I rimborsi IRAP a seguito della Sentenza della Corte Costituzionale




 


 


            Le nostre rassegne giurisprudenziali di giugno e luglio (riservate agli utenti abbonati – vedi pagina

GIURISPRUDENZA

), hanno avuto ad oggetto il problema del rimborso Irap per i soggetti che, in base alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 156/01, siano in possesso dei requisiti per poterne essere esclusi. Le rassegne hanno raccolto alcune delle numerosissime sentenze emesse a favore di talune categorie di contribuenti, che testimoniano le sempre maggiori aperture all’esclusione dell’Irap per lavoratori autonomi e piccoli imprenditori.


            Accanto alle più semplici situazioni di professionisti operanti senza ausilio di dipendenti ed in assenza di significativi mezzi strumentali, diverse sentenze hanno stabilito l’inapplicabilità dell’imposta anche in presenza di dipendenti e beni strumentali di apprezzabile valore, e quindi anche ai casi di attività svolta in associazione professionale, di agenti di commercio, di pubblici ufficiali quali i notai, di esercenti professioni protette, di imprese artigiane con dipendenti e rilevanti beni, di commercianti con dipendenti per finire con alcune società in nome collettivo.


            Tutte queste pronunzie hanno tuttavia una premessa procedurale. Prima di arrivare alla sentenza, infatti, il contribuente ha dovuto impugnare un atto dell’Amministrazione Finanziaria che implicitamente ne ammettesse la tassazione. Nella quasi totalità dei casi, tale atto è rappresentato dal silenzio-rifiuto formatosi decorsi 60 giorni dalla presentazione dell’istanza del contribuente con la quale richiede il rimborso dell’Irap che ritiene (sempre sulla scorta di tale sentenza della Corte Costituzionale) illegittimamente versata alle scadenze previste per le imposte sui redditi in genere.


            Nella sezione dedicata, pubblichiamo i fac simile di istanza di rimborso, sia per i professionisti, sia per i piccoli imprenditori nonché i successivi atti di ricorso avverso il verosimile silenzio – rifiuto dell’Amministrazione.


            Per quanto riguarda il termine entro cui è possibile presentare l’istanza di rimborso, che come detto sopra costituisce il primo passo dell’iter procedurale che culmina con la sentenza del giudice, ricordiamo che esso è pari a 48 mesi dalla data di pagamento; al riguardo, riteniamo di concordare con quella giurisprudenza che ha stabilito che tale termine decorra dalla data di (eventuale) versamento del saldo, e non dalla data dei singoli versamenti, in quanto l’obbligazione diventa definitiva solo al momento della determinazione del quantum dovuto per tutto l’anno.


 


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