La regolamentazione delle procedure per il conferimento dei contratti di collaborazione alla luce del D.L. 223/2006


L’art. 32 del decreto legge 223/2006 riprende quanto era stato già previsto dall’art. 13 del D.L. 4/2006, che non ha trovato la successiva conversione in legge.


 


La disposizione normativa in esame ripropone e circoscrive l’ambito soggettivo entro cui le PP.AA. possono conferire incarichi a soggetti estranei alla propria struttura organizzativa.


 


Infatti, le amministrazioni pubbliche, per esigenze cui non possono fare fronte con personale in servizio, possono conferire incarichi individuali ad esperti di  provata competenza, sottoforma di:


contratti di lavoro autonomo professionale;


contratti di lavoro autonomo occasionale;


contratti di collaborazione coordinata e continuativa.


 


La possibilità di ricorrere a siffatti rapporti è ammessa, dunque, solo per prestazioni di elevata professionalità. Tali professionalità, e in questo senso si era già espresso anche il Consiglio di Stato (sezione V, sentenza n. 5144 del 15/9/2003), non devono essere presenti in organico e non devono essere utilizzate per far fronte ai compiti ordinari e istituzionali. In sostanza, così come stabilisce il disposto normativo, gli incarichi devono essere conferiti ad esperti di provata esperienza.


 


Quanto ai presupposti giuridico-formali, la norma individua i seguenti elementi:


a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento all’amministrazione conferente e corrispondere ad obiettivi e progetti specifici e determinati;


b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilita’ oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;


c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;


d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.


Queste disposizioni normative riprendono le indicazioni fornite dalla costante giurisprudenza della Corte dei Conti, anche se con la delibera del 15 febbraio 2005 delle Sezioni Riunite della stessa era stato ridimensionato il presupposto dell’alta specializzazione per il conferimento di incarichi di collaborazione coordinata e continuativa.


 


Si ritiene che gli elementi sopraindicati debbano sussistere contemporaneamente nel momento di attribuzione dell’incarico, e dunque, anche l’assenza di una sola condizione comporta l’illeicità dello stesso incarico, con conseguente ipotesi di responsabilità del dirigente interessato, per danno erariale verso l’ente (Cfr. Sezioni Riunite Corte dei Conti, n. 27 del 12 giugno 1998).


 


Nello specifico, l’affidamento degli incarichi da parte dell’ente può aver luogo solo nel caso in cui lo stesso ente non sia in grado di far fronte a quell’esigenza con le risorse professionali presenti in quel momento al suo interno. Questa circostanza deve risultare da apposita rilevazione interna alla struttura organizzativa, attraverso, ad esempio, un’analisi dei profili professionali esplicitati nella dotazione organica.


Altro elemento legittimante del conferimento di incarico sono la temporaneità della prestazione e l’elevata qualificazione della stessa, con ciò volendo escludere l’affidamento di incarichi a basso contenuto specialistico: si pensi, ad esempio, ai cuochi delle mense, agli autisti di pullman per trasporto alunni portatori di handicap o ai custodi delle scuole civiche.


 


Da un punto di vista procedurale, il nuovo comma 6-bis dell’art. 7 del D.lgs. 165/2001, così come riformato dall’art. 32 D.L. 233/2006, impone alle amministrazioni di disciplinare e rendere pubbliche, in base ai proprio ordinamenti giuridici, apposite procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione e che i regolamenti contenenti i criteri per il conferimento di collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità, previsti dall’art. 110, comma 6 del d.lgs. n. 267/2000, si adeguano ai principi in precedenza indicati.


 


La predisposizione di un regolamento sulle collaborazioni, più che un obbligo, appare come un’opportunità che gli enti possono sfruttare, definendo le più idonee procedure di selezione e i criteri di scelta dei propri collaboratori.


Infine, l’art. 34, comma 2, D.L. 233/2006 stabilisce nuovi criteri di pubblicità degli incarichi di consulenza, prevedendo che le amministrazioni rendano noti, mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e il compenso dell’incarico.


 


 


Modello di regolamento di un ente locale (elementi minimi)


 


ART. 1


Il Comune/Provincia di XXXXXXXXXX per esigenze cui non può far fronte con personale in servizio, può conferire incarichi individuali ad esperti di provata esperienza, attraverso:


contratti di lavoro autonomo professionale;


contratti di lavoro autonomo occasionale;


contratti di collaborazione coordinata e continuativa.


ART. 2


Gli incarichi individuali vengono conferiti direttamente dai Direttori di Settore dell’Amministrazione.


ART. 3


Gli incarichi vengono conferiti in presenza dei seguenti presupposti:


a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento a questa Amministrazione e corrispondere ad obiettivi e progetti specifici e determinati;


b) deve essere accertata preliminarmente l’impossibilità oggettiva di utilizzare risorse umane disponibili all’interno dell’Amministrazione;


c) l’esigenza deve essere temporanea e richiedere prestazioni altamente qualificate;


d) devono essere predeterminati la durata, il luogo, l’oggetto e il compenso della collaborazione.


ART. 4


Il/la Comune/Provincia individua annualmente, in sede di determinazione del fabbisogno di personale e nel Piano Esecutivo di Gestione, progetti specifici e le attività che, per loro natura, necessitano di elevate competenze e professionalità, cui ricollegare i contratti di cui all’art. 1.


Art. 5


Il/la Comune/Provincia individua i collaboratori cui conferire gli incarichi di cui all’art. 1, attraverso procedure di selezione con comparazione dei curricula professionali e successivo colloquio.


 


Art. 6


Il/la Comune/Provincia emette un bando che stabilisce i criteri di valutazione e i termini temporali entro cui presentare le domande di partecipazione, corredate da curriculum vitae.


 


Art. 7


Le domande, con i relativi curricula pervenuti, sono esaminate da una Commissione tecnica, composta dal Direttore Generale, dal Direttore del Personale e dal Direttore del Settore interessato al conferimento dell’incarico.


La Commissione elabora per ciascun curriculum un giudizio sintetico, attribuendo un punteggio numerico di valore, da 1 a 10 (1, valore più basso, 10, valore più alto).


Sulla base dei punteggi riportati da ciascun candidato, la Commissione predispone una graduatoria provvisoria.


Sono ammessi al colloquio i candidati che abbiano riportato un punteggio di almeno 5.


Al termine del colloquio, la Commissione predispone la graduatoria finale di merito.


La graduatoria può essere utilizzata anche per il conferimento di incarichi similari, fino ad esaurimento.


Art. 8


I rapporti di collaborazione di cui all’art. 1 sono formalizzati con apposito disciplinare di incarico, approvato con apposita determinazione dirigenziale del Direttore di Settore.


I contratti sono stipulati in forma scritta, e devono contenere i seguenti elementi:


durata della collaborazione;


luogo in cui viene svolta la collaborazione;


oggetto della prestazione;


compenso della collaborazione.


Il pagamento del compenso avviene, di regola, mensilmente, salvo quanto diversamente pattuito nel disciplinare di incarico.


Al termine della prestazione, il collaboratore è tenuto a presentare al Direttore del Settore una relazione finale sul lavoro svolto.


 


 


luglio 2006  


 


Dott. Matteo Esposito


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