E' stata istituita l’impresa sociale nel non-profit

Premessa In data 2/3/2006 il Governo ha approvato, in via definitiva, il Decreto Legislativo attuativo della Legge Delega n. 118/2005. I soggetti che possono conseguire il titolo di impresa sociale sono le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio […]


Premessa


In data 2/3/2006 il Governo ha approvato, in via definitiva, il Decreto Legislativo attuativo della Legge Delega n. 118/2005.


I soggetti che possono conseguire il titolo di impresa sociale sono le organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale. I settori di attività in cui opera l’impresa sociale vanno dall’assistenza sociale, sanitaria e socio-sanitaria, all’educazione, istruzione e formazione, dalla tutela dell’ambiente alla formazione universitaria alla ricerca e all’erogazione dei servizi culturali e alla formazione extrascolastica per prevenire la dispersione scolastica. Viene anche stabilito il divieto di ridistribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione ad amministratori e a persone fisiche o giuridiche partecipanti nonché l’obbligo di reinvestire gli utili nello svolgimento dell’attività o a incremento del patrimonio. In caso di cessazione dell’attività dell’impresa, il patrimonio residuo dovrà essere devoluto ad altra impresa sociale, associazioni, comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici.


Soggetti che possono divenire “impresa sociale”


In base alla neo norma possono acquistare la nuova qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private (sono compresi pure gli enti di cui al libro V del codice civile, il quale libro disciplina il settore lavoro) che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, e che hanno i requisiti di:


– utilità sociale (art. 2 neo provvedimento);


– assenza dello scopo di lucro (art. 3);


– struttura proprietaria e disciplina dei gruppi (art. 4)


Soggetti che non possono divenire “impresa sociale”


Non possono essere ammesse le amministrazioni pubbliche in tale neo figura di impresa sociale. In particolare si tratta delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165,, e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi non acquisiscono la qualifica di impresa sociale.


Mentre per gli enti ecclesiastici e agli enti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese si applicano le nuove norme dell’impresa sociale soltanto per lo svolgimento delle attività elencate nell’art. 2 del nuovo provvedimento (si tratta delle attività che hanno utilità sociale), a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in forma di scrittura privata autenticata, che recepisca le norme del neo decreto. Per tali attività devono essere tenute separatamente le scritture contabili (previste dall’art. 10 del neo provvedimento). Il regolamento deve contenere i requisiti che sono richiesti per gli atti costitutivi.


Utilità sociale (art. 2 del neo provvedimento istitutivo dell’impresa sociale)


La nuova norma considera beni e servizi di utilità sociale quelli prodotti o scambiati nei seguenti settori:


a) assistenza sociale (ai sensi della legge 8/11/2000, n. 328, recante “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”);


b) assistenza sanitaria, per l’erogazione delle prestazione di cui al D.P.C.M. 29/11/2001, recante “Definizione dei livelli essenziali di assistenza”, e successive modificazioni;


c) assistenza socio-sanitaria (ai sensi del D.P.C.M. del 14/2/2001, recante Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie);


d) educazione, istruzione e formazione (ai sensi della legge 28/3/2003, n. 53, recante Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale);


e) tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (ai sensi della legge 15/12/2004, n. 308, recante Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione, con esclusione delle attività, esercitate abitualmente, di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi);


f) valorizzazione del patrimonio culturale (ai sensi del D.Lgs. 22/1/2004, n. 42, recante Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della legge 6/7/2002, n. 137);


g) turismo sociale (di cui all’articolo 7, comma 10, della legge 29/3/2001, n. 135, recante Riforma della legislazione nazionale del turismo);


h) formazione universitaria e post-universitaria;


i) ricerca ed erogazione di servizi culturali;


l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica ed al successo scolastico e formativo;


m) servizi strumentali alle imprese sociali, resi da enti composti in misura superiore al settanta per cento da organizzazioni che esercitano un’impresa sociale.


Comunque, a prescindere dall’esercizio della attività di impresa in detti settori, la norma prevede che possono acquistare la qualifica di impresa sociale le organizzazioni che esercitano attività di impresa al fine dell’inserimento lavorativo dei seguenti soggetti:


– a) lavoratori svantaggiati (ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera f), punti i, ix e x, del regolamento (CE) n. 2204/2002 del 12 dicembre 2002 della Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione);


– b) lavoratori disabili (ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera g), del regolamento (CE) n. 2204/2002 del 12 dicembre 2002 della Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato a favore dell’occupazione).


Attività principale


L’attività principale deve consistere in quella per la quale i relativi ricavi sono superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’organizzazione che esercita l’impresa sociale.


Mentre i lavoratori svantaggiati e disabili devono essere in misura, almeno o superiori, del 30% per cento dei lavoratori impiegati a qualunque titolo nell’impresa. Tale relativa situazione deve essere attestata ai sensi della normativa vigente.


Per gli enti religiosi tali parametri (in percentuale) idonei per determinare l’attività principale si applicano limitatamente allo svolgimento delle attività sopra elencate (assistenza sociale, educazione, ricerca, formazione, ecc.).


Assenza dello scopo di lucro (art. 3 neo provvedimento istitutivo dell’impresa sociale)


Viene stabilito l’obbligo per l’organizzazione che esercita un’impresa sociale di destinare gli utili e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.


Per tale fine, si dispone il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi di gestione, comunque denominati, nonché fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori.


E’ considerata distribuzione indiretta di utili:


a) la corresponsione agli amministratori di compensi superiori a quelli previsti nelle imprese che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire specifiche competenze, ed in ogni caso con un incremento massimo del 20%;


b) la corresponsione ai lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o compensi superiori a quelli previsti dai contratti o accordi collettivi per le medesime qualifiche, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire specifiche professionalità;


c) la remunerazione degli strumenti finanziari diversi dalle azioni o quote, a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, superiori di 5 punti percentuali al tasso ufficiale di riferimento.


Struttura proprietaria e disciplina dei gruppi (art. 4 neo provvedimento istitutivo dell’impresa sociale)


Dopo avere disposto che all’attività di direzione e controllo di un’impresa sociale si applicano, ove compatibili, le norme di cui al capo IX, titolo V, libro V (vedi nota 1) e l’articolo 2545-septies (vedi nota 2) del Codice civile, il neo provvedimento precisa che è considerato, comunque, esercitare attività di direzione e controllo il soggetto che, per previsioni statutarie o per qualsiasi altra ragione, ha la facoltà di nominare la maggioranza degli organi di amministrazione.


I gruppi di imprese sociali (nuovi soggetti giuridici disposti dal neo provvedimento) devono depositare l’accordo di partecipazione nel registro delle imprese.


Inoltre, tali gruppi sono tenuti a redigere e depositare i documenti contabili ed il bilancio sociale in forma consolidata, secondo le linee guida contenute nell’art. 10 del nuovo provvedimento istitutivo dell’impresa sociale.


Indi, la norma specifica che le imprese private con finalità lucrative e le amministrazioni pubbliche (di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30/3/2001, n. 165) non possono esercitare attività di direzione e detenere il controllo di un’impresa sociale.


Nel caso di decisione assunta con il voto o l’influenza determinante di tali soggetti (imprese  con fini di lucro e amministrazioni pubbliche) il relativo atto è annullabile, e può essere impugnato in base alle norme del codice civile entro il termine di 180 giorni. Anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può impugnare tali decisioni


La Costituzione (art. 5 neo provvedimento istitutivo dell’impresa sociale)


L’art. 5 del neo provvedimento disciplina la costituzione.


Si dispone che l’organizzazione che esercita un’impresa sociale deve essere costituita con atto pubblico. Inoltre, gli atti costitutivi devono indicare in maniera esplicita il carattere sociale dell’impresa in conformità alle norme del nuovo decreto istitutivo dell’impresa sociale, ed in particolare occorre indicare:


– l’oggetto sociale;


– l’assenza di scopo di lucro;


Indi,  gli atti costitutivi, le loro modifiche e gli altri fatti relativi all’impresa devono essere depositati entro trenta giorni dal notaio o dagli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede legale, per l’iscrizione in apposita sezione.


Viene applicato l’art. 31, comma 2, della legge 24/11/2000, n. 340.


Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per funzioni di monitoraggio e ricerca,, accede anche in via telematica agli atti depositati presso l’ufficio del registro delle imprese.


Gli enti religiosi devono depositare, invece, solo il regolamento e le sue modifiche.


Responsabilità patrimoniale (art. 6)


A parte ciò che è previsto riguardo la responsabilità limitata per le diverse forme giuridiche previste dal libro V del codice civile, viene disposto che nelle organizzazioni che esercitano un’impresa sociale il cui patrimonio è superiore a 20.000 euro, dal momento della iscrizione nella apposita sezione del registro delle imprese, delle obbligazioni assunte risponde soltanto l’organizzazione con il suo patrimonio.


Quando risulta che, in conseguenza di perdite, il patrimonio è diminuito di oltre un terzo rispetto all’importo di 20.000 euro, delle obbligazioni assunte rispondono personalmente e solidalmente anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell’impresa.


Tale disposizione non si applica, e quindi non interessa, gli enti religiosi.


Denominazione (art. 7)


Occorre indicare, per obbligo, nella denominazione la locuzione “impresa sociale”.


Tale uso non si applica, invece, per enti ecclesiastici (di cui all’articolo 1, comma 3 del neo provvedimento).


I soggetti diversi dalle organizzazioni che esercitano un’impresa sociale non possono utilizzare la locuzione “impresa sociale” o altre parole o locuzioni idonee a trarre in inganno, poiché ciò adesso viene espressamente vietato.


Cariche sociali (art. 8)


Si stabilisce, riguardo le cariche sociali, che negli enti associativi, la nomina della maggioranza dei componenti delle cariche sociali non può essere riservata a soggetti esterni alla organizzazione che esercita l’impresa sociale, tranne ciò che é specificamente previsto per ogni tipo di ente dalle norme legali e statutarie e compatibilmente con la sua natura.


Inoltre, non possono rivestire cariche sociali o soggetti nominati da enti  con fini di lucro e da amministrazioni pubbliche (si tratta dei soggetto che non possono acquistare la qualifica di impresa sociale).


Infine, l’atto costitutivo deve prevedere specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza per coloro che assumono cariche sociali.


Ammissione ed esclusione (art. 9)


Le modalità di ammissione ed esclusione dei soci, nonché la disciplina del rapporto sociale sono regolate secondo il principio di non discriminazione, compatibilmente con la forma giuridica dell’ente.


Gli atti costitutivi devono prevedere la facoltà, per colui (istante) che presenta l’istanza di ammissione, che dei provvedimenti di diniego di ammissione o di esclusione possa essere investita l’assemblea dei soci.


Scritture contabili (art. 10)


Di notevole rilevanza è l’art. 10 del neo provvedimento poiché regolamenta le scritture contabili dell’impresa sociale.


Viene disposto che l’organizzazione che esercita l’impresa sociale deve, in ogni caso, tenere il libro giornale e il libro degli inventari, in conformità alle disposizioni di cui agli articoli 2216 e 2217 del codice civile (quindi in analogia a quanto previsto per l’imprenditore o per le società), nonché redigere e depositare presso il registro delle imprese un apposito documento che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa.


Altresì, si prevede anche che l’organizzazione che esercita l’impresa sociale deve redigere e depositare presso il registro delle imprese il bilancio sociale, secondo linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, in maniera tale che sia rappresentata l’osservanza delle finalità sociali esercitate dall’impresa sociale.


Come per gli altri casi, per gli enti ecclesiastici si prevede che le disposizioni delle scritture contabili e del bilancio si applicano solo limitatamente alle attività indicate sopra (dalla lettera a alla lettera m).


Organi di controllo (art. 11)


Inoltre il provvedimento stabilisce che gli atti costitutivi devono prevedere, nel caso del superamento di due dei limiti del bilancio in forma abbreviata previsto per le società di capitali (indicati nel comma 1 dell’articolo 2435-bis del codice civile) ridotti della metà (vedi nota 3):


– la nomina di uno o più sindaci, che vigilano sull’osservanza della legge e dello statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile.


I sindaci devono esercitare anche i compiti di monitoraggio dell’osservanza delle finalità sociali da parte dell’impresa. Del monitoraggio va data risultanza in sede di redazione del bilancio sociale.


E’ previsto che i  sindaci possono in qualsiasi momento procedere ad atti di ispezione e di controllo; a tale fine, possono chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento ai gruppi di imprese sociali, sull’andamento delle operazioni o su determinati affari.


Infine, qualora l’impresa sociale superi per due esercizi consecutivi due dei limiti indicati nel comma 1 dell’articolo 2435-bis del codice civile (vedi nota 3), il controllo contabile deve esercitato da uno o più revisori contabili iscritti nel registro dei revisori contabili.


Coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività (art. 12)


Vanno previste negli atti costitutivi quelle forme di coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività.


La norma chiarisce che per coinvolgimento si intende qualsiasi meccanismo, comprese l’informazione, la consultazione o la partecipazione, mediante il quale lavoratori e destinatari delle attività possono esercitare un’influenza sulle decisioni che devono essere adottate nell’ambito dell’impresa, almeno in relazione alle questioni che incidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dei beni e dei servizi prodotti o scambiati.


Trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda e devoluzione del patrimonio  (art. 13)


Per le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale, la trasformazione, la fusione e la scissione devono essere realizzate in modo da evitare l’assenza di scopo di lucro nei soggetti che poi risultano dagli atti che sono stati compiuti.


Riguardo la cessione d’azienda, questa va realizzata in modo da mantenere il perseguimento delle finalità di interesse generale previste nell’art. 2 (utilità sociale) da parte del cessionario (cioè l’acquirente deve conservare il fine di utilità sociale in precedenza esercitato). Mentre per gli enti religiosi (di cui di cui all’articolo 1, comma 3 del neo provvedimento) tale disposizione vale solo limitatamente alle attività indicate sopra.


E’ previsto, inoltre, che i suddetti atti straordinari  (cessione, fusione, ecc.) vanno adottati in conformità a linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.


Tranne  quanto previsto in tema di cooperative, in caso di cessazione dell’impresa, il patrimonio residuo è devoluto ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni, comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici, secondo le norme statutarie.


Ciò non si applica per gli enti ecclesiastici.


Gli organi di amministrazione devono notificare, con atto scritto di data certa, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali la volontà di volere di procedere ad uno di tali atti  straordinari, allegando la documentazione necessaria alla valutazione di conformità alle predette linee guida, o la denominazione dei beneficiari della devoluzione del patrimonio.


L’efficacia degli atti è poi subordinata all’autorizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentita l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, che si intende concessa decorsi novanta giorni dalla ricezione della notificazione.


Infine, le suddette disposizioni (atti di natura straordinaria) non si applicano quando il beneficiario dell’atto è un’altra organizzazione che esercita un’impresa sociale, ciò poiché, comunque viene mantenuto il fine dell’utilità sociale e si tratta di soggetti già noti e monitorati dalle autorità competenti.


Lavoro nell’impresa sociale (art. 14)


Il neo provvedimento stabilisce che i lavoratori dell’impresa sociale non può essere corrisposto un trattamento economico e normativo inferiore a quello previsto dai contratti e accordi collettivi applicabili.


Viene ammessa la prestazione di attività di volontariato, nei limiti del 50% dei lavoratori a qualunque titolo impiegati nell’impresa sociale.


Si applicano gli articoli 2, 4 e 17 della legge n. 266/1991.


E’, inoltre, previsto che i lavoratori dell’impresa sociale, a qualunque titolo prestino la loro opera, hanno i diritti di informazione, consultazione e partecipazione nei termini e con le modalità specificate nei regolamenti aziendali o concordati dagli organi di amministrazione dell’impresa sociale con loro rappresentanti. Degli esiti del coinvolgimento va poi fatta menzione nel bilancio sociale.


Procedure concorsuali (art. 15)


E’ stabilito che in caso di insolvenza, le organizzazioni che esercitano un’impresa sociale sono assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa, di cui al regio decreto 16/3/1942, n. 267. La disposizione non si applica per gli enti ecclesiastici. Altresì, alla devoluzione del patrimonio residuo al termine della procedura concorsuale si applica la disposizione secondo la quale, in caso di cessazione dell’impresa, il patrimonio residuo è devoluto ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni, comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici, secondo le norme statutarie.


Funzioni di monitoraggio e ricerca (art. 16)


E’ previsto un coordinamento tra il Ministero del lavoro e le altre amministrazioni dello Stato, l’agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale e le parti sociali, le agenzie tecniche e gli enti di ricerca al fine di sviluppare azioni di sistema e svolgere attività di monitoraggio e ricerca.


E’ il Ministero del lavoro e delle politiche sociali che esercita le funzioni ispettive al fine di verificare il rispetto delle disposizioni del presente decreto da parte delle imprese sociali.


In caso di accertata violazione delle norme o di gravi inadempienze delle norme a tutela dei lavoratori, gli uffici competenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, assunte le opportune informazioni, diffidano gli organi direttivi dell’impresa sociale a regolarizzare i comportamenti illegittimi entro un congruo termine, decorso inutilmente il quale, applicano le seguenti sanzioni:


In caso di accertata violazione delle norme di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4, o di mancata ottemperanza alla intimazione di cui al comma 3, gli uffici competenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dispongono la perdita della qualifica di impresa sociale. Il provvedimento è trasmesso ai fini della cancellazione dell’impresa sociale dall’apposita sezione del registro delle imprese. Il patrimonio viene devoluto ad altri analoghi organismi di utilità sociale


Norme di coordinamento (art. 17)


Infine, riguardo le norme di coordinamento si prevede che  le ONLUS (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) e gli enti non commerciali (di cui al D.Lgs. 4/12/1997, n. 460), che acquistano anche la qualifica di impresa sociale, continuano ad applicare le disposizioni tributarie previste dal medesimo decreto legislativo n. 460/1997, purché vi sia il rispetto dei requisiti soggettivi e delle altre condizioni previsti.


Inoltre, viene precisato che l’art. 10, comma 1, lettera f), del D.Lgs. n. 460/1997, si interpreta nel senso che l’obbligo di devoluzione del patrimonio a fini di pubblica utilità si intende rispettato anche qualora il beneficiario sia un’organizzazione che esercita un’impresa sociale.


Inoltre, nell’art. 3, comma 2, del D.Lgs. 17/5/1999, n. 153 dopo la parola “strumentali” sono aggiunte le seguenti “, delle imprese sociali”.


E previsto che le cooperative sociali ed i loro consorzi, di cui alla legge n. 381/1991, i cui statuti rispettino le disposizioni di cui agli articoli 10, comma 2, e 12 del neo provvedimento, acquistano la qualifica di impresa sociale.


Per le cooperative sociali ed i loro consorzi (L. n. 381/1991), che rispettino le suddette disposizioni, le nuove norme sull’impresa sociale si applicano nel rispetto della normativa specifica delle cooperative.


Infine, è stabilito che entro 12  mesi dalla data di entrata in vigore del nuovo provvedimento le citate cooperative sociali ed i loro consorzi possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria.


Vantaggi fiscali


E stato ritenuto, riguardo le future agevolazioni fiscali concesse a tali nuovi soggetti, che le entrate derivanti da tali attività saranno considerate come non commerciali e pertanto non saranno tassate, ciò poiché il fine sarà quello del non lucro, anche se le attività esercitate saranno di tipo economico (sulla falsariga della disciplina attualmente prevista per le ONLUS).


 


 


Note:


 


(1)


CAPO IX. Direzione e coordinamento di società


Art. 2497 Responsabilità


Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio della società. Non vi è responsabilità quando il danno risulta mancante alla luce del risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento ovvero integralmente eliminato anche a seguito di operazioni a ciò dirette.


Risponde in solido chi abbia comunque preso parte al fatto lesivo e, nei limiti del vantaggio conseguito, chi ne abbia consapevolmente tratto beneficio.


Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla società soggetta alla attività di direzione e coordinamento.


Nel caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria di società soggetta ad altrui direzione e coordinamento, l’azione spettante ai creditori di questa è esercitata dal curatore o dal commissario liquidatore o dal commissario straordinario.


 


(2)


art. 2545 – septies


Gruppo cooperativo paritetico.


Il contratto con cui più cooperative appartenenti anche a categorie diverse regolano, anche in forma consortile, la direzione e il coordinamento delle rispettive imprese deve indicare:


1) la durata;


2) la cooperativa o le cooperative cui e’ attribuita direzione del gruppo, indicandone i relativi poteri;


3) l’eventuale partecipazione di altri enti pubblici e privati;


4) i criteri e le condizioni di adesione e di recesso dal contratto;


5) i criteri di compensazione e l’equilibrio nella distribuzione dei vantaggi derivanti dall’attività comune.


La cooperativa può recedere dal contratto senza che ad essa possano essere imposti oneri di alcun tipo qualora, per effetto dell’adesione al gruppo, le condizioni dello scambio risultino pregiudizievoli per i propri


soci.


Le cooperative aderenti ad un gruppo sono tenute a depositare in forma scritta l’accordo di partecipazione presso l’albo delle società cooperative.


 


(3)


art. 2435 – bis


Bilancio in forma abbreviata.


Le società, che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi, non abbiano superato due dei seguenti limiti:


1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 3.125.000 euro;


2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 6.250.000 euro;


3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità.


 


 


Vincenzo D’Andò


 


marzo 2006   


 


 

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