Le nuove regole dei buoni pasto

Con l’approvazione e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 17 gennaio 2006, n. 13, del DPCM 18 novembre 2005, entrano in vigore le nuove regole per l’emissione e l’utilizzo dei buoni pasto.

 

I buoni pasto possono essere considerati dei veri e propri rapporti contrattuali che legano diversi soggetti:

  • la società che li emette;
  • l’esercizio che effettua il servizio sostitutivo di mensa;
  • il cliente (datore di lavoro, sia pubblico che privato) che acquista dall’emittente i buoni pasto e li rilascia al lavoratore per l’acquisto di alimenti e bevande presso l’esercizio convenzionato.

 

I buoni pasto devono riportare:

    1. il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;
    2. la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione;
    3. il valore facciale espresso in valuta corrente;
    4. il termine temporale di utilizzo;
    5. uno spazio riservato all’apposizione della data di utilizzo, della firma dell’utilizzatore e del timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto viene utilizzato;
    6. la dicitura “Il buono pasto non è cumulabile, né cedibile né commerciabile, né convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dall’utilizzatore”.

 

Una società per poter emettere i buoni pasto deve possedere determinati requisiti:

  • essere società di capitali con capitale sociale versato non inferiore a 750mila euro;
  • l’oggetto sociale deve consistere nell’erogare servizi sostitutivi di mensa attraverso l’emissione dei buoni pasto;
  • il bilancio deve essere corredato di una relazione di una società di revisione;
  • occorre inviare una dichiarazione di inizio di attività al Ministero delle attività produttive;
  • amministratori, sindaci e direttori generali non devono trovarsi in una condizione di ineleggibilità, oppure non devono avere riportato condanne penali per una serie di reati dettagliati dall’art. 3 dello stesso DPCM.

 

Le società per essere ammesse alla emissione devono aggiudicarsi una specifica gara, nel rispetto dei criteri e dei parametri indicati all’art. 6 del DPCM quali:

il prezzo, l’entità del rimborso all’esercizio convenzionato, i termini di pagamento all’esercizio stesso da parte della società emittente nonché la presenza di più convenzioni.

 

Gli esercizi abilitati a ricevere i buoni pasto e a corrispondere il servizio sostitutivo di mensa sono i seguenti:

  • esercizi di somministrazioni di alimenti e bevande (legge n. 287 del 1991);
  • esercizi che svolgono attività di cessioni di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato come le mense aziendali ed interaziendali, le rosticcerie e le gastronomie artigianali i cui titolari sono artigiani oppure titolari di esercizi di vendita.

 

I buoni pasto offrono un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono stesso; devono essere utilizzati per il consumo immediato, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai lavoratori subordinati, o dai soggetti che hanno instaurato con il datore di lavoro un rapporto di collaborazione anche non subordinato. Devono essere utilizzati per l’intero importo facciale e non sono convertibili in denaro.

 

Le predette regole sono in vigore dal 18 gennaio 2006; l’art. 10 del DPCM disciplina il regime transitorio in relazione alle convenzioni in atto e cioè:

  1. le società in esercizio alla data di entrata in vigore del DPCM si adeguano alle prescrizioni del medesimo entro dodici mesi;
  2. i contratti in corso alla data di entrata in vigore del DPCM sono adeguati alle previsioni in esso contenute entro dodici mesi.

 

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