Concorsi a premio rivolti ai dipendenti: le regole dell’IVA e dell’IRPEF


Nell’ambito delle politiche poste in essere dalle aziende volte ad incentivare la fidelizzazione e lo spirito di iniziativa del personale dipendente, possono essere organizzati concorsi a premio (in denaro o in natura) riservati vuoi ai dipendenti diretti dell’azienda promotrice, vuoi anche ai dipendenti delle Società controllate (può trattarsi, ad esempio, di un premio per l’ideazione del marchio di un nuovo prodotto o la denominazione di una nuova Business Unit, ovvero l’offerta di un viaggio in relazione al conseguimento di un determinato volume di vendite).


 


E’ in tale evenienza utile esaminare le implicazioni agli effetti IVA ed IRPEF.


 


IVA


Innanzitutto va ricordato che l’Amministrazione finanziaria (Cfr. la Risoluzione n.6035/535 del 10 ottobre 1990) ha espresso l’avviso che l’IVA relativa agli acquisti di beni destinati al personale dipendente non possa essere dedotta per difetto di inerenza.


A questo si aggiunga che la nuova formulazione dell’art.19 del DPR 633/72 non consente la detrazione dell’IVA assolta sui beni utilizzati per l’effettuazione di manifestazioni a premio.


 


Ciò stante, qualora la Società organizzatrice, in sede di acquisto, ancora non conosceva la destinazione del bene e quindi non era in grado di stabilirne l’indetrazione dell’IVA, è possibile (art.19-bis2, comma 2, del DPR 633/72) rettificare ora la scelta all’epoca operata per la detrazione emettendo una nota di variazione di sola IVA con segno negativo sugli acquisti o positivo sulle vendite.


In sede di compilazione della dichiarazione IVA annuale l’acquisto, se effettuato nell’anno stesso della rettifica, potrà essere riportato direttamente nel rigo degli acquisti con IVA indetraibile ovvero – se l’acquisto è stato fatto l’anno precedente – sarà necessario utilizzare il rigo delle rettifiche per far “quadrare” l’IVA dovuta o l’IVA ammessa in detrazione con quella risultante dai registri.


 


IRPEF


Sotto il profilo IRPEF a tenuto presente che – stante la nuova configurazione dell’art.51 del DPR 917/86 – è reddito tutte le somme e valori percepiti “in relazione al rapporto di lavoro”.


In sostanza è stato recepito nella norma l’orientamento secondo cui il presupposto dell’imponibilità si verifica in presenza “di qualsiasi passaggio di ricchezza dai datori di lavoro ai dipendenti in qualsiasi modo e in qualsiasi tempo purché detta somma sia riconducibile direttamente o indirettamente, attualmente o potenzialmente, al rapporto di lavoro” (Cfr. Cassazione, Sez. lavoro 31/5/1986 n.3688).


 


D’altra parte, proprio con riferimento alle operazioni a premio (ma si ritiene che il discorso valga anche per le manifestazioni a premio, dove conta l’abilità personale del vincitore), l’Amministrazione ha espresso l’avviso (Cfr. la Circolare n.328/E del 23 dicembre 1997) che sono “riconducibili al rapporto di lavoro”, e quindi formanti il reddito di lavoro dipendente, “i premi percepiti per operazioni a premio organizzate dal datore di lavoro o da altri per suo conto”.


 


Ciò stante, se il vincitore del premio è un dipendente della Società organizzatrice, il premio stesso formerà reddito di lavoro dipendente per l’intero valore, senza tener conto della limitazione di Euro 258,23 che vale solo per le erogazioni liberali (art.51, comma 3, del DPR 917/86).


Lo stesso reddito formerà base previdenziale.


La ritenuta va versata entro il 16 del mese successivo all’attribuzione dell’utilità economica in natura.


 


Se il vincitore è un dipendente di una controllata, l’ammontare del premio in natura deve essere comunicato al datore di lavoro del dipendente, Società partecipata.


La Società partecipata deve versare la ritenuta sul reddito in natura riconosciuto dalla capogruppo entro il 16 del mese successivo all’attribuzione dell’utilità economica da parte della capogruppo stessa.


 


E’ quindi necessario attivare un preciso filo di comunicazione tra la capogruppo e il datore di lavoro del dipendente vincitore del premio.


 


Si ricorda che in caso di incapienza della retribuzione netta rispetto alla ritenuta sul premio, << il sostituito (vale a dire il dipendente) è obbligato a fornire al sostituto le somme necessarie al versamento. In tal caso il sostituto (vale a dire il datore di lavoro) è tenuto comunque a versare le ritenute all’Erario nei termini ordinariamente previsti, anche se il sostituito non ha ancora provveduto al pagamento>> (Cfr la citata Circolare 328/E).


 


Va inoltre considerato che non trova applicazione l’art.30 del DPR 600/73 relativo alla ritenuta sui premi e sulle vincite giacché per espressa disposizione del comma 1 di tale articolo non si applicano le ritenute <<con riferimento ai premi che concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente>>.


 

gennaio 2006


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