l’aspetto soggettivo), e per un aspetto (oggettivo) riguardante la natura e la tipologia dell’attività svolta, il rapporto tra l’attività agrituristica e quella agricola, e i luoghi in cui essa si svolge.


 


Il profilo soggettivo


Sotto il profilo soggettivo, l’attività agrituristica deve essere esercitata da un imprenditore agricolo ex art. 2135 Codice Civile, anche se opera in forma di società di capitali o di persone.


L’articolo 2, comma 5, dispone, inoltre, che ad ogni fine che non sia di carattere fiscale, il reddito proveniente dall’attività agrituristica è considerato reddito agricolo.


L’articolo 2, comma 2, prevede inoltre che, oltre all’imprenditore agricolo, possano essere addetti allo svolgimento di attività agrituristiche sia i familiari dell’imprenditore agricolo che risultino collaboratori dell’impresa familiare ex art. 230-bis del Codice Civile, sia i lavoratori dipendenti dell’imprenditore agricolo a tempo determinato, indeterminato o parziale che siano.


Inoltre, gli addetti allo svolgimento di attività agrituristiche sono considerati lavoratori agricoli ai fini previdenziali, assicurativi e fiscali.


Il ricorso a soggetti esterni è consentito esclusivamente per lo svolgimento di attività e servizi complementari.


 


Il profilo oggettivo


In riferimento poi all’aspetto oggettivo, l’attività agrituristica si caratterizza per l’esistenza di un rapporto di connessione tra essa e le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali.


L’articolo 4, comma 2, della Legge n. 96/2006 demanda alle Regioni e alle Province Autonome la definizione dei criteri di valutazione di tale rapporto di connessione.


E’ richiesto che l’attività agrituristica si ponga in rapporto di complementarità rispetto a quella agricola, che deve rimanere prevalente, con particolare riferimento al tempo di lavoro necessario all’esercizio delle stesse attività.


L’articolo 4 comma 3, della Legge n. 96/2006 considera comunque soddisfatto il requisito della prevalenza quando le attività di ricezione e di somministrazione di pasti e bevande interessano un numero non superiore a dieci ospiti.


 


Attività


Hanno natura di attività agrituristica le seguenti attività:


1) l’ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori;


2) la somministrazione, secondo la disciplina prevista dalla legislazione regionale, di pasti e bevande costituiti prevalentemente da:


– prodotti propri, ossia da cibi e bevande prodotti, lavorati e trasformati nell’azienda agricola e da cibi e bevande ricavati da materie prime dell’azienda agricola e ottenuti attraverso lavorazioni esterne;


– e prodotti di aziende agricole della zona, ivi compresi i prodotti a carattere alcolico e superalcolico.


3) l’organizzazione di degustazioni di prodotti aziendali;


4) l’organizzazione, anche all’esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell’impresa, di attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo, anche per mezzo di convenzioni con gli enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale.


Per lo svolgimento delle attività agrituristiche possono essere utilizzati gli edifici già esistenti nel fondo, ovvero anche solo parte di tali edifici. Essi hanno la natura di fabbricati rurali, per cui il reddito di tali fabbricati viene espresso dal reddito fondiario (dominicale e agrario) del terreno sul quale insistono.


Alle Regioni spetta il compito di varare la disciplina degli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente ai fini dell’esercizio di attività agrituristiche, con l’obiettivo di assicurare che il recupero venga effettuato nel rispetto delle specifiche caratteristiche tipologiche e architettoniche, nonché delle caratteristiche paesaggistico-ambientali dei luoghi.


Ai sensi dell’articolo 4, comma 5, della Legge in commento, le attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo possono svolgersi autonomamente rispetto all’ospitalità e alla somministrazione di pasti e bevande solo nella misura in cui realizzino obiettivamente la connessione con l’attività e con le risorse agricole aziendali, nonché con le altre attività volte alla conoscenza del patrimonio storico- ambientale e culturale. Nel ricorso di queste condizioni, esse possono costituire oggetto di autonomo e apposito corrispettivo; se invece tale connessione non si realizza esse possono, invece, svolgersi soltanto come servizi integrativi e accessori riservati agli ospiti che soggiornano nell’azienda agricola, e la partecipazione a tali attività non può costituire oggetto di autonomo corrispettivo.


 


Aspetti amministrativi


Per l’esercizio dell’attività agrituristica, è necessario il rilascio di apposito certificato di abilitazione da parte del Comune nella cui circoscrizione ricade l’agriturismo.


Viene demandata alle Regioni la disciplina delle modalità per il rilascio di tale certificato.


Per avviare l’attività agrituristica, è sufficiente la comunicazione di inizio dell’attività. Una volta effettuata tale comunicazione, compete al Comune compiere i necessari accertamenti circa la sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla legge, e rispondere, se negativamente, entro sessanta giorni.



 


Tariffe


Entro il 31 ottobre di ciascun anno, l’esercente attività agrituristica è tenuto a presentare al Comune una dichiarazione contenente l’indicazione delle tariffe massime riferite a periodi di alta e di bassa stagione che si impegna a praticare per l’anno seguente.


 


Aspetti fiscali


Nulla muta invece sotto l’aspetto fiscale, per cui all’attività agrituristica si continua ad applicare il particolare regime di determinazione del reddito e dell’iva definito dall’art. 5 della Legge 30 dicembre 1991, n. 413.


Ai fini delle imposte dirette, i soggetti, diversi dalla società di capitali, che esercitano l’ attività di agriturismo, determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti con l’esercizio di tale attività, al netto dell’Iva, il coefficiente di redditività del 25%. La determinazione del reddito avviene in base al meccanismo delle variazioni in aumento e in diminuzione di cui alla dichiarazione dei redditi.


Ai fini dell’Iva, invece gli stessi soggetti determinano l’imposta riducendo l’iva relativa alle operazioni imponibili in misura pari alla metà del suo ammontare, a titolo di detrazione forfettaria dell’imposta relativa agli acquisti.


Resta ferma la facoltà di non avvalersi delle disposizioni agevolative, esercitando apposita opzione che ha effetto sia per l’Iva, sia per la determinazione del reddito; le opzioni sono vincolanti per un triennio.


 


 


Luglio 2006


 


Danilo Sciuto


dottore commercialista in Catania


danilosciuto@https://www.commercialistatelematico.com


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