La solidarietà tributaria nelle imposte indirette



Nel campo delle imposte indirette, quali l’imposta di registro, l’Invim, o l’imposta di successione, capita che il Fisco contesti la regolarità di una operazione, e che tale operazione abbia visto interessate più persone: facciamo riferimento ad esempio ad una compravendita in cui gli acquirenti (o gli alienanti) siano più d’uno (i coniugi, ad esempio, o dei fratelli che possedevano l’immobile comproprietà), o ad una successione in cui ci si trova quasi sempre di fronte alle figure dei coeredi. In tali situazioni, la legge (l’art. 57 del DPR n. 131/86 per l’imposta di registro è applicabile perfino ad acquirente e alienante in solido) prevede che per effetto del principio della solidarietà tributaria, tale contestazione obblighi al pagamento del tributo tutti gli intervenuti; in tale caso, dunque, il Fisco ha l’obbligo di notificare l’atto di contestazione (sia esso avviso di liquidazione, avviso di accertamento o altro) a tutti gli interessati, e non soltanto ad uno di essi.


Ciò premesso, nel caso in cui uno o più soggetti interessati impugnino la contestazione, è possibile che un giudizio pronunciato veda vittorioso uno dei contribuenti coobbligati; si pone pertanto il problema che ci apprestiamo ad affrontare, ossia se anche gli altri coobbligati (che hanno avuto un giudizio negativo, oppure non hanno ancora avuto il giudizio o che addirittura non hanno a suo tempo impugnato la contestazione del fisco) possano usufruire del giudicato a loro favore.


In base all’articolo 1306 del codice civile, infatti, una sentenza pronunziata tra il creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto contro gli altri debitori; tuttavia i condebitori hanno il diritto di opporla al creditore. 


Al riguardo, la giurisprudenza non ha mancato di fornire il proprio apporto, e non solo a livello di giudici di merito, ma anche a livello di giudici della Suprema Corte di Cassazione (legittimità).


 


Decisiva l’impugnazione da parte del coobbligato


Secondo un primo filone giurisprudenziale, la persona coobbligata può avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro debitore solo se non ha promosso un giudizio separato che si sia concluso a suo sfavore: in tal senso sono intervenute le sentenze della Corte di Cassazione nn. 20065/2005, 18025/2004, 12973/2000, 3306/2003, 13997/2002, e 11175/2001, e anche le sentenze delle commissioni tributarie provinciali di Salerno, n. 86/XIV/1998, e di Caserta, n. 55/XVI/1997. In tal caso, dunque, come specificato dalla citata sentenza della Commissione di Salerno, l’unica strada che resta al contribuente è quella di fare istanza di autotutela affinché il Fisco si uniformi alla sentenza favorevole all’altro contribuente.


Altra giurisprudenza ammette che la persona coobbligata possa avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro debitore anche se non ha promosso un giudizio separato: si vedano in tal senso le sentenze della Cassazione, n. 10202/2003 e n. 7255/1994, nonchè quella della Commissione Regionale di Trieste, Sez. XII, del 23/06/1999, nonchè della Commissione Provinciale di Pisa, nn. 5/V/1998 e 26/VI/1998.


 


Altre condizioni


In altri momenti, la Cassazione (sentenze nn. 7783/2003 e 11683/2002) ha avuto modo di ammettere la possibilità di avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro debitore purché: 1) il contribuente sia estraneo al giudizio intercorso tra il creditore e l’altro condebitore e 2) la decisione sia passata in giudicato.


 


La funzione dell’intervenuto pagamento


Un discorso a parte merita la possibilità dell’intervenuto pagamento di inibire o meno l’estensione del giudicato favorevole.


Alcune sentenze della stessa Corte (nn. 998/2001, 9519/2000, 6165/2001 e, a sezioni unite, n. 7053/1991) hanno infatti stabilito che se il contribuente effettua il pagamento prima o dopo il formarsi del giudicato favorevole nei confronti del condebitore, egli si preclude la possibilità di ripetere quanto versato.


Diversamente, la sentenza n. 4855/2001 della stessa corte suprema ha affermato che se il coobbligato in solido effettua il pagamento allo scopo di evitare la procedura esecutiva, ciò non significa che abbia rinunciato ad opporre all’Amministrazione il giudicato favorevole formatosi nei confronti del coobbligato.


Sulla stessa linea, la Cassazione con la sentenza n. 5595/2003 ha stabilito che la persona coobbligata può opporre al creditore il giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro debitore solo se e quando il creditore reclami l’adempimento.


            A margine di tale discussione, segnaliamo la sentenza della Cassazione n. 12993/2000, in base alla quale se inizialmente solo uno dei coobbligati paga l’intero tributo e, successivamente, gli altri versano pro quota, con questo secondo versamento si realizza una duplicazione d’imposta e da questo momento (e non dunque da quello anteriore di intero pagamento) decorre il termine per l’esercizio del diritto al rimborso del tributo da parte di chi aveva assolto l’intero obbligo tributario.


            Infine, sempre la Cassazione, Sentenza n. 1681/2000 ha affermato che il pagamento da parte di un coobbligato dell’imposta da lui dovuta in base a sentenza passata in giudicato determina l’estinzione ipso iure (ex articolo 1292 c.c., applicabile anche al processo tributario) del debito d’imposta nei confronti di tutti gli altri coobbligati, (senza, quindi, la necessità di invocare l’estensione del giudicato favorevole).


 


L’efficacia del condono


In base alla Cassazione (Sentenza 784/2003), se il coobbligato in solido si avvale del condono per definire una controversia insorta con l’Amministrazione finanziaria relativa al valore di un immobile, la definizione del contenzioso non esplica effetti a favore della parte venditrice inerte per quanto riguarda l’INVIM. Di opposto avviso invece, la già citata sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Caserta, n. 55/XVI/1997.


 


Il caso dei coeredi


In riferimento alla situazione in cui vi siano dei coeredi, occorre segnalare le sentenze della Cassazione n. 2536/2003, nonchè la decisione della Commissione Tributaria Centrale n. 5379/XX/2001, in base alle quali l’estensione soggettiva del giudicato favorevole è preclusa nell’ipotesi di più coeredi, allorché gli stessi, pur solidalmente vincolati, sono titolari di rapporti giuridici tributari distinti e autonomi. Solo i coobbligati rimasti estranei al processo promosso da uno di loro e nei cui confronti non si sia formato alcun giudicato diretto, possono invocare l’estensione del giudicato riflesso.


            Sempre in tema di coeredi, la Cassazione, con sentenza n. 5738/2003, ha affermato che è responsabile per l’omesso pagamento dell’imposta di successione il coerede anche se il termine per lo stesso, computabile da quando l’accertamento diviene definitivo, per un altro coerede non fosse ancora scaduto (in quanto il giudicato si era formato successivamente), e ciò in quanto tale eccezione ha carattere personale e non può essere opposta dagli altri debitori solidali.


 


Aspetti di natura processuale


            La Corte di Cassazione ha affermato poi, con sentenza n. 3926/03, che la circostanza che il condebitore abbia facoltà di opporre, in forza del citato articolo 1306 comma 2 del codice civile, all’amministrazione creditrice la sentenza favorevole ottenuta da altro condebitore, non comporta che il condebitore che non abbia tempestivamente presentato ricorso contro l’atto di accertamento possa intervenire nel giudizio promosso dall’altro contribuente, impugnando la sentenza emessa in tale giudizio ed evitando così i termini perentori posti per l’impugnazione degli atti tributari.


Dal canto suo, la Commissione Tributaria Centrale, nella Decisione n. 6514/ XIX/2001, ha affermato che il condebitore solidale, che agisce dinanzi alla Commissione tributaria, non può rappresentare gli altri coobbligati, se questi ultimi non gli hanno conferito apposita procura generale o speciale.


La Cassazione, sentenze nn. 7020/2001 e 6212/2001 hanno affermato che la solidarietà tributaria passiva non determina un litisconsorzio necessario tra i condebitori, salva la possibilità di riunione dei procedimenti o, in difetto, l’estensione al coobbligato del giudicato più favorevole formatosi nei confronti dell’altro. Pertanto, in presenza di ricorsi separati, la commissione giudicante non può disporne d’ufficio la riunione, nè l’applicazione del giudicato più favorevole, essendo questa valutazione di esclusiva competenza dell’interessato.


 


Estensione indubbia per i coniugi


Come confermato dalla Cassazione, nella sentenza 11278/1997, per i coniugi in regime di comunione legale vale il principio di “indivisibilità dell’obbligazione”, sicchè il giudicato di uno si estende all’altro inerte.


 


INVIM


Il rapporto di solidarietà non esiste invece in tema di INVIM, purtuttavia occorre segnalare che la Cassazione, nella sentenza n. 12974/2000 ha affermato che anche in tale assenza, la sentenza favorevole ottenuta dal compratore (ai fini dell’imposta di registro) giova al venditore ai fini dell’INVIM, e ciò in applicazione dell’articolo 6 Dpr n. 643/72.


 


 


Marzo 2006


 


Danilo Sciuto


Dottore commercialista in Catania


danilosciuto@https://www.commercialistatelematico.com


 


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