RICORSI IRAP: LA GIURISPRUDENZA FAVOREVOLE AL CONTRIBUENTE


Massimario giurisprudenziale


a cura del dott. Danilo Sciuto


dottore commercialista in Catania


danilosciuto@https://www.commercialistatelematico.com


 


Presentazione del lavoro


            In questi mesi è quanto mai attuale la battaglia dei contribuenti contro l’Irap.  Il relativo contenzioso, ricordiamo, si basa ormai su due filoni: infatti, alla questione (più vecchia) dell’indebito assoggettamento al tributo regionale dei professionisti e delle piccole imprese che non presentino il requisito dell’autonoma organizzazione, postulato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 156 del 10/05/2001, si è aggiunta recentemente la presunta incompatibilità con l’Iva, che riguarda invece non solo tali categorie di contribuenti, ma tutti i soggetti Irap, comprese le società, e su cui si dovrà pronunciare la Corte di Giustizia Ue.


In sostanza, tutti i contribuenti che hanno pagato l’Irap nel corso degli anni hanno visto aprirsi la possibilità del rimborso.


            In relazione al primo aspetto (riguardante come detto piccole imprese e professionisti), si è già formata una corposa produzione giurisprudenziale, cui è evidentemente fondamentale fare cenno nella stesura dei ricorsi.


            Da questo la nascita del presente lavoro, che è rappresentato da una raccolta di ben trentacinque massime (tra cui, importantissima, anche quella della Suprema Corte di Cassazione), ed ha l’obiettivo di fornire un fondamentale aiuto a tutti coloro i quali vogliano predisporre il ricorso o l’istanza di rimborso dell’imposta, adducendo giurisprudenza a sostegno delle proprie richieste.


Il massimario, estremamente schematico, si compone della indicazione degli estremi della sentenza, nonché dell’estratto della parte più rappresentativa della stessa.


            Possiamo rinchiudere i filoni interpretativi delle varie commissioni tributarie come segue :


– i professionisti con beni strumentali di basso valore totale, senza impiego di dipendenti e piccoli compensi occasionali corrisposti a terzi non devono essere assoggettati all’Irap;


– lo svolgimento di un’attività professionale, per sua natura, a prescindere dalla presenza di beni strumentali e dipendenti, non realizza mai il presupposto impositivo;


– l’attività professionale è soggetta ad Irap quando il lavoratore autonomo si avvale di un’organizzazione con figure professionali in grado di sostituirlo;


– l’attività professionale è sempre soggetta all’Irap in quanto il suo esercizio richiede una minima organizzazione e, quindi, si realizza il presupposto dell’autonoma organizzazione.


            Alla luce di quanto sopra, è evidente come le maggiori probabilità di ottenere il rimborso riguardino i professionisti senza dipendenti e che impiegano beni strumentali di modesto valore.


Percorribile appare la strada anche per i professionisti iscritti agli albi che dispongono di una struttura composta da uno o due impiegati e da beni strumentali di valore considerevole, posto che, secondo alcuni giudici, esercitano un’attività “protetta”, per la quale gli impiegati e i beni strumentali hanno un ruolo residuale rispetto all’attività del professionista.


Da segnalare anche quella parte di giurisprudenza che ritiene, per quanto concerne il requisito dell’autonomia, assimilabili ai professionisti, e quindi anche ai loro destini Irap, anche gli agenti di commercio e i procacciatori d’affari.


Niente da fare, invece, per le società, a prescindere dalle dimensioni; si ribadisce, ovviamente, che per queste c’è sempre la speranza della sentenza della Corte Ce. E’ vero che la sentenza della Corte di Giustizia Europea potrebbe, raccogliendo le conclusioni dell’Avvocatura Generale, disporre che la bocciatura dell’Irap abbia effetto soltanto per il futuro, ma in questo caso, tuttavia, la Corte potrebbe anche escludere che l’irretroattività dell’abolizione dell’imposta valga per le istanze di rimborso o per i ricorsi presentati prima della data della sentenza. Ecco allora l’importanza, per le società, di presentare sia l’istanza di rimborso, sia, successivamente, il ricorso avverso diniego di rimborso o il silenzio-rifiuto. Al riguardo, si ricorda infatti che, una volta presentata l’istanza, qualora l’ufficio non risponda nei novanta giorni successivi, il contribuente può ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale contro il silenzio rifiuto, entro il termine di prescrizione ordinaria decennale. Se, invece, risponde negativamente entro i novanta giorni, il ricorso deve essere presentato entro sessanta giorni dalla notifica dell’atto.


 


Il massimario è in vendita a 24 euro IVA compresa. Per procedere con l’acquisto clicca qui e compila il modulo in fondo alla pagina

CLICCA QUI PER VEDERE UN’ANTEPRIMA DEL MASSIMARIO


Partecipa alla discussione sul forum.