Il conflitto di interessi nel concordato: quando l’accertatore giudica se stesso


PREMESSA: Bertelli Giuliano e Roberto – pr


Apriamo oggi la prima delle indagini a cui è dedicata questa rubrica de “il commercialista telematico”; se l’argomento che vi propongo è di vostro interesse, inviate i documenti, commenti, pensieri e ricerche al mio indirizzo di posta elettronica (studio.rmazzanti@libero.it).


Faremo insieme una ricerca approfondita, al termine della quale l’indagine sarà chiusa e le sue conclusioni saranno pubblicate.


Sarà un’occasione per approfondire temi controversi e sentieri poco battuti del diritto tributario. Lo scopo è di rendere questa rubrica uno spazio di utilità comune a tutti i frequentatori del sito.


 


IL CASO:


Uno dei capitoli oscuri  nell’ambito della procedura di accertamento con adesione, promossa dal contribuente a seguito di una verifica fiscale in azienda,  è l’ambito di manovra dei funzionari dell’ufficio locale delle entrate.


Si tratta di capire se colui che ha svolto materialmente le operazioni di accertamento presso l’azienda del contribuente possa anche essere incaricato di curare il contraddittorio con lui, giudicando il proprio operato e pervenendo alla definizione dell’accertamento.


In sostanza, dobbiamo comprendere se non vi sia un conflitto di interessi, legalmente rilevante, nello smettere gli abiti del verificatore per indossare quelli del conciliatore.


Proviamo infatti a pensare cosa potrebbe accadere se non si pervenisse alla definizione ed il contribuente imboccasse la strada del contenzioso: si potrebbe dubitare che l’ufficio non abbia abbandonato posizioni poco difendibili perché il suo funzionario non se l’è sentita di sconfessare se stesso?


Potrebbe essere un passo falso dell’ufficio, oppure no ?


E se questo scambio di ruoli fosse consentito dalla legge sul concordato, sarebbe costituzionale tutto ciò?


L’indagine è aperta.


 


ottobre 2005

Roberto Mazzanti


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