La disciplina IVA nei contratti di sponsorizzazione negli enti locali


a cura Dott. Matteo Esposito


In un precedente articolo, pubblicato in questa sezione del sito, erano stati approfonditi i diversi profili giuridici, fiscali e contabili riconducibili ai contratti di sponsorizzazione negli enti locali, con l’evidenza dell’iter amministrativo-procedurale per la formalizzazione del rapporto e la presentazione di un possibile schema di regolamento per la disciplina delle attività e la gestione delle sponsorizzazioni.


In questa breve nota, si vuole, invece, richiamare l’attenzione del lettore su un aspetto, a volte trascurato o non sufficientemente analizzato dagli operatori, riguardante i profili attinenti all’applicazione della normativa IVA sui contratti di sponsorizzazione.


 


1. L’inquadramento giuridico del contratto di sponsorizzazione


 


Il contratto di sponsorizzazione trova il proprio inquadramento giuridico nell’articolo 1322 del codice civile, a mente del quale “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”, e in una costante giurisprudenza tendente a qualificare il contratto di sponsorizzazione come un contratto atipico a prestazioni corrispettive nel quale una parte (detta sponsor) si obbliga ad erogare mezzi economici, al fine di ottenere notorietà pubblica, nei confronti di un altro soggetto (sponsorizzato o sponsee), il quale si impegna ad effettuare determinate prestazioni affinché tale ritorno di immagine venga effettivamente conseguito Su tutte, sentenze n. 9880/97 e 5086/98 Corte di Cassazione. In particolare, con la sentenza n. 5086/98 la Cassazione ha evidenziato come “il contratto di sponsorizzazione – figura non specificatamente disciplinata dalla legge – comprende una serie di ipotesi di ipotesi nelle quali si ha che un soggetto, il quale viene detto “sponsorizzato”, si obbliga a consentire ad altri l’uso della propria immagine pubblica e del proprio nome, per promuovere un marchio o un prodotto specificatamente marcato, detto corrispettivo. L’obbligazione assunta dallo sponsorizzato ha piena natura patrimoniale ai sensi dell’articolo 1174 c.c. e non ha per oggetto lo svolgimento di un’attività in comune, bensì lo scambio di prestazioni”.


Il contratto di sponsorizzazione è stato introdotto nella pubblica amministrazione dall’articolo 43 della legge 449/97 che prevede, al comma 1, la possibilità di stipulare contratti di sponsorizzazione e accordi di collaborazione con soggetti privati ed associazioni, senza fini di lucro, costituite con atto notarile, mentre, per quanto riguarda gli enti locali, il D.lgs. 267/2000 menziona i contratti di sponsorizzazioni, accordi di collaborazione e convenzioni all’articolo 119, inserendo la materia nell’ambito dei servizi pubblici locali.


 


2. La disciplina IVA


Poiché la sponsorizzazione prevede un corrispettivo a fronte di un’obbligazione di fare e trattandosi di attività non istituzionale (dunque commerciale), è senza dubbio assoggettabile ad IVA, e ciò comporta il sorgere di tutti gli adempimenti connessi.


Nell’attività di sponsorizzazione posta in essere dagli enti locali, così come disciplinata dall’art. 43 della legge 449/97 e dall’art. 119 del D.lgs. 267/2000 si verifica una sorta di scambio di causa ed effetto tra le operazioni attive (sponsorizzazioni) e quelle passive (ad esempio gli interventi di manutenzione su beni di proprietà dell’ente).


Di conseguenza, per gli effetti della disciplina IVA, le sponsorizzazioni vengono considerate operazioni permutative riconducibili nell’ambito applicativo dell’art. 11, primo comma del DPR 633/72 che dispone che “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate. Su questo punto, si richiama il parere dell’Agenzia delle Entrate, n. 150657/2002 e l’atto n. 606/2003 del MEF, dove si afferma che “sussistendo i presupposti impositivi (soggettivo ed oggettivo) per ognuna delle operazioni considerate, le stesse, ai sensi del citato art. 11 del DPR 633/1972, devono essere assoggettate al tributo in maniera separata ed autonoma. Conseguentemente, con riferimento anche a quanto previsto dal citato art. 13 del DPR n. 633/1972, sia il comune che lo sponsor sono tenuti ad emettere fattura, ai sensi dell’art. 21 del citato DPR n. 633/1972, in relazione all’operazione attiva da ciascuno effettuata, indicando il valore normale così come determinato dall’art. 14, terzo comma, del medesimo DPR n. 633/1972”.


Nella prassi, si sono avuti altri importanti interventi interpretativi dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso – e del Ministero dell’Economia e Finanze – Dipartimento Politiche Fiscali, che hanno risposto a questioni rilevanti per i  profili qui analizzati.


Da ultimo si segnala la risoluzione n. 88 dell’11 luglio 2005 Agenzia Entrate che evidenzia come l’attività di sponsorizzazione rientri tra quelle indicate nella categoria sempre commerciali e quindi rientranti nell’esercizio di attività di impresa soggetti ad IVA. Nella risoluzione viene  specificato che lo stesso trattamento vale anche qualora l’ente non commerciale sia un ente pubblico.


La fattispecie indicata nell’istanza di interpello attiene alla situazione di un ente (dotato di personalità giuridica) che nell’ottica di valorizzare il proprio patrimonio artistico, organizza presso una chiesa di proprietà dello stesso ente una mostra ad ingresso libero, dedicata ad un pittore e sponsorizzata da due società. La sponsorizzazione consiste nel versamento, rispettivamente, delle somme di € 100.000,00 e di € 20.000,00 in cambio dell’inserimento dei propri loghi su tutto il materiale utilizzato per pubblicizzare la mostra.


In sintesi, lo sponsor (le due società), dietro corresponsione di una certa somma di danaro (100mila euro e 20mila euro), ha ottenuto, da parte del soggetto sponsorizzato (l’ente), l’inserimento del logo su tutto il materiale utilizzato per presentare la mostra.


La questione sollevata dalla parte istante riguarda l’assoggettamento ad IVA delle somme percepite.


L’Agenzia delle Entrate rileva che, al fine del corretto inquadramento ai fini IVA della fattispecie in esame, occorre riscontrare se ci siano i presupposti soggettivo e oggettivo.


Quanto al primo elemento di indagine (soggettività), si rileva che l’art. 4, comma 4, del DPR 633/1972 prevede che per gli enti pubblici e privati che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali. Il “nostro” ente è un ente non commerciale che diventa soggetto passivo di imposta solo per le operazioni compiute nell’esercizio di attività commerciali (o agricole), ed essendo la sponsorizzazione una forma atipica di pubblicità commerciale (e dunque riconducibile ad una attività di tipo commerciale, ancorché esercitata da enti pubblici), sorge in capo all’ente il presupposto soggettivo.


Quanto al secondo elemento di indagine (oggettività), l’Agenzia evidenzia come la fattispecie in esame, in cui le società si impegnano a corrispondere somme di denaro a fronte dell’obbligo da parte dell’ente pubblico di veicolare il loro logo, è riconducibile allo schema negoziale della sponsorizzazione che, in quanto attività commerciale, assoggetta i relativi importi all’aliquota IVA del 20 per cento.


 


luglio 2006  



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