GUIDA ALL’ICI 2005 (imposta comunale sugli immobili)

 


 


I contribuenti devono presentare al Comune una apposita dichiarazione relativa al possesso degli immobili entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.


Si tratta della dichiarazione ICI che deve essere presentata, a norma dell’art. 10, comma 4, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, limitatamente agli immobili siti nel territorio dello Stato per i quali, nel corso dell’anno 2004, si sono verificate modificazioni nella soggettività passiva o nella struttura o destinazione dell’immobile che hanno determinato un debito di imposta.


Il modello di dichiarazione per l’anno 2005 è già stato approvato con apposito decreto ministeriale.


Se non si verificano variazioni che comportino un diverso ammontare dell’ICI dovuta, la dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi.


I Comuni possono stabilire che la dichiarazione sia sostituita da una comunicazione, per la quale possono essere previsti termini diversi di presentazione.


Non costituiscono causa di variazione e quindi non determinano l’obbligo di presentazione della dichiarazione:


– l’assoggettamento dell’immobile ad aliquota o aliquote diverse rispetto a quelle applicate per il 2003;


– l’applicazione, per l’abitazione principale, della detrazione nella misura annua superiore ad euro 103,29, o della riduzione dell’imposta fino alla metà, a seguito dell’apposita deliberazione adottata dal Comune;


– l’applicazione della detrazione o riduzione di imposta per gli alloggi regolarmente assegnati in locazione dagli IACP;


 l’aumento, rispetto al 1996, del 5% del valore catastale dei fabbricati e del 25% di quello dei terreni agricoli;


– l’aumento del valore contabile, per effetto dell’aggiornamento dei coefficienti di attualizzazione (Decreto Direttoriale del 15 marzo 2004, pubblicato sulla G.U. n. 70 del 24 marzo 2004), dei fabbricati interamente posseduti da imprese, distintamente contabilizzati, classificabili nel gruppo catastale D e sforniti di rendita catastale;


– la stipulazione di un contratto di locazione finanziaria nel corso dell’anno 2004, riguardante fabbricati il cui valore deve essere calcolato sulla base delle scritture contabili ai sensi del comma 3 dell’art. 5 del D.Lgs. n. 504/ 1992, poiché in tal caso soltanto dal


2005 si avrà la variazione della soggettività passiva.


CALCOLO IMPOSTA COMUNALE SUGLI IMMOBILI


Per quanto riguarda i fabbricati, l’ICI si calcola applicando l’aliquota deliberata dal Comune sulla base imponibile, costituita dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5%, e indi moltiplicata:


– per 100 per i fabbricati dei gruppi catastali A, B e C (con esclusione delle categorie A/10 e C/1);


– per 50 per i fabbricati del gruppo catastale D (opifici, ecc.) e della categoria A/10 (studi e uffici);


– per 34 per i fabbricati della categoria C/1.


Per le aree fabbricabili la base imponibile è data dal valore venale in comune commercio.


Per i terreni agricoli la base imponibile è data dal reddito dominicale, rivalutato del 25%, moltiplicato per 75.


L’imposta è dovuta proporzionalmente ai mesi dell’anno solare per i quali si è protratto il possesso:


Il mese nel quale la titolarità si è protratta solo in parte è computato per intero in capo al soggetto che ha posseduto l’immobile per almeno 15 giorni, mentre non è computato in capo al soggetto che lo ha posseduto per meno di 15 giorni.


Le aliquote e le detrazioni vengono deliberate ogni anno dai Comuni.


Per conoscerne la misura il contribuente può consultare gli estratti delle deliberazioni comunali disponibili o rivolgersi al Comune ove è ubicato l’immobile.


Sul sito ANCICNC.IT sono pure disponibili le aliquote aggiornate, la sintesi della varie delibere comunali e ogni altra informazione utile per adempiere correttamente.


L’ABITAZIONE PRINCIPALE


Per l’unità immobiliare adibita a dimora abituale del contribuente è riconosciuta una detrazione dall’imposta dovuta pari a € 103,29 annue, da rapportare ai mesi durante i quali sussiste tale destinazione.


Condizione essenziale affinché possa essere riconosciuta tale detrazione è che ci sia identità tra il soggetto obbligato al pagamento dell’ICI ed il soggetto che dimora abitualmente nell’immobile.


La detrazione, oltre che rapportata ai mesi di destinazione, deve essere suddivisa, nel caso in cui vi siano più contribuenti che dimorano nell’immobile, in parti uguali tra loro, prescindendo, quindi, dalle quote di proprietà o di diritto reale di godimento.


Il Comune, con propria deliberazione, può:


– assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare posseduta, a titolo di proprietà o di usufrutto, da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata;


– stabilire l’assimilazione all’abitazione principale dell’alloggio dato in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela e accordando a detti immobili l’applicazione dell’aliquota ridotta o anche della detrazione;


– elevare l’importo della detrazione fino a € 258, 23 in alternativa alla riduzione fino al 50% dell’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale;


– aumentare detta detrazione anche oltre € 258, 23 fino a concorrenza dell’intera imposta dovuta per l’abitazione principale.


In tal caso però il Comune non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.


Per conoscere se, quali condizioni ed in che misura sia stabilita la suddetta detrazione, il contribuente deve interpellare il Comune destinatario del versamento dell’imposta o collegarsi al suddetto sito www.ancicnc.t.


PERTINENZA ABITAZIONE PRINCIPALE


Dal 1° gennaio 2001 alle pertinenze deve essere riservato lo stesso trattamento fiscale dell’abitazione principale, indipendentemente dal fatto che il Comune abbia o meno deliberato l’estensione della riduzione dell’aliquota anche alle pertinenze.


Riguardo poi all’ammontare della detrazione stabilita dal Comune per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale, occorre ricordare che se detto ammontare non trova totale capienza nell’imposta dovuta per l’abitazione principale deve essere computato, per la parte residua, sull’imposta dovuta per le pertinenze.


MODALITA’ DI PAGAMENTO


L’Ici va versata in due rate:


– la prima rata, da pagare tra il 1° e il 30 giugno, è pari al 50% dell’imposta dovuta, calcolata sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei 12 mesi dell’anno precedente;


– la seconda rata, da pagare tra il 1° e il 20 dicembre a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, è calcolata applicando le aliquote e le detrazioni deliberate per l’anno in corso e sottraendo quanto già versato a titolo di acconto.


E’ possibile anche effettuare il versamento dell’ICI in un’unica soluzione entro il termine previsto per l’acconto, applicando le aliquote e le detrazioni stabilite dal Comune per l’anno in corso.


Se si posseggono più immobili nello stesso Comune, basterà un unico versamento per l’ICI complessivamente dovuta.


Se si posseggono invece immobili situati in Comuni diversi, è necessario effettuare distinti versamenti per ogni Comune.


Il pagamento va effettuato presso gli uffici postali o presso il concessionario della riscossione o presso le banche convenzionate con il concessionario stesso, salvo diverse disposizioni del Comune.


Ravvedimento operoso per i ritardatari


I ritardatari possono pagare l’ICI entro trenta giorni dalla scadenza applicando la sanzione ridotta del 3,75% dell’imposta dovuta, oltre agli interessi legali del 2,5% annuo, calcolati solo sul tributo ed in proporzione ai giorni di ritardo.


Inoltre, il contribuente può regolarizzare il versamento dell’imposta dovuta entro un anno dalla scadenza prevista per il pagamento. In tale ipotesi, va applicata la sanzione pari al 6% dell’imposta stessa, oltre agli interessi legali del 2,5% annuo, anche in questo caso calcolati soltanto sul tributo ed in proporzione ai giorni di ritardo.


Gli importi così determinati a titolo di sanzione ed interessi vanno aggiunti all’ammontare del tributo da versare. Il pagamento va effettuato utilizzando il bollettino postale appositamente predisposto per l’ICI avendo cura di barrare la casella “Ravvedimento”.


 






Esempio:


Se contribuente effettua il versamento dell’ICI con un ritardo di 22 giorni e l’imposta da pagare è pari ad € 120,00, il calcolo da effettuare è il seguente:


€ 120,00 a titolo di imposta;


€ 4,50 a titolo di sanzione ottenuta dal calcolo: € 120,00 x 3,75%;


€ 0,18 a titolo di interessi legali dovuti per 22 giorni di ritardo ottenuti dal calcolo


€ 120 x 2,5 x 22


———————–


      36.500


 


 


 


Soggetti non residenti in italia


Le persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato possono avvalersi dell’ulteriore facoltà di effettuare il versamento dell’imposta dovuta in unica soluzione, dal 1° al 20 dicembre, con applicazione degli interessi del 3%.


Per i cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato si considera direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata.


Contenuto dei bollettini per pagare l’ICI


A parte l’autonomia regolamentare dei comuni che, in base all’art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, possono anche adottare differenti modalità di versamento, i pagamenti dell’ICI per l’anno 2005 vanno effettuati utilizzando il modello di bollettino di conto corrente postale approvato con il Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’interno, in data 10 dicembre 2001 (pubblicato sul Supplemento ordinario n. 272 alla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18 dicembre 2001).


Il modello di bollettino di conto corrente postale deve essere utilizzato per i versamenti a favore:


– del concessionario della riscossione;


– del comune che abbia optato per la riscossione diretta del tributo, ai sensi dell’articolo 59, comma 1, lettera n), del D.Lgs. n. 446 del 1997;


– del comune che si avvalga dei servizi accessori al conto corrente postale.


Occorre segnalare che parecchi comuni hanno aderito alla convenzione con l’Agenzia delle Entrate, per cui è possibile utilizzare il modello F24 per pagare l’ICI effettuando in tal modo la compensazione con eventuali crediti vantati nei confronti dell’Amministrazione finanziaria. Si segnale che nel sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it) sono indicati i comuni convenzionati.


Riguardo al contenuto dei bollettini di pagamento, nel caso in cui l’ICI venga riscossa dal concessionario della riscossione, il conto corrente postale deve essere intestato a detto concessionario, mentre nell’ipotesi di riscossione diretta, deve essere intestato al comune.


Nella casella dedicata all’”abitazione principale” va indicato soltanto l’importo dovuto per l’immobile adibito a dimora abituale del contribuente, titolare del diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sullo stesso, al netto dell’ammontare della detrazione stabilita per l’abitazione principale.


Gli importi dovuti per le eventuali pertinenze dell’abitazione principale, nonchè quelli relativi ai fabbricati ai quali, per disposizione di legge o a seguito di deliberazione comunale, è riconosciuto un trattamento di favore analogo a quello dell’abitazione principale, vanno indicati nella casella dedicata agli “altri fabbricati”.


Nella casella dedicata alla “detrazione per l’abitazione principale” va indicato l’importo complessivo delle detrazioni di imposta, anche se non riguardante o riguardante solo in parte la dimora abituale del contribuente; detto importo è quello risultante dalle disposizioni di legge vigenti o dalle deliberazioni del comune che riconoscono tale agevolazione.


Nelle caselle dedicate al “numero dei fabbricati” va indicato il numero delle unità immobiliari alle quali si riferisce il versamento;


Se il versamento è effettuato in unica soluzione, va barrata sia la casella dell’acconto e sia quella del saldo.


Non si deve effettuare il pagamento se l’imposta da versare è uguale od inferiore a 2,07 euro, tuttavia, l’ente locale può deliberare un importo minimo di versamento superiore a detta somma


Come predetto, è prevista pure una casella dedicata al  “ravvedimento”, che va barrata nel caso in cui il contribuente voglia regolarizzare la propria posizione tributaria avvalendosi delle facoltà riconosciute dall’art. 13 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.


In tale circostanza, il contribuente deve indicare nelle caselle relative agli immobili a cui si riferisce il pagamento, l’importo corrispondente alla sola imposta. La somma complessiva da versare deve invece comprendere, oltre all’imposta dovuta, anche la sanzione ridotta applicabile e gli interessi.


Pertanto,  per l’ampia autonomia regolamentare riconosciuta ai comuni sia dall’art. 52 e sia dall’art. 59 del D.Lgs., n. 446 del 1997, la disciplina dell’ICI non risulta uniforme sull’intero territorio nazionale, con la conseguenza che il contribuente per conoscere se l’ente locale ha adottato deliberazioni regolamentari modificative od integrative del D.Lgs. n. 504 del 1992 e quale ne sia l’esatta portata, dovrebbe preferibilmente rivolgersi al comune destinatario del versamento dell’imposta.


Esenzioni dal tributo


Sono esenti dall’ICI, ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. n. 504/1992 per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte dalla legge:


a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell’ultimo periodo del comma 1 dell’art. 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all’art. 41 della Legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Detta esenzione vale anche per i consorzi tra enti territoriali ed altri enti che siano individualmente esenti ai sensi di questa stessa disposizione;


b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;


c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’art. 5-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601;


d) i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli artt. 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;


e) i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli artt. 13, 14, 15 e 16 del Trattato Lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con Legge 27 maggio 1929, n. 810;


f) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;


g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla Legge 5 febbraio 1992, n. 104, limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;


h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della Legge 27 dicembre 1977, n. 984. Per individuare detti terreni esenti si veda l’elenco allegato alla circolare ministeriale n. 9 del 14/06/1993;


i) gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali e comunque dai soggetti di cui all’art. 87, comma 1, lettera c), del T.U.I.R. di cui al D.P.R.  22 dicembre 1986, n. 917, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’art. 16, lettera a), della Legge 20 maggio 1985, n. 222.


L’ente non commerciale soggetto passivo d’imposta per potere godere dell’esenzione dall’ICI, deve avere due requisiti: Il primo è quello di essere un ente non commerciale, il secondo è costituito dall’esercizio nel cespite. Per tale ultimo requisito necessita che l’esercizio dell’attività sia tipizzata (ad esempio per l’ente sportivo che nei propri locali effettivamente svolga la propria attività istituzionale: Tornei, gare, allenamenti, ed anche quanto necessaria, ai fini contabili e amministrativi, per organizzare tali attività), tra le altre, si veda la sentenza della Commissione Tributaria di Lucca n. 16/7/4 del 27/3/2004.


 


 


maggio 2005


 


Vincenzo D’Andò


 


 

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